Siccità: Cia Padova, si va verso una crisi agricola peggiore del 2022
Si va verso una crisi agricola peggiore del 2022, allorché in Veneto si registrarono danni a causa della siccità e del caldo anomalo per oltre 300 milioni di euro. A tutt’oggi, nella sola provincia di Padova, si stimano perdite per circa 50 milioni di euro. In particolare, nella Bassa -come riporta uno specifico report di Cia-Agricoltori Italiani Padova- è andato perso la metà del mais non irriguo (quello cioè che non viene raggiunto dalla rete di irrigazione), il 35% della soia e il 20% del sorgo e del girasole. Problemi pure per le prime piantine di radicchio: “Molti agricoltori si stanno chiedendo se procedere o meno alla messa a dimora delle stesse. Se gli enti competenti dovessero chiudere le derivazioni delle acque, quali canali e fossati, non vi sarebbe più la possibilità di irrigarle, con buchi sui bilanci delle aziende dell’ordine di decine di migliaia di euro”. In generale, così così anche le orticole a motivo dello stress derivante dall’eccessivo calore: -10% per i pomodori, -25% per i fagiolini, -10% per le insalate. Peraltro, le pezzature sono particolarmente piccole, dato che le diverse coltivazioni non hanno avuto uno sviluppo vegetativo regolare.
“Tutta l’area della Bassa, da Montagnana a Este, passando per Monselice e Conselve, sta soffrendo oltremodo la persistente mancanza d’acqua -sottolinea il presidente della zona Cia di Este-Montagnana, Emilio Cappellari-. L’unica magra consolazione è che quest’anno non vi è stata l’invasione della cimice”. Se il granoturco ormai non ha più bisogno di venire irrigato, c’è invece grande preoccupazione per l’evoluzione della soia.
“Ogni giorno è sempre peggio -aggiunge- inizia a seccarsi a vista d’occhio. Spiace pure per chi ha mutato il proprio piano agrario, virando dal mais al sorgo e al girasole. Alla fine, i conti non tornano comunque”. Il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello, definisce questa “un’estate nera per il settore agricolo. Da mesi tutti i Consorzi di bonifica stanno lavorando alacremente per permettere un corretto approvvigionamento idrico alle varie colture. Ma se non piove in pianura, e poco in montagna, queste sono le conseguenze”. Il primario, prosegue la sua analisi, “deve ritornare in cima all’agenda della politica. Non dobbiamo rincorrere l’emergenza quando è troppo tardi. Ovvero, servono quegli interventi strutturali, ad esempio gli invasi, finalizzati a rendere ancora sostenibile l’attività agricola nel nostro territorio”. Il quale, precisa, “è a forte vocazione agricola. Il clima sta mutando, occorre lungimiranza da parte delle Istituzioni”.
“Se chiude un’impresa agricola perché non è più in grado di realizzare, viene a mancare un nodo strategico del tessuto economico-sociale della provincia stessa. Il nostro -conclude- è un grido d’allarme che va ascoltato subito”.