17 Febbraio 2005
Competitività da costi. I fattori della produzione
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COMPETITIVITA' DA COSTI
I FATTORI DELLA PRODUZIONE
Scheda di approfondimento
FATTORE TERRA PER L'IMPRESA
La terra, il capitale ed il lavoro sono i fattori base della produzione, secondo l'economista Ricardo ed ogni attività agricola si compie sul bene terra e l'intero settore dell'agricoltura è a sostegno dell'economia nazionale .
Il razionale sfruttamento fondiario è richiamato all'articolo 44 della Costituzione quale finalità istituzionale e l'imprenditore agricolo nella sua valenza produttiva, commerciale, sociale ed ambientale è protagonista ed interprete di questa realtà.
Per l'ambiente in concreto l'attuale riforma Pac ha imposto vincoli di buon governo, la condizionalità, all'agricoltore per l'ottenimento dell'aiuto unico.
L'agricoltore svolge l'attività conducendo il fondo in proprietà o in affitto , contratto in crescente diffusione , e in compartecipazione stagionale .
Il continuo adattamento degli indirizzi produttivi in armonia con gli aiuti comunitari evidenzia in particolare come l'affitto sia una leva a servizio dell'imprenditore: esso risponde alla domanda fondiaria in modo più elastico e più economico dell'acquisto, in termini di programmazione dell'attività e di sopportabilità nel bilancio aziendale .
Tale disamina è confortata dal censimento Istat del 2000 in cui si evidenzia che un terzo degli ettari in produzione è condotto in affitto e che la superficie media aziendale, in regime di conduzione mista, parte in proprietà e parte in affitto riferite al medesimo imprenditore, è passata dai 18 ettari del censimento 1990 ai 21 del 2000.
Esigenze e difficoltà delle imprese
L'esigenza primaria è un accesso alla terra in un mercato fondiario dinamico, in cui per quanto attiene l'affitto, domanda ed offerta convergano con il rispetto dell'attività imprenditoriale dei concessionari e della giusta retribuzione del capitale fondiario investito dei concedenti .
Il patrimonio fondiario rischia di contrarsi con l'allargamento dei centri urbani; in aggiunta in attesa di un cambio di piano regolatore la proprietà terriera è cauta ad immettere sul mercato terre destinate ad una lievitazione di valori in quanto edificabili.
Il dgl. di Riforma della Politica Agricola 99 del 2004 ha previsto agevolazioni fiscali per l'accorpamento di porzioni fondiarie con il vincolo di coltivazione decennale, offrendo un presidio di difesa della produzione contro politiche territoriali poco sensibili al comparto agricolo.
Si è inteso superare le difficoltà e le insufficienze di proprietà frammentate e si è creato secondo i piani regionali il compendio unico in cui si riconoscono tante unità fondiarie, insufficienti a sé stanti, che concorrono alla formazione di un corpo aziendale forte con un fatturato apprezzabile dal comparto agricolo e valido per l'economia dell'intera comunità territoriale .
Entro i tempi contrattuali vi deve essere per l'imprenditore che conduce in affitto pari opportunità di gestione rispetto all'imprenditore che conduce in proprietà .
La pari opportunità si attua in assenza di vincoli contrattuali che inibiscono il regime dei miglioramenti e di rinunce ad indennità legittime e di cogestione arbitraria degli aiuti comunitari, cogestione che configurerebbe il regime oggi fuori legge dei contratti associativi del passato .
Vi è quindi la questione del costo dell'affitto che deve essere rapportato in misura congrua alla produzione del fondo.
E' evidente che nella lievitazione dei valori di tutti i beni immobili in una stagione propensa all'investimento immobiliare, in buona parte sostitutivo dell'investimento in borsa, anche il costo del solo possesso del bene, il canone d'affitto, è conseguentemente in crescita fisiologica.
Pur con questa consapevolezza l'impresa deve comunque essere messa in grado di avere in costi e ricavi un segno positivo per essere sul mercato .
Le proposte della Cia
1) In merito alla conduzione non in proprietà è da sviluppare una prassi contrattuale dell'affitto in cui le durate siano rispondenti agli indirizzi produttivi ed i canoni si attestino in media al 15 per cento della produzione fondiaria .
2) Per rafforzare un affitto in deroga equilibrato è utile giungere agli Accordi Collettivi su base territoriale approntando griglie di durate e di canoni di riferimento compatibili con le esigenze delle imprese, entro cui il contratto individuale colga il proprio assetto.
In essi, già presenti in tutto il territorio nazionale, sono anche rintracciabili le esclusioni di clausole vessatorie in forma implicita perché in essi sono in positivo richiamati i diritti degli affittuari nella gestione manageriale.
La produzione di accordi collettivi sono un valido strumento nello specifico per istruire le concessioni delle terre pubbliche, concessioni disciplinate dalla legislazione dell'affitto, vasti appezzamenti che rappresentano la spina dorsale del patrimonio fondiario nazionale.
3) E' di interesse manageriale la produzione di contratti di affitto di fondo con conseguente affitto di aiuto comunitario in cui l'aiuto riconosciuto all'imprenditore storico del triennio 2000-2003, anche proprietario della terra, si trasferisce al suo affittuario.
4) Per la conduzione in proprietà si deve favorire, ove l'autonomia privata lo richiede, l'acquisto del fondo condotto in affitto con il passaggio dallo status di affittuario allo status di proprietario, ricorrendo al sostegno creditizio dell'Ismea per il consolidamento del possesso con la proprietà.
Bisogna altresì accompagnare il processo di formazione dei compendi unici su base regionale.
5) In aggiunta in una crescente globalizzazione dei mercati e commistione dei fattori produttivi bisogna agevolare la creazione di nuove società agricole di persone e di capitali in cui soggetti estranei al settore, innovativamente possono essere ricompresi in esse, secondo il dgl. della Riforma della Politica Agricola 228 del 2001.
Il tutto per rivitalizzare il settore con un ampliamento della platea dei suoi operatori, con un innesto di varie professionalità per produrre con più innovazione e risorse economiche e salvaguardare la stessa maglia poderale nazionale .
COSTO DEL LAVORO IN AGRICOLTURA
Il costo del lavoro è determinato da due componenti principali: la retribuzione corrisposta ai lavoratori, e tutti gli elementi ad essa correlati, e la contribuzione previdenziale ed assicurativa che sulla base della suddetta retribuzione è dovuta dai datori di lavoro, ma anche dai lavoratori autonomi, all'INPS e all'INAIL.
Quando si parla dell'esigenza di incidere sul costo del lavoro si intende principalmente incidere non sul versante retributivo, intervento assolutamente impensabile perché andrebbe a compromettere direttamente le possibilità economiche dei lavoratori, ma piuttosto si tratta di ridurre il peso degli oneri contributivi.
La pressione contributiva gravante sulle imprese agricole assuntrici di manodopera continua ad essere sostenuta ed in progressiva crescita.
