dal Territorio
Cia Basilicata: importanti tradizioni contadine falò di S.Antonio Abate
17 Gennaio 2018

La tradizione contadina e popolare del falò di S. Antonio Abate è molto diffusa in tutta la Basilicata. Il grande fuoco che riscalda la serata è un rito antico di buon auspicio, acceso per propiziare i raccolti delle campagne e riproposto anche in chiave più moderna come momento d'incontro allegro e beneaugurante aperto a tutti. A sottolinearlo è l’Associazione “Basilicata Rurale”-Cia lucana secondo cui le radici di una popolazione debbono essere sempre coltivate e mantenute vive, perché non inaridiscano, perché non ci si dimentichi della cultura e delle tradizioni. Questo e tante altre motivazioni sono la spinta con cui si svolgono i riti ogni anno in questa ricorrenza in onore di S. Antonio Abate protettore degli animali e del focolare domestico, tesori inestimabili per la nostra gente che, in tempi ormai lontani, furono fondamentali per i lavori nella campagna e per il sostentamento delle famiglie. Riti che segnano l’inizio del Carnevale contadino che a Tricarico rinnova la tradizione più conosciuta.

“La Cia già impegnata nella fase congressuale che culminerà in febbraio con l’assise nazionale intende rilanciare l’Associazione ‘Basilicata Rurale’ che -afferma Mimmo Guaragna- è il contenitore per colmare la grave lacuna che si registra nell’associazionismo della cultura popolare contadina. Intendiamo realizzare un osservatorio sulle politiche di welfare, animazione, aggregazione e attività solidaristiche a favore delle comunità delle aree rurali; rafforzare la tutela e la valorizzazione della cultura popolare; favorire una rinnovata attenzione in particolare verso le giovani generazioni; un centro documentale e archivio storico librario relativo alle attività del settore agricolo”. Il 2018 rappresenta un anniversario importante per la Cia, i suoi primi 40 anni. Nata con il nome di Confederazione italiana coltivatori (CIC), partendo dalla fusione di alcune organizzazioni già esistenti di rappresentanza del mondo agricolo: l'Alleanza contadini, la Federmezzadri e l'Unione Coltivatori Italiani, l’organizzazione vanta un percorso storico-culturale di rilievo, con eventi e fatti interessanti anche in Basilicata, come abbiamo voluto esprimere a Tricarico in occasione del 40ennale di Borgo Taccone. “Ed è proprio la Carta di Tricarico -aggiunge Guaragna- che ci fa recuperare il nostro patrimonio storico. L'associazione ‘Basilicata Rurale’ rappresenta, in particolare per i giovani, uno strumento capace di accompagnarci verso il mondo della rappresentanza e dell'impresa. Solo conoscendo il nostro passato possiamo proiettarci verso il futuro. Oltre al ruolo culturale e di ‘memoria’ storica che riveste, l’associazione è anche un serio strumento di animazione e aggregazione, capace di approfondire tematiche e svolgere attività di sostegno alle comunità rurali. L’obiettivo è studiare quelle che sono le ‘nuove’ agricolture, per proiettare i giovani verso un modello di Sviluppo Rurale moderno. Una vera ‘officina delle idee’, che vanta ‘maestri’ di rilievo, protagonisti nella nostra regione. Nell'era dell'autoriforma dell'organizzazione (che punta sulla rappresentanza diretta degli agricoltori), strumenti come Basilicata Rurale sono essenziali per costruire dal basso una solida struttura di rappresentanza capace di leggere e interpretare l’evoluzione della società, i nuovi bisogni delle imprese e dei cittadini, contribuendo allo sviluppo economico, al benessere sociale ed alla tutela del territorio e dell’ambiente”. Naturalmente la capacità deve essere anche quella di "aprirsi" al territorio, con seminari, tavoli di lavoro, pubblicazioni, studi ecc. ed è su questo che oggi si sta lavorando "a ritmi accelerati", coscienti che il futuro della nostra regione può ripartire solo puntando su un'agricoltura che si apre a nuovi settori e nuovi soggetti. Noi continuiamo a sostenere che l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra, tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano.


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