Manifestazione nazionale
"L'Italia ha un cuore agricolo. Facciamolo battere"
Il 21 marzo gli agricoltori a piazza del Popolo, a Roma, in una grande manifestazione per una nuova primavera
“Le sfide che l’agricoltura italiana ha di fronte a sé
impongono scelte ed azioni coerenti”. Questo scrivemmo nel documento
per la manifestazione del 21 marzo 2001.
Da parte del Governo e del Parlamento abbiamo avuto risposte parziali e, spesso, non soddisfacenti.
Così come non avemmo nessun timore di veder strumentalizzata la nostra iniziativa, ora, due anni dopo, con la medesima forza che deriva dalla nostra autonomia, richiamiamo alla mobilitazione i nostri iscritti.
La nostra è una manifestazione per l’agricoltura.
Nell’ambito di un modello economico e di sviluppo
basato sulla sostenibilità, la conoscenza e la coesione, gli agricoltori
italiani rivendicano sia riconosciuto il contributo che essi possono apportare.
La politica di risanamento della finanza in Italia non è stata indolore
per gli agricoltori. Le imprese e le famiglie hanno pagato un caro prezzo
con sacrifici, ma anche a seguito del minor sviluppo dell’economia.
A ciò si sono sommate le sfide poste dall’apertura dei mercati, dall’instabilità del prezzi, dalle e dall’evoluzione della domanda alimentare.
In questo contesto, l’agricoltura è spesso considerata settore residuale e assistito.
L’agricoltura ha pagato il prezzo più alto ed il Paese non ne ha guadagnato.
E’ necessario rivalutare il ruolo dell’agricoltura e degli agricoltori. Il valore dell’agricoltura non si misura solo come contributo al prodotto nazionale.
L’agricoltura è parte essenziale dello sviluppo, non solo dal punto di vista economico e produttivo, ma anche dal punto di vista sociale, ambientale e culturale. L’agricoltura, per le sue caratteristiche, è fattore di coesione sociale, in particolare per le aree interne del nostro Paese e nei territori montani, dove gli agricoltori svolgono un insopprimibile ruolo di mantenimento del tessuto sociale e di presidio del territorio. Non è pensabile di poter rimanere indifferenti al continuo spopolamento della montagna, di tutte le aree marginali. Tutti ne pagheremo i danni.
L’agricoltura costruisce rapporti e relazioni economiche e sociali sul territorio. Le aree rurali, le loro potenzialità, il legame che esse creano con la qualità dei prodotti diventano la premessa per politiche di sviluppo locale.
L’agricoltura è anche sapere, cultura, tradizione, conservazione del territorio.
E’ indispensabile creare un nuovo e più solido rapporto di fiducia tra l’agricoltura ed i cittadini, in quanto consumatori e fruitori del bene ambientale, ma anche tra questi e le istituzioni alle quali si chiede di tutelare sempre meglio la salute ed il benessere dei consumatori.
Infine esiste la necessità di mettere in opera
un progetto di politica agraria che combini le tradizioni di qualità
delle nostre produzioni con le esigenze di apertura dei mercati. Non abbiamo
bisogno né di rivoluzioni né di stravolgimenti. La nostra agricoltura
è forte e non è malata. I nostri agricoltori sanno lavorare
e produrre in quantità e, soprattutto, in qualità. Dobbiamo
lavorare lungo precise direttrici per offrire agli agricoltori salde prospettive
e di guidare le imprese impegnate in una difficile e triplice sfida: la competizione
sui mercati; la promozione di una nuova e qualificata occupazione; l’aumento
del benessere sociale.
Al centro di questo progetto dovrà essere posta l’impresa, a
sostegno della quale dovranno essere adottate politiche mirate ad accrescerne
e consolidarne le capacità competitive.
Creare un ambiente favorevole all’attività delle imprese diffuse sul territorio, sostenere gli agricoltori nel loro sforzo innovativo, riconoscere il ruolo degli agricoltori nelle difesa dell’ambiente e tutela del territorio, garantire i servizi sociali e civili nelle aree rurali e accrescere il capitale umano come condizione di competitività: questo è il nostro progetto.
Dai Patti ai fatti.