La situazione attuale
Prendiamo in esame la situazione della contribuzione agricola per il 2005.
Nel 2005 le cifre sono le seguenti: le aliquote contributive a carico dell'azienda di tipo tradizionale per gli operai a tempo indeterminato (di seguito denominati oti) sono pari al 36,0965%, per gli operai a tempo determinato (di seguito denominati otd) a 35,8965%, per le aziende con processi di tipo industriale l'aliquota è per gli oti si attesta a 39,2965 e per gli otd a 39,0965, per gli operai agricoli dipendenti da aziende diretto coltivatrici abbiamo un'aliquota a carico dell'azienda per gli oti pari a 34,5665 e per gli otd un'aliquota pari a 34,3665.
Si tratta, in maniera evidente, di oneri molto alti e, oltretutto, in crescita perché ogni anno decorrono gli aumenti contributivi programmati dal d. lgs 146/97 (+0,20% per le imprese agricole tradizionali e + 0,60% per quelle con processi produttivi industriali) finalizzati a realizzare il graduale allineamento delle aliquote previdenziali agricole a quelle degli altri settori.
Prendendo a riferimento il contributo dovuto dalle aziende per gli otd,, anche il rapporto con la situazione degli altri paesi europei, attesta un livello di contribuzione comunque sostenuto.
Paesi
% a carico dei datori di lavoro per gli otd
Francia
38,66
Italia
35,89
Finlandia
35,72
Belgio
32,53
Svezia
30,98
Spagna
29,10
Austria
26,35
Portogallo
21,50
Germania
19,35
Irlanda
9,00
Regno Unito
5,20
Olanda
5,15
Danimarca
3,50
Rispetto a questa situazione bisogna considerare i 10 paesi di recente ingresso nell'UE, per i quali non è neppure possibile al momento definire il costo del lavoro e, pertanto, ogni paragone risulta addirittura improponibile.
In ogni caso parlare di aliquote contributive europee richiede molta prudenza. Ogni sistema contributivo e fiscale è il prodotto di scelte politiche (in campo economico, erariale, fiscale, del lavoro, al tipo di sistema di sicurezza sociale sviluppatosi nei vari Paesi e alle forme, esclusivamente o prevalentemente pubbliche e/o private, di partecipazione al suo finanziamento, ecc.) fatte, nel tempo, da ciascun Paese. La contribuzione complessiva al sistema di sicurezza sociale dei vari Paesi presenta, infatti, una variabilità estremamente ampia. L'ampiezza della forbice è sicuramente legata non solo alle diverse modalità di finanziamento dei corrispondenti sistemi previdenziali, ma anche ai meccanismi attraverso i quali sono determinate le stesse prestazioni. I sistemi di tutela sociale sono diversi in ciascuno dei paesi europei, come diverse sono le fonti che li sostengono e ciò rende difficilmente comparabili, ad esempio, le aliquote previste nel nucleo di cui fanno parte i paesi scandinavi, dove la protezione sociale è un "diritto di cittadinanza", la cui copertura è universale, con prestazioni aggiuntive, integrative sostenute da "schemi professionali obbligatori" e le aliquote previste nel nucleo dei paesi dell'Europa meridionale, dove, indipendentemente dal grado di "maturazione" dei diversi sistemi di tutela, è caratterizzante l'elevato tasso di "particolarismo", sia sul versante delle prestazioni sia su quello del finanziamento. Proprio questi "particolarismi" non consentono ad alcuno di rapportare l'aliquota in vigore in Italia con quelle dei paesi dell'Europa centrale e ancor di meno con i paesi scandinavi. Il raffronto si potrebbe al più sostenere tra i diversi "sistemi paese", in cui s'includono il fisco, le retribuzioni, la pubblica amministrazione e così via comparando.
Di sicuro, però, si può affermare che i meccanismi vigenti nel sistema della previdenza agricola italiana e che determinano un onere contributivo così alto sono superati e tutti da rivedere.
Proposte per ridurre i costi del lavoro
Ogni proposta di intervento deve tenere conto del fatto che lo Stato non ha risorse disponibili e pertanto esse vanno reperite all'interno del sistema e del settore. Ciò è possibile solo attivando un percorso virtuoso che colleghi la riforma degli ammortizzatori sociali agricoli alla stabilizzazione e all'aumento dell'occupazione attraverso adeguati incentivi contributivi e fiscali e al miglioramento delle prestazioni per chi ne ha effettivamente diritto.
1) Revisione della previdenza agricola. Dal momento che l'elevato costo degli oneri sociali è dovuto alle prestazioni temporanee erogate dall'INPS, risulta abbastanza evidente che la riduzione degli oneri contributivi passa da una revisione dell'attuale sistema di previdenza agricola, in particolare dei criteri per avere accesso alle suddette prestazioni.
Tale collegamento è, del resto, obbligatorio poiché non vi sono risorse per finanziare una riduzione delle aliquote contributive e pertanto, le risorse vanno reperite sempre all'interno del sistema e del settore.
Circa 600mila lavoratori agricoli beneficiano ogni anno delle prestazioni temporanee (il numero è impressionante se si pensa che il numero complessivo di lavoratori agricoli è di circa 900 mila). Nel 2003 gli importi per le indennità di disoccupazione si sono attestati intorno a 1,06 (1,03) miliardi di euro, ed anche questo è un dato eclatante se si pensa - ad esempio - che per gli edili gli importi per la medesima prestazione si sono attestati a 64 milioni di euro).
Tale revisione deve essere operata in base a criteri di maggiore selettività attraverso le seguenti linee di intervento :
- aumento delle giornate necessarie per accedere al limite minimo dei trattamenti (portandole dalle attuali 51 ad almeno 78);
- eliminazione delle soglie di accesso (101 e 151 giornate) per le indennità speciali e introduzione di meccanismi di accesso direttamente proporzionali alle giornate di lavoro effettivamente prestate;
- ampliamento dell'area contributiva nei confronti di tutti coloro che utilizzano l'attività agricola, finora non identificati;
2) Riduzione delle aliquote. Congelamento degli aumenti annuali, riordino e conseguente riduzione delle aliquote contributive dovute dalle aziende agricole di almeno il 20%.
I due interventi suddetti presentano indubbi vantaggi. Da una parte una maggiore selettività degli ammortizzatori sociali serve a garantire prestazioni più consistenti di quelle attuali e mirate a chi ne ha effettivamente diritto e consentirebbe di introdurre ammortizzatori finora non previsti (Cassa Integrazione Guadagni anche per gli otd), dall'altra parte una diminuzione degli oneri contributivi sul costo del lavoro rappresenta un incentivo alle imprese per creare e sviluppare occupazione.
