Comunicati
Suini: Cia, intervenire nel Decreto emergenze
04 Aprile 2019

Prezzi e consumi in picchiata, rilanciare comparto con campagne di promozione e valorizzazione dedicate

Non c’è tregua per il settore suinicolo italiano, assediato da crisi, calo dei consumi, concorrenza spagnola, carente valorizzazione del prodotto ed emergenze di natura sanitaria che hanno effetti negativi sul mercato. Per questo, in vista della conversione in legge del decreto emergenze, Cia-Agricoltori Italiani sta presentando alcune proposte di emendamento a sostegno della suinicoltura nazionale. Con l’obiettivo, da un lato, di rilanciarne la competitività, dall’altro di promuovere il consumo di carne attraverso campagne di promozione e di comunicazione istituzionali.

A preoccupare sono innanzitutto i numeri del settore -spiega Cia-. Solo a marzo, si è assistito a un ulteriore peggioramento della redditività dei suinicoltori italiani, scesa a livelli che non si registravano dal 2013, con un crollo tendenziale del 24% (fonte CREFIS). Anche il prezzo della carne suina è ai minimi storici, con listini fermi a 1,1 euro al kg nel circuito Dop (-26,5% rispetto al 2017). Le quotazioni degli animali da macello continuano la discesa, con valori che non si riscontravano dal 2009, ma i problemi sono tanti -continua Cia-. In Italia è in atto un pesante calo dei consumi di carne suina (-5% in un anno), senza contare la forte concorrenza, soprattutto dalla Spagna, che in 15 anni ha raddoppiato la produzione da 20 a quasi 40 milioni di capi. Mentre nel nostro Paese siamo scesi a 8,4 milioni di suini.

“In questo momento la filiera non riesce a valorizzare un prodotto Dop d’eccellenza come il suino pesante per la produzione dei prosciutti, e a pagare è sempre l’anello più debole della catena: l’allevatore -sottolinea il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino-. Non c’è un tema di sovrapproduzione, ma di strategia commerciale di organizzazione della filiera. Gli allevatori hanno scelto di produrre puntando sulla qualità e stanno investendo per migliorare il benessere animale. Ma, con questi prezzi, rischiano seriamente di vedere depauperato il loro patrimonio. È indispensabile invertire la tendenza al più presto, continuando a investire sulla qualità e sulla valorizzazione del nostro prodotto, soprattutto sui mercati esteri ancora poco esplorati”.


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