L’Italia, come molti altri paesi sviluppati, non riesce a rimettere in moto l’economia. La situazione dell’Italia ha particolari caratteristiche che rendono più difficile il suo risanamento: il peso del debito pubblico, lo squilibrio tra Nord e Sud, il differenziale negativo di competitività rispetto alle principali economie sviluppate.
Il 2003 è stato definito l’anno delle decisioni. La riforma della
PAC e l’avvio del negoziato WTO; l’allargamento dell’Unione
ai Paesi dell’Est europeo e la costruzione di un’area di libero
scambio euro mediterranea; la costituzione europea e l’articolazione
dei poteri muteranno radicalmente lo scenario nel quale si colloca l’attività
degli agricoltori europei.
La legge finanziaria per il 2003 è il simbolo evidente dei ritardi nell’attuazione delle decisioni. Da essa emerge l’abissale distacco tra le richieste del mondo agricolo e le risposte del Governo. Essa non offre alcun sostegno concreto alle imprese agricole ed alla loro esigenza di migliorare le condizioni di competitività e di sostenere la qualità.
Gli agricoltori vogliono far sentire la loro voce per essere protagonisti
del futuro che si sta costruendo.
La proposta di riforma della Politica Agricola Comune modifica radicalmente gli indirizzi sinora noti. I criteri di qualità, rispetto dell’ambiente, benessere degli animali, sicurezza non sono più posti come obiettivi ma come elementi di discriminazione tra chi potrà ricevere aiuti e chi no.
Da sola, tuttavia, questa virata europea non basterà all’agricoltura italiana. E’ in casa che dobbiamo trovare le chiavi per aprire i lucchetti che stringono le catene intorno alla competitività delle nostre imprese. I tasselli che mancano per poter dire che in Italia esiste una politica agricola sono tanti.
Una volta si diceva che i tre fattori chiave della produzione erano la terra, il capitale ed il lavoro. Ad essi si aggiungono, oggi, esistono i servizi per l’impresa, le tecnologie dell’informatica, le innovazioni di processo e di prodotto. Eppure ancora su quei tre fattori fatichiamo a trovare gli elementi di modernità: nell’assenza di una politica fondiaria per la terra; nella carenza di strumenti per la favorire la patrimonializzazione delle imprese e in eccessivo costo del lavoro dipendente e subordinato. Su quest’ultimo tema si innesca il problema della carenza del lavoro dipendente e sulle difficoltà a reperire le attività dei lavoratori extra-comunitari.
E ancora il credito, la ricerca, l’assistenza tecnica, i servizi specialistici, le assicurazioni, la burocrazia, con la redazione del Testo unico delle norme in materia di agricoltura. La definitiva attuazione della delega alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione?
E poi le strumentazioni generali, che richiedono messe a punto specifiche per il settore agricolo: il fisco, il lavoro, le pensioni, le strutture, i trasporti, l’energia, la sanità, i servizi sociali.
Ancora grandi temi specificatamente agricoli su tutti
la questione dell’acqua e di quale politica per il Mezzogiorno d’Italia
e la montagna.
Siamo di fronte ad una ibernazione delle idee e delle scelte per l’agricoltura.
Abbiamo concesso tempo per capire a questo Governo ed a questa maggioranza. Coerenti con il principio dell’autonomia basiamo il nostro giudizio sulle azioni e non su idee preconcette.
Oggi diciamo: la politica degli annunci non è
più sufficiente. Il tempo delle attese e della comprensione è
scaduto.
Abbiamo condiviso il programma agricolo presentato al tavolo agroalimentare
del 22 luglio 2001 che individuava nei temi della qualità, delle infrastrutture,
dei costi di produzione, della semplificazione amministrativa, delle riforme
fiscale e previdenziale, dei servizi alle imprese prioritari nell’azione
di Governo.
Abbiamo firmato il Patto per l’Italia, convinti che con esso si sarebbe aperta una nuova fase di confronto tra il Governo e le parti sociali. Il Patto chiama principalmente il Governo a rispettare gli impegni assunti, per quanto riguarda l’agricoltura, in materia di riduzione della pressione fiscale, di rilancio degli investimenti e dell’occupazione, di crescita del Mezzogiorno.
