Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori




Anno 45 - n. 185

 

30 Ottobre 2003

 

ATTUALITA'

    Dal primo novembre niente più olio sfuso dal contadino. Scatta una norma Ue penalizzante per consumatori e produttori.

    Verso il traguardo nuove misure a favore dei giovani imprenditori agricoli

    Indagine Istat su struttura e produzioni della aziende agricole

    Convegno Unalat sul settore lattiero caseario

DAL TERRITORIO


•    Cia Toscana: la norma che dal 1 novembre vieta la vedita dell'olio di oliva sfuso è un ulteriore colpo all'olivicoltura della regione


APPUNTAMENTI


•    Alessandria: la Cia presenta la petizione per la semplificazione burocratica nel settore vitivinicolo

 


 

ATTUALITA'


Dal primo novembre niente più olio sfuso dal contadino. Scatta una norma Ue penalizzante per consumatori e produttori.


Ma la Confederazione italiana agricoltori denuncia: ”E’ una legge che va contro una tradizione centenaria e tipica del nostro Paese”. Partita la raccolta delle firme per modificare la normativa comunitaria.

Chi non si è mai recato dal contadino per farsi dare 30 litri di olio genuino? Tutto questo dal prossimo primo novembre non sarà più possibile. Scatta, infatti, la norma europea 1019 del 2002 che obbliga il confezionamento del prodotto, per la vendita, in recipienti da 5 litri, sigillati ed etichettati. La Cia a questo propostito ha promosso una raccolta di firme per modificare la legge.
L’Italia -rileva la Cia- è il Paese che vanta il primato mondiale dell’autoconsumo dell’olio extra vergine d’oliva. Ben il 30 per cento del prodotto realizzato non finisce sul mercato. Vale a dire, che delle 500 mila tonnellate, prodotte mediamente in Italia, 150 mila vengono consumate direttamente da chi realizza l’olio.
Bisogna spiegare -sostiene la Cia- che sotto la voce statistica “autoconsumo” ricade anche la figura del piccolo produttore (quello che produce circa 400 litri di olio all’anno) che rifornisce, non gratuitamente, parenti ed amici, al bisogno, come in uso da sempre nelle nostre aree rurali.
I produttori olivicolo-oleari sono in agitazione e non esitano a dimostrare tutta la loro contrarietà alla nuova norma. Siamo in presenza di un provvedimento sbagliato, che ha come pretesto quello di garantire origine e tracciabilità del prodotto a favore del consumatore, ma nella realtà innesca solamente un effetto che spingerà i consumatori verso i supermercati. Non è una legge che tutela chi acquista, ma piuttosto chi è già attrezzato a vendere il prodotto confezionato. Quella fetta di mercato, ora persa nell’autoconsumo, fa evidentemente gola a chi ha interessi economici e sopratutto è già pronto per rispondere alla direttive imposte dalla legge.
Il piccolo produttore in alcuni casi, eviterà di fare più olio rispetto al fabbisogno strettamente personale. Infatti, non si tratterebbe solamente di acquistare una macchina da confezionamento o i recipienti idonei, ma di fronteggiare questa legge che attiva l’effetto domino, e si porta dietro tutta una serie di obblighi onerosi (es. Haccp,corretta prassi igienica).
Secondo la Cia, la norma è più pericolosa di quanto sembri: ignora un caposaldo della tradizione e della cultura propria dell’Italia, ovvero il profondo legame fiduciario tra l’agricoltore e il consumatore.
La garanzia vera c’è nell’olio acquistato direttamente in azienda, basterebbe una sorta di autodichiarazione che il produttore non avrebbe difficoltà a rilasciare a chi acquista l’olio. Il consumatore, inoltre, recandosi in azienda, ha la possibilità di verificare, in prima persona, gli ambienti, la materia prima e chi ha lavorato per ottenere quel prodotto che poi degusterà nella propria casa. In fondo, come era già previsto, da una vecchia legge del 1968 emanata dallo Stato italiano, successivamente riaffermata da una circolare del ministero dell’Industria nel 2001, che prevedeva una fascetta di garanzia (dati del produttore e origine delle partite delle olive) sulla confezione di olio per la vendita.
Ammesso poi che il produttore decida di affrontare l’investimento con tutti gli oneri annessi, per stare in regola, dovrà necessariamente, ritoccare il prezzo del prodotto finito e a rimetterci, gioco forza, sarà sempre il consumatore. La Cia, in tal senso, ha avviato una grande mobilitazione che toccherà tutto il territorio nazionale. Sono state già raccolte moltissimi firme in Liguria e Toscana, al fine di cambiare la legge.
La Cia, alla vigilia dell’entrata in vigore della normativa comunitaria, lancia un forte appello, a tutte le forze politiche e sociali del Paese, e ai rappresentanti dell’Italia in Europa, affinché intervengano presso le istituzioni comunitarie in modo da modificare il regolamento 1019 del 2002.

