06 Febbraio 2023 | dal Territorio

Agroalimentare: Cia Padova, perse in un anno 321 aziende agricole

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Comparto in difficoltà nei dati dell’ultimo report a cura di Veneto Agricoltura

In un anno, tra il 2021 e il 2022, in provincia sono andate perse 321 aziende agricole. Stando all’ultimo report sull’andamento del settore agroalimentare, a cura di Veneto Agricoltura, oggi le imprese agricole regolarmente iscritte al registro della Camera di Commercio di Padova sono 11.080 (-2,9% rispetto al 2021).

“Sono soprattutto quelle con ridotte capacità ad incontrare elevate difficoltà nel fronteggiare gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici, della concorrenza dei mercati esteri e degli shock internazionali quali la pandemia, la guerra in Ucraina e i rincari delle materie prime”, commenta Cia-Agricoltori Italiani Padova. A questo trend “bisogna aggiungere il fatto che tanti imprenditori agricoli, una volta in pensione, dismettono l’attività. Non sempre, infatti, i figli sono disposti a portare avanti questo lavoro così peculiare”. Non solo. Nonostante gli sforzi, per i giovani risulta quasi impossibile aprire da zero una nuova attività agricola, dati gli altissimi costi. Non esiste, di fatto, un vero e proprio ricambio generazionale.

Per quanto riguarda le varie colture, la provincia torna al primo posto a livello veneto relativamente alla superficie vocata a mais (30.900 ettari, +1,4%). Tuttavia, il caldo anomalo e la siccità registrati nell’estate dello scorso anno hanno “bruciato” interi appezzamenti, con perdite delle rese fino ad un -50%. Il territorio padovano è al primo posto pure in termini di coltivazione di orzo (5.500 ettari, +26,3%) e dell’asparago (690 ettari, +4,4%). Secondo posto, invece, per la coltura della soia (33.800 ettari, +3,5%, subito dietro alla provincia di Venezia, 36.150 ettari), frumento tenero (20.700 ettari, -4,1%, subito dietro la provincia di Rovigo, 23.800 ettari), radicchio (1.000 ettari, +6%), patata (500 ettari, +7,6%), zucchina (230 ettari, +1,5%) e cipolla (100 ettari, -10%). Stabili la produzione delle mele (405 ettari), mentre i peri si estendono su una superficie complessiva di 268 ettari, -17,8%. La superficie coltivata a olio, soprattutto nell’area dei Colli Euganei, si attesta a 440 ettari, -2,4%. In leggero calo la produzione di latte (-0,4%); diminuisce quella della carne bovina (-3,5%) e della carne avicola (-20%). In quest’ultimo caso, va ricordato che nel secondo semestre del 2021 il Veneto è stato interessato da dei focolai di influenza aviaria, cui sono seguiti, per legge, degli abbattimenti di migliaia di capi. Incrementa, infine, la produzione delle uve (+7,4%).

“I dati di Veneto Agricoltura -sottolinea il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato- mostrano un quadro in chiaroscuro. L’innalzamento dei prezzi delle materie prime agricole e dei costi energetici hanno frenato il settore”. Oltre a queste criticità, “rimane irrisolto il grande tema dei cambiamenti climatici, che non consentono agli agricoltori di redigere una programmazione agronomica certa. Nell’attuale contesto gli imprenditori agricoli vengono equiparati ad un pronto soccorso: sono tenuti, ad esempio, a far fronte agli eventi atmosferici avversi, sempre più frequenti”.

"In primo luogo -osserva Trivellato-, occorre perseguire la logica dell’autonomia energetica, anche affrancandoci dalle ormai vecchie fonti fossili. Siamo inoltre chiamati a rinnovare i mezzi tecnici al fine di centrare l’obiettivo di un maggior efficientamento produttivo e logistico”. Tutti punti, questi, che stanno alla base del raggiungimento di un equo reddito a favore delle imprese agricole. Spesso lungo la filiera “dalla terra alla tavola” vi sono delle speculazioni difficili da intercettare, e che finiscono per ridurre il guadagno degli agricoltori ai minimi termini (di contro, aumenta il costo finale del prodotto).

“Sono necessari interventi a sostegno delle filiere più in difficoltà -continua il presidente di Cia Padova-, come quelle del mais, dell’ortofrutta e la zootecnia”. Il prossimo Psr, Programma di sviluppo rurale, peraltro, “dovrà prevedere delle misure finalizzate all’ammodernamento di tutte le nostre aziende agricole”. Alla politica, conclude il presidente, “chiediamo di guardare al nostro comparto come strategico in chiave ambientale, economica e sociale”.


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