29 Gennaio 2024 | dal Territorio

Cia Treviso sceglie la via del confronto in Assemblea

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Le richieste del comparto agricolo in crisi devono trasformarsi in proposte, poi condivise in un confronto politico a più livelli

“Lo diciamo e ribadiamo che non si può far finta che l’agricoltura italiana stia bene e che non ci siano problemi”. Queste le parole del presidente nazionale Cristiano Fini all’assemblea che Cia Treviso ha convocato con i delegati degli agricoltori soci. Cia, in questo contesto tumultuoso, vuole “evidenziare le azioni di mobilitazione intraprese e il valore del confronto, nelle sedi opportune, tra organismi accreditati e istituzioni e interlocutori economici. Nel nostro agire ci siamo posti obiettivi concreti e non ideologici con spirito di unitarietà che fa parte del nostro Dna”.

Il 26 ottobre scorso, Cia-Agricoltori Italiani, ben consapevole della situazione drammatica e dell’importanza urgente di dare voce al comparto, è scesa in piazza a Roma, con una mobilitazione nazionale, sotto lo slogan “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri. Non siamo il problema, ma la soluzione”, per rivendicare la centralità dell’impresa agricola nell’economia nazionale ed europea e il suo valore per i territori e le comunità. Una manifestazione, fortemente voluta, che ha visto in Piazza Santi Apostoli migliaia di agricoltori arrivati da tutta Italia per esprimere, civilmente, tutto il dissenso e malessere delle imprese agricole e presentare le istanze più dirimenti per il settore.

“La nostra campagna di mobilitazione ha significato, oltre che scendere in piazza, andare nelle opportune sedi e, con forza ribadire, la necessità di un intervento. Siamo un'associazione dove alle parole preferiamo anticipare sempre un confronto e un ragionamento, che diano indirizzo alle azioni e alle proposte che portiamo a tutti i livelli tecnici e della politica, dall’ambito regionale ai tavoli nazionali e europei -ribadisce Salvatore Feletti, presidente Cia Treviso-. Alzare la voce in alcune occasioni serve, come abbiamo fatto noi a Roma qualche mese fa, ma il dialogo e il confronto costruttivi sono fondamentali per riuscire a ottenere le misure che servono a rispondere alla crisi che il nostro comparto sta attraversando”.

“Da tempo chiediamo alle autorità competenti un piano strategico e di prospettiva che metta al centro l’impresa agricola e il reddito. Siamo scesi in piazza per far valere le nostre ragioni e ora proseguiremo nel tenere il punto: rivendichiamo con forza quel piano agricolo nazionale annunciato a più riprese negli anni scorsi dai vari Governi, ma mai realizzato -aggiunge il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini-. Abbiamo presentato un pacchetto di proposte immediatamente praticabili, ora serve la volontà politica per procedere in tal senso”.

Alcune delle molteplici sfide che Cia-Agricoltori Italiani riconosce nel suo documento e si impegna a portare attivamente nel confronto, nel dibattito e nel dialogo con le istituzioni regionali, nazionali ed europee:

VALORE LUNGO LA FILIERA - Una legge quadro per il riconoscimento del valore delle produzioni delle imprese agricole lungo la filiera, prima di tutto garantendo l’equo compenso, certificato e incentivando gli accordi di filiera.

CENTRALITÀ AREE INTERNE E AGRICOLTURA FAMILIARE - Norme che valorizzino il ruolo dell’agricoltura familiare nelle aree interne del Paese, dove è necessario uno snellimento burocratico e il riconoscimento economico per chi, da sempre, agisce come custode del territorio.

CONSUMO DI SUOLO ZERO - Partendo dalle esperienze legislative di alcune regioni, una legge quadro per il consumo zero del suolo agricolo. Quindi, il no a nuove cementificazioni o a pannelli solari a terra.

RISORSA ACQUA - Subito un Piano strategico nazionale per la costruzione di grandi invasi a usi plurimi, che, insieme a soluzioni aziendali, facciano fronte al problema della carenza idrica, contrastando alluvioni e dissesto idrogeologico.

EMERGENZA FAUNA SELVATICA - Raccordo di tutte le leggi regionali per rendere operativa ed applicabile la legge nazionale, fornendo così lo strumento applicativo alle regioni.

REVISIONE DELLA PAC - Questa Pac non funziona, troppa burocrazia e inapplicabilità degli eco-schemi che colpevolizzano l’agricoltura e gli sottraggono importanti risorse. Va abolito, immediatamente, l’obbligo al 4% di incolto. Occorre, dunque, stringere i tempi e intervenire efficacemente per una Pac non più punitiva, ma incentivante, capace di orientare le risorse verso la tutela del reddito delle imprese e non sulla rendita fondiaria e per politiche attive di gestione del rischio.

CRISI CLIMATICA - Puntare sulla ricerca agricola, anche varietale, per ridurre i costi di produzione e aumentare la redditività delle imprese. Le Tecnologie di evoluzione assistita (Tea) siano una priorità, per colture resistenti ai patogeni e resilienti ai cambiamenti climatici.

FITOFARMACI - Non possiamo rinunciare, per imposizioni normative comunitarie, a principi attivi senza la disponibilità di valide alternative.

MERCATI - Serve una maggiore attenzione alla politica commerciale europea, in particolare sul Mediterraneo, garantendo la reciprocità delle regole negli scambi.


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