La necessità di una politica coerente con le esigenze degli agricoltori non è solo una richiesta che avanziamo al governo nazionale. Con la stessa determinazione e convinzione la rivolgiamo anche ai Governi regionali e locali.
Il processo di trasferimento di compiti e di federalismo in atto nel nostro Paese, impone un ruolo sempre più importante alle Regioni nel programmare le politiche di sviluppo e di quelle agricole in particolare, senza dimenticare le politiche sociali e di coesione.
Con la stessa determinazione chiediamo coerenza di impegni alle forze politiche. Con tutte, da quelle di maggioranza a quelle di opposizione, purché da esse l’agricoltura non sia considerata un settore residuale, dipendente ed al servizio di altri interessi. Con le forze politiche vogliamo confrontarci con autonomia e realismo, sui programmi, sapendo che ciò che distinguerà le possibili sinergie dalle mancate saranno i riferimenti che troveremo rispetto ai valori di democrazia, partecipazione e riformismo che indirizzano la nostra azione di rappresentanza economica, professionale e sociale di interessi .
Intendiamo dialogare con il mondo delle imprese. Con la cooperazione e l’associazionismo, con i quali ci lega la comune base sociale e l’obiettivo della difesa del reddito degli agricoltori soci.
Con le imprese della trasformazione e della distribuzione commerciale, con le quali dovremo ricercare accordi e relazioni improntate al metodo del reciproco interesse, a cui dovremo abituarci a far riferimento nella nostra azione. Gli strumenti dovranno essere, principalmente, gli accordi interprofessionali e l’interprofessione.
Intendiamo dialogare con i consumatori. Essi non sono nostri antagonisti. Sono i naturali destinatari degli sforzi produttivi delle nostre imprese e delle nostre produzioni tipiche e di qualità, che utilizzano i servizi agrituristici, che domandano un ambiente pulito e vivibile per le future generazioni. Sulla base di questi parametri ogni occasione di nostra iniziativa dovrà mettere in conto l’accettazione di questo mondo vasto e diversificato. Da parte loro, però, gli agricoltori debbono essere considerati alleati, e non avversari nel soddisfacimento delle esigenze imprenditoriali.
La qualità costa: costa produrla, organizzarla,
promuoverla e valorizzarla, ma anche acquistarla. La sicurezza alimentare
è un diritto dei consumatori, che spetta allo Stato ed agli agricoltori
assicurare; la qualità è la risposta alle aspettative di un
consumatore evoluto nel gusto e nella capacità di spesa. Questa distinzione
non è chiaramente percepita..
Otto punti da rivendicare e una novità da pretendere: una politica per l’impresa agricola
1 – nel difendere i redditi degli agricoltori
Il 2002 è stato un anno negativo per l’agricoltura segnato da avversità atmosferiche che hanno prodotto danni pesanti e prolungati nel tempo. Le speculazioni sui prezzi hanno aggiunto al danno le beffe, sia per i consumatori, che hanno speso di più, sia per i produttori che di quegli aumenti hanno visto poca cosa.
La legge sulle calamità naturali appare sempre più inadeguata per l’esigua entità delle risorse, per le lungaggini burocratiche, per la scarsa copertura degli eventi.
Un’agricoltura moderna, in un paese moderno, ha bisogno di innovativi
strumenti assicurativi, a partire dalle polizze multirischio, e finanziari,
a partire dai mercati a termine, per fronteggiare queste evenienze. La disponibilità
di questi strumenti è una delle componenti della stabilità dei
redditi e della competitività del sistema agricolo.
2 – nella costruzione di un sistema di commercio
mondiale sostenibile e nel realizzare un’equa riforma della PAC.
L’iniziativa assunta dall’Unione europea contro le contraffazioni dei prodotti a marchio è pregevole. Ma il vero nodo è estendere ai prodotti agroalimentari a indicazione geografica la protezione internazionale attraverso l’istituzione di un registro multilaterale delle denominazioni. Chiediamo che la delegazione italiana sostenga con forza questa tesi innanzitutto a livello di Commissione dell’UE, e quindi alla ripresa del negoziato WTO, per affermare un modello di relazioni economiche eque ed equilibrate.
La tutela internazionale delle denominazioni geografiche sarà l’unico strumento non anticoncorrenziale mediante il quale riusciremo a difendere le nostre produzioni tipiche e di qualità ed a renderle competitive rispetto a prodotti offerti a minor prezzo.
