18 dicembre 2001


sommario

ATTUALITA'

•    Ancora non chiare le nuove norme sul “quaderno di campagna”
•    Convocate le organizzazioni professionali agrumicole per i problemi relativi alla campagna di trasformazione 

 

DAL TERRITORIO

•    La Cia di Venezia chiede di accelerare lo snellimento burocratico
•    “Vera concertazione, meno burocrazia, più finanziamenti”. Incontro alla Cia delle Marche
•    Vincenzo Califano è il nuovo presidente della Cia di Napoli 


 

ATTUALITA'

Ancora non chiare le nuove norme
sul “quaderno di campagna”

Con l’approvazione del Dpr 290/2001 “regolamento di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione alla produzione, all’immissione in commercio ed alla vendita dei prodotti fitosanitari e relativi coadiuvanti” si sarebbe voluto risolvere, finalmente, l’annosa questione dell’applicazione del cosiddetto “quaderno di campagna”.

Il provvedimento di semplificazione, fortemente richiesto anche dalle organizzazioni agricole, è, purtroppo, per giudizio unanime, costellato di imprecisioni, inesattezze e incertezze.

Per questa ragione la Confederazione italiana agricoltori, insieme alle altre organizzazioni agricole, da tempo ha richiesto e ottenuto incontri con il ministero per le Politiche agricole per chiarire la situazione.

Nonostante ciò, e a fronte di proposte migliorative avanzate dalla Cia e a quesiti le cui risposte sono decisive per il rispetto razionale della norma, il Mipaf non ha assunto alcun impegno ne ha sciolto il dubbio se sia sanzionabile o meno il non rispetto della norma.

In questa incertezza legislativa la Cia conferma il proprio orientamento secondo il quale il registro dei trattamenti è uno strumento volontario, senza alcuna conseguenza in caso di inadempienza.

Comunque la Confederazione italiana agricoltori, considerato anche che alcune Regioni sono in procinto di applicare la normativa in senso restrittivo, sollecita ancora una volta il ministero per le Politiche agricole a correggere il provvedimento, per avere finalmente la certezza della norma in una materia così importante per il sistema agricolo e per il rispetto dell’ambiente.

 

 

Convocate le organizzazioni professionali agrumicole per i problemi relativi alla campagna di trasformazione

Il 14 dicembre scorso le Unioni nazionali ortofrutticole hanno convocato tutte le organizzazioni professionali agrumicole per discutere in ordine alle problematiche della campagna di trasformazione agrumicola.

Le difficoltà dei produttori quest’anno sono molte e di diverso ordine, prima di tutto per l’andamento climatico, che ha condizionato la qualità del prodotto anche, e soprattutto, per quello orientato al mercato del fresco, ma che ha peggiorato anche le performances del trasformato in quanto le rese produttive sono diminuite.

I volumi contrattati, invece, sono stati maggiori di quelli assegnati all’Italia. Si parla, infatti, di circa 9.740.721 quintali di arance, 4.268.000 quintali di limoni e di 1.147.000 quintali di mandarini.

Ma, soprattutto, per le organizzazioni professionali agrumicole sono previsti adempimenti normativi nuovi e particolarmente onerosi, in quanto, il sistema integrato di controllo prevede ormai l’inserimento informatico di molti dati, relativi sia alla partita Iva che alle particelle catastali dei terreni agrumetati.

I problemi derivanti dalla nuova normativa hanno in parte pesato sul regolare invio della documentazione e, a tutt’oggi, manca ancora parte dei fascicoli di consistenza aziendale. Si sono, inoltre, già riscontrate molte duplicazioni (circa 580) tra i codici Iva dei produttori.  Gli errori e le mancanze comporteranno per alcune organizzazioni professionali agrumicole riduzioni dell’aiuto fino al 30 per cento.

Le associazioni, inoltre, hanno assistito anche a fenomeni di fuga di parte della base sociale. In particolare, i piccoli produttori che, preoccupati dalla complessità degli adempimenti, non sono più interessati all’integrazione comunitaria e, di conseguenza, o abbandonano le colture o cercano soluzioni diverse.

