dal Territorio
Crisi pere, mobilitazione Agrinsieme a Ferrara "Vogliamo risposte"
03 Dicembre 2019

Risposte concrete e date certe per l’attuazione dei provvedimenti presi a livello regionale e nazionale per sostenere le aziende agricole colpite da cimice asiatica e le altre gravi fitopatologie del pero. Questo chiede il coordinamento di Agrinsieme Ferrara, che ha fatto l punto sulla situazione di aziende e cooperative in occasione di FuturPera-Salone internazionale della Pera.

Obiettivo mantenere costante l’attenzione sulle difficoltà del comparto, dopo l’importante mobilitazione organizzata lo scorso 18 settembre in tutte le province della Regione.

“Il coordinamento di Agrinsieme ha decretato uno stato di mobilitazione permanente -ha spiegato Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara e coordinatore di Agrinsieme- perché le nostre aziende non possono più attendere oltre, hanno bisogno di sapere quando arriveranno le risorse e saranno attuati i provvedimenti annunciati, in particolare gli stanziamenti straordinari da parte del ministero, la sospensione dei mutui di due anni annunciata da Abi e ministro Patuanelli proprio nei giorni scorsi e dei pagamenti dei contributi previdenziali all’Inps. Le nostre richieste, infatti, sono state accolte sia a livello regionale che nazionale, anche grazie alla visita della ministra Bellanova che si è resa conto del problema enorme che attraversa il settore. Ora, però, dobbiamo sapere concretamente se gli agricoltori dovranno pagare la rata di dicembre dell’Inps o se andando in banca potranno usufruire della moratoria sui loro mutui, senza naturalmente diventare ‘cattivi pagatori’. Perché la situazione è insostenibile e in questa fase non serve una politica degli annunci, ma scadenze e date precise. Inoltre -continua Calderoni- abbiamo chiesto a Bruxelles un fondo straordinario di almeno 300 milioni di euro, lo stesso assegnato per risolvere il problema della Xylella in Puglia, perché si tratta di una crisi del tutto analoga. La mobilitazione vedrà una serie di iniziative nelle prossime settimane e andremo avanti finché non otterremo quello che spetta al comparto frutticolo ma anche all’intero settore, perché certamente oltre ai problemi fitosanitari della frutticoltura, c’è una crisi dei prezzi che coinvolge tutte le aziende e le cooperative, che attraversano una fase produttiva ed economica difficilissima”.

Anche Gianluca Vertuani, presidente di Confagricoltura Ferrara, ha ribadito che il coordinamento di Agrinsieme ha aperto un percorso unitario di mobilitazione che continuerà a oltranza. “Nonostante gli importanti interventi e l’impegno dell’assessore regionale Caselli e della ministra Bellanova, non abbiamo niente in mano e non riusciamo a dare risposte alle nostre aziende che devono chiudere i conti e avere una prospettiva per ripartire -ha osservato-. Attualmente non esiste ancora, nonostante la ricerca e la sperimentazione sulla vespa samurai, una soluzione alla cimice asiatica e temiamo che il 2020 sarà identico. Non sappiamo se gli operatori della filiera, a partire dalla produzione, riusciranno a superarlo. Rischiamo di perdere un patrimonio che ha formato il nostro territorio e non è solo un indotto economico, ma fa parte della nostra cultura e della nostra identità. Si parla tutti i giorni di fondi per Ilva e Alitalia e non voglio fare paragoni tra quella crisi e la nostra, ma voglio dire: ci siamo anche noi, ci sono le nostre aziende che rischiano di chiudere e un intero indotto occupazionale che andrà in default”.

Concetti ripresi infine da Roberto Crosara, presidente di Confcooperative, che ha ribadito la forte necessità di unità sia a livello di associazioni che di istituzioni. “Abbiamo bisogno di una politica che si muova in maniera unitaria per rimanere accanto al settore agricolo che oggi e per molti anni si è sentito abbandonato. Questo stato di agitazione permanente -ha evidenziato- deve servire per dare dei segnali continui a chi avrebbe il dovere di recepirli e mostrare attenzione nei confronti delle aziende agricole e delle cooperative. Non rimarremo con le mani in mano a vedere un’economia agricola sparire, le aziende uscire dal mercato e chiudere per una crisi di liquidità che può essere risolta. In dieci anni abbiamo già perso il 33% delle aziende agricole, ma in ballo ci sono anche un milione e 300mila giornate lavorative, delle quali 600-700 mila per raccolta, confezionamento e stoccaggio della pera. Un indotto che va preservato a tutti i costi”.


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