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Cereali: Agia-Cia, innovazioni mirate antidoto contro crisi settore
13 Dicembre 2019

Relazioni e tecnologie per superare rigidità filiera. Grano duro perde terreno, in calo del 6,5%

Per affrontare la crisi che sta investendo il settore cerealicolo italiano, occorre puntare su smart farming e nuovi modelli relazionali, perché portare innovazione nel comparto può contribuire a scardinare rigidità radicate lungo tutta la filiera, dal rapporto con i fornitori al contatto con il consumatore finale. Prima, serve, però, appropriarsi di una vera mappatura delle tecnologie in match più consapevole, con le esigenze di grandi e piccole aziende. A sostenerlo, è Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli di Cia, a quasi un anno di ricerca e analisi sul tema insieme con il Politecnico di Milano e oggi riunita all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (RE) - nell’Emilia Romagna seconda regione d’Italia per produzione di cereali (circa 260.000 ettari coltivati) - per fare il punto con il convegno “Innovare la cerealicoltura italiana. Lo smart farming dei giovani imprenditori agricoli”.

Preoccupano, infatti, le condizioni in cui versa il comparto, segnato dai cambiamenti climatici e stretto tra rese basse e prezzi in calo. Ad essere minata è l’Italia leader nelle produzioni specializzate, prima tra tutte quella di grano duro che nel 2019 viaggia su poco più di 4 milioni di tonnellate (-2,3% sul 2018) con un calo di superfici del 6,5% per 1,2 milioni di ettari impiegati. Crescono del 9% i volumi del grano tenero ma, non risparmiato dal clima anomalo, ha perso qualità. In positivo la produzione del mais, si stima per il 2019 un +2,9% se confermati i circa 6,4 milioni di tonnellate, ma sono diminuite le superfici e i prezzi, sono più bassi del 2,4% rispetto al 2018.

Il climate change, i cui effetti sono evidenti sul prodotto finale, poco c’entra, però, con le difficoltà a evolvere proprie del sistema che governa il settore cerealicolo italiano. Di fatto, l’offerta è frammentata, così come la coesione tra produttori che perdono potere contrattuale.

Di qui in avanti, secondo il gruppo di lavoro promosso da Agia-Cia, a fare la differenza non sarà, infatti, la dimensione aziendale, ma la capacità nell’individuare le scelte di innovazione più adeguate alle fasi del processo, strategiche e funzionali ai volumi dell’impresa. Più smart farming, alleanze con terzisti o stoccatori e sviluppo di protocolli per le grandi imprese. E, quindi, focus su decision support system (DSS), agricoltura di precisione e food integrity tracking. Tipicità, integrazione tra trasformazione e distribuzione, rapporto più diretto con il consumatore al centro, invece, del business di imprese più piccole. Dovranno confrontarsi con tracciatura e valorizzazione di partnership che riconoscano ruolo chiave a territorialità e salubrità, puntando su sostenibilità e narrazione del prodotto.

Per la cerealicoltura italiana è tempo di cambiare passo e innovare nei processi come nelle strategie. Ha detto Stefano Francia, presidente nazionale di Agia-Cia, precisando come la volontà di un evento nella Casa dei Fratelli Cervi voglia ricordarne proprio la grande modernità in campo agricolo. “Il digitale, -ha poi precisato- ha, in tal senso, innescato forti cambiamenti nelle aziende. Serve per questo, una maggiore sinergia tra imprenditori, istituzioni e consumatori, alleanze di sistema sostenute da piani di sviluppo del settore più coraggiosi. Per questo -ha concluso Francia- è opportuno che si investa in conoscenza delle tecnologie, in ricerca e sperimentazione. Che si aiutino le imprese nell’integrazione di nuove forme contrattuali e innovazioni di processo, sostenute da adeguati strumenti di credito per il rischio d’impresa”.

Tra gli intervenuti al convegno: Antonella Incerti, XIII Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati; Aproniano Tassinari, presidente nazionale UNCAI; Alessandro Squeri, presidente Giovani Federalimentare; Marco Pirani, presidente PROGEO; Simone Agostinelli, Sustainable Farming Professional Barilla Spa; Marco Bergami, membro comitato prezzi Borsa merci di Bologna; Marco Bettiol, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Università di Padova; Pietro Torresan, docente a contratto al Politecnico Milano; Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna; Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia; Luca Trivellato, vicepresidente nazionale Agia-Cia; Valeria Villani, presidente Agia-Cia Emilia-Romagna e Carmelo Allegra, presidente Agia-Cia Sicilia e Giuseppe Mecca, presidente Agia-Cia Basilicata.


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