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Data: 15/03/2004
Titolo: La Cia di Modena sull’emergenza cinghiali: “adesso occorrono fatti e non parole”
Ora: 10:35
Regione: Emilia-Romagna

 

Servono provvedimenti urgenti e risolutivi che vadano oltre le misure fin qui adottate per risolvere il problema della eccessiva presenza di cinghiali nel territorio modenese. E’ in sostanza il contenuto di un documento realizzato dalla Cia di Modena  inviato alle istituzioni modenesi. L’associazione individua, inoltre, dieci comuni (Fanano, Sestola, Montecreto, Guiglia, Zocca, Montese, Pavullo, Serramazzoni, Prignano, Polinago e territori a valle di questi) in cui la presenza del cinghiale non è ‘tollerata’.

“L’eradicazione (cioè la scomparsa totale ) di questa specie non autoctona in talune zone a vocazione agricola della nostra montagna -si legge nel documento- e la drastica riduzione del numero di cinghiali nelle restanti aree deve essere l’obiettivo da perseguire agendo con più azioni come, ad esempio, la caccia di selezione anche nelle zone protette e comunque in tutte quelle aree dove il cinghiale può trovare rifugio”.

La Cia suggerisce anche l’attuazione di un più efficace calendario venatorio che permetta il prelievo per periodi più lunghi ed indipendentemente dall’andamento climatico, nonché il coordinamento dei periodi e delle forme di caccia (con assegnazione di obiettivi minimi di abbattimento) nelle zone di confine con Modena e di Bologna.

“Inoltre, la presenza minima dei cinghiali negli altri territori montani posti a monte non deve superare le densità previste dall’Istituto nazionale della fauna selvatica (Infs) che prevedono un massimo di un cinghiale ogni 200 ettari -evidenzia il documento della Cia- una situazione da verificare periodicamente con censimenti specifici e coinvolgendo i rappresentanti delle associazioni agricole”.

Prevenzione coordinata tra Provincia, enti parco e Ambiti territoriali di caccia, nonché l’adozione di un prontuario per la valutazione e liquidazione dei danni diretti (ma anche indotti) alle colture (come ad esempio la perdita della qualità del prodotto e dei suoi derivati, primo fra tutti il parmigiano Reggiano) sono le richieste del modo agricolo che sollecita anche l’introduzione di “criteri agronomici e diversificati per coltura e non solo economici e quantitativi per la valutazione dei danni, ma anche l’unificazione delle procedure di indennizzo dei danni fra i diversi Enti attraverso la costituzione di uno sportello unico per i danni”.

A tale scopo la Cia propone la costituzione di commissioni di valutazione paritetiche dei danni su tutto il territorio provinciale che comprendano tutte le componenti interessate alla liquidazione. Riguardo agli animali abbattuti nei piani di controllo, l’associazione suggerisce di assegnare metà dei capi abbattuti alla Provincia e alle Comunità Montane per la  costituzione di un fondo integrativo dei danni da cinghiale attraverso anche il ricavato della vendita di metà dei capi abbattuti “oppure la distribuzione equa delle mezzane tra gli agricoltori maggiormente danneggiati”.