Cia Padova: crisi nera per i 400 allevamenti di vacche da latte dell'Alta
Aumentati i costi energetici, i produttori stanno lavorando in perdita
Non c’è fine alla crisi del prezzo del latte, che coinvolge direttamente 400 allevamenti dell’Alta, zona storicamente vocata. Oggi produrre un litro di latte costa oltre 50 centesimi al litro. Mentre per un litro di latte spot - cioè il latte crudo che viene venduto sul mercato “a pronti”, senza contratti a lungo termine tra allevatori e industrie - vengono riconosciuti al singolo allevatore appena 20 centesimi al litro (con picchi di 22 centesimi). E con il conflitto in Medio Oriente in atto -fa notare Cia Padova- da qui alle prossime settimane la forbice potrebbe allargarsi.
“Sono aumentati, e verosimilmente aumenteranno ancora, i prezzi dei concimi, del gasolio agricolo e dell’energia elettrica, almeno di un 30-35%. Peraltro, tutti gli allevamenti sono strutture fortemente energivore”. Il latte spot rappresenta il 40% di quello immesso sul mercato. L’altro 60% è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito.
“Fatti due conti -spiega il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini- gli allevatori stanno lavorando in perdita. Si noti che tale situazione di estrema difficoltà sta andando avanti da ottobre; questa che stiamo attraversando è una tempesta perfetta, il comparto rischia il definitivo ko. Il nodo sta in un surplus produttivo a livello europeo e nel rallentamento della domanda interna di latte”.
Il fatturato annuo provinciale riconducibile alla produzione di latte si aggira sugli 80 milioni di euro. “Gli allevatori non hanno alcuna voce in capitolo al tavolo delle trattative -spiega lo stesso direttore-. Subiscono il prezzo del latte che altri decidono per loro. È chiaro che siamo di fronte ad un punto di non ritorno”.
In altri termini, o vi è una presa di posizione forte e immediata, anche da parte del mondo della politica, o il settore sarà destinato gradualmente a scomparire. Non si tratta di un momento contingente delicato, piuttosto di una fase che, per l’appunto, potrebbe durare ancora a lungo. Quando chiude un’azienda agricola, ricorda Antonini, “a rimettercene, a cascata, è l’intero tessuto socio-economico di un territorio”.
Nello specifico, “non possiamo assorbire questo ennesimo shock energetico con, in aggiunta, un ulteriore taglio dei margini di guadagno". Appena dieci giorni fa l’annuncio della sospensione delle attività nell’anno in corso dello zuccherificio di Pontelongo. “L’agricoltura padovana sembra essere sotto attacco -conclude il direttore di Cia Padova-. Se ne esce soltanto rimettendo il settore in cima all’agenda politica. Il primario è strategico per le comunità. Gli agricoltori producono cibo sano e genuino, e sono pure i primi custodi del territorio”.