Cia in piazza a Montecitorio. I conti non tornano se l’Europa arretra sulla Pac
Il presidente Fini: “L’agricoltura non può essere sacrificata sull’altare dei compromessi di bilancio. La sicurezza alimentare non è negoziabile”
A una fase storica eccezionale servono risposte eccezionali. E per affrontare sfide che nessun Paese può sostenere da solo, occorre un’Europa più forte, dotata di un bilancio all’altezza delle grandi questioni geopolitiche, economiche e climatiche. Partendo dall’agricoltura, che ha bisogno di una Pac solida e capace di guardare avanti, non di fare passi indietro. È questo il messaggio con cui Cia-agricoltori italiani apre la seconda settimana della mobilitazione nazionale “I conti non tornano”, davanti a Montecitorio.
Nel mirino di Cia, c’è l’ultima proposta negoziale sul Quadro finanziario pluriennale (QFP). La nego-box presentata dalla presidenza di turno del Consiglio Ue non prevede risorse aggiuntive per l’agricoltura, lasciando ferma a circa 294 miliardi di euro la dotazione complessiva per la Pac post 2027. Non solo. Manca l’autonomia della politica agricola e non ci sono garanzie vincolanti sul 10% del target rurale e sulle risorse della flessibilità di bilancio. A rendere il quadro ancora più grave, il taglio di quasi il 30% alla riserva di crisi agricola, che scenderebbe da circa 900 a 630 milioni di euro annui. Una proposta inaccettabile, che rinforza le ragioni della protesta.
“Non possiamo sopportare che, mentre aumentano le emergenze e si moltiplicano le sfide, Bruxelles risponda indebolendo proprio chi garantisce il cibo sulle nostre tavole -dice il presidente di Cia, Cristiano Fini-. La Pac è la politica più antica dell’Unione e da oltre cinquant’anni assicura stabilità alle imprese, sicurezza alimentare e presidio dei territori. Eppure, oggi si continua a discutere di come ridimensionarla anziché rafforzarla. Le promesse fatte agli agricoltori dalla presidente von der Leyen devono tradursi in impegni concreti, non restare sulla carta”.
Per Fini “non è questa l’Europa di cui abbiamo bisogno. La trattativa deve andare avanti e cambiare totalmente direzione: servono più fondi e certezze, non un’agricoltura sacrificata sull’altare dei compromessi di bilancio”.
Secondo Cia, infatti, la nuova Pac deve restare pienamente comune e autonoma, con un budget adeguato e indicizzato all’inflazione. La rinazionalizzazione, attraverso una programmazione eccessivamente affidata ai singoli Stati, rischia di tradursi in distorsioni della concorrenza e nuove disuguaglianze tra gli agricoltori europei. Inoltre, gli aiuti devono sostenere chi produce e vive di agricoltura, non le rendite passive, con strumenti di gestione del rischio adeguati alle crescenti emergenze climatiche e sanitarie. Fondamentale anche assicurare al settore l’accesso diretto al Fondo Ue per la competitività, per misurarsi ad armi pari con gli altri comparti.
“Oggi l’Europa è davanti a un bivio: deve decidere se riaffermare la centralità del settore oppure marginalizzarlo, pagando le conseguenze disastrose di questa scelta -evidenzia Fini-. Mentre le altre grandi potenze, dagli Usa alla Cina, rafforzano gli investimenti sulle rispettive agricolture, la Ue non può permettersi di arretrare. Senza una Pac forte, non c’è più cibo sicuro, tutela di salute e ambiente, vitalità delle aree interne e futuro delle comunità rurali. È una battaglia che riguarda tutti”.
Per questo, conclude Fini, “non accetteremo che il futuro dell’agricoltura venga deciso al ribasso, né che le promesse si perdano nei negoziati. Continueremo a far sentire la nostra voce finché non arriveranno risposte precise. Perché se l’Europa taglia sull’agricoltura, a pagare saranno produttori e cittadini. E così, i conti non tornano”.