21 Luglio 2026

Grano: Cia, bene il tavolo al Ministero. Ora si mantengano gli impegni presi

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Si amplino i contratti di filiera e si approvino i 40 milioni del Coltiva Italia

Cia-Agricoltori Italiani ringrazia il Ministero per la convocazione del tavolo grano duro, una produzione strategica per l'agroalimentare nazionale e materia prima per la pasta simbolo della cucina italiana riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. 

Il settore del grano duro è oramai allo stremo e c’è tensione nelle campagne, come dimostrano le recenti mobilitazioni promosse da Cia sui territori, da Bari a Ravenna a Cagliari.

Cia chiede, dunque, di ampliare i contratti di filiera (oggi solo il 15% delle superfici) accelerando l’iter di approvazione dei 40 milioni di euro previsti al settore nel provvedimento “Coltiva Italia”. Importante l’impegno del ministro Lollobrigida di sostenere la promozione della pasta 100% grano italiano e di rafforzare la ricerca pubblica per migliorare le pratiche agronomiche, contenere i costi e aumentare le rese, a fronte di cambiamenti climatici e scenari geopolitici sempre più instabili.

Cia ricorda che i prezzi del grano duro oggi si attestano sui 26 euro al quintale al Centro-Sud, fino a 24 euro in Sicilia e sono sempre più “imbarazzanti” se confrontati con i costi di produzione, che per Ismea si attestavano già a 32 euro al quintale nel Sud a settembre 2025 (cifra allora contestata dagli agricoltori come sottostimata) e ulteriormente lievitati con la guerra in Iran (gasolio agricolo da 0,80 a 1,40 euro) e il successivo aumento dei fertilizzanti (+80%). Il raccolto 2026, pur atteso in buona quantità e qualità (circa 3,8 milioni di tonnellate su 1.150.000 ettari, prima coltura del paese per superficie) non compensa questi costi crescenti.

L’import è ormai fuori controllo. In pochi anni l'autoapprovvigionamento italiano di grano duro è sceso dall'80% al 56%, con l'import stabile al 44%: nel 2025 sfiorate le 3 milioni di tonnellate importate e nel 2026 sono previsti altri 2,6 milioni. Cia chiede controlli rigorosi e non più a campione, piena reciprocità sugli standard sanitari e ambientali e una applicazione più restrittiva -con possibile sospensione in caso di estrema difficoltà del settore- del regime di “perfezionamento attivo”.

Riguardo alla Commissione Unica Nazionale (CUN), resta uno strumento utile di trasparenza, ma va affinata: griglie su proteine e peso specifico troppo selettive, necessità di introdurre i garanti, di quotare il biologico e di garantire un meccanismo che impedisca vendite sotto i costi di produzione, come previsto dalla direttiva Ue sulle pratiche sleali.