dal Territorio
Cia delle Alpi in piazza per salvare cibo e lavoro
11 Aprile 2022

L’allarme dell'Organizzazione provinciale al mercato contadino di Torino

Perché sono sparite le zucchine dal mercato? Perché le stalle rischiano di chiudere? Quale importanza ha il prezzo del latte?

Cia-Agricoltori Italiani delle Alpi ha voluto rivolgersi direttamente ai consumatori, alle istituzioni e ai giornalisti attraverso un incontro pubblico svoltosi ieri al mercato contadino di piazza Palazzo di Città a Torino per spiegare cosa sta accadendo all’agricoltura.

"L’agricoltura sta perdendo dei pezzi -ha esordito il presidente di Cia-Agricoltori Italiani delle Alpi, Stefano Rossotto-, molte attività sono a rischio di sparizione, diventeranno fantasmi, se non si avrà la consapevolezza della grave situazione in cui è improvvisamente precipitato il comparto primario".

Il primo problema è il vertiginoso aumento dei costi di produzione: «L’energia, intesa non solo come corrente elettrica, ma anche come foraggi per gli animali -ha detto Rossotto-, è rincarata del 248 per cento, il gasolio del 77 per cento, il prezzo dei fertilizzanti è cresciuto del 129 per cento, quello dei mangimi del 26 per cento… Gli effetti della guerra in Ucraina sull’agricoltura sono pesantissimi ed in più ci sono i problemi della siccità, della peste suina e dei danni causati dalla fauna selvatica. Bisogna che l’opinione pubblica si renda conto della gravità della crisi agricola, che non potrà non avere presto pesanti ripercussioni sul mercato alimentare, quindi sulla borsa della spesa dei consumatori. Chiediamo l’attenzione delle istituzioni, perché il problema del cibo riguarda tutti, non solo gli agricoltori".

Mentre sulla piazza veniva omaggiato ai consumatori di passaggio un litro di latte, l’allevatore Silvano Rovei spiegava che “molte stalle saranno costrette a ridurre la produzione, se non a chiudere: "I costi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, così come quelli del gasolio -ha osservato Rovei-, costringono le aziende agricole a produrre in perdita. Certamente non si potrà resistere in questa situazione per molto tempo, diversi allevatori per limitare i danni stanno macellando i capi in produzione, intaccando drasticamente il patrimonio zootecnico delle loro stalle da latte. Per salvarsi, agli allevatori andrebbero riconosciuti dai 10 ai 20 centesimi in più al litro per il latte alla stalla. Attualmente, dell’euro e mezzo speso in media dal consumatore per un litro di latte, all’allevatore piemontese vengono dati meno di 40 centesimi".

Analoga la situazione per le aziende da carne: "A causa dei prezzi di vendita troppo bassi dei bovini piemontesi -ha spiegato l’allevatore Gian Piero Ameglio- che non vedono riconosciuti né gli aumenti esponenziali del costo di foraggi e cereali, né il ruolo di tutela e salvaguardia dell’ambiente che questi allevamenti ricoprono, si rischia la chiusura di molte aziende zootecniche, in particolare di quelle più piccole. Non dimentichiamo che, grazie all’adattabilità ad ambienti anche marginali, come quelli collinari e montani, l’allevamento bovino svolge un ruolo determinante per la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del territorio. In particolare, i bovini di razza Piemontese si distinguono per la loro rusticità e capacità di coniugare basse esigenze alimentari a produzioni di carne di qualità superiori. Chiudere un allevamento vuol dire abbandonare un territorio".

Mauro Caucino, orticoltore: "Come rileva la Camera di Commercio -ha detto Caucino-, il gasolio agricolo è passato da 0,70 euro al litro di un anno fa a 1,25 euro al litro di oggi, con un aumento di quasi l’80 per cento. In questa situazione, non è conveniente riscaldare le serre e pertanto diversi ortaggi, come appunto gli zucchini, non ci saranno sul mercato fino a quando le temperature stagionali non si alzeranno. Per le aziende orticole è un problema molo serio, significa non più lavorare, ridurre di molto la produzione e di conseguenza il reddito. Gli interventi messi in campo dal Governo per calmierare il prezzo del gasolio sono importanti, ma non ancora sufficienti per ristabilire l’equilibrio di bilancio delle nostre aziende".

Sul fronte dei consumatori, l’agronomo e giornalista Alessandro Felis ha parlato dell’importanza di “leggere le etichette”: "Quando si compra un alimento  -ha sottolineato Felis- è fondamentale capire cosa esattamente si è acquistato, chi e dove lo ha prodotto e confezionato. L’etichetta dice tutto, bisogna stare attenti se si vuole tutelare la propria salute e la sostenibilità delle aziende che investono nella qualità delle produzioni e nella tutela del territorio dove si vive".

Ad ascoltare le ragioni dei manifestanti agricoli è intervenuta l’assessora al Lavoro della Città di Torino, Gianna Pentenero, che ha sottolineato la necessità di intensificare il dialogo diretto tra produttori agricoli, consumatori, amministratori pubblici e rappresentanti istituzionali: "Quello primario -ha detto Pentenero- è un settore strategico che garantisce il cibo e che va messo in ogni modo al sicuro, a iniziare dalla tutela delle aziende agricole che operano sul territorio. Si tratta non solo di una questione economica, ma di sostenibilità sociale ed ambientale. Città di Torino e Città metropolitana sono pronti a fare la loro parte".

In chiusura, il presidente regionale di Cia-Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, ha posto l’accento sul ruolo sociale dell’agricoltura: "Produttori agricoli e consumatori -ha dichiarato Carenini- sono gli anelli deboli della filiera alimentare. Devono agire insieme per la corretta distribuzione del valore della catena alimentare, impedendo che il prezzo delle crisi venga sempre pagato da loro. La produzione del cibo è strategica e non può essere abbandonata alle speculazioni del mercato".


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