26 Agosto 2026

La presidente di Donne in Campo-Cia all’apertura della XVIII Scuola di Paesaggio Emilio Sereni

#paesaggio #agricoltura #donne
Condividi

Castagna: “Agricoltura protagonista delle trasformazioni, donne presidio dei territori rurali”

“Un paesaggio di qualità non è un paesaggio immobile, ma un paesaggio capace di trasformarsi senza distruggere le relazioni fondamentali che lo sostengono”. È questo uno dei messaggi lanciati dalla presidente nazionale di Donne in Campo-Cia, Rosa Giovanna Castagna, intervenuta alla giornata inaugurale della XVIII edizione della Scuola di Paesaggio Emilio Sereni, in corso a Casa Cervi e quest’anno dedicata al tema “Paesaggi perduti - Paesaggi ritrovati”.

Per Donne in Campo-Cia, ha sottolineato Castagna, agricoltura e paesaggio sono un binomio inscindibile. L’agricoltura non è infatti soltanto attività produttiva, ma contribuisce a costruire e curare i territori, conservare biodiversità e tradizioni, mantenere comunità e garantire un equilibrio tra uomo e natura.

“Quando cambiano i modi di abitare e di produrre, cambia anche il paesaggio -ha spiegato Castagna-. La sua degradazione non riguarda soltanto il danno estetico, ma la perdita di un equilibrio di relazioni che per secoli ha legato le comunità al proprio territorio”. Consumo di suolo, abbandono delle campagne e progressiva concentrazione delle attività agricole hanno infatti portato alla perdita di molti paesaggi tradizionali e, insieme ad essi, anche dei saperi necessari per mantenerli.

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO RIDISEGNA I TERRITORI – A trasformare ulteriormente il paesaggio è oggi il cambiamento climatico. Temperature più elevate, siccità prolungate, eventi meteorologici estremi e diversa disponibilità d’acqua stanno modificando le condizioni agricole di molti territori e, di conseguenza, anche le coltivazioni e le forme del paesaggio.

“Siamo immersi quotidianamente in un cambiamento epocale che ancora non riusciamo a tracciare del tutto -ha osservato la presidente di Donne in Campo-. Il cambiamento climatico non modifica soltanto ciò che possiamo coltivare, ma anche il paesaggio che la produzione agricola stessa costruisce”.

Un esempio arriva dal Mezzogiorno, dove colture come mango, avocado e papaya hanno registrato una forte crescita delle superfici coltivate. “Ogni nuova coltivazione porta con sé nuove tecniche, nuovi sistemi di irrigazione, nuovi rapporti economici e nuove forme del territorio”, ha evidenziato Castagna, sottolineando la necessità di governare le trasformazioni, senza contrapporre produzione e tutela ambientale.

“La produzione non è nemica dell’ambiente -ha aggiunto-. Agricoltura, industria, energia e infrastrutture sono esigenze reali di tutte le società, ma devono essere progettate tenendo conto dei limiti ecologici e delle caratteristiche dei territori”.

DONNE AGRICOLTRICI, PRESIDIO DELLE AREE RURALI – In questo scenario, centrale è il ruolo delle donne in agricoltura. Castagna ha ricordato come la presenza femminile sia particolarmente significativa nelle aree rurali più fragili: le aziende femminili rappresentano il 45,6% nelle aree interne intermedie, il 30,1% nelle aree con problemi di sviluppo, contro il 20,2% nelle aree ad agricoltura intensiva, secondo i dati Istat-Crea.

“Le donne creano forti legami con il territorio, agendo come vero e proprio presidio per la sopravvivenza e la valorizzazione delle aree rurali -ha detto la presidente-. Promuovono i legami alla base delle comunità rurali resilienti, sono referenti chiave per lo sviluppo endogeno, capaci di arginare lo spopolamento e stimolare le nuove generazioni a restare o tornare”.

Una nuova generazione di imprenditrici agricole che porta inoltre competenze, formazione, esperienze professionali diversificate e un approccio più tecnologico e multifunzionale alla gestione delle aziende.

PROGETTARE IL PAESAGGIO CHE VOGLIAMO – Da qui la necessità, secondo Donne in Campo-Cia, di riportare l’agricoltura al centro delle future politiche del paesaggio e della pianificazione territoriale, riconoscendo gli agricoltori come custodi attivi del territorio e valorizzando la pluralità delle vocazioni rurali italiane, da quella agricola a quella forestale.

“Domandarsi quali paesaggi abbiamo perduto significa confrontarsi con la nostra storia e con la memoria; interrogarsi su quelli che stiamo costruendo significa assumersi la responsabilità delle trasformazioni in atto; chiedersi quali paesaggi possiamo ritrovare significa progettare un futuro diverso”, ha evidenziato Castagna.

L'obiettivo, ha aggiunto, deve essere quello di ricostruire relazioni virtuose tra società e ambiente, favorire la rigenerazione dei territori, tutelare la biodiversità e rafforzare le alleanze per diffondere una maggiore consapevolezza del valore dell’agricoltura e, insieme, del paesaggio.

“La Scuola di Paesaggio si inserisce nel solco dell’eredità più lucida di Emilio Sereni: l’invito a sviluppare un’autentica coscienza del paesaggio, che implica osservare, comprendere, agire e, se necessario, lottare”, ha concluso la presidente di Donne in Campo-Cia