I testi di riforma della Politica Agricola Comune, presentati dalla Commissione,
contengono luci ed ombre. Partire dalle prime per diradare, il più
possibile, le seconde. I punti prioritari sui quali intervenire sono:
- presentare, contestualmente alla discussione in corso, i progetti di revisione
delle organizzazioni di mercato per gli altri settori. Il vincolo, per i settori
mediterranei, deve essere quello della invarianza della dotazione finanziaria;
- recuperare le limitazioni e le penalizzazioni che colpiscono il grano duro,
il riso, le proteine vegetali e gli allevamenti bovini;
- programmare il processo di superamento del regime di quote latte;
- incrementare, soprattutto nella fase di avvio, le disponibilità della
modulazione destinate alle azioni di sviluppo rurale volte alla promozione
della qualità e all’adozione delle norme ed ampliare la gamma
delle azioni di qualità finanziabili attraverso le risorse dello sviluppo
rurale.
La riforma della PAC ci impone di risolvere questioni nazionali quali, ad esempio, il completamento definitivo dell’anagrafe bovina, la definizione dei sistemi di controllo e di funzionamento delle attività dei CAA che debbono essere orientati ad una semplificazione e trasparenza, senza inutili bardature burocratiche e appesantimenti finanziari.
3 – per incrementare la competitività delle imprese agricole,
favorire la semplificazione amministrativa e burocratica.
Un dato dei nuovi rapporti di mercato è la competitività; se non la si affronta, le conseguenze saranno gravi.
Produrre qualità è condizione necessaria ma non sufficiente. Da qui l’urgenza di affrontare i temi dei costi, a partire dalle tariffe, delle infrastrutture logistiche e di trasporto, dei sistemi irrigui, del credito, del lavoro, degli oneri fiscali e contributivi, della semplificazione amministrativa.
L’agricoltura italiana è ingabbiata da una rete fittissima di norme, regole, impedimenti, assenze di strategie che ne limitano lo sviluppo e ne condizionano la competitività sui mercati.
Chiediamo l’apertura dei tavoli di confronto con le forze sociali ed intergovernativi previsti nel programma agricolo concernenti: la legislazione sull’uso delle acque; la riduzione dei costi energetici; le azioni sulle infrastrutture per il settore agricolo; la riforma del sistema previdenziale e fiscale in agricoltura; il processo di semplificazione e delegificazione.
4 – per sostenere l’innovazione in agricoltura
In agricoltura l’innovazione è condizione
di progresso. Le moderne tecnologie hanno permesso all’agricoltura di
raggiungere livelli di vita e di produzione senza precedenti.
Ciò è avvenuto, talvolta, al prezzo di danni e contraddizioni
ambientali, e con un consumo di risorse che oggi consapevolmente sappiamo
essere meno sopportabili dalla società e dalle future generazioni.
Ciò non deve indurre ad un illusorio ritorno all’antico. Il problema non è criminalizzare o difendere in modo acritico, ma innovare, controllare, padroneggiare le tecnologie ed i loro effetti meglio di quanto siamo attualmente in grado di fare.
Gli sviluppi delle biotecnologie possono costituire un banco di prova per le nostre capacità di combinare sviluppo, progresso scientifico e controllo delle tecnologie. L’Italia non può rimanere indietro nella ricerca biotecnologia applicata all’agricoltura. Il problema è quali forme preventive di valutazione dei rischi si praticano e quali controlli si organizzano per le applicazioni eventuali dei risultati della ricerca, in questo senso il principio da applicare è quello della precauzione e della certezza del non inquinamento.
Bisogna rimuovere posizioni preconcette dettate da pregiudizi o emozioni. La ricerca deve essere sostenuta non solo per le positive ricadute che essa può avere sulla nostra agricoltura, ma anche per fornire risposte ai paesi del terzo mondo.
