17 Giugno 2026

Cia Rovigo: allarme siccità, nel Delta del Po è già crisi idrica

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Nel Delta del Po è già crisi idrica. Oggi il Consorzio di bonifica Delta Po ha fatto sapere che attualmente nella sezione di Pontelagoscuro viene registrata una portata del Po di 440 metri cubi al secondo, un valore al di sotto della soglia critica (450 metri cubi al secondo), oltre la quale anche le barriere antisale perdono efficacia nel contenimento del cuneo salino. Al fine di tutelare il patrimonio agricolo del territorio “occorre adottare misure straordinarie, quali limitare o sospendere parzialmente le derivazioni e le prese d'acqua nei tratti più esposti al fenomeno”. Non solo. “Si sta registrando una progressiva e preoccupante risalita del cuneo salino, lungo i tratti terminali dei rami deltizi. Tale fenomeno di intrusione di acqua marina ha raggiunto distanze significative nell'entroterra, superando i limiti di tollerabilità per l'uso irriguo; l'impiego di acque con elevati livelli di salinità per l'irrigazione comporta un rischio elevato di salinizzazione dei suoli e danni irreversibili alle colture”. L’allarme, dunque, è scattato.

Secondo Cia Rovigo, quest’estate si prospetta una crisi idrica importante: “Non abbiamo ancora delle stime ufficiali, ma potrebbe essere equiparabile a quella che si è verificata nel 2022”. Allora il comparto agricolo polesano subì danni per circa 100 milioni di euro. In alcune zone della provincia il mais, coltura particolarmente idroesigente, toccò punte del -90%, mentre la soia toccò sfiorò un -60%.

“Non dobbiamo farci trovare impreparati da qui alle prossime settimane -osserva il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini-. Il principio cardine è che non deve venire sprecata nemmeno una goccia d’acqua, sia ad uso agricolo che civile. Ne va anche del mantenimento dei nostri ecosistemi”. Fra gli interventi richiesti dal Consorzio di bonifica Delta Po, “la modifica dei turni irrigui, adattandoli alle limitazioni dovute dalla contingente situazione di intrusione salina. Serve poi privilegiare, ove possibile, metodi di irrigazione localizzata e ad alta efficienza per ottimizzare la risorsa, quando disponibile. Oltre che un monitoraggio costante della disponibilità (o meno) della risorsa nelle prese più vicine”.

“Auspichiamo una forte presa di posizione da parte delle Istituzioni per garantire un corretto approvvigionamento della risorsa idrica sia ad uso agricolo che civile”, chiarisce lo stesso Faccini. Non solo. Il Polesine risente delle decisioni prese a monte a riguardo della gestione del Po: “Patiamo le conseguenze della siccità, con il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna che all’occorrenza si accaparrano quanta più acqua possibile ad uso irriguo. La nostra terra è quella più sacrificata lungo l’asta del Po. L’ultima, in ogni senso”. Motivo per cui, conclude, “ribadiamo con forza la necessità di una cabina di regia unica”.