26 Ottobre 2026

Cia Emilia-Romagna: non sussidi, ma strumenti per competere nelle aree interne

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A Pavullo nel Frignano la settima tappa del roadshow “Territori che rigenerano”. Oltre 400 agricoltori presenti al teatro Mac Mazzieri

“La scelta di Pavullo, località di montagna, non è casuale: è un esempio di territorio in cui è più difficile vivere e fare impresa, ma è altrettanto vero che la volontà, la capacità e la caparbietà di agricoltori e cittadini sono il propulsore che sostiene e fa progredire le imprese, fa vivere il territorio”. Sono le parole del presidente di Cia Emilia-Romagna, Lorenzo Catellani, nel dare il via ai lavori della settima tappa di “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, il roadshow promosso da Cia-Agricoltori Italiani e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. L’evento si è tenuto al teatro Mac Mazzieri a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena.

“Le aree interne non sono la periferia o il margine della nostra nazione: sono la spina dorsale dell’Italia”, ha detto Catellani. Solo in Emilia-Romagna la superficie montana è circa il 25% del territorio regionale - pari a circa 5.560 km² su un totale di circa 22.123–22.510 km² - mentre se si considerano complessivamente le aree montane e collinari o i criteri amministrativi e statistici regionali, la quota sale a circa il 35%-40%.

“Dobbiamo rimettere con forza al centro del dibattito pubblico e politico le aree interne, creando condizioni reali affinché le aziende continuino a lavorare e questi territori possano finalmente svilupparsi e prosperare. Dobbiamo garantire un fondamentale diritto civile e umano: il diritto a restare -ha continuato Catellani-. Nessun territorio ha futuro senza le persone che lo vivono. A partire dai nostri agricoltori, che non sono semplicemente produttori di cibo, ma costituiscono il primo e più presidio contro il dissesto idrogeologico e la cura del paesaggio. Rendere competitive queste realtà territoriali non è un atto di carità, significa creare ricchezza, occupazione e valore per l’intero Paese”.

Le aree interne, per Cia, possono e devono diventare anche laboratori a cielo aperto per sperimentare strategie ecosostenibili e di contrasto ai cambiamenti climatici. “Per trasformare le esigenze di chi vive e lavora in questi territori in opportunità concrete -ha aggiunto il presidente di Cia Emilia-Romagna- serve un’alleanza vera tra istituzioni, mondo accademico e imprese. La tappa di oggi si inserisce nel percorso nazionale ‘Territori che rigenerano’, un viaggio con cui stiamo raccogliendo istanze, proposte e buone pratiche da ogni regione”. Tutti questi contributi confluiranno nel Manifesto delle Aree Interne, che sarà presentato a Roma il 30 novembre, con l’obiettivo di tradurre le esigenze delle comunità rurali in una politica di sviluppo sostenibile che renda queste zone una priorità strategica nazionale ed europea. “Alle istituzioni non chiediamo interventi puramente assistenziali o compensativi -ha concluso Catellani-. Non vogliamo sussidi di consolazione, ma chiediamo la possibilità di competere e una strategia fondata sul potenziamento concreto di sanità, mobilità locale e scuola. Investire sui servizi essenziali è molto più urgente e decisivo rispetto alle sole opere pubbliche. Se diamo alle aree interne gli strumenti per competere, queste non saranno più un costo per la collettività, ma il principale motore di ricchezza e innovazione per l’Italia e per l’Europa”.

All’incontro, a cui hanno partecipato oltre 400 agricoltori provenienti da tutta l’Emilia-Romagna hanno aderito i rappresentanti di enti e istituzioni, tra cui l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi: “Va riconosciuto all’agricoltura il ruolo primario sul territorio -ha dichiarato- finanziando le attività di manutenzione svolte dalle aziende agricole. Poi vanno incentivati i giovani agricoltori, attraverso risorse per il primo insediamento e misure specifiche per favorire il ricambio generazionale”.

Gli ha fatto eco Matteo Pagliarani, presidente nazionale dei giovani agricoltori di Cia, che ha auspicato l’istituzione di un contratto formale con i produttori “custodi del territorio”. Ora “trasformiamo le aziende agricole in hub di servizi agroambientali e climatici, riconoscendo il loro contributo alla collettività”, ha rilevato.

Davide Baruffi, assessore regionale alla Montagna, nel suo intervento ha sottolineato la necessità di “garantire che le aree interne siano considerate una risorsa strategica, e non marginale, nelle politiche di sviluppo”. Gianna Bottazzi, presidente di Donne in Campo Emilia-Romagna, ha quindi posto l’accento sulla funzione fondamentale delle donne nella resilienza aziendale e nella comunità. Per garantire la sopravvivenza nelle aree interne, ha ribadito la necessità di infrastrutture di connessione, viabilità sicura, cooperazione nella lavorazione delle tipicità (castagne, frutti rossi) e servizi alle famiglie per favorire il ricambio generazionale.

Numerose anche le testimonianze degli agricoltori: Romina Tedaldi, dell’agriturismo Cà Martino di Premilcuore, nel Cesenate, ha evidenziato il valore delle imprese agricole e agrituristiche nella promozione del territorio, nella tutela del paesaggio e nella costruzione di nuove opportunità di lavoro, capaci di tenere insieme attività economiche, accoglienza e identità locale. Paolo Toni della Fattoria Monte di Bebbio, a Toano di Reggio Emilia, ha testimoniato il percorso di un’azienda cresciuta integrando allevamento, trasformazione, del latte e ricettività agrituristica. Il suo messaggio ai giovani “ho due figlie che restano in azienda”, ha precisato, conferma che investire e vivere in Appennino è possibile e redditizio.

“Occorre una vera e propria strategia come sistema Paese, fondata sulla consapevolezza che la pianura si salva soltanto se si salvaguarda la montagna -ha chiosato Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-. Oggi assistiamo al paradosso di città sature e sovraffollate, incapaci di sostenere la pressione demografica e turistica, a fronte del continuo spopolamento delle aree interne. Tuttavia, se finora il sistema ha continuato ad arretrare, significa che le soluzioni individuate non sono state seguite da azioni conseguenti. Vanno introdotti progetti concreti e immediatamente realizzabili, a partire dai servizi essenziali, e potenziare welfare, sanità e scuola. Al contempo vanno attuate politiche per la manutenzione del territorio: la mancanza di interventi e l’approccio ideologico degli ultimi anni hanno generato danni ingenti che, dall’Appennino, si sono poi riversati fino in pianura”.