3) Eliminazione del salario medio convenzionale. Attualmente il salario medio convenzionale è la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali agricoli degli otd. Occorre eliminare tale antico e perverso, che porta di per sé ad un aumento della contribuzione del 20-30% e prendere a riferimento solo i salari contrattuali;
4) Introduzione di incentivi all'occupazione, sotto forma di agevolazioni contributive, in favore delle imprese che:
- incrementano il numero di giornate denunciate per almeno un triennio;
- attivano nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
- trasformano a tempo indeterminato rapporti a tempo determinato;
- rinnovano l'anno successivo con lo stesso lavoratore, rapporti a tempo determinato, disciplinati dagli articoli 19 e 20 del CCNL degli operai agricoli del 10 luglio 2002 (cioè 100 giornate distribuite nell'arco dell'anno oppure 180 giornate annue di effettivo lavoro da svolgersi nell'ambito di un unico rapporto continuativo).
5) Semplificazione. Non trascurabile come voce di costo un sistema di adempimenti burocratici in materia di lavoro e previdenza, che si caratterizza per il numero impressionante di comunicazioni e registrazioni che l'azienda è tenuta ad effettuare, spesso di difficile attuazione e spesso inutile. Gli interventi di semplificazione più urgenti sono quelli in materia di sicurezza e di collocamento. Inoltre, è opportuno prevedere un regime amministrativo e contributivo particolarmente semplificato e poco oneroso per il lavoro stagionale, soprattutto quello prestato dai lavoratori extracomunitari. Una disposizione simile è già in vigore in altri paesi europei, quali Francia, Spagna, Germania e Portogallo.
Una volta riportato entro limiti sostenibili il costo del lavoro, le aziende potrebbero investire risorse in azioni direttamente mirate a rafforzarne la competitività, quali ad esempio aumentare la qualità dell'occupazione attraverso il contributo alla formazione dei lavoratori, all'innovazione ed alla ricerca.
IL CREDITO IN AGRICOLTURA
La situazione attuale
Il rapporto dell'impresa agricola con il mondo del credito in questi ultimi anni si è caratterizzato per una forte trasformazione del sistema e delle regole: abbiamo assistito ad una despecializzazione del credito con un conseguente ricorso del settore agricolo al credito ordinario. Sono scomparsi gli istituti di credito agrario lasciando alle banche ordinarie il compito di intrattenere rapporti con il mondo delle imprese agricole, creando comunque condizioni di forte criticità ed un peggioramento nei rapporti.
In questi ultimi tempi il sistema bancario sembra aver recuperato un certo interesse per il settore primario, reputato meno rischioso di quelli tradizionali (industriale –commerciale), ma si trova ad affrontare due ordini di problematiche: la prima legata alla necessità di riduzione dei costi, fra cui una voce importante è rappresentata dal personale, con il rischio concreto di ridurre fortemente il grado di professionalità, specie nel comparto agricolo, non certo sostituibile con il solo sistema informatico del rating, la seconda legata alla diminuzione di tempo disponibile per fare consulenza alle piccole e medie imprese, circostanza questa che mal si concilia con le necessità delle imprese agricole le quali, invece, abbisognano di maggiori attenzioni proprio per la loro particolare connotazione.
Forti cambiamenti di periodo hanno riguardato anche la tipologia delle imprese agricole e la qualità del credito erogato.
In termini soggettivi sono le imprese giovani a fare maggiormente ricorso al credito, ed ancora, le imprese associate, quelle che affiancano all'attività agricola essenziale le attività connesse di produzione di beni e di fornitura di servizi; le misure contenute nel Decreto Legislativo 99/04, volte a incentivare e valorizzare la forma societaria in agricoltura, è possibile che accentuino queste differenze trattandosi per la quasi totalità di imprese agricole chiamate ad un confronto serrato con il mercato e per questo più vocate ad un impiego strutturale del fattore credito. In tal senso sarà necessario fare uno sforzo di coesione fra imprese a banche.
Gli impieghi bancari a favore del settore hanno subito un significativo incremento rispetto agli anni passati: la consistenza a giugno 2004 del settore agricoltura, silvicoltura e pesca è stata accertata in 28.774 milioni di euro con un incremento di circa il 9% rispetto all'anno precedente. Interessante anche il dato rispetto al complessivo degli impieghi che vede il settore rappresentare il 4,3% della consistenza complessiva.
I dati riferiti nello specifico al credito agrario, di cui all'art.43 del TUB, rilevano in circa 13.291 milioni di euro l'ammontare complessivo degli investimenti, con un incremento del 5,37% negli ultimi 3 anni; di questi la maggior parte, vale a dire 8.819 milioni di euro sono stati impiegati in investimenti a medio e lungo periodo con un incremento del 9,6% negli ultimi tre anni. Viceversa si è assistito ad una significativa flessione degli investimenti di durata inferiore a 18 mesi che hanno evidenziato un trend negativo del 2,37% sempre con riferimento allo stesso periodo.
La stessa domanda di credito ha dunque variato la sua composizione, dove a fronte ancora del prevalere del credito per l'acquisto di macchinari agricoli, si sta affermando l'esigenza di impegnare capitali per realizzare innovazioni di processo e di prodotto oppure per incentivare talune attività legate all'internazionalizzazione dell'impresa ed alla sua nuova dimensione di soggetto ed entità protagonista della nuova visione dell'agricoltura multifunzionale e pluriattiva.
Il ricorso al credito da parte delle imprese agricole si confronta comunque con una situazione in cui il costo del denaro è ancora eccessivamente oneroso, più elevato senz'altro rispetto alle altre attività economiche: solo i servizi alberghieri, l'edilizia ed i servizi di trasporto interno scontano dei tassi maggiori. Il tasso medio delle operazioni oltre i cinque anni ammonta al 4,49%, quello per l'acquisto di macchine agricole il 4,58%; rispetto alla localizzazione degli sportelli i tassi d'interesse più alti vengono praticati nell'Italia meridionale ed insulari rispettivamente stimati nel 5,52% e 5,64%.
Esigenza dell' impresa agricola
L'accordo di Basilea2 sul credito, con l'introduzione a partire dal 2007 di nuovi criteri di valutazione per l'erogazione del credito pone ulteriori interrogativi rispetto alla situazione attuale, sia in termini di rischio che di opportunità per le imprese agricole.
Se infatti il settore agricolo si caratterizza per una diffusa sottocapitalizzazione, per un carenza di cultura d'impresa e per una gestione della finanza in forma passiva, vale a dire ritardata rispetto al verificarsi dei bisogni, il sistema bancario ha le sue criticità nel fatto che è sprovvisto di figure in grado di valutare correttamente il business aziendale, ha una gestione della finanza basata più sulle garanzie personali/patrimoniali piuttosto che sulla determinazione del fabbisogno legato alla gestione, ha avviato da tempo un processo di concentrazione con conseguente incorporazione delle banche locali e delle realtà più piccole che comunque esercitavano una funzione di stimolo ed il compito di attuare un circolo virtuoso che consentiva di reinvestire nella propria area di attività i capitali raccolti.