Il problema principale, comunque, resta quello di riuscire a  pianificare con successo una riduzione dei quantitativi contrattati, perché lo splafonamento della soglia nazionale comporterà il prossimo anno riduzioni anche consistenti dell’aiuto comunitario. Tale consapevolezza ha spinto alcune organizzazioni professionali ad assicurare la propria disponibilità a decurtare i contratti già stipulati. Ciò è avvenuto, però, verso i primi di novembre, e quindi fuori termine massimo.

Più in generale, alla fine della riunione, è stata condivisa dai presenti una critica complessiva all’impianto normativo ed al meccanismo delle sanzioni previsto dal nuovo regolamento comunitario. A tale proposito, è necessario al più presto inviare un pro-memoria al ministro per le Politiche agricole, per richiedere un impegno particolare del nostro Governo sul fronte di una modifica delle disposizioni oggi vigenti, che permettano all’agrumicoltura italiana di non perdere buona parte dell’integrazione comunitaria, indispensabile per il mantenimento delle nostre produzioni. (Politiche delle produzioni e mercato. Ufficio ortofrutta).

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DAL TERRITORIO

La Cia di Venezia chiede di accelerare
lo snellimento burocratico

Nei giorni scorsi si è svolto a Mirano, in provincia di Venezia, un convegno sul tema “Finanziamenti in agricoltura: a confronto l’efficienza dei servizi a favore dell’impresa”. Il tanto atteso decentramento dei poteri, per ora, significa solo oneri burocratici in più. Così la Confederazione italiana agricoltori di Venezia ha pensato di chiamare a confronto l’esperienza veneta con quanto sta maturando in altre regioni ed anche in Europa.

Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, il presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti, il responsabile delle Relazioni internazionali della Cia e vicepresidente del Copa Francesco Serra-Caracciolo, il presidente della Cia di Venezia Mario Quaresimin, il direttore generale dell’Agea Edoardo Senes, il vicepresidente del Fnsea francese Pierre Martinè, gli europarlamentari Massimo Carraio e Sergio Berlato e il senatore Marcello Basso.

 Il direttore generale dell’Agea è intervenuto nel merito portando il lusinghiero risultato dell’emissione dei pagamenti del 98 per cento delle domande Pac 2001, ribadendo la disponibilità di Agea per attuare in collaborazione con le Regioni la costituzione degli uffici pagatori regionali nel principio del decentramento.

Le speranze di maggior efficienza però si sono finora scontrate con le lentezze organizzative, tant’è che solo tre regioni, la Lombardia, la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno già attivato gli sportelli sul territorio. Nel Veneto, invece, siamo solo all’approvazione della legge istitutiva e per questo la Cia chiede di premere il piede sull’acceleratore. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Conta, promette impegno e ricorda i quattro disegni di legge, da lui presentati, per arrivare all’eliminazione di una cinquantina di norme.

Cinque le azioni indicate per rafforzare l’agricoltura regionale, formazione, informazione, certificazione, qualità e controllo, cui far seguire promozione e marketing.

Il presidente della Cia veneziana raccoglie la sfida ma sollecita a recuperare il divario che divide il Veneto da altre regioni, come dimostrano gli interventi al simposio.

Aldilà della buona volontà, insomma, c’è da rimboccarsi le maniche, come ha ricordato il presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti, che ha indicato un’Italia a più velocità, dove sul piano dell’attuazione del federalismo contano le difficoltà di riorganizzazione dei servizi ma anche convincimenti più o meno consolidati. Con un occhio al campo e l’altro al mercato, gli agricoltori dovrebbero averne un terzo per non perdere di vista le pratiche burocratiche, che li stanno sommergendo; ai malvezzi di casa nostra si aggiungono ora i severi oneri comunitari, particolarmente fiscali. Se non si snellisce in fretta il sistema -ha concluso Pacetti- ne saremo soffocati!

