dal Territorio
Fotovoltaico: Cia Veneto, no agli impianti a terra
12 Luglio 2022

Coinvolgere gli enti locali nell’individuazione delle aree per i parchi agrisolari

"Ribadiamo il nostro no al fotovoltaico a terra, all’agrovoltaico e invitiamo a un maggiore coinvolgimento degli enti locali nell’individuazione delle aree in cui creare i parchi fotovoltaici". Così Cia Veneto, attraverso il presidente Gianmichele Passarini, rimarca alcuni dei punti fermi dell'organizzazione sulla legge regionale che disciplina la realizzazione di impianti fotovoltaici, appena approvata in Consiglio Regionale.

"Il punto di partenza -spiega Passarini- è che siamo favorevoli al fotovoltaico e a tutte le forme di investimento nelle energie rinnovabili. Ma siamo contrari al consumo di suolo agricolo: c’è il concreto pericolo che sorgano impianti su molte aree coltivate o coltivabili, proprio mentre la situazione internazionale dovrebbe portarci alla produzione interna di beni alimentari. E non dimentichiamo che la nostra regione è la seconda a livello nazionale per consumo di suolo. Per questo proponiamo che gli impianti vengano costruiti sui tetti, sui capannoni o su quelle parti di territorio che non hanno, neanche potenzialmente, vocazione agricola".

Cia Veneto insiste sulla possibilità di rendere obbligatoria la prevalenza del reddito derivato dall'attività agricola rispetto a quello derivato dalla vendita di energia elettrica.

«La legge -sottolinea Passarini- vuole dare la possibilità di installare pannelli su campi coltivati. Si tratta del cosiddetto agrovoltaico, cioè l’installazione di un impianto fotovoltaico su terreni agricoli in modo da sfruttare il terreno coltivabile e produrre energia pulita. Questo sistema prevede l’installazione dei pannelli su pali d’acciaio alti diversi metri che intercettano la luce del sole e permettono al tempo stesso di coltivare il suolo, prima dell’installazione occorre fare sperimentazione seria, con dati certi. Per quello che ne sappiamo, sotto un pannello, il mais non riuscirebbe nemmeno a sviluppare il suo ciclo fisiologico".

E poi il ruolo dei territori, degli enti locali. "E’ vero che la legge -aggiunge la vicepresidente regionale Federica Senno- è di carattere regionale, ma l’impatto sarà sui comuni. È per questo che chiediamo che l’individuazione delle aree deve essere in capo ai Comuni. Nel veneziano abbiamo coinvolto tutti e 44 i sindaci, perché nessuno meglio di loro conosce spazi e peculiarità del territorio".

In conclusione, Cia Veneto rivolge una richiesta ai consiglieri regionali: "Nel testo manca un cenno a ogni genere di misura compensativa, bisognerà promuoverla in qualche modo. Per esempio, per ogni impianto andrebbe prevista la contestuale e obbligatoria realizzazione di vasche di laminazione o raccolta di acqua piovana. Il tema della siccità -concludono Passarini e Senno- sarà sempre più importante per l’agricoltura, dobbiamo conservare ogni goccia d’acqua".


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