23 Aprile 2024 | dal Territorio

Cia Padova: nel Parco Colli cinghiali in calo del 13%, ma cresce numero caprioli

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Il presidente Trivellato: "Autorità competenti non abbassino la guardia"

L’anno scorso la presenza dei cinghiali nell’area del Parco Colli è diminuita del 13%, mentre nei primi mesi del 2024 si è registrato un calo del 12%. I numeri, comunicati dallo stesso ente Parco, “vanno nella direzione di un generale contenimento degli ungulati, che tanti danni hanno già fatto, e continuano a fare, all’agricoltura”, commenta Cia-Agricoltori Italiani Padova. Non è possibile, però, effettuare un vero e proprio censimento di questa specie.

“Abbiamo interpellato pure l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale -spiega il presidente del Parco Colli, Alessandro Frizzarin-. Dato che le riproduzioni dei cinghiali non seguono una precisa stagionalità, diventa complicato fornire delle cifre ufficiali”. In ogni caso, grazie alla squadra faunistica, ai selecontrollori e alle 50 gabbie dislocate su tutto il territorio degli Euganei, “stiamo riducendo la proliferazione della popolazione, soprattutto di quella più giovane”.

A tale proposito Cia Padova chiede di dare continuità alle operazioni di contenimento, anche alla luce dei risultati raggiunti, in particolare da tre anni a questa parte. “L’invito che facciamo alle autorità competenti -sottolinea il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato- è di non abbassare la guardia: ce lo domandano quegli imprenditori che portano avanti le loro attività nella logica di un’agricoltura di resistenza”. Coltivare dove ci sono delle pendenze, infatti, “diventa quasi un atto eroico”. Peraltro, da sette anni a questa parte sta incrementando pure il numero dei caprioli, probabilmente provenienti dai vicini Colli Berici. Fino a questo momento non hanno causato danni ingenti; tuttavia, la situazione viene monitorata con attenzione sia dal Parco Colli che dagli stessi agricoltori.

Più in generale, è diverso tempo che Cia chiede di modificare la legge 157 del 1992 denominata “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. “La finalità di fondo della normativa, vecchia di più di trent’anni, è indicata già nel titolo -precisa Trivellato-. Nell’attuale contesto storico occorre passare dal principio di protezione a quello di gestione. Gli ungulati sono diventati così numerosi, soprattutto nella zona del Parco, ma sono arrivati pure in pianura, che vanno gestiti, e non protetti, nell’ambito dell’equilibrio dell’intero ecosistema”. Questo punto è indicato pure nel Piano nazionale per l’agricoltura redatto da Cia: “Gli interventi fin qui introdotti sono poco coerenti rispetto agli obiettivi attesi e sono compromessi dalla frammentazione delle regole territoriali. È urgente che le Regioni, nel rispetto della propria autonomia, possano dotarsi di uno strumento unico e replicabile sui vari territori così come vanno risolte le limitazioni della normativa comunitaria sul fronte dei risarcimenti per i danni subiti dalle imprese agricole”.

“Le Istituzioni -conclude Trivellato- dimostrino di stare dalla parte degli agricoltori che, con passione, coltivano sugli Euganei e, di fatto, rappresentano delle sentinelle del territorio”.


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