06 Agosto 2026

Siccità: Cia Sardegna chiede dichiarazione stato di calamità

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Cia-Agricoltori Italiani Sardegna, raccogliendo la richiesta d'aiuto delle aziende agro-pastorali dell'isola, stremate dal crollo produttivo causato dal caldo intenso e dall’impennata insostenibile dei costi di gestione in tutti i principali settori della filiera, chiede alle istituzioni di tutti i livelli l'avvio delle procedure che portino alla declaratoria dello stato di calamità naturale per il persistere di temperature ben al di sopra delle medie stagionali e l’assenza prolungata di piogge.

Una situazione critica, accentuata dall’atavica piaga degli incendi che, oltre a devastare il territorio, contribuisce all’innalzamento delle temperature, esponendo le imprese agricole a rischi dalle conseguenze drammatiche.

Le conseguenze settore per settore

Comparto zootecnico: Lo stress termico prolungato sta piegando gli allevamenti. Con i pascoli naturali ormai del tutto bruciati dal sole, gli allevatori sono costretti a ricorrere a scorte straordinarie di foraggio e mangimi, con un elevato aumento dei costi di produzione. I capi bovini, sia da latte, sia da carne, registrano importanti cali di produzione dovuti all’eccessiva umidità e alla carenza di risorse alimentari nella vegetazione spontanea.

Settore ortofrutticolo: L'evapotraspirazione a livelli record consuma rapidamente le risorse idriche. Molti agricoltori stanno effettuando irrigazioni di soccorso con costi carburante ed elettrici insostenibili. Si registrano ustioni sui frutti in maturazione, blocco vegetativo e un forte rischio sulla pezzatura e qualità del raccolto imminente.

Viticoltura: Il caldo estremo accelera la maturazione in modo anomalo e rischia di causare l'appassimento delle uve sulla pianta prima del tempo. I viticoltori affrontano una riduzione delle rese d'uva e la necessità di gestire gradazioni alcoliche elevate a scapito dell'equilibrio acido dei vini.

Olivicoltura: Per difendersi dallo stress determinato dalle alte temperature, le piante stanno lasciando cadere i frutti non ancora maturi e le olive rimaste sui rami risultano grinzose, riducendo drasticamente il potenziale produttivo della stagione e compromettendo sia la resa in olio, sia l'idoneità alla lavorazione delle olive da tavola. Nelle zone in cui è possibile ricorrere all'irrigazione di soccorso, gli olivicoltori stanno sostenendo spese enormi per l'energia elettrica e il carburante necessari ad azionare le pompe idriche, mentre nei territori privi di irrigazione la perdita di prodotto rischia di toccare livelli non compatibili con l’economia aziendale.

Cerealicoltura: Nelle zone a vocazione cerealicola le alte temperature arrivate nelle fasi critiche delle coltivazioni, hanno causato la stretta del grano e degli altri cereali, riducendo le rese per ettaro e penalizzando la qualità delle granaglie, già gravate dai rincari dei costi di produzione.

Apicoltura: Le api sono bloccate dall'eccessiva calura e la fioritura delle piante spontanee ed essenze di macchia mediterranea è del tutto azzerata. Si registrano morie di intere famiglie di api, scioglimento della cera dei favi e il deterioramento degli allevamenti.

La posizione di Cia Sardegna

"Ci troviamo di fronte a una crisi climatica che non può più essere trattata come una semplice parentesi eccezionale -dichiarano il presidente e il direttore regionali di Cia Sardegna, Michele Orecchioni e Alessandro Vacca-. Le nostre imprese agricole e pastorali stanno gettando il cuore oltre l'ostacolo per salvare animali e raccolti, ma i margini economici sono azzerati, oltre che dalle condizioni climatiche impossibili, anche dall’aumento fuori controllo dei costi di produzione. Serve un intervento tempestivo e straordinario delle istituzioni regionali e nazionali, a tutti i livelli, affinché, si arrivi alla dichiarazione dello Stato di calamità naturale, al fine di attivare tutte le misure di sostegno previste a salvaguardia dell’intera filiera del settore primario, fondamento dell’economia locale e quindi del benessere della società isolana".