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Pensioni: Anp, anziani non siano bancomat dello Stato
16 Aprile 2019

A Bologna l'Assemblea annuale dell'Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani

Pensioni, sanità e aree rurali, cittadinanza, anziani e società. Sono questi i focus dell'Assemblea nazionale di Anp, l'Associazione pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che si è svolta a Bologna e ha riportato in auge "Il Paese che vogliamo", lo slogan ufficiale e messaggio guida promosso da Cia-Agricoltori Italiani dall’ultima assemblea di fine novembre. Fra i relatori ospiti, Paolo De Castro, vicepresidente Commissione Agricoltura e sviluppo rurale, Ue; Elisabetta Gualmini, vicepresidente e assessore alle politiche di welfare della Regione Emilia-Romagna e l’onorevole Antonella Incerti, Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Durante l’assemblea, Anp-Cia ha espresso la sua preoccupazione per il perdurare della crisi economica, perché nella legge di bilancio 2019 non si ravvisano scelte politiche capaci di rilanciare il Paese e far crescere l’occupazione, condizione fondamentale per rafforzare il welfare. Questo è confermato in particolare dalla “pensione di cittadinanza” che il presidente Anp-Cia, Alessandro Del Carlo, considera: “un provvedimento insufficiente e inadeguato”, chiedendone una profonda revisione “affinché gli aumenti relativi alle pensioni minime (attualmente, 513 euro) possano ricomprendere la totale platea degli agricoltori (700.000 circa), che ne sarà quasi interamente esclusa a causa dei criteri anacronistici previsti: 30.000 euro di proprietà immobiliari e 6.000 euro di mobiliari”. “Inoltre, -ha affermato Del Carlo- non si fa distinzione fra chi ha lavorato e versato i contributi e chi non lo ha fatto. Questa potrebbe essere un’ulteriore beffa dopo l’ultima riforma, che non ha incluso l’agricoltore tra i mestieri usuranti, impedendo l’accesso all’APE Sociale e obbligando molti a lavorare la terra oltre i settant’anni, senza creare il ricambio generazionale necessario nelle campagne italiane”.

Secondo Anp-Cia, le pensioni integrate al minimo di 513 euro devono essere adeguate al trattamento minimo previsto dalla pensione di cittadinanza e, comunque, non inferiore al 40% del reddito medio nazionale, come previsto dalla Carta Sociale Europea.

Anche per quanto riguarda i nuovi pensionati, che hanno iniziato a lavorare in agricoltura dal primo gennaio 1996, Anp-Cia propone di istituire una pensione base di 650 euro, cui andrà sommata la quota maturata con i contributi versati all’Inps negli anni di lavoro. Questo il fulcro della “mini riforma” delle pensioni agricole che si è tradotta prima in un emendamento e ora in un Ordine del giorno accolto dal Governo.

Anp-Cia non condivide, inoltre, la norma contenuta nelle Legge di Bilancio 2019, che disciplina l’indicizzazione delle pensioni sopra i 1.520 euro lordi e propone l’adozione di un paniere che tenga conto dei reali consumi degli anziani ovvero, beni alimentari, trasporti, spese sanitarie e servizi. Ribadisce Del Carlo: “le risorse perse con il blocco dell’indicizzazione non saranno mai recuperate dai pensionati, non è accettabile che questi siano considerati il bancomat dello Stato a cui attingere sempre”.

Contrariamente a quanto viene sostenuto, il sistema previdenziale italiano secondo Anp-Cia è sostenibile. Separando la spesa previdenziale da quella assistenziale, quella effettiva sostenuta per le pensioni in Italia è pari al 10,1 % del Pil è al di sotto della media europea, quindi, non solo risulta in perfetto equilibrio, ma grazie alle entrate contributive ha registrato nel 2016 un attivo di ben 30,3 miliardi di euro. Anp-Cia rileva, infine, come nelle politiche del governo sia insufficiente la strategia in materia di sanità e servizi sociali, in particolare per ciò che riguarda i territori delle aree interne del Paese, non creando le condizioni per favorirne il rilancio e la competitività economica, la tenuta sociale e il ruolo fondamentale nella difesa del territorio.

A chiudere la giornata l’intervento del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino, che si è rivolto a Governo, Parlamento e forze politiche con l’auspicio che questi “operino con maggiore responsabilità, recuperando uno spirito positivo verso il Paese, anche attraverso l’apertura di un dialogo periodico e permanente con le rappresentanze delle forze sociali, dalle quali arriva un’indicazione sulle problematiche autentiche delle persone e sulla ricerca delle soluzioni condivise”.


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