Attualità
Coronavirus: Aiel racconta la silvicultura, "questa sconosciuta"
22 Aprile 2020

Via libera con ultimo Dpcm. Perché serve l’attività boschiva e la produzione di biomassa legnosa

Il recente via libera alle attività forestali e silviculturali contenuto nel Dpcm del 10 aprile a seguito del lockdown per l’emergenza Covid-19, ha portato alla ribalta un settore poco conosciuto, quello della silvicultura.

Aiel, Associazione italiana energie agroforestali, promossa da Cia, rappresenta una parte significativa delle aziende del settore, che contribuisce in maniera significativa all’economia delle aree montane del nostro Paese e alla salvaguardia del territorio.

Il patrimonio forestale italiano, secondo i dati dell’Ultimo Rapporto Annuale sulle Foreste (RAF) redatto dal Mipaaf, si estende per 11 milioni di ettari (circa un terzo del territorio italiano), valore che è raddoppiato negli ultimi 50 anni. Inoltre, le attività di taglio del bosco ogni anno riguardano solo il 20% della cosiddetta “ripresa”, ossia la quantità di legname cresciuta ogni anno, rendendo così molto facile comprendere come ogni anno il patrimonio boschivo italiano cresca e non sia oggetto di tagli indiscriminati. Il dato del 20% è molto basso rispetto a quanto succede in altri Paesi europei in cui questo valore è 3 volte superiore. Le aziende boschive non saccheggiano le foreste, perché ogni taglio in bosco, sia pubblico che privato, è soggetto ad autorizzazione e regolamentato dalla normativa nazionale datata 1923. Da quasi un secolo, infatti, in Italia i boschi sono gestiti in modo sostenibile con ripercussioni positive sul bilancio del carbonio e sugli effetti di mitigazione del riscaldamento globale.

In Italia, inoltre, l’87% dei boschi è sottoposto a vincolo idrogeologico: i tagli quindi sono strettamente regolati poiché devono consentire al bosco di poter mantenere una delle sue funzioni più importanti, quella di protezione. La tempesta Vaia, interessando quasi 2 milioni di ettari, ha però avuto ripercussioni negative sulle diverse funzioni svolte dai boschi: in primis, la caduta degli alberi su vaste superfici ha fatto venire meno la protezione dei versanti dalla caduta di massi e valanghe e il ruolo di regimazione delle acque; inoltre l’elevata quantità di tronchi secchi presente al suolo funge da pericoloso innesco per gli incendi. Sono questi i motivi per cui è stato chiesto di poter riaprire i cantieri forestali, nell’interesse della salute e della sicurezza degli abitanti dei territori colpiti da Vaia, non certo per miopi e gretti interessi economici.

Dalle utilizzazioni forestali infine si ottengono anche i biocombustibili legnosi (legna da ardere, pellet e cippato) che, essendo una fonte di energia, sono considerati bene primario per i cittadini, la cui fornitura non può quindi essere interrotta. La legna da ardere prodotta in queste settimane è il biocombustibile necessario a riscaldare la prossima stagione termica, quella dell’inverno 2020/2021, poiché necessita del giusto periodo di stagionatura per perdere umidità e diventare il prodotto idoneo a essere utilizzato nelle stufe e caldaie.

Il bosco giovane ha una capacità di assorbimento del carbonio molto più alta rispetto ad un bosco “antico”. La gestione forestale sostenibile mantiene la foresta “giovane”, consentendo il taglio degli alberi giunti a maturità ma garantendo la conservazione della biodiversità e l’erogazione dei servizi ecosistemici. Inoltre, la gestione forestale sostenibile in tema di bilancio del carbonio, e quindi di potenziale di mitigazione delle foreste nei confronti dell'aumento dell'effetto serra dell'atmosfera, considera le interdipendenze fra prelievi a scala locale e trasferimenti a scala globale del carbonio forestale. Utilizzare i boschi locali grazie a pratiche di gestione forestale sostenibile significa ridurre la necessità di doversi approvvigionare di materiale legnoso da foreste che, geograficamente lontane, possono essere soggette a deforestazione e tagli illegali.


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