dal Territorio
Coronavirus: Cia Padova, il latte degli allevatori resta invenduto
13 Marzo 2020

La testimonianza del proprietario di un'azienda agricola ad Albignasego

“Non riesco a piazzare più il mio latte a causa del blocco totale delle attività di ristorazione quali bar, ristoranti o mense aziendali. Le mie 140 vacche, però, non vanno in vacanza. Fanno 37 quintali di latte al dì, e io sono comunque tenuto a pagare le spese fisse e il mutuo”.

La testimonianza è di Flavio Francescon, titolare dell’omonima azienda agricola Fratelli Francescon di via Rossini ad Albignasego.
“Vendo il prodotto, garantito e controllato, ad un’impresa della cintura che produce mozzarelle – spiega l’allevatore – Con l’attuale serrata, a loro volta non riescono a distribuire i formaggi freschi, e di conseguenza maggiormente deperibili, nei soliti circuiti. Rischiamo il blocco della filiera, con effetti pesantissimi a livello economico”.

Quello di Francescon è uno dei 580 allevamenti della provincia, per un fatturato di 80milioni di euro all’anno (3.187 in tutto il Veneto, 486 milioni il fatturato). La questione viene seguita con particolare attenzione da Cia Padova: negli ultimi giorni, in effetti, i caseifici hanno rallentato le lavorazioni, mentre continuano a domandare agli allevatori di diminuire la produzione. Di fatto, una proposta impraticabile.

“Chiediamo alle aziende del territorio di disdire i contratti con l’estero e di acquistare esclusivamente da allevatori italiani – è l’accorato appello del presidente di Cia Padova, Roberto Betto – E i cittadini acquistino latte fresco italiano”.
"Il Governo intervenga con un fondo nell’ambito dei contratti che la GDO, grande distribuzione organizzata, ha stipulato con gli allevamenti stranieri. Una delle soluzioni è entrare a far parte di questo circuito per addivenire ad un’equiparazione dei prezzi - continua Betto - Inaccettabili le speculazioni da parte di chi, a motivo del coronavirus, si rivolge all’estero per l’acquisto di latte, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli”. Cia propone pure di impegnare i caseifici che lavorano prodotti a lunga stagionatura a ritirare il latte dagli agricoltori che si trovano in difficoltà per destinarlo alla polverizzazione.

Peraltro è proprio in questa fase della stagione che si registra il picco stagionale tanto della produzione che delle consegne.

A rischio tracollo, infine, l’import di mais, spesso proveniente dalla Francia, e del grano tenero. Gli autotrasportatori, molti in arrivo dall’Est, di fatto non sono nelle condizioni di entrare nel nostro Paese. In questo quadro potrebbe addirittura verificarsi una diminuzione della produzione di pasta a livello nazionale.

“In ogni caso l’agricoltura deve andare avanti, si tratta di un servizio essenziale – conclude Betto – A tal proposito la Regione consenta la compilazione di una semplice autocertificazione per l’acquisto del carburante agricolo, al fine di snellire le pratiche e, in ultima istanza, la burocrazia”.


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