 

 

“Vera concertazione, meno burocrazia, 
più finanziamenti”

Riunione sul Piano di sviluppo rurale organizzata dalla Cia delle Marche

“E’ necessario che la Regione Marche, come a suo tempo si discusse in Consiglio, si doti del Piano agricolo regionale, di un Osservatorio agroalimentare e che cominci a mettere a punto le modifiche al Piano di sviluppo rurale da rinegoziare a Bruxelles. Occorre aiutare il settore agricolo snellendo la burocrazia ed aumentando i finanziamenti”. E’ la sintesi dell’intervento di Nevio Lavagnoli, vicepresidente della Cia delle Marche, che ha fatto infiammare l’affollatissima assemblea degli agricoltori convenuta all’Auditorium dell’Ente Fiera di Ancona per ascoltare la posizione della Confederazione ad un anno dall’applicazione del Piano di sviluppo rurale. “La categoria -ha sottolineato Lavagnoli- ha dato una grande risposta, presentando il doppio delle domande finanziabili dal Psr: questo rappresenta un fatto politico, economico e sociale importantissimo. Gli agricoltori, in un momento particolarmente difficile per l’economia mondiale e nazionale, a differenza dei loro colleghi “industriali” hanno alzato il tiro, dimostrando di essere pronti ad investire, a guardare avanti ed a rischiare in proprio, visto che in qualche misura del Psr il cofinanziamento dello steso agricoltore arriva fino al 70 per cento, altro che contributi a fondo perduto”. Durante l’incontro è stato chiesto con chiarezza alla Regione di scendere in campo al fianco degli agricoltori per combattere una giusta battaglia nei confronti del Governo e dell’Unione europea per accedere ad ulteriori finanziamenti, perché quelli attuali bastano a soddisfare si e no il 50 per cento delle domande presentate. Se la regione, ad esempio, si impegnasse per altri due miliardi di lire “Magari riducendo del 10 per cento lo stipendio dei consiglieri regionali che equivale ad un risparmio di quasi un miliardo e settecento milioni -ha detto provocatoriamente Lavagnoli- il Governo si impegnerebbe quasi per il doppio e l’Unione europea per altri 5 miliardi. Ecco così che si avrebbero a disposizione altri dieci miliardi per l’agricoltura, che rappresenta -è stato sottolineato- il vero volano dell’economia regionale e nazionale.

Successivamente è intervento Tonino Cioccolanti, presidente del Cipa.at regionale, che si è soffermato sui problemi applicativi del Piano di sviluppo rurale.

“Il Psr -ha detto poi l’assessore regionale Luciano Agostini- è uno strumento nuovo non solo per gli agricoltori ma anche per la Regione ed i suoi funzionari. Credo che i risultati finora raggiunti, ovvero quello di aver portato a graduatoria 4.831 domande di finanziamento, siano più che buoni. Certo che occorre fare meglio, snellire la burocrazia, andare sempre più veloci. Che ci piaccia o no, però, dobbiamo applicare le regole stabilite dalla Comunità europea. La Regione continuerà, comunque, a fare la sua parte, come del resto ha sempre fatto”.

Nel concludere i lavori, Alfonso Pascale, vicepresidente nazionale della Cia, ha ripreso tre aspetti su cui si era concentrato il dibattito: la concertazione, la semplificazione delle procedure e la necessità di accrescere i finanziamenti.