Altrettanto interessanti le opportunità che le imprese agricole possono cogliere dall'introduzione di questa nuova metodologia; il salto di qualità richiesto pone infatti le basi per migliorare la gestione contabile ed amministrativa dell'impresa, la qualità dei bilanci e con questo l'opportunità di autovalutare il valore dell'impresa stessa. Non di meno l'introduzione di modelli di valutazione (rating) porranno le banche in una condizione di accresciuta competitività che consentirà all'imprenditore agricolo di valutare le proposte più vantaggiose.
Alcuni studi effettuati su campioni di imprese operanti in altri settori economici rilevano come l'impatto delle nuove metodologie di valutazione del rischio produca effetti fortemente diversificati a seconda della dimensione della stessa impresa, riconoscendo al mondo delle PMI una criticità quasi inesistente, marcando viceversa una sostanziale differenza fra le imprese operanti nel nord e centro Italia, rispetto alle imprese dell'area meridionale ed insulare.
Le dimensioni delle imprese agricole, per gran parte di piccola e media entità, fanno ritenere possibile un impatto non traumatico delle nuove regole, a condizione comunque che l'imprenditore agricolo italiano sia nelle condizioni di relazionarsi con il sistema bancario fornendo dati ed indicatori certi, chiari e trasparenti della propria azienda agricola; occorre in sintesi che l'imprenditore, nella quasi totalità dei casi non obbligato dal legislatore ordinario e fiscale alla redazione di alcun bilancio, acquisisca questa nuova cultura, intesa non solo come necessità, ma soprattutto come opportunità per una verifica sistematica della situazione economica e patrimoniale della propria attività.
Il sistema bancario deve altrettanto responsabilmente riconoscere al settore agricolo quelle prerogative e peculiarità che difficilmente possono essere valutate soltanto attraverso il rating; esso va inteso come indice, come opinione, non come certezza. Il rischio altrimenti è che si continui a valutare l'impresa soltanto sulla base delle garanzie reali, depotenziando in questo modo lo spirito imprenditoriale che anima in particolar modo le giovani generazioni.
In agricoltura, forse più che in altri settori, peraltro è forte e sentita la necessità di un cambio generazionale che ha bisogno per questo di sostegno ed incentivazione: i giovani imprenditori, in particolare nella fase di start-up, sovente devono ricorrere al mercato del credito, che quindi deve dimostrarsi attento e sentirsi fortemente coinvolto, altrimenti si corre il rischio di una continua marginalizzazione del settore primario.
Le proposte della CIA
Le Istituzioni devono essere fortemente coinvolte in questo processo che tende ad una armonizzazione delle regole e delle procedure; è attraverso un mirato, condiviso, progettuale intervento che possono essere create le condizioni per migliorare il grado di competitività delle imprese agricole, inserendosi in questo filone anche la tematica legata al credito.
E' necessario operare continuamente interventi nel capitale di rischio delle imprese, mediante forme di contributo, piuttosto che di garanzie o di contro garanzie; in tal senso riveste un ruolo di assoluta centralità ISMEA, quale Ente pubblico economico, oggi investito di tutte le competenze legate al credito in agricoltura, dopo anche l'acquisizione del Fondo Interbancario di Garanzia e della Sezione Speciale del Fondo stesso.
Lo sviluppo dell'agricoltura e il potenziamento delle imprese agricole passa certamente attraverso un pieno e costante coinvolgimento degli enti pubblici preposti che devono essere da stimolo anche nella creazione di forme di gestione associata, pure evolute rispetto agli attuali stereotipi; in questo ISMEA dovrà essere stimolata ad intervenire a favore del potenziamento delle nuove forme societarie sorte a seguito dell'introduzione del D.Lgs 99/04, che ha previsto un nuova archetipo di società: la società agricola.
Ciò risponde alla stessa volontà recata dalla norma che è quella di offrire al mondo delle imprese agricole le migliori condizioni per essere vincenti in un mercato fortemente indefinito e per questo oltremodo competitivo. Interventi nel capitale di rischio dovranno comunque rispondere alle esigenze diffuse del mondo delle imprese, fra cui quelle legate alla multifunzionalità della stessa; in tal senso immaginare una partecipazione pubblico-privato in una società agricola che si occupa di tutela, salvaguardia, valorizzazione del territorio potrebbe non essere molto distante dalla realtà di un futuro assai prossimo. Promuovere queste aggregazioni significherebbe offrire in particolare a determinate imprese agricole la possibilità di integrare la propria attività tradizionale e dall'altra parte, specie agli enti locali, la possibilità di operare in prima persona in modo responsabile e condiviso.
L'intesa che ISMEA ha siglato con la più grande società di rating al mondo, la Moody's/K-M-V per la realizzazione di un modello di rating<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.cia.it/cia/age/#_ftn1" name=_ftnref1>[1]</a> per le imprese agricole va salutato con favore e con interesse in quanto si pone nell'ottica di dare risposta ad una criticità cronica del settore agricolo.
Occorrerà comunque un coinvolgimento, anche in questo progetto, del mondo delle imprese in modo da definire l'intero processo di filiera che soltanto al suo apice oggi si trova ad essere affrontato.
La Confederazione Italiana Agricoltori ritiene che la tematica legata al credito sia una delle priorità da affrontare per dare adeguate risposte e validi strumenti alle imprese agricole, sia a quelle legate al mercato che alle altre con connotazioni più marcatamente sociali.
In tal senso si ritiene indispensabile, da una parte far crescere la cultura di impresa e dall'altra fornire, nel contempo, la vitale assistenza alle imprese agricole nell'area finanziaria; per realizzare questi obiettivi la Confederazione interverrà creando una struttura di consulenza globale, diffusa su tutto il territorio nazionale, presso la quale le imprese potranno usufruire di un programma qualificato di assistenza strategica e gestionale.
Centrale in questo progetto il ruolo dei consorzi fidi sia per le funzioni di garanzia che continueranno ad offrire, che per l'attività di assistenza alle imprese; primaria è inoltre la necessità di ottimizzare il rapporto con gli istituti di credito.
Basilea2 ci sollecita ad intervenire per tempo e dunque la CIA ritiene indispensabile creare strumenti e modelli leggibili dal sistema bancario ed altrettanto utili all'impresa per valutare il proprio rischio, in modo da consentire, soprattutto alle PMI, di autoanalizzare la propria attività anche mediante la costruzione di un valido business plan utile ad affinare le conoscenze nel capo della pianificazione finanziaria e della valutazione dell'iniziativa intrapresa o da intraprendere.
<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.cia.it/cia/age/#_ftnref1" name=_ftn1>[1]</a> Avuto presente che il rating si basa su indagini qualitative e quantitative, e all'interno di queste ultime l'analisi del bilancio rappresenta un peso del 40%, ci si chiede come sia possibile la costruzione di un modello di rating quando la maggior parte delle PMI agricole non dispone di tale documento. Il superamento della problematica dunque richiede una stretta sinergia fra i vari soggetti interessati e trova sicura soluzione nella definizione di un appropriato modello bancabile.
