Peste suina: Cia Siena, massima allerta dopo prima casi in Toscana. Scattano blocchi e sanificazioni
Attenzione massima per la Peste Suina Africana negli allevamenti in tutta la Toscana e anche nel territorio senese. Anche perché le conseguenze, dopo i casi in provincia di Massa Carrara e nel Pistoiese, possono essere devastanti per gli allevamenti suinicoli in provincia di Siena, compresa la Cinta Senese. A sottolinearlo è la Cia Agricoltori Italiani di Siena.
Nei giorni scorsi un’azienda suinicola della provincia di Siena è stata oggetto di controlli preventivi di tracciamento, poiché aveva usufruito di trasportatore venuto a contatto con azienda (di San Marcello Piteglio – Pistoia), positiva a Psa. Il Dipartimento di Prevenzione dell'USL Toscana Sud Est ha disposto formali sequestri sanitari e blocchi momentanei alle vendite dei prodotti aziendali.
“Si è trattato di una procedura preventiva di prassi – sottolinea il Federico Taddei, presidente della Cia Siena -, e fortunatamente non si sono rivelate anomalie circa la salute degli animali e così l’azienda – che aveva avuto un contatto con un trasportatore proveniente da zona con allevamento contaminato da Psa - è potuta tornare alla normalità, a poter di nuovo vendere le proprie produzioni, carni suine e uova. Ma dovendo comunque subire cinque giorni di blocco attività e vendite: questo ci dimostra che i rischi, se la PSA si dovesse spostare e diffondere in Toscana, sono molto, troppo alti per l’intera filiera”.
Insomma, l'impatto delle misure di sicurezza per contenere la Peste Suina Africana (PSA) inizia a farsi sentire anche sulla filiera locale. Le restrizioni sono dei veri e propri blocchi operativi. La misura, estremamente rigorosa – ricorda la Cia Siena - riguarda da vicino anche la nostra provincia. Per gli allevamenti e le aziende agricole individuate dalla rete di tracciamento scatta il divieto temporaneo di immissione sul mercato di qualsiasi tipologia di prodotto.
Una decisione che costringe le strutture interessate a un vero e proprio "lockdown operativo" della durata di alcuni giorni, basato su tre direttive tassative: Stop totale alle vendite: blocco immediato e completo della commercializzazione di qualsiasi prodotto dell'azienda legato all’allevamento. E accessi blindati con il divieto assoluto di ingresso nella struttura per visitatori.
“Queste rigide disposizioni, che sono necessarie ed auspicate per la tutela dell’intera filiera – aggiunge Taddei - comportano inevitabilmente un pesante aumento economico per le aziende agricole coinvolte, strozzate tra l'aumento improvviso dei costi di gestione e la drastica interruzione dei ricavi”. Le autorità sanitarie ricordano che l'obiettivo prioritario resta quello di contenere e sradicare focolai presenti in Toscana, prima che il virus possa estendersi alla fauna selvatica (in particolare i cinghiali, principali vettori della Psa) o ad altri allevamenti della regione. Un passaggio doloroso ma indispensabile per salvaguardare un comparto strategico ed essenziale per l'intera economia agricola toscana, conclude Cia Siena.