5 – per affrontare le emergenze
La gestione del territorio è fattore indispensabile per una corretta attività agricola. La sua difesa, assieme alla gestione della risorsa idrica, sono due temi che non possono avere più rinvii in quanto a momenti di gestione, controllo e prevenzione. Le ripetute carenze idriche che hanno colpito l’agricoltura negli ultimi anni dimostrano che ci troviamo di fronte ad una carenza strutturale. E’ una situazione comune a gran parte dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Sono a rischio ordinamenti produttivi ad alto reddito che hanno segnato, negli ultimi decenni il panorama agricolo del nostro Mezzogiorno.
Nell’immediato è necessaria la istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un’Autorità delle acque e di unità di crisi, partecipate dalle Regioni, dai Consorzi di bonifica e delle organizzazioni agricole, per monitorare lo stato dei bacini irrigui nel corso dell’anno e predisporre le necessarie misure per fronteggiare le emergenze.
I finanziamenti nazionali e comunitari dovranno convergere su progetti idrici integrati e immediatamente cantierabili, superando i ritardi che oggi appaiono ingiustificabili.
E’ necessario pensare ad azioni strategiche di
settore e di filiera, rafforzando il ruolo dell’interprofessione e dell’associazionismo
economico dei produttori. Ma anche risolvere inquietanti ritardi in molti
comparti. Un rilievo particolare assume quello del latte bovino e della ventennale
questione della gestione nazionale del sistema delle quote.
L’immediata riforma del sistema di governo delle quote latte dovrà
contribuire a dare, finalmente, certezze agli agricoltori, entro l’inizio
della nuova campagna. Da troppo tempo gli allevatori operano in assenza di
regole ed in un clima di perenne confusione normativa. La riforma dovrà
servire a regolarizzare il sistema delle quote attraverso tre criteri principali:
realizzare una gestione flessibile che consenta una trasparente commercializzazione
delle quote; assicurare il versamento delle trattenute per gli esuberi evitando
l’elusione; risolvere il contenzioso pregresso tenendo ferma, in ogni
caso, la differenza tra chi ha speculato e chi ha operato nei limiti delle
necessità aziendali.
6 – per la riforma del fisco, della previdenza, del lavoro e per una forte politica sociale.
I rapporti tra fisco ed agricoltura debbono essere incentrati sui principi di equità, capacità contributiva e progressività. Debbono essere superate le situazioni di precarietà delle discipline in materia di IVA e accise sui carburanti ad uso agricolo. Deve essere accelerato il processo di soppressione dell’IRAP. Deve essere insediato il tavolo di confronto sulla riforma del regime fiscale in agricoltura.
Rientra tra le opere di civiltà e di rispetto assicurare un adeguato livello di servizi sociali e sanitari nelle zone interne, rivolti in particolare alle persone anziane. Il benessere dei cittadini non può essere subordinato alle esigenze contabili dello Stato. Occorre assicurare parità di trattamento per tutte le prestazioni sociali e previdenziali per i pensionati con i trattamenti al minimo.
Nell’immediato devono essere risolte due questioni: l’estensione a tutti i pensionati al minimo dell’aumento a 520 € mensili, senza alcuna discriminazione e la soluzione del problema dell’esposizione contributiva delle imprese nel Mezzogiorno.
Così come va agevolato il rapporto tra domanda ed offerta di lavoro
in agricoltura, semplificando, nel rispetto dei principi, le procedure e dando
attenzione particolare alle esigenze del settore nell’utilizzo di mano
d’opera da parte di lavoratori extra-comunitari e, per particolari campagne,
di quella di familiari.
7 – per favorire il ricambio generazionale e consolidare la presenza
femminile
Non c’è impresa agricola senza terra. Non c’è impresa sostenibile senza capitale e servizi efficienti. Non c’è futuro dell’agricoltura senza giovani. Prioritario è, per questo: creare, a partire dalla Borsa dell’affitto e del capitale fondiario, gli strumenti per favorire l’incontro tra domanda ed offerta di terreni, sia per la vendita sia per gli affitti e per sostenere la crescita di nuova imprenditorialità o l’ampliamento delle aziende condotte da giovani imprenditori; dare priorità ai giovani imprenditori nelle dismissioni delle terre pubbliche; attivare gli istituti di credito nella fase di avvio e riconversione delle imprese giovanili; attivare sistemi di servizi avanzati e di formazione.
