02 Febbraio 2026

Cia Reggio: l'agrivoltaico divora i terreni agricoli. A rischio il futuro del territorio

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"La transizione energetica è una sfida che l’agricoltura non ha mai rifiutato. Ma non può essere affrontata sacrificando i terreni a vocazione agricola e mettendo a rischio il futuro delle nostre produzioni". Così Lorenzo Catellani, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Reggio, interviene sul progetto di mega impianto agrivoltaico previsto nell’area della Giarola, nel Comune di Reggio Emilia.
"Parliamo di oltre 13 ettari di campagna -prosegue Catellani- in una zona fertile, storicamente agricola, che rappresenta un patrimonio produttivo, ambientale e identitario per il nostro territorio. È sbagliato considerare questi interventi automaticamente ‘di pubblica utilità’ senza una reale pianificazione che tenga conto del valore strategico del suolo agricolo".
"Non siamo davanti a singoli casi isolati, ma a una pressione crescente e organizzata sul suolo agricolo. Se non si interviene ora, il rischio è di perdere pezzi interi di territorio produttivo", avverte Catellani che richiama anche la recente normativa approvata dal Governo in materia di aree idonee e agrivoltaico: "È ora che ogni livello istituzionale faccia la propria parte. Il Governo deve garantire un quadro normativo chiaro e coerente, capace di definire quando l’agrivoltaico è realmente compatibile con la produzione agricola, evitando interventi solo di facciata. Occorre distinguere il vero agrivoltaico da quegli impianti che sottraggono suolo agricolo e non assicurano la continuità dell’attività agricola. Allo stesso tempo, è fondamentale permettere ai Comuni di valutare i singoli progetti e di pianificarne la realizzazione a livello territoriale".
Secondo Cia-Agricoltori Italiani Reggio Emilia, a rendere la situazione ancora più critica è il comportamento commerciale delle società energetiche: "Ogni settimana agli imprenditori agricoli arrivano offerte per l’acquisto dei terreni a prezzi anche tripli rispetto al valore agricolo reale. È una strategia commerciale estremamente aggressiva, che altera il mercato fondiario, mette sotto pressione le aziende agricole e finisce per penalizzare chi vuole continuare a fare agricoltura".
"Quando il valore della terra viene deciso dall’energia e non dall’agricoltura, il sistema è già fuori equilibrio", rimarca Catellani.
Una dinamica che rischia di produrre effetti irreversibili:
"In questo modo si incentiva l’abbandono dei terreni, si indebolisce il ricambio generazionale e si compromette la capacità del territorio di continuare a produrre cibo e valore".
Da qui l’appello al Governo: "Chiediamo che la nuova normativa nazionale accompagni i territori con regole territoriali più stringenti, in grado di tutelare le aree a vocazione agricola e le eccellenze agroalimentari del Paese. Le energie rinnovabili devono essere sviluppate, ma nei luoghi giusti: aree industriali dismesse, coperture, superfici già compromesse, parcheggi e aree prive di vocazione agricola. Non nei terreni agricoli produttivi".
La conclusione di Catellani è chiara: "La transizione energetica è una sfida che va governata, non subita. Senza regole chiare e senza una tutela reale del suolo agricolo, il rischio è quello di compromettere in modo irreversibile un patrimonio che appartiene a tutta la comunità".