COMPETITIVITA' DA COSTI
I FATTORI DELLA PRODUZIONE
Scheda di approfondimento
FATTORE TERRA PER L'IMPRESA
La terra, il capitale ed il lavoro sono i fattori base della produzione, secondo l'economista Ricardo ed ogni attività agricola si compie sul bene terra e l'intero settore dell'agricoltura è a sostegno dell'economia nazionale .
Il razionale sfruttamento fondiario è richiamato all'articolo 44 della Costituzione quale finalità istituzionale e l'imprenditore agricolo nella sua valenza produttiva, commerciale, sociale ed ambientale è protagonista ed interprete di questa realtà.
Per l'ambiente in concreto l'attuale riforma Pac ha imposto vincoli di buon governo, la condizionalità, all'agricoltore per l'ottenimento dell'aiuto unico.
L'agricoltore svolge l'attività conducendo il fondo in proprietà o in affitto , contratto in crescente diffusione , e in compartecipazione stagionale .
Il continuo adattamento degli indirizzi produttivi in armonia con gli aiuti comunitari evidenzia in particolare come l'affitto sia una leva a servizio dell'imprenditore: esso risponde alla domanda fondiaria in modo più elastico e più economico dell'acquisto, in termini di programmazione dell'attività e di sopportabilità nel bilancio aziendale .
Tale disamina è confortata dal censimento Istat del 2000 in cui si evidenzia che un terzo degli ettari in produzione è condotto in affitto e che la superficie media aziendale, in regime di conduzione mista, parte in proprietà e parte in affitto riferite al medesimo imprenditore, è passata dai 18 ettari del censimento 1990 ai 21 del 2000.
Esigenze e difficoltà delle imprese
L'esigenza primaria è un accesso alla terra in un mercato fondiario dinamico, in cui per quanto attiene l'affitto, domanda ed offerta convergano con il rispetto dell'attività imprenditoriale dei concessionari e della giusta retribuzione del capitale fondiario investito dei concedenti .
Il patrimonio fondiario rischia di contrarsi con l'allargamento dei centri urbani; in aggiunta in attesa di un cambio di piano regolatore la proprietà terriera è cauta ad immettere sul mercato terre destinate ad una lievitazione di valori in quanto edificabili.
Il dgl. di Riforma della Politica Agricola 99 del 2004 ha previsto agevolazioni fiscali per l'accorpamento di porzioni fondiarie con il vincolo di coltivazione decennale, offrendo un presidio di difesa della produzione contro politiche territoriali poco sensibili al comparto agricolo.
Si è inteso superare le difficoltà e le insufficienze di proprietà frammentate e si è creato secondo i piani regionali il compendio unico in cui si riconoscono tante unità fondiarie, insufficienti a sé stanti, che concorrono alla formazione di un corpo aziendale forte con un fatturato apprezzabile dal comparto agricolo e valido per l'economia dell'intera comunità territoriale .
Entro i tempi contrattuali vi deve essere per l'imprenditore che conduce in affitto pari opportunità di gestione rispetto all'imprenditore che conduce in proprietà .
La pari opportunità si attua in assenza di vincoli contrattuali che inibiscono il regime dei miglioramenti e di rinunce ad indennità legittime e di cogestione arbitraria degli aiuti comunitari, cogestione che configurerebbe il regime oggi fuori legge dei contratti associativi del passato .
Vi è quindi la questione del costo dell'affitto che deve essere rapportato in misura congrua alla produzione del fondo.
E' evidente che nella lievitazione dei valori di tutti i beni immobili in una stagione propensa all'investimento immobiliare, in buona parte sostitutivo dell'investimento in borsa, anche il costo del solo possesso del bene, il canone d'affitto, è conseguentemente in crescita fisiologica.
Pur con questa consapevolezza l'impresa deve comunque essere messa in grado di avere in costi e ricavi un segno positivo per essere sul mercato .
Le proposte della Cia
1) In merito alla conduzione non in proprietà è da sviluppare una prassi contrattuale dell'affitto in cui le durate siano rispondenti agli indirizzi produttivi ed i canoni si attestino in media al 15 per cento della produzione fondiaria .
2) Per rafforzare un affitto in deroga equilibrato è utile giungere agli Accordi Collettivi su base territoriale approntando griglie di durate e di canoni di riferimento compatibili con le esigenze delle imprese, entro cui il contratto individuale colga il proprio assetto.
In essi, già presenti in tutto il territorio nazionale, sono anche rintracciabili le esclusioni di clausole vessatorie in forma implicita perché in essi sono in positivo richiamati i diritti degli affittuari nella gestione manageriale.
La produzione di accordi collettivi sono un valido strumento nello specifico per istruire le concessioni delle terre pubbliche, concessioni disciplinate dalla legislazione dell'affitto, vasti appezzamenti che rappresentano la spina dorsale del patrimonio fondiario nazionale.
3) E' di interesse manageriale la produzione di contratti di affitto di fondo con conseguente affitto di aiuto comunitario in cui l'aiuto riconosciuto all'imprenditore storico del triennio 2000-2003, anche proprietario della terra, si trasferisce al suo affittuario.
4) Per la conduzione in proprietà si deve favorire, ove l'autonomia privata lo richiede, l'acquisto del fondo condotto in affitto con il passaggio dallo status di affittuario allo status di proprietario, ricorrendo al sostegno creditizio dell'Ismea per il consolidamento del possesso con la proprietà.
Bisogna altresì accompagnare il processo di formazione dei compendi unici su base regionale.
5) In aggiunta in una crescente globalizzazione dei mercati e commistione dei fattori produttivi bisogna agevolare la creazione di nuove società agricole di persone e di capitali in cui soggetti estranei al settore, innovativamente possono essere ricompresi in esse, secondo il dgl. della Riforma della Politica Agricola 228 del 2001.
Il tutto per rivitalizzare il settore con un ampliamento della platea dei suoi operatori, con un innesto di varie professionalità per produrre con più innovazione e risorse economiche e salvaguardare la stessa maglia poderale nazionale .
COSTO DEL LAVORO IN AGRICOLTURA
Il costo del lavoro è determinato da due componenti principali: la retribuzione corrisposta ai lavoratori, e tutti gli elementi ad essa correlati, e la contribuzione previdenziale ed assicurativa che sulla base della suddetta retribuzione è dovuta dai datori di lavoro, ma anche dai lavoratori autonomi, all'INPS e all'INAIL.
Quando si parla dell'esigenza di incidere sul costo del lavoro si intende principalmente incidere non sul versante retributivo, intervento assolutamente impensabile perché andrebbe a compromettere direttamente le possibilità economiche dei lavoratori, ma piuttosto si tratta di ridurre il peso degli oneri contributivi.
La pressione contributiva gravante sulle imprese agricole assuntrici di manodopera continua ad essere sostenuta ed in progressiva crescita.