E’ necessario dotare le aree rurali di strutture e infrastrutture adeguate alla presenza delle donne e dell’imprenditoria femminile, ivi comprese quelle relative alle attività formative, informative e di assistenza tecnica. Così come va dato risalto e rilievo al ruolo di orientamento culturale che le donne hanno svolto e tuttora svolgono nell’ambiente rurale e nella famiglia.
8 – per realizzare l’assetto
federalista dello Stato e per più forti politiche agricole regionali
La definizione del nuovo assetto federalista dello Stato non può subire
ulteriori rinvii. Va superata la fase di preoccupante coesistenza di spinte
neocentraliste e di tendenze disgregatrici dell’assetto unitario nazionale.
La riduzione dei trasferimenti agli enti locali incrina il sistema dei servizi
ai cittadini, già precari nei piccoli comuni ove si concentrano le
residenze degli agricoltori.
L’affermarsi di un modello di federalismo solidale, che valorizzi le
politiche di sviluppo locale è essenziale per l’agricoltura.
E’ necessario incentivare lo sviluppo rurale, anche nel quadro della
riforma della PAC, rilanciare gli strumenti della programmazione negoziata,
sviluppare politiche di gestione del territorio, potenziare le infrastrutture
locali ed i sevizi sociali nelle aree rurali. E’ necessaria l’attivazione
di strumenti che promuovano la progettualità delle regioni e la loro
compartecipazione finanziaria.
L’incerto avvio del federalismo fiscale priva le Regioni e gli enti
sub regionali di adeguate e certe risorse finanziarie da destinare alle politiche
di sviluppo. Manca, al processo di federalismo fiscale, l’autonomia
impositiva che è caratteristica dei reali modelli federali. Questo
rende, obiettivamente, meno evidente la centralità delle politiche
regionali.
La politica agraria nazionale, dentro questo disegno federalista, deve mantenere attraverso il Ministero delle Politiche agricole e forestali, funzioni di orientamento e di indirizzo nei rapporti con l’UE e con le istituzioni internazionali, di verifica delle azioni e di coordinamento delle politiche regionali. Da ciò anche deriva la convinta opposizione ai ricorrenti tentativi di proporre la soppressione del Ministero.
Debbono essere resi operanti gli enti sottoposti alla vigilanza del Ministero. Debbono essere rapidamente insediati gli organi. Il ritardo fa venir meno, all’agricoltura, strumenti essenziali di progresso e di conoscenza.
La terza assemblea Congressuale della CIA è stata l’occasione in cui l’analisi delle questioni sopra descritte ha trovato un momento di amplificazione sul territorio e di sintesi nell’assise nazionale.
Da quel confronto con la nostra base associata, dal dialogo con migliaia di agricoltori, con le istituzioni, i rappresentanti di cooperative ed associazioni, con le associazioni delle imprese di trasformazione e della distribuzione commerciale, con il mondo del lavoro è venuta maturando la convinzione che fosse necessario tornare in piazza per ottenere rispetto e attenzione, per ribadire il ruolo degli agricoltori nello sviluppo, per ribadire il nostro progetto.
La CIA chiama alla solidarietà tutte le forze politiche, sociali, economiche e imprenditoriali che hanno a cuore l’ambiente, la sicurezza alimentare, la qualità dei prodotti, il rispetto del lavoro, la conservazione di valori, tradizioni, saperi e civiltà che solo l’agricoltura è in grado di garantire.
L’agricoltura al centro di un rinascimento del Paese.
E’ questa l’agricoltura che vogliamo.
E’ questo il ruolo che la CIA vuole svolgere
E’ questa l’agricoltura che unisce la tradizione, la diversità, con l’apertura al nuovo e la qualità.
Questa agricoltura, la terra che ne è condizione indispensabile, l’attività agricola che può tramutarsi in futuro per i giovani, vogliamo costruire, difendere e migliorare per un’Italia e un’Europa più forti, per un futuro più equo, giusto e solidale.
L’Italia ha un cuore agricolo. Facciamolo battere
Aderiscono alla nostra manifestazione:
Lega Pesca
Arcicaccia
Federcaccia
ANUU (Associazione dei migratoristi italiani per la conservazione dell’ambiente
naturale)
Coop Italia
Italmopa (Associazione industriali mugnai e pastai d’Italia)
Provincia di Pisa
Provincia di Benevento