dal Territorio
Coronavirus: Cia Padova, dopo l’emergenza nuovo boom delle aziende bio
08 Luglio 2020

+5% di vendite negli spacci aziendali di tutta la provincia

Dopo l’emergenza sanitaria è boom dell’agricoltura biologica. Secondo uno specifico studio effettuato da Cia-Agricoltori Italiani Padova, il Covid ha comportato una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini-consumatori, con vendite che oggi registrano almeno un +5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso nelle 167 imprese totalmente bio della provincia. Significativa, in particolare, l’esperienza di Campo Calandro, a San Giorgio in Bosco: due ettari e mezzo coltivati a ortaggi di stagione, in serra e a pieno campo. “Durante la quarantena non abbiamo mai smesso di lavorare, anzi -spiega il titolare, Silvio Lago-. Sono aumentate le richieste di prodotti freschi e sani. Abbiamo constatato un sempre maggior interesse intorno alle nostre primizie che proponiamo nello spaccio aziendale; oltre a quelle classiche, stanno tirando in modo particolare le rape rosse”.

“Il Coronavirus, purtroppo, è un segno dei nostri tempi -aggiunge Lago- e sta dando la cifra di un disequilibrio a livello generale. Non siamo più collegati con le forze della natura, come invece dovremmo per stare bene con noi stessi. Il primo passo, appunto, è un’alimentazione sana. Per quanto riguarda il trend della produzione, sono convinto che se avessimo il doppio degli appezzamenti agricoli i prodotti andrebbero comunque via tutti. La presa di coscienza attorno alla nostra realtà è viva, e i presupposti per il futuro sono molto buoni”.

Franca Rodighiero è la responsabile di una delle nove aziende bio che si trovano a Padova. Natura Franca si estende su una superficie di cinque ettari, vocati anch’essi a frutta e ortaggi. “Ci contraddistingue il contatto con i consumatori grazie alla vendita diretta nel nostro punto vendita -spiega- alle visite guidate e ai corsi di orticoltura bio-amatoriali. Il periodo di quarantena, peraltro, non ci ha colti di sorpresa: abbiamo continuato a consegnare i prodotti a domicilio, sistema che portiamo avanti da diverso tempo. Abbiamo venduto fino a 3 quintali di farina alla settimana -ricorda Rodighiero- molte famiglie si sono cimentate nella produzione casalinga del pane o della pizza”. “L’obiettivo, in ogni caso, è la sostenibilità, ambientale ed economica. Sono quarant’anni che svolgo questo lavoro, produrre biologico è prima di tutto una scelta di vita. Cerco di trasmettere questa passione ai clienti, sempre più interessati al settore”.

“Vi è un ritorno dell’agricoltura di una volta -sottolinea il presidente Cia Padova, Roberto Betto-. Che non significa avere una visione nostalgica del passato, ma fare memoria delle buone pratiche che venivano utilizzate per attuarle, migliorandole, nel presente. La parola chiave è genuinità, al di là dell’apparenza estetica delle singole tipicità. Conta la sostanza, non come queste si presentano all’occhio del consumatore”. “Un po’ in tutte le aziende biologiche della provincia stanno prendendo piede i Gas, Gruppi di acquisto solidale: più persone si riuniscono, fanno una lista della spesa indicando ognuna le proprie preferenze e poi si rivolgono ad un unico venditore bio. In questo modo centrano delle economie di scala, ovvero strappano un prezzo migliore e, nel contempo, permettono all’agricoltore di conseguire un equo reddito”. Secondo il presidente, infine, “riscoprire la salubrità fa bene non solo al corpo, ma pure allo spirito”.

Nell’ambito del Green Deal Ue, spiega la Cia, la strategia “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, tracciano una strada chiara da seguire: l’aumento del 25% della superficie ad agricoltura bio entro il 2030 e l’integrazione tra attività economiche e protezione degli ecosistemi.

Di fronte a tale scenario l’Italia deve chiaramente accelerare su una solida dotazione interna di indicazioni chiare e regole certe, molte delle quali contenute nel disegno di Legge “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” ancora in discussione e che prevede la necessaria “istituzione di un Marchio biologico italiano”, che garantisca la provenienza e la genuinità dei prodotti.


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