La situazione attuale
Prendiamo in esame la situazione della contribuzione agricola per il 2005.
Nel 2005 le cifre sono le seguenti: le aliquote contributive a carico dell'azienda di tipo tradizionale per gli operai a tempo indeterminato (di seguito denominati oti) sono pari al 36,0965%, per gli operai a tempo determinato (di seguito denominati otd) a 35,8965%, per le aziende con processi di tipo industriale l'aliquota è per gli oti si attesta a 39,2965 e per gli otd a 39,0965, per gli operai agricoli dipendenti da aziende diretto coltivatrici abbiamo un'aliquota a carico dell'azienda per gli oti pari a 34,5665 e per gli otd un'aliquota pari a 34,3665.
Si tratta, in maniera evidente, di oneri molto alti e, oltretutto, in crescita perché ogni anno decorrono gli aumenti contributivi programmati dal d. lgs 146/97 (+0,20% per le imprese agricole tradizionali e + 0,60% per quelle con processi produttivi industriali) finalizzati a realizzare il graduale allineamento delle aliquote previdenziali agricole a quelle degli altri settori.
Prendendo a riferimento il contributo dovuto dalle aziende per gli otd,, anche il rapporto con la situazione degli altri paesi europei, attesta un livello di contribuzione comunque sostenuto.
Paesi
% a carico dei datori di lavoro per gli otd
Francia
38,66
Italia
35,89
Finlandia
35,72
Belgio
32,53
Svezia
30,98
Spagna
29,10
Austria
26,35
Portogallo
21,50
Germania
19,35
Irlanda
9,00
Regno Unito
5,20
Olanda
5,15
Danimarca
3,50
Rispetto a questa situazione bisogna considerare i 10 paesi di recente ingresso nell'UE, per i quali non è neppure possibile al momento definire il costo del lavoro e, pertanto, ogni paragone risulta addirittura improponibile.
In ogni caso parlare di aliquote contributive europee richiede molta prudenza. Ogni sistema contributivo e fiscale è il prodotto di scelte politiche (in campo economico, erariale, fiscale, del lavoro, al tipo di sistema di sicurezza sociale sviluppatosi nei vari Paesi e alle forme, esclusivamente o prevalentemente pubbliche e/o private, di partecipazione al suo finanziamento, ecc.) fatte, nel tempo, da ciascun Paese. La contribuzione complessiva al sistema di sicurezza sociale dei vari Paesi presenta, infatti, una variabilità estremamente ampia. L'ampiezza della forbice è sicuramente legata non solo alle diverse modalità di finanziamento dei corrispondenti sistemi previdenziali, ma anche ai meccanismi attraverso i quali sono determinate le stesse prestazioni. I sistemi di tutela sociale sono diversi in ciascuno dei paesi europei, come diverse sono le fonti che li sostengono e ciò rende difficilmente comparabili, ad esempio, le aliquote previste nel nucleo di cui fanno parte i paesi scandinavi, dove la protezione sociale è un "diritto di cittadinanza", la cui copertura è universale, con prestazioni aggiuntive, integrative sostenute da "schemi professionali obbligatori" e le aliquote previste nel nucleo dei paesi dell'Europa meridionale, dove, indipendentemente dal grado di "maturazione" dei diversi sistemi di tutela, è caratterizzante l'elevato tasso di "particolarismo", sia sul versante delle prestazioni sia su quello del finanziamento. Proprio questi "particolarismi" non consentono ad alcuno di rapportare l'aliquota in vigore in Italia con quelle dei paesi dell'Europa centrale e ancor di meno con i paesi scandinavi. Il raffronto si potrebbe al più sostenere tra i diversi "sistemi paese", in cui s'includono il fisco, le retribuzioni, la pubblica amministrazione e così via comparando.
Di sicuro, però, si può affermare che i meccanismi vigenti nel sistema della previdenza agricola italiana e che determinano un onere contributivo così alto sono superati e tutti da rivedere.
Proposte per ridurre i costi del lavoro
Ogni proposta di intervento deve tenere conto del fatto che lo Stato non ha risorse disponibili e pertanto esse vanno reperite all'interno del sistema e del settore. Ciò è possibile solo attivando un percorso virtuoso che colleghi la riforma degli ammortizzatori sociali agricoli alla stabilizzazione e all'aumento dell'occupazione attraverso adeguati incentivi contributivi e fiscali e al miglioramento delle prestazioni per chi ne ha effettivamente diritto.
1) Revisione della previdenza agricola. Dal momento che l'elevato costo degli oneri sociali è dovuto alle prestazioni temporanee erogate dall'INPS, risulta abbastanza evidente che la riduzione degli oneri contributivi passa da una revisione dell'attuale sistema di previdenza agricola, in particolare dei criteri per avere accesso alle suddette prestazioni.
Tale collegamento è, del resto, obbligatorio poiché non vi sono risorse per finanziare una riduzione delle aliquote contributive e pertanto, le risorse vanno reperite sempre all'interno del sistema e del settore.
Circa 600mila lavoratori agricoli beneficiano ogni anno delle prestazioni temporanee (il numero è impressionante se si pensa che il numero complessivo di lavoratori agricoli è di circa 900 mila). Nel 2003 gli importi per le indennità di disoccupazione si sono attestati intorno a 1,06 (1,03) miliardi di euro, ed anche questo è un dato eclatante se si pensa - ad esempio - che per gli edili gli importi per la medesima prestazione si sono attestati a 64 milioni di euro).
Tale revisione deve essere operata in base a criteri di maggiore selettività attraverso le seguenti linee di intervento :
- aumento delle giornate necessarie per accedere al limite minimo dei trattamenti (portandole dalle attuali 51 ad almeno 78);
- eliminazione delle soglie di accesso (101 e 151 giornate) per le indennità speciali e introduzione di meccanismi di accesso direttamente proporzionali alle giornate di lavoro effettivamente prestate;
- ampliamento dell'area contributiva nei confronti di tutti coloro che utilizzano l'attività agricola, finora non identificati;
2) Riduzione delle aliquote. Congelamento degli aumenti annuali, riordino e conseguente riduzione delle aliquote contributive dovute dalle aziende agricole di almeno il 20%.
I due interventi suddetti presentano indubbi vantaggi. Da una parte una maggiore selettività degli ammortizzatori sociali serve a garantire prestazioni più consistenti di quelle attuali e mirate a chi ne ha effettivamente diritto e consentirebbe di introdurre ammortizzatori finora non previsti (Cassa Integrazione Guadagni anche per gli otd), dall'altra parte una diminuzione degli oneri contributivi sul costo del lavoro rappresenta un incentivo alle imprese per creare e sviluppare occupazione.
