dal Territorio
Coronavirus: Cia Padova, protocollo sanitario penalizza 4.500 aziende agricole
19 Maggio 2020

4.500 aziende agricole padovane, con dipendenti e lavoratori stagionali, dovranno pagare, in media, 1.000 euro per rispettare le indicazioni previste dal protocollo sanitario finalizzato al contenimento del covid-19 negli ambienti di lavoro agricolo. Un documento che in questi giorni è allo studio da parte dei Ministeri delle Politiche agricole, della Salute e del Lavoro e delle varie organizzazioni sindacali. Fra sanificazioni degli ambienti, per quelle imprese che al loro interno hanno dei punti vendita diretti (o delle sale, nel caso degli agriturismi), dispositivi di sicurezza quali guanti, mascherine e gel igienizzanti e continue disinfezione dei mezzi agricoli (serve un intervento ad hoc dopo ogni utilizzo) gli operatori della provincia investiranno da qui al termine dell’emergenza almeno 4 milioni e mezzo di euro. Cia-Agricoltori Italiani Padova, peraltro, rileva che nei prossimi mesi la cifra potrebbe essere addirittura rivista al rialzo.

“Con conseguenti riduzioni dei margini di ricavi per gli stessi imprenditori -sottolinea il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini-. Concordiamo sulla necessità di giungere ad uno specifico protocollo a livello nazionale; tuttavia, come sempre le norme vanno applicate col buon senso”. A questo proposito lo stesso Antonini sottolinea che in agricoltura molti lavori vengono svolti all’aria aperta, dove peraltro è possibile mantenere la distanza di sicurezza di ben oltre un metro fra un soggetto e l’altro. Si pensi, ad esempio, alle semine o alle raccolte nei campi -precisa Antonini-. Dipendenti e stagionali non sono certo costretti a rimanere uno accanto all’altro. Chiediamo alle autorità competenti di non aggiungere maggior burocrazia, i nostri agricoltori vengano messi nelle condizioni di poter fare il loro lavoro, senza aggravi. Poco percorribile, appunto, l’obbligo di sanificare i trattori e/o i mezzi agricoli ogniqualvolta sono usati. Già prima dell’emergenza sanitaria i controlli da parte delle autorità competenti erano costanti -spiega il direttore di Cia Padova-. Gli imprenditori agricoli hanno dimostrato grande responsabilità in questo senso, lo faranno pure d’ora in avanti. In ogni caso, occorre tener conto della peculiarità del lavoro stesso”.

Per quanto riguarda la responsabilità del datore di lavoro qualora un dipendente si ammalasse di coronavirus, Cia Padova ricorda che “da sempre i collaboratori sono tutelati dal punto di vista sanitario. Non comprendiamo questo accanirsi, addirittura con eventuale responsabilità civile e penale, nei confronti degli imprenditori. Un lavoratore, stagionale o dipendente poco importa, può contagiarsi dovunque, non solamente in un’azienda”.

“Le maggiori spese, medie, di 1.000 euro -aggiunge il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Padova, Roberto Betto- possono sembrare poca cosa agli occhi dei non addetti. In realtà, si tratta di uscite non preventivabili all’inizio dell’anno che mettono ancor più in difficoltà la filiera agroalimentare padovana. La sicurezza è in cima alla nostra agenda. Basta che non diventi un elemento di rigidità; altrimenti la nostra attività rischia la paralisi. Il nostro è un comparto primario, non dobbiamo correre un rischio del genere”.


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