13 Aprile 2023 | dal Territorio

Cia Rovigo: Delta del Po a rischio con trivellazioni area Alto Adriatico

#ambiente #paesaggio #territorio
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Il presidente Faccini: "Contrari a ripresa operazioni. Anche Chiese locali perplesse su questione"

Anche il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Rovigo, Erri Faccini, presente oggi pomeriggio al convegno "Le trivellazioni in Adriatico: domande per il presente, responsabilità per il futuro", in programma nella sala Eracle di Porto Viro. “Il fatto che le Chiese locali si stiano interrogando sulla questione rappresenta uno stimolo per tutta la collettività -spiega lo stesso presidente-. Da anni la nostra posizione è molto chiara, e non lascia spazio ad alcuna interpretazione: siamo contrari ad una ripresa di tali operazioni, senza se e senza ma”. Eventuali nuove trivellazioni nell’area dell’Alto Adriatico, infatti, "causerebbero un’irrimediabile ingressione salina nel Delta del Po, un maggiore rischio di erosione delle coste e di inondazioni e, non da ultimo, un danno economico irreversibile per l’intero territorio”.

Il fenomeno della subsidenza, originato a partire dagli anni Cinquanta dalla massiccia estrazione di metano dal sottosuolo, ha provocato "un abbassamento abnorme e non uniforme del territorio deltizio, che si è aggiunto al naturale bradisismo della Valle Padana e agli assestamenti locali indotti dal prosciugamento e dai processi di combustione delle sostanze organiche più superficiali”. A tutt’oggi, senza nessuna estrazione in corso, "nei punti più critici il piano campagna registra minimi di oltre 4 metri sotto il livello del mare, con crescente pericolosità sotto il profilo idraulico; una condizione resa più acuta dalla diffusa erosione delle barriere naturali a mare costituite da cordoni dunosi più recenti”. Peraltro, come evidenziato da diversi studi, “le quantità di idrocarburi eventualmente estratte non sarebbero tali da cambiare in modo sostanziale la dipendenza nazionale dalle fonti fossili di importazione”. "Indicare il settore degli idrocarburi come una priorità nazionale, assegnando a questa attività nuove concessioni, significa, di fatto -conclude Faccini- togliere risorse economiche, normative e finanziarie alle nuove fonti energetiche, proprio nel momento in cui stiamo vivendo una profonda trasformazione verso un modello energetico maggiormente sostenibile”.


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