Agroalimentare: Cia Padova, per ora nessun dazio Usa, ma attenzione resta alta
Per ora nessun dazio Usa all’orizzonte relativamente all’agricoltura padovana, ma l’attenzione rimane altissima. L’export agroalimentare della provincia vale complessivamente oltre 1 miliardo di euro all’anno. Fra i maggiori prodotti esportati i vini dei Colli Euganei, che da quindici anni a questa parte hanno proprio negli Stati Uniti l’acquirente principale.
"Abbiamo registrato un’impennata di richieste oltreoceano, soprattutto da dopo il Covid -sottolinea Cia Padova-. I cittadini americani apprezzano le nostre eccellenze, e il trend è in continua espansione”. Non esistono dati ufficiali relativamente alle perdite di export se dovessero venire applicati i dazi.
“In ogni caso -precisa il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini- il danno per i nostri agricoltori sarebbe ingente”. Fra le contromisure eventualmente da adottare, un abbassamento del prezzo finale di vendita al consumatore americano; questa azione, però, finirebbe con l’assottigliare ancor di più i già esigui margini di guadagno. In tutto questo, il presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno tariffe del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, anche dal Canada e dal Messico. “Adesso non possiamo far altro che attendere gli sviluppi. La risposta dei nostri produttori è e sarà sempre la qualità e la genuinità, elementi riconosciuti per l’appunto a livello internazionale”. Quel che più preoccupa gli imprenditori agricoli, casomai, è il protocollo commerciale Mercosur, ovvero l’accordo di libero scambio fra l’Unione Europea e Paesi quali Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, siglato lo scorso 6 dicembre.
“Gli Stati sudamericani in questione -chiarisce Antonini- possono ancora coltivare gli appezzamenti agricoli facendo uso di molteplici fitosanitari, cosa che invece non succede all’interno della Comunità europea. Quest’ultima, anzi, ha vietato di recente diversi antiparassitari”. Fra i Paesi Ue e quelli extra, “deve valere il principio della reciprocità; altrimenti vengono a crearsi delle disparità a netto sfavore delle aziende agricole”.
Il punto focale resta dunque la garanzia di un equo reddito per le oltre 11mila imprese agricole padovane. A tal riguardo, sottolinea il direttore di Cia Padova, “il primo step è la reale applicazione di quanto previsto Decreto legislativo 198 del 2021 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare: all’agricoltore deve venire corrisposto un valore che vada almeno a coprire le spese di produzione. Un principio che può sembrare assurdo; tuttavia, vi sono dei casi in cui i produttori sono costretti a lavorare in perdita”. Occorre, conclude, “superare tale logica e riconoscere loro la giusta redditività”.