14 Febbraio 2023 | News

San Valentino: Cia, boom prezzi rose a 10 euro. Nel bouquet predomina il verde

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Bene per produttori italiani di fronde e fogliame ornamentale. Aumentano vendite a discapito del fiore degli innamorati di provenienza estera

Buone notizie per i produttori italiani di fronde e fogliame ornamentali, che aumentano le vendite a discapito delle rose di provenienza estera. Pur restando il fiore più venduto nella festa di San Valentino, la rosa a gambo lungo (sopra i 70cm) raggiunge i 10 euro a stelo e nei bouquet tende a prevalere la confezione, con surplus di verde reciso. Con il rincaro delle rose, secondo l’Associazione dei Florovivaisti di Cia-Agricoltori Italiani si può, dunque, stimare una maggiore vendita di prodotto nazionale (+20%) grazie soprattutto al ruscus e all’eucalipto, venduti all’ingrosso a 10 euro/Kg. Si prevede anche un +20% di vendita per bouquet misti in cui prevale prodotto tipico Made in Italy, con composizioni dal costo medio di 20 euro: iris, ranuncoli, fresie, anemoni, gerbere e garofani (da 1,5 ai 2 euro del ranuncolo clone, il più pregiato).

A causa dei forti rincari energetici, è sempre più caro l’import estero delle rose da Equador, Colombia, Kenya ed Etiopia, dove il basso costo della manodopera e il clima caldo, che non necessita serre riscaldate, non rendono più competitiva la produzione europea di questo fiore. Cia ricorda come il settore del fiore reciso italiano sia particolarmente legato (a differenza del Nord Europa) alle ricorrenze: la festa della mamma, quella della donna, San Valentino e il giorno dei defunti, che rappresentano più del 50% degli acquisti annui di fiori.

In Italia il florovivaismo rappresenta il 5% della produzione agricola e conta 27 mila aziende e 100 mila addetti, di cui 20 mila coltivano fiori e piante in vaso e 7 mila sono vivai. Il comparto intero vale 2,5 miliardi di euro, con cinque Regioni che intercettano l’80% della produzione nazionale: la Liguria, che copre il 31% del totale, la Campania con il 16%, la Toscana con il 13%, la Puglia con l’11% e la Sicilia con il 10%.


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