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Dal primo novembre niente più olio sfuso dal contadino
Scatta una norma Ue penalizzante per consumatori e produttori

Ma la Cia-Confederazione italiana agricoltori denuncia: ”E’ una legge che va contro una tradizione centenaria e tipica del nostro Paese”. Partita la raccolta delle firme per modificare la normativa comunitaria.

Chi non si è mai recato dal contadino per farsi dare 30 litri di olio genuino? Tutto questo dal prossimo primo novembre non sarà più possibile. Scatta, infatti, la norma europea 1019 del 2002 che obbliga il confezionamento del prodotto, per la vendita, in recipienti da 5 litri, sigillati ed etichettati. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha promosso la raccolta di firme per modificare la legge.

L’Italia -rileva la Cia- è il Paese che vanta il primato mondiale dell’autoconsumo dell’olio extra vergine d’oliva. Ben il 30 per cento del prodotto realizzato non finisce sul mercato. Vale a dire, che delle 500 mila tonnellate, prodotte mediamente in Italia, 150 mila vengono consumate direttamente da chi realizza l’olio.

Bisogna spiegare -sostengono dalla Cia- che sotto la voce statistica “autoconsumo” ricade anche la figura del piccolo produttore (quello che produce circa 400 litri di olio all’anno) che rifornisce, non gratuitamente, parenti ed amici, al bisogno, come in uso da sempre nelle nostre aree rurali italiane.

I produttori olivicoli-oleari -avverte la Cia- sono in agitazione e non esitano a dimostrare tutta la loro contrarietà alla nuova norma. Siamo in presenza di un provvedimento -rileva la Cia- sbagliato, che ha come pretesto quello di garantire origine e tracciabilità del prodotto a favore del consumatore, ma nella realtà innesca solamente un effetto che spingerà i consumatori verso i supermercati. Non è una legge che tutela chi acquista, ma piuttosto chi è già attrezzato a vendere il prodotto confezionato. Quella fetta di mercato, ora persa nell’autoconsumo, fa evidentemente gola a chi ha interessi economici e sopratutto è già pronto per rispondere alla direttive imposte dalla legge.

Il piccolo produttore -afferma la Cia- in alcuni casi, eviterà di fare più olio rispetto al fabbisogno strettamente personale. Infatti, non si tratterebbe solamente di acquistare una macchina da confezionamento o i recipienti idonei, ma di fronteggiare questa legge che attiva l’effetto domino, e si porta dietro tutta una serie di obblighi onerosi (es. Haccp,corretta prassi igienica).

Secondo la Cia, la norma è più pericolosa di quanto sembri: ignora un caposaldo della tradizione e della cultura propria dell’Italia, ovvero il profondo legame fiduciario tra l’agricoltore e il consumatore.

La garanzia vera -ribadisce la Cia- c’è nell’olio acquistato direttamente in azienda, basterebbe una sorta di autodichiarazione che il produttore non avrebbe difficoltà a rilasciare a chi acquista l’olio. Il consumatore, inoltre, recandosi in azienda, ha la possibilità di verificare, in prima persona, gli ambienti, la materia prima e chi ha lavorato per ottenere quel prodotto che poi degusterà nella propria casa. In fondo, come era già previsto, da una vecchia legge del 1968 emanata dallo Stato italiano, successivamente riaffermata da una circolare del ministero dell’Industria nel 2001, che prevedeva una fascetta di garanzia (dati del produttore e origine delle partite delle olive) sulla confezione di olio per la vendita.

Ammesso poi -sottolinea la Cia- che il produttore decida di affrontare l’investimento con tutti gli oneri annessi, per stare in regola, dovrà necessariamente, ritoccare il prezzo del prodotto finito e a rimetterci, gioco forza, sarà sempre il consumatore. La Cia, in tal senso, ha avviato una grande mobilitazione che toccherà tutto il territorio nazionale. Sono state già raccolte moltissimi firme in Liguria e Toscana, al fine di cambiare la legge.

La Cia, alla vigilia dell’entrata in vigore della normativa comunitaria, lancia un forte appello, a tutte le forze politiche e sociali del Paese, e ai rappresentanti dell’Italia in Europa, affinché intervengano presso le istituzioni comunitarie in modo da modificare il regolamento 1019 del 2002.

Alcune cifre sull’olio d’oliva