Per quanto riguarda la prima questione, il Piano di sviluppo rurale va rivisto mediante un confronto vero tra la Regione Marche e le organizzazioni professionali sia per stabilire la priorità degli interventi di rafforzamento strutturale delle imprese sulle altre misure, sia per risolvere i problemi applicativi al fine di evitare esclusioni ingiustificate. La semplificazione delle procedure -ha sottolineato Pascale- costituisce un punto nodale che va affrontato con la Commissione europea mediante un’azione coordinata Ministero e Regioni. Sul terzo aspetto va compiuta la scelta strategica di considerare la politica di sviluppo rurale come l’asse fondamentale della politica agricola del futuro, rendendo coerenti con tale impostazione gli impegni di spesa della finanziaria agricola e del bilancio regionale. Ed a questo proposito, Pascale ha denunciato l’inadeguatezza della Legge finanziaria 2002, priva di indicazioni sul versante degli investimenti e penalizzante sul piano delle misure fiscali, ed ha sollecitato finanziamenti aggiuntivi per lo sviluppo rurale da parte della Regione, nonché la riconduzione di tutti gli strumenti di programmazione settoriale al PSR. Il rafforzamento delle politiche strutturali e di valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura -ha concluso Pascale- passa soprattutto attraverso un’iniziativa negoziale efficace che il Governo italiano deve preparare bene per ottenere una revisione effettiva di Agenda 2000. I problemi di compatibilità del bilancio agricolo con l’allargamento dell’Ue difficilmente si potranno affrontare con improbabili regimi differenziati. Occorre, invece, cogliere l’opportunità, scaturita al vertice di Doha, di affrontare il “disaccoppiamento” degli aiuti riconoscendo la multifunzionalità del settore, per ampliare le misure di sviluppo rurale ad ambiti che consentano di garantire i redditi e sostenere la competitività delle imprese, spostare dalle politiche di mercato a queste azioni maggiori risorse comunitarie ed attivarne altre mediante il cofinanziamento nazionale.

 

 

Vincenzo Califano è il nuovo presidente 
della Cia di Napoli

Si è tenuto nei giorni scorsi, presso la Borsa merci di Napoli, il Consiglio provinciale della Confederazione italiana agricoltori, presieduto da Giuseppe Politi, membro della Presidenza nazionale, per eleggere il nuovo presidente dell’organizzazione. Il Consiglio ha eletto Vincenzo Califano, componente della Giunta della Camera di commercio di Napoli, alla carica di presidente provinciale della Cia, in sostituzione di Pasquale Schiano.

Califano, nel corso del suo intervento, ha lanciato un campanello d’allarme sul rischio che gli agricoltori della provincia non possano usufruire delle opportunità previste dai Por.

“Occorre aprire un confronto -ha affermato il neo presidente- con la Provincia, affinché, l’esercizio delle funzioni delegate dalla Regione e la programmazione autonoma non si risolvano in un nulla di fatto o, peggio ancora, in uno sperpero di risorse finanziarie in attività o iniziative che non vengono incontro alle attese delle categorie”.

“La Cia di Napoli -ha continuato- è impegnata ad affrontare due temi fondamentali, il valore della rappresentanza e degli interessi ad essa legati, l’affermazione di una cultura della legalità del settore agricolo. Quest’ultimo aspetto passa attraverso un confronto con le organizzazioni professionali agricole e non, le istituzioni, gli enti socio-previdenziali”.

“L’obiettivo è quello di armonizzare politiche ed interventi, ma anche investimenti -ha ribadito Califano- in un settore dove soprattutto in questi ultimi mesi si stanno registrando iniziative che non rispondono al perseguimento di reali bisogni della categoria e degli operatori”.

Tra le prime iniziative della Cia provinciale di Napoli, ci sarà un seminario sulle problematiche e le prospettive dell’ortofrutta, del comparto florovivaistico, della valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità, della tracciabilità per la sicurezza del consumatore.

Ai lavori sono intervenuti, tra gli altri, Aniello Troiano, vicepresidente regionale della Cia, che nella sua relazione introduttiva ha illustrato il processo di rinnovamento dei quadri dirigenti della Confederazione per rispondere in modo adeguato alle nuove sollecitazioni della categoria e adeguare il modello organizzativo confederale alle novità istituzionali e socio-economico, e Paolo Paolino, presidente regionale della Cia, il quale ha ribadito l'importanza di questo rinnovamento per il futuro dell’organizzazione e per le sfide cui è chiamata l’agricoltura partenopea.

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