dal Territorio
Campi invasi da fiumi e torrenti: così aumenta erosione campagna toscana
10 Febbraio 2020

Colpa di clima e burocrazia. Lettera di Cia Toscana a governatore Rossi e assessori Remaschi e Fratoni

Come se non bastassero i 100 mila ettari di superficie agricola persi dalla Toscana nell’ultimo decennio; adesso sono i fiumi e i torrenti, più che in passato, a erodere il terreno coltivabile alle aziende agricole. Per effetto dell’orografia del territorio -è l’allarme lanciato da Cia Toscana- in alcuni tratti del percorso di fiumi e torrenti verso la foce, avviene il rilascio di materiali inerti sul letto, con conseguente allargamento del letto del fiume che va ad allagare i campi.

Una situazione molto preoccupante che Cia Toscana ha fatto presente, attraverso una lettera dettagliata, al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e agli assessori all’Agricoltura Marco Remaschi e all’Ambiente Federica Fratoni.

In passato, questo fenomeno è stato gestito dragando il letto dei fiumi, prelevando gli inerti e destinandoli a un uso in edilizia che, oggi in base alle norme vigenti in materia, non è più possibile.

“Oggi -ha spiegato Luca Brunelli, presidente Cia Toscana- nello stato dei corsi d’acqua, nei periodi di piogge in occasione anche di normali ondate di piena, i campi vengono spesso invasi da fiumi e torrenti, diventando, prima casse di espansione poi letto del fiume, provocando gravi danni ai campi stessi ed alle coltivazioni sovrastanti. Ripristinare i campi per farli divenire nuovamente coltivabili non è sempre possibile, ma anche dove potrebbe esserlo, i tempi sono lunghi (si tratta talvolta di anni) e i costi divengono molto alti, in alcuni casi più del valore del terreno”.

Una situazione ulteriormente aggravata dalla maggiore frequenza di piogge torrenziali che negli ultimi anni avvengono, anche probabilmente per effetto dei cambiamenti climatici.

I danni ricevuti dalle aziende agricole per le alluvioni degli anni passati -ha evidenziato Cia Toscana nella missiva inviata in Regione- sono stati risarciti solo marginalmente dagli enti pubblici, provocando un grave problema di reddito e di prospettiva ai conduttori di tali aziende, come confermato anche dall’ultima alluvione dell’autunno sorso, per la quale ancora non abbiamo nessuna certezza sull’eventuale risarcimento spettante alle imprese agricole.

“E’ pertanto necessario affrontare questa emergenza per ridare prospettiva e reddito a quegli agricoltori che si trovano in questa condizione, mettendo in sicurezza i campi, per evitare nuovi danni alle aziende agricole e spreco di denaro pubblico”, ha aggiunto il presidente Brunelli.

Nelle situazioni dove è difficile o impossibile predisporre opere sicure atte alla protezione dei campi e delle coltivazioni -ha scritto Cia Toscana- non possiamo accettare che questi appezzamenti di terreno di proprietà privata, che rappresentano un valore patrimoniale, oltre che uno strumento di reddito e di lavoro per gli agricoltori, diventino di fatto del demanio pubblico gratuitamente. La perdita dei campi in prossimità degli argini dei corsi d’acqua riduce sensibilmente la produzione della azienda (trattasi in genere di terreno irriguo e fertile).

Per le aziende interessate, si rende necessario ricercare nuovi terreni da condurre, pena la chiusura dell’impresa stessa, con le difficoltà conseguenti, come la divisione dell’unità aziendale e, nel caso in cui i terreni disponibili sono in vendita, ulteriori difficoltà sono rappresentate dai costi d’acquisto.

La categoria degli agricoltori, al momento della pensione, percepisce un assegno economicamente basso, e il valore del proprio “podere” e la conseguente monetizzazione in vecchiaia, rappresenta la possibilità o meno di trascorrere gli ultimi anni dignitosamente e in serenità.

“La Cia -ha concluso il presidente Brunelli- chiede un particolare interessamento alla Regione Toscana, per mettere in atto tutte le azioni necessarie per valutare puntualmente le varie realtà e predisporre gli interventi di carattere tecnico, normativo e finanziario per rimuovere queste difficoltà, ove di competenza regionale, e di farsi parte attiva nei confronti di altri enti interessati per gli aspetti di loro competenza”.


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