dal Territorio
Cia Piemonte: siglato protocollo a sostegno lavoro regolare in agricoltura
14 Marzo 2019

Garantire trasparenza e regolarità nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale in agricoltura, affrontando in modo condiviso le problematiche legate alla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, alla legalità, al trasporto e all’integrazione sociale e abitativa dei lavoratori, in gran parte di origine straniera.

E’ l’obiettivo del protocollo d’intesa sperimentale, siglato il 13 marzo a Torino, nel Palazzo della Regione, tra Regione Piemonte, Agenzia Piemonte Lavoro, Prefetture piemontesi, ispettorato del lavoro, Inps, Inail, Anci Piemonte, organizzazioni sindacali (Flai Cgil e Cgil Piemonte, Fai Cisl e Cisl Piemonte, Uila e Uil Piemonte), associazioni datoriali e cooperativistiche del settore agricolo (Cia-Agricoltori Italiani Piemonte, Confagricoltura, Coldiretti Piemonte, Lega Coop e Confcooperative Piemonte), Arcidiocesi di Torino e Diaconia Valdese.

Per la Regione Piemonte presenti il presidente Sergio Chiamparino, accompagnato dalle assessore al Lavoro, Gianna Pentenero e all’Immigrazione, Monica Cerutti e dall’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero.

Il documento è stato condiviso per prevenire e contrastare l’intermediazione illegale di manodopera nel settore agricolo garantendo, grazie alla collaborazione tra tutti i firmatari, l’applicazione dei contratti di lavoro collettivi, il rispetto dei principi di sicurezza e legalità nei rapporti di lavoro, ma anche la diffusione di buone pratiche volte a difendere e valorizzare la filiera agroalimentare italiana contrastando pratiche commerciali scorrette e ogni forma di sfruttamento della manodopera, e la promozione di iniziative per garantire l’ospitalità dei lavoratori stagionali in condizioni dignitose.

Per intervenire, in particolare, sulla complessa situazione che da diversi anni si verifica nel territorio del Saluzzese, per l’elevata concentrazione di lavoratori di origine straniera impegnati nella raccolta della frutta, il protocollo prevede inoltre l’attivazione, in via sperimentale, di uno sportello dedicato al collocamento pubblico in agricoltura, con l’obiettivo di conoscere e definire il fabbisogno di manodopera, snellire le procedure legate ai contratti di lavoro, prevenire fenomeni di irregolarità. L’Agenzia Piemonte Lavoro si impegna a predisporre, nei centri per l’impiego del territorio, elenchi di lavoratori disponibili al lavoro stagionale nel periodo maggio-novembre e a incrociarli con i fabbisogni occupazionali delle aziende o cooperative agricole, favorendo quindi l’incontro tra domanda e offerta di lavoro regolare.

“Questo protocollo -ha dichiarato il presidente regionale Sergio Chiamparino- conferma l’impegno della Regione Piemonte per la promozione del lavoro regolare in agricoltura e insieme riconosce l’importanza del lavoro stagionale, che in alcuni settori agricoli è uno strumento centrale per garantire qualità e competitività anche internazionale alle nostre eccellenze. Lo sforzo della Regione è quindi di contribuire sempre più a creare condizioni di vita dignitose per tutti i lavoratori stagionali, sull’esempio delle molte esperienze positive già in atto in Piemonte, penso all’accoglienza, che intendiamo moltiplicare e valorizzare”.

“Con riferimento alla legge nazionale per il contrasto al lavoro illegale -ha aggiunto l’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero-, obiettivo del protocollo è migliorare le condizioni di accoglienza dei lavoratori insieme ai soggetti attuatori degli enti locali e alle associazioni. Un testo unico che include il concetto di dignità di tutti i lavoratori, come principio a cui possiamo ispirare le nostre politiche anche nella futura programmazione. Un plauso al mondo agricolo che non si è mai sottratto al confronto ed è in prima fila per garantire la qualità del lavoro nella produzione agroalimentare di qualità”.

“La Cia-Agricoltori Italiani è contro ogni forma di lavoro irregolare -afferma il Presidente regionale di Cia-Agricoltori Italiani Piemonte Gabriele Carenini-. Tra l’altro, la nostra organizzazione si è dotata da tempo al suo interno di un Codice etico, il cui mancato rispetto comporta l’espulsione dell’associato. Anche perché il lavoro irregolare ed in particolare  il caporalato, oltre ad essere pratiche disdicevoli, creano concorrenza sleale nel settore”.


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