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Manovra: Anp-Cia, un passo avanti i 600 euro mensili per gli over 75
19 Dicembre 2022

Servono interventi più consistenti per tutte le pensioni minime e adeguata rivalutazione di quelle medie

È un importante passo avanti la proposta dei 600 euro mensili per i pensionati oltre i 75 anni, ma è un intervento parziale che lascia indietro in molti della categoria e con le stesse difficoltà sociali, quindi potenzialmente discriminatorio, se si pensa anche all’ipotesi di usare il parametro Isee. Così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani a commento della misura in materia che dovrebbe rientrare in legge di Bilancio.

Quindi, fa notare Anp-Cia, non è risolta la questione delle pensioni minime e non può bastare neanche il pur apprezzabile criterio della rivalutazione al 120 per cento dell’inflazione che lascia le pensioni basse al di sotto dei parametri nazionali ed europei sui livelli di povertà; dunque, non idonee ad affrontare caro bollette e prezzi dei beni alimentari, con l’inflazione ormai oltre l’11%.

Del tutto sbagliato è, invece, il blocco della rivalutazione delle pensioni di importo medio che già in passato sono state oggetto di rilevanti penalizzazioni, Anp-Cia ne chiede la revisione. Tale provvedimento, infatti, oltre a essere ingiusto, sembra accanirsi verso categorie di pensioni tutt’altro che “d’oro” e nei confronti, quindi, di lavoratori che hanno pagato i contributi dovuti e hanno diritto alla tutela del valore nel tempo della loro pensione. Ѐ poi, inaccettabile, l’idea di utilizzare le risorse risparmiate con la mancata rivalutazione, per finanziare altre partite del bilancio dello Stato. Con i pensionati si continua a fare cassa, chiosa Anp-Cia.

Dunque, ribadisce l’Associazione, servono interventi strutturali più forti e che tengano realmente conto dell’emergenza sociale diffusa nel Paese. Ѐ necessario portare gli assegni delle minime a 780 euro, livello della pensione di cittadinanza, ma anche ridurre il carico fiscale sulle pensioni che sono le più tassate in Europa, ampliare la quattordicesima fino a tre volte il minimo attuale e introdurre un meccanismo di indicizzazione idoneo a garantire la protezione del potere d’acquisto.

Inoltre, resta aperta la questione “Opzione Donna” della quale al momento sembra delinearsi un peggioramento con l’inserimento del discriminatorio criterio “mamme”. Andrà male anche ai giovani, già dal futuro pensionistico inquietante, se salta l’istituzione della pensione base e non si intravede ancora una soluzione neanche per il riconoscimento del lavoro gravoso e usurante degli agricoltori.

Infine, tra gli emendamenti non compare l’eliminazione dell’Imu sui terreni agricoli posseduti dai pensionati ex agricoltori, i quali, non più in attività, si trovano a pagare cifre notevoli, corrispondenti a vari mesi della pensione.

Anp-Cia auspica, dunque, che in sede di approvazione della legge di Bilancio vi sia una diversa valutazione, si provveda con interventi più consistenti a sostegno di tutti i percettori di pensioni minime e si rivedano i criteri di rivalutazioni di quelle medie. A pagare il conto più salato, spesso per strategie inadeguate, non possono essere sempre le stesse categorie di cittadini che già hanno dato tanto al Paese e meriterebbero più attenzione.


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