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Data: 11/10/2010
Titolo: Cia di Ancona: cinghiali, ad Arcevia “Stati generali”. Servono soluzioni definitive
Ora: 12:04
Regione: Marche

 

Hanno devastato terreni, distrutto colture. I cinghiali è bello vederli al cinema o nelle riserve ma quando sfrecciano sui campi o in mezzo alle strade e ai confini delle case private, la questione diventa problema, da risolvere. Sino ad ora tuttavia, pur essendo forte la consapevolezza di come nel settore primario la questione cinghiali stia diventando emergenza la soluzione è ancora ben lontana dall’essere stata trovata. Affrontata in taluni casi sì, risolta, per ora, no.

E proprio per cercare di trovare una via d’uscita alla questione ungulati che la Cia provinciale di Ancona e la Copagri hanno convocato una sorta di “Stati generali” ad Arcevia, invitando le stesse amministrazioni e gli operatori agricoli, la cittadinanza stessa a discutere ancora per trovare finalmente quella soluzioni che sino ad ora sono mancate. Appuntamento di Arcevia per il prossimo 14 ottobre alla sala consiliare (ore 15).

“Non si tratta solo di voler dei rimborsi -sostiene Evasio Sebastianelli, presidente della Cia di Ancona- va trovata una soluzione adeguata e finale. Perché spendere centinaia di migliaia di euro per i rimborsi quando si può prevenire il fenomeno?”.

La situazione è grave: “Le imprese agricole in alcune aree della nostra provincia, oltre la perdita di prodotto, rischiano la perdita di importanti rapporti commerciali costruiti con grande fatica e dopo anni di relazioni – spiega ancora Sebastianelli - Per alcune imprese agricole gli ungulati sono considerati peggio di una calamità naturale e ciò genera incertezza, frustrazione ed impotenza di fronte alla non soluzione del problema da anni denunciato. La buona volontà dimostrata dalla provincia di Ancona e degli Enti parco con le delibere a suo tempo adottate per il contenimento della specie, ad oggi non hanno risolto il problema ne hanno avuto risultati efficaci”.

Partendo da tali premesse la Cia ribadisce alcune richieste importanti: monitoraggio delle specie ungulati e lupi continuo e costante basato su metodi scientifici; per le aree non vocate perseguire l’eradicazione dei cinghiali; nelle aree vocate ma dove il numero di ungulati è di gran lunga superiore alla sopportabilità del territorio, dichiararle specie nocive; dare all’agricoltore la possibilità dell’autodifesa tramite gestione di chiusura o di sparo, il tutto coordinato e controllato dalla Pubblica amministrazione; rispetto da parte di tutti gli Enti preposti della norma sui tempi di risarcimento danni (novanta giorni) dalla presentazione della domanda; costituire un fondo per la prevenzione dei danni.

In definitiva, conclude Sebastianelli, coadiuvato dal presidente della Cia Marche Nevio Lavagnoli, risolvere una volta per tutte la questione cinghiali significa contemporaneamente “ripristinare l’equilibrio tra l’ambiente, fauna selvatica e agricoltura e tutelare la sicurezza stradale, sanitaria, l’ambiente e soprattutto la sopravvivenza delle imprese agricole”.