3) Eliminazione del salario medio convenzionale. Attualmente il salario medio convenzionale è la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali agricoli degli otd. Occorre eliminare tale antico e perverso, che porta di per sé ad un aumento della contribuzione del 20-30% e prendere a riferimento solo i salari contrattuali;
4) Introduzione di incentivi all'occupazione, sotto forma di agevolazioni contributive, in favore delle imprese che:
- incrementano il numero di giornate denunciate per almeno un triennio;
- attivano nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
- trasformano a tempo indeterminato rapporti a tempo determinato;
- rinnovano l'anno successivo con lo stesso lavoratore, rapporti a tempo determinato, disciplinati dagli articoli 19 e 20 del CCNL degli operai agricoli del 10 luglio 2002 (cioè 100 giornate distribuite nell'arco dell'anno oppure 180 giornate annue di effettivo lavoro da svolgersi nell'ambito di un unico rapporto continuativo).
5) Semplificazione. Non trascurabile come voce di costo un sistema di adempimenti burocratici in materia di lavoro e previdenza, che si caratterizza per il numero impressionante di comunicazioni e registrazioni che l'azienda è tenuta ad effettuare, spesso di difficile attuazione e spesso inutile. Gli interventi di semplificazione più urgenti sono quelli in materia di sicurezza e di collocamento. Inoltre, è opportuno prevedere un regime amministrativo e contributivo particolarmente semplificato e poco oneroso per il lavoro stagionale, soprattutto quello prestato dai lavoratori extracomunitari. Una disposizione simile è già in vigore in altri paesi europei, quali Francia, Spagna, Germania e Portogallo.
Una volta riportato entro limiti sostenibili il costo del lavoro, le aziende potrebbero investire risorse in azioni direttamente mirate a rafforzarne la competitività, quali ad esempio aumentare la qualità dell'occupazione attraverso il contributo alla formazione dei lavoratori, all'innovazione ed alla ricerca.
IL CREDITO IN AGRICOLTURA
La situazione attuale
Il rapporto dell'impresa agricola con il mondo del credito in questi ultimi anni si è caratterizzato per una forte trasformazione del sistema e delle regole: abbiamo assistito ad una despecializzazione del credito con un conseguente ricorso del settore agricolo al credito ordinario. Sono scomparsi gli istituti di credito agrario lasciando alle banche ordinarie il compito di intrattenere rapporti con il mondo delle imprese agricole, creando comunque condizioni di forte criticità ed un peggioramento nei rapporti.
In questi ultimi tempi il sistema bancario sembra aver recuperato un certo interesse per il settore primario, reputato meno rischioso di quelli tradizionali (industriale –commerciale), ma si trova ad affrontare due ordini di problematiche: la prima legata alla necessità di riduzione dei costi, fra cui una voce importante è rappresentata dal personale, con il rischio concreto di ridurre fortemente il grado di professionalità, specie nel comparto agricolo, non certo sostituibile con il solo sistema informatico del rating, la seconda legata alla diminuzione di tempo disponibile per fare consulenza alle piccole e medie imprese, circostanza questa che mal si concilia con le necessità delle imprese agricole le quali, invece, abbisognano di maggiori attenzioni proprio per la loro particolare connotazione.
Forti cambiamenti di periodo hanno riguardato anche la tipologia delle imprese agricole e la qualità del credito erogato.
In termini soggettivi sono le imprese giovani a fare maggiormente ricorso al credito, ed ancora, le imprese associate, quelle che affiancano all'attività agricola essenziale le attività connesse di produzione di beni e di fornitura di servizi; le misure contenute nel Decreto Legislativo 99/04, volte a incentivare e valorizzare la forma societaria in agricoltura, è possibile che accentuino queste differenze trattandosi per la quasi totalità di imprese agricole chiamate ad un confronto serrato con il mercato e per questo più vocate ad un impiego strutturale del fattore credito. In tal senso sarà necessario fare uno sforzo di coesione fra imprese a banche.
Gli impieghi bancari a favore del settore hanno subito un significativo incremento rispetto agli anni passati: la consistenza a giugno 2004 del settore agricoltura, silvicoltura e pesca è stata accertata in 28.774 milioni di euro con un incremento di circa il 9% rispetto all'anno precedente. Interessante anche il dato rispetto al complessivo degli impieghi che vede il settore rappresentare il 4,3% della consistenza complessiva.
I dati riferiti nello specifico al credito agrario, di cui all'art.43 del TUB, rilevano in circa 13.291 milioni di euro l'ammontare complessivo degli investimenti, con un incremento del 5,37% negli ultimi 3 anni; di questi la maggior parte, vale a dire 8.819 milioni di euro sono stati impiegati in investimenti a medio e lungo periodo con un incremento del 9,6% negli ultimi tre anni. Viceversa si è assistito ad una significativa flessione degli investimenti di durata inferiore a 18 mesi che hanno evidenziato un trend negativo del 2,37% sempre con riferimento allo stesso periodo.
La stessa domanda di credito ha dunque variato la sua composizione, dove a fronte ancora del prevalere del credito per l'acquisto di macchinari agricoli, si sta affermando l'esigenza di impegnare capitali per realizzare innovazioni di processo e di prodotto oppure per incentivare talune attività legate all'internazionalizzazione dell'impresa ed alla sua nuova dimensione di soggetto ed entità protagonista della nuova visione dell'agricoltura multifunzionale e pluriattiva.
Il ricorso al credito da parte delle imprese agricole si confronta comunque con una situazione in cui il costo del denaro è ancora eccessivamente oneroso, più elevato senz'altro rispetto alle altre attività economiche: solo i servizi alberghieri, l'edilizia ed i servizi di trasporto interno scontano dei tassi maggiori. Il tasso medio delle operazioni oltre i cinque anni ammonta al 4,49%, quello per l'acquisto di macchine agricole il 4,58%; rispetto alla localizzazione degli sportelli i tassi d'interesse più alti vengono praticati nell'Italia meridionale ed insulari rispettivamente stimati nel 5,52% e 5,64%.
Esigenza dell' impresa agricola
L'accordo di Basilea2 sul credito, con l'introduzione a partire dal 2007 di nuovi criteri di valutazione per l'erogazione del credito pone ulteriori interrogativi rispetto alla situazione attuale, sia in termini di rischio che di opportunità per le imprese agricole.
Se infatti il settore agricolo si caratterizza per una diffusa sottocapitalizzazione, per un carenza di cultura d'impresa e per una gestione della finanza in forma passiva, vale a dire ritardata rispetto al verificarsi dei bisogni, il sistema bancario ha le sue criticità nel fatto che è sprovvisto di figure in grado di valutare correttamente il business aziendale, ha una gestione della finanza basata più sulle garanzie personali/patrimoniali piuttosto che sulla determinazione del fabbisogno legato alla gestione, ha avviato da tempo un processo di concentrazione con conseguente incorporazione delle banche locali e delle realtà più piccole che comunque esercitavano una funzione di stimolo ed il compito di attuare un circolo virtuoso che consentiva di reinvestire nella propria area di attività i capitali raccolti.
