25 Maggio 2026

IX edizione del Premio Ranieri Filo della Torre. La presidente di Donne in Campo-Cia tra i relatori

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Torna il riconoscimento dedicato all'olivicoltura, quest'anno ospitato in Confagricoltura. Castagna: "Strumento di emancipazione femminile e agricoltura sostenibile"

"In questa giornata il prezioso valore delle produzioni olivicole italiane incontra il prestigio della letteratura rafforzando il privilegio di questo legame, binomio certamente rappresentativo di raffinatezza colturale e culturale del Made in Italy". Così la presidente nazionale di Donne in Campo, Rosa Giovanna Castagna, ha aperto il suo intervento al Premio Ranieri Filo della Torre, il riconoscimento letterario e scientifico promosso dall'associazione Pandolea, ospitato per l'edizione 2026 da Confagricoltura e con Cia-Agricoltori Italiani tra gli storici patrocinatori. 

"L’Italia è uno degli attori principali nell’economia mondiale del settore oleario, in Europa secondo paese per produzioni ed esportazioni, mentre è al primo posto per il consumo -ha raccontato nella sua relazione-. La produzione italiana si concentra maggiormente nelle regioni del meridione d’Italia, Puglia Calabria e Sicilia sono certamente le più importanti regioni produttrici seguono poi la Campania, la Toscana e il Lazio, ma differente risulta essere la distinzione per quanto riguarda le imprese del comparto condotte da donne, con regioni come Toscana e Calabria che toccano punte di imprese al femminile del 41%, seguite da Sicilia e Puglia, con una crescita significativa delle produzioni biologiche, infatti circa il 50% sul totale delle produttrici si distingue per una forte propensione verso l’agricoltura biologica, la sostenibilità ambientale e la multifunzionalità".

Questi dati, ha continuato la presidente di Donne in Campo-Cia, "ci raccontano un protagonismo imprenditoriale che va valorizzato ed incoraggiato, ma non bastano le parole, l’accesso al credito continua ad essere un limite e di conseguenza, insieme ad altre molteplici problematiche legate alla produzione e al mercato, si determina una limitazione dell’incremento della meccanizzazione e della dimensione della media aziendale, difficoltà che unite alla difficilissima conciliazione fra impresa e vita familiare causata da un welfare pressoché inesistente, o comunque assolutamente inadeguato rispetto alle esigenze specifiche del comparto produttivo, non danno prospettiva sufficientemente propulsiva al settore".

Storicamente "è sempre stato fondamentale il ruolo delle donne raccoglitrici e custodi di un sapere prezioso, depositarie delle tecniche di raccolta, lavorazione e conservazione. Grazie alle donne è stata garantita la sopravvivenza dell’olivicoltura durante le guerre: l’olio rappresentava una garanzia di sostentamento. Quest’attività ha posto le basi per la ripresa economica del dopoguerra, oltre ad aver assicurato la salvaguardia dell’economia locale e del territorio, incluso il paesaggio, inteso come il fondatore dell’organizzazione agricola che oggi è Cia, Emilio Sereni lo definiva, cioè quella forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale", ha ricordato Castagna.

"L’olivo, simbolo di una pace di cui oggi più che negli ultimi anni il mondo non gode, è elemento caratterizzante di molti territori, pensiamo ad esempio ai terrazzamenti liguri, o pensiamo a vaste aree del meridione dove gli olivi secolari nelle zone collinari e montane in terreni di scarso valore agronomico, hanno svolto un ruolo fondamentale di arricchimento del territorio a vantaggio delle comunità, assumendo in alcuni casi una connotazione fortemente identitaria diventando patrimonio culturale, oltre che economico delle comunità locali". Ma "l’olivo e l’olio sono anche indispensabili e preziosi alleati della salute, alimento cardine e principale fonte di grassi della dieta mediterranea. L’olio d’oliva è ricco di sostanze nutritive, può contenere più di 400 micro componenti, esercitando un effetto benefico contro le malattie cardiovascolari, il diabete, il cancro".

Nell’anno che la FAO ha intitolato alla donna agricoltrice, "la giornata odierna si riempie di un significato ancora più profondo e strategico nel sottolineare il connubio fra donna e territorio, fra donna e agricoltura, fra agricoltura e cultura -ha concluso la presidente dell'associazione femminile di Cia-. Le olivicoltrici odierne uniscono un’alta competenza agronomica a una forte creatività, trasformando l’olio in un prodotto di identità e cultura: recuperano cultivar antiche, investono nel biologico, aprono i frantoi all’Oleoturismo, esportano eccellenze italiane nel mondo e raccontano il nostro territorio attraverso l’olio extravergine, raccontano storie di resistenza, di territori, di famiglie, di comunità e di donne che hanno scelto e liberamente scelgono ancora la terra".