09 Gennaio 2026

Cia Veneto: in crisi 2.800 allevamenti di vacche da latte

#allevamenti #crisi #latte #prezzi #zootecnia
Condividi

Il 2026 si apre con la crisi del settore lattiero-caseario in Veneto. Con una domanda di fondo: si tratta di un momento “di passaggio” o (scenario assolutamente non auspicabile) di una criticità strutturale? Nei giorni scorsi alcune cooperative che gestiscono la compravendita del latte sono arrivate a chiedere agli allevamenti di produrne meno a motivo di una generale diminuzione della domanda. Con la diretta conseguenza che il prezzo riconosciuto agli allevatori stessi sta registrando un forte ribasso. Tanto che da gennaio, stante questa situazione, la produzione che supera la quota autorizzata verrà valorizzata, dalle cooperative ai produttori, a 27 centesimi al litro (quando il mero costo di produzione è di 50 centesimi al litro).

“Il prezzo del latte dipende dall’andamento del mercato globale -sottolinea Cia-Agricoltori Italiani Veneto-. Stiamo vivendo un momento storico particolarmente delicato; è nell’interesse di tutta la filiera rientrare in tempi brevissimi da questo esubero di latte”. Per quanto riguarda i numeri, circa il 60% del latte prodotto dalle 2.800 aziende agricole del Veneto (per 130.000 capi complessivi) è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito. Il fatturato annuo regionale, invece, si attesta sui 600 milioni di euro.

“La comunicazione che invita ad una minor produzione -spiega il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini- è un allarme che va ascoltato, in primo luogo dalle Istituzioni. Non sono i produttori a scegliere il prezzo; al contrario, lo subiscono”. Pesanti difficoltà pure per il latte spot, cioè il latte crudo (non ancora trasformato) che viene venduto sul mercato “a pronti”: senza contratti a lungo termine tra allevatori e industrie. Il relativo prezzo può cambiare spesso, come per l’appunto sta succedendo adesso.

“Se sale significa che c’è un’alta domanda, mentre se scende – il caso di questo periodo – vi è abbondanza di latte e una minore richiesta”, precisa Cia Veneto. A tal proposito, va ricordato che a metà dicembre è stato raggiunto un accordo al tavolo fra il ministero dell’Agricoltura e le associazioni rappresentative del settore: a gennaio ai produttori verrebbero corrisposti, il condizionale a questo punto è d’obbligo, 54 centesimi al litro, a febbraio 53 centesimi, a marzo 52 centesimi. “A fronte di tale situazione, che potrebbe rendersi strutturale -prosegue Passarini- riteniamo strategico che il mondo politico intervenga con delle misure ad hoc. Occorre, infatti, venire incontro alle centinaia di allevamenti veneti che negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse relativamente all’obiettivo del benessere animale, oltre che in termini di sanità e salubrità”.

“Ritenere che basti un provvedimento per cancellare qualsivoglia difficoltà è soltanto un’illusione -chiarisce il direttore di Cia Veneto, Maurizio Antonini-. Le previsioni per il mese in corso fanno presagire un ulteriore calo del prezzo spot, già oggi a livelli incompatibili con i costi di produzione. In pratica, gli allevatori stanno lavorando in perdita. Ma le loro attività non sono come delle fabbriche, dove è sufficiente premere un pulsante per fermare la linea”.

“La situazione è seria. Ogni attore della filiera è tenuto a fare la propria parte per uscirne al più presto. Serve un fondo nazionale di emergenza da attivare in casi come questo”. Oltre al prezzo, conclude il direttore, “è necessario attuare politiche compatibili con la riduzione del latte prodotto”.