Altrettanto interessanti le opportunità che le imprese agricole possono cogliere dall'introduzione di questa nuova metodologia; il salto di qualità richiesto pone infatti le basi per migliorare la gestione contabile ed amministrativa dell'impresa, la qualità dei bilanci e con questo l'opportunità di autovalutare il valore dell'impresa stessa. Non di meno l'introduzione di modelli di valutazione (rating) porranno le banche in una condizione di accresciuta competitività che consentirà all'imprenditore agricolo di valutare le proposte più vantaggiose.
Alcuni studi effettuati su campioni di imprese operanti in altri settori economici rilevano come l'impatto delle nuove metodologie di valutazione del rischio produca effetti fortemente diversificati a seconda della dimensione della stessa impresa, riconoscendo al mondo delle PMI una criticità quasi inesistente, marcando viceversa una sostanziale differenza fra le imprese operanti nel nord e centro Italia, rispetto alle imprese dell'area meridionale ed insulare.
Le dimensioni delle imprese agricole, per gran parte di piccola e media entità, fanno ritenere possibile un impatto non traumatico delle nuove regole, a condizione comunque che l'imprenditore agricolo italiano sia nelle condizioni di relazionarsi con il sistema bancario fornendo dati ed indicatori certi, chiari e trasparenti della propria azienda agricola; occorre in sintesi che l'imprenditore, nella quasi totalità dei casi non obbligato dal legislatore ordinario e fiscale alla redazione di alcun bilancio, acquisisca questa nuova cultura, intesa non solo come necessità, ma soprattutto come opportunità per una verifica sistematica della situazione economica e patrimoniale della propria attività.
Il sistema bancario deve altrettanto responsabilmente riconoscere al settore agricolo quelle prerogative e peculiarità che difficilmente possono essere valutate soltanto attraverso il rating; esso va inteso come indice, come opinione, non come certezza. Il rischio altrimenti è che si continui a valutare l'impresa soltanto sulla base delle garanzie reali, depotenziando in questo modo lo spirito imprenditoriale che anima in particolar modo le giovani generazioni.
In agricoltura, forse più che in altri settori, peraltro è forte e sentita la necessità di un cambio generazionale che ha bisogno per questo di sostegno ed incentivazione: i giovani imprenditori, in particolare nella fase di start-up, sovente devono ricorrere al mercato del credito, che quindi deve dimostrarsi attento e sentirsi fortemente coinvolto, altrimenti si corre il rischio di una continua marginalizzazione del settore primario.
Le proposte della CIA
Le Istituzioni devono essere fortemente coinvolte in questo processo che tende ad una armonizzazione delle regole e delle procedure; è attraverso un mirato, condiviso, progettuale intervento che possono essere create le condizioni per migliorare il grado di competitività delle imprese agricole, inserendosi in questo filone anche la tematica legata al credito.
E' necessario operare continuamente interventi nel capitale di rischio delle imprese, mediante forme di contributo, piuttosto che di garanzie o di contro garanzie; in tal senso riveste un ruolo di assoluta centralità ISMEA, quale Ente pubblico economico, oggi investito di tutte le competenze legate al credito in agricoltura, dopo anche l'acquisizione del Fondo Interbancario di Garanzia e della Sezione Speciale del Fondo stesso.
Lo sviluppo dell'agricoltura e il potenziamento delle imprese agricole passa certamente attraverso un pieno e costante coinvolgimento degli enti pubblici preposti che devono essere da stimolo anche nella creazione di forme di gestione associata, pure evolute rispetto agli attuali stereotipi; in questo ISMEA dovrà essere stimolata ad intervenire a favore del potenziamento delle nuove forme societarie sorte a seguito dell'introduzione del D.Lgs 99/04, che ha previsto un nuova archetipo di società: la società agricola.
Ciò risponde alla stessa volontà recata dalla norma che è quella di offrire al mondo delle imprese agricole le migliori condizioni per essere vincenti in un mercato fortemente indefinito e per questo oltremodo competitivo. Interventi nel capitale di rischio dovranno comunque rispondere alle esigenze diffuse del mondo delle imprese, fra cui quelle legate alla multifunzionalità della stessa; in tal senso immaginare una partecipazione pubblico-privato in una società agricola che si occupa di tutela, salvaguardia, valorizzazione del territorio potrebbe non essere molto distante dalla realtà di un futuro assai prossimo. Promuovere queste aggregazioni significherebbe offrire in particolare a determinate imprese agricole la possibilità di integrare la propria attività tradizionale e dall'altra parte, specie agli enti locali, la possibilità di operare in prima persona in modo responsabile e condiviso.
L'intesa che ISMEA ha siglato con la più grande società di rating al mondo, la Moody's/K-M-V per la realizzazione di un modello di rating<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.cia.it/cia/age/#_ftn1" name=_ftnref1>[1]</a> per le imprese agricole va salutato con favore e con interesse in quanto si pone nell'ottica di dare risposta ad una criticità cronica del settore agricolo.
Occorrerà comunque un coinvolgimento, anche in questo progetto, del mondo delle imprese in modo da definire l'intero processo di filiera che soltanto al suo apice oggi si trova ad essere affrontato.
La Confederazione Italiana Agricoltori ritiene che la tematica legata al credito sia una delle priorità da affrontare per dare adeguate risposte e validi strumenti alle imprese agricole, sia a quelle legate al mercato che alle altre con connotazioni più marcatamente sociali.
In tal senso si ritiene indispensabile, da una parte far crescere la cultura di impresa e dall'altra fornire, nel contempo, la vitale assistenza alle imprese agricole nell'area finanziaria; per realizzare questi obiettivi la Confederazione interverrà creando una struttura di consulenza globale, diffusa su tutto il territorio nazionale, presso la quale le imprese potranno usufruire di un programma qualificato di assistenza strategica e gestionale.
Centrale in questo progetto il ruolo dei consorzi fidi sia per le funzioni di garanzia che continueranno ad offrire, che per l'attività di assistenza alle imprese; primaria è inoltre la necessità di ottimizzare il rapporto con gli istituti di credito.
Basilea2 ci sollecita ad intervenire per tempo e dunque la CIA ritiene indispensabile creare strumenti e modelli leggibili dal sistema bancario ed altrettanto utili all'impresa per valutare il proprio rischio, in modo da consentire, soprattutto alle PMI, di autoanalizzare la propria attività anche mediante la costruzione di un valido business plan utile ad affinare le conoscenze nel capo della pianificazione finanziaria e della valutazione dell'iniziativa intrapresa o da intraprendere.
<a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.cia.it/cia/age/#_ftnref1" name=_ftn1>[1]</a> Avuto presente che il rating si basa su indagini qualitative e quantitative, e all'interno di queste ultime l'analisi del bilancio rappresenta un peso del 40%, ci si chiede come sia possibile la costruzione di un modello di rating quando la maggior parte delle PMI agricole non dispone di tale documento. Il superamento della problematica dunque richiede una stretta sinergia fra i vari soggetti interessati e trova sicura soluzione nella definizione di un appropriato modello bancabile.