dal Territorio
Cia Emilia-Romagna: emergenza manodopera in agricoltura
22 Luglio 2019

L'appello del presidente Fini per garantire flussi e introdurre strumenti contrattuali adeguati

In agricoltura la manodopera è sempre più difficile da reperire e costosa, sia italiana che straniera. Il presidente di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna, Cristiano Fini, denuncia la situazione in un'annata agraria difficile come quella in corso e prezzi della frutta -albicocche in primis- che non coprono i costi produttivi.

“Il ricorso alla mano d’opera per la raccolta della frutta e comunque per i lavori agricoli in generale -osserva Fini- è sempre più problematica e non riguarda solo il personale di nazionalità italiana, ma è altrettanto difficile reperire operai agricoli stranieri.  Poi le aziende emiliano romagnole nella voce costo del lavoro non possono competere con nazioni  europee, come ad esempio la Spagna, che ha oneri sui dipendenti che incidono dell’11% contro il 23% di quelli italiani”.

"Già è difficile programmare le raccolte a causa di una offerta di personale scarsa che non si limita solamente a lavoratori italiani -segnala ancora Fini- ma è pure complicato trovare disponibilità in quelli stranieri. Il governo deve quindi garantire flussi migratori commisurati alle esigenze dell’agricoltura, proprio per sopperire alla mancanza di mano d’opera nazionale disposta a lavorare in campagna”.

Fini rileva le difficoltà nel fare ricorso a lavoratori stranieri, anche per le difficoltà nell’ affrontare trasferte lunghe: “Occorre dare loro certezze di lavoro durature, almeno due o tre mesi -sottolinea il presidente di Cia Emilia Romagna- per questo non sempre le aziende sono in grado di garantire occupazione per un periodo lungo, a causa anche della volatilità dei mercati. Se un prodotto ha basse quotazioni l’imprenditore può anche decidere di interrompere la raccolta perché diventa anti economica”.

Fini precisa, inoltre, che mancano degli strumenti contrattuali adeguati e ipotizza al ricorso di agenzie interinali specializzate in grado di gestire personale idoneo ai bisogni delle imprese. “Poi andrebbero reintrodotti i voucher, strumento che ha garantito una  flessibilità di cui le aziende agricole avevano -e che tuttora hanno- bisogno. Una norma specifica, quindi per dare buone risposte al mondo agricolo”.

Cia ricorda che  costi del lavoro sono più alti i Italia rispetto ad altri Paesi europei con vocazione ortofrutticola come la Spagna: “là un dipendente costa 4,000 euro in meno all’anno solo di oneri contributivi rispetto l’Italia -puntualizza Fini- quindi andrebbero quanto meno ‘allineati’ con altre realtà europee. Il tema attuale del salario minimo obbligatorio, poi, va affrontato con prudenza: la trattativa in questo campo fa intrapresa solamente se si abbassano i costi del lavoro. L’imprenditore deve inoltre sostenere e anche quelli legati alla formazione dei dipendenti”.

La normativa sulla sicurezza del lavoro impone, infatti , una serie di attività corsuali finalizzate all’ottenimento di abilitazioni all’uso dei fitofarmaci e dei mezzi agricoli sul personale stagionale. “Sono azioni positive a tutela del lavoratore -conclude Fini-  ma spesso l’agricoltore è impegnato, anche economicamente, su questo versante, consapevole di correre il rischio di non avere la certezza l’anno successivo di poter contare sulla stessa figura professionale”.


Tags: #contratti #ortofrutta

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