Alcune cifre sull’olio d’oliva

- 2 milioni, gli italiani che comprano olio extravergine sfuso direttamente dal produttore
- 1,5 milioni, gli olivicoltori italiani che producono olio
- 400 milioni di euro, il mercato mosso, ogni anno, dall’olio venduto in Italia, direttamente dai produttori ai consumatori
- 1,8 miliardi di euro, il fatturato complessivo mosso in Italia, ogni anno, dal mercato dell’ olio extravergine d’oliva
- 150 mila tonnellate di olio extravergine d’oliva sono, ogni anno, destinate all’autoconsumo

 

Verso il traguardo nuove misure a favore dei giovani imprenditori agricoli

Agevolazioni ai proprietari di terreni agricoli che cessano la propria attività e concedono i terreni in affitto attraverso l’Ismea


Durante la seconda Assemblea nazionale dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli promossa dalla Cia, i giovani Agia, alla presenza del Ministro Alemanno, avevano lanciato la proposta di creare la “Borsa dell’affitto del capitale fondiario” che, intervenendo sulla rigidità del mercato fondiario e dell’affitto, potesse favorire “l’incontro” tra i bisogni dei giovani che vogliono fare impresa e non dispongono di una impresa familiare ed i titolari anziani che non hanno un successore in azienda.
Quest’idea ha trovato ascolto dall’Ismea che, dopo aver ricevuto, la comunicazione che la Commissione non solleva obiezioni in merito all’Aiuto di Stato n.121/2003, riguardante “riordino fondiario e ricambio generazionale in agricoltura – agevolazioni a favore di chi cessa la propria attività agricola e concede i propri terreni attraverso l’Ismea” (decisione C (2003) 3219 del 2/9/2003), ha già approntato una prima traccia di regolamento di attuazione.
Le regole fondamentali di funzionamento previste dall’intervento Ismea sono:
- L’Ismea non prende in affitto i terreni, ma i proprietari mettono ad esclusiva disposizione dell’Ismea i terreni affinché siano concessi in affitto ai soggetti individuati dall’Ismea attraverso procedura di evidenza pubblica;
- I soggetti che possono ottenere i terreni in affitto sono gli stessi che possono essere assegnatari nelle procedure di acquisto (giovani fino a 40 anni Iatp o privi di qualifica e Cd fino a 50 anni oltre a piccole società cooperative o cooperative di conduzione) con l’integrazione delle società di persone e delle società di capitali (D. Lgs. 228/2000). Sono esclusi il coniuge ed i soggetti aventi rapporto di parentela entro il I grado con chi concede i terreni in affitto, con l’unica eccezione del prepensionamento finalizzato al primo insediamento e con il vincolo, in questo caso, della vendita all’affittuario alla scadenza del contratto. Su questo punto si è sottolineata l’esclusione in quanto, obiettivo di queste misure innovative, è consentire ai giovani privi di impresa familiare di divenire imprenditori e dare continuità a quelle imprese prive di un successore e non fermarsi nell’ambito dell’impresa familiare (passaggi da padre a figlio, nonno/nipote, …)
- L’Ismea determinerà il canone di affitto in relazione alla produttività dei terreni e la durata del contratto di affitto dovrà essere di 15 anni o di almeno 10 anni (L.203/82 art.45)
- Con Enti ed organismi pubblici e privati che dispongono di terreni agricoli ed intervengono con politiche territoriali e di sviluppo a favore di giovani agricoltori, l’Ismea potrà stipulare apposite convenzioni in attuazione di questa nuova misura;
- Nel caso in cui i POR ed i PSR delle singole Regioni non abbiano previsto l’adozione della misura relativa al prepensionamento, sarà possibile concedere un Aiuto di Stato equivalente;
- Al cedente parte dell’aiuto può essere erogato anche mediante anticipazione finanziaria del canone di affitto;
- Trattandosi di prepensionamento, l’Ismea deve garantire il non rientro in attività del cedente allo scadere del contratto di affitto. A tal fine, anziché obbligare il cedente alla vendita, l’Ismea provvederà, anche dopo il termine del contratto di affitto a verificare, presso gli Enti previdenziali e le Camere di Commercio che il cedente non apra posizioni relative ad attività agricole, pena la restituzione di quanto percepito;
- Fermo restando che le agevolazioni che si riconoscono al cedente si compongono di un premio fisso ed un premio variabile ad ettaro, il valore da attribuire a tali parametri sarà definito nelle convenzioni che l’Ismea stipulerà con le singole regioni;
Quando il regolamento di attuazione sarà pubblicato la misura verrà realizzata attraverso una prima sperimentazione con la Regione Calabria.

 

Indagine Istat su struttura e produzioni della aziende agricole

Nei prossimi mesi -come informa una circolare Istat- un campione di circa 55.000 aziende agricole dislocate su tutto il territorio nazionale, sarà chiamato a collaborare all'indagine sulla struttura e produzione delle aziende agricole, svolta dall'Istituto di statistica di concerto con le Regioni e Provincie autonome competenti per territorio con riferimento all'annata agraria 2002-2003.
La rilevazione viene effettuata per assolvere alle disposizioni comunitarie che disciplinano l'organizzazione del settore agricolo europeo ed è inserita nel Programma statistico nazionale 2002-2004 (con il codice Ist-00562) approvato con Dpcm del 27 dicembre 2001 (S.o. n.1 alla G.U. n1 del 2 gennaio 2002). Tra gli obiettivi dell'indagine, oltre a quelli indicati dai regolamenti e dalle direttive, rientrano alcune esigenze di contabilità nazionale (conti economici nazionali e conto satellite dell'agricoltura) e la necessità di raccogliere informazioni aggiornate per la programmazione e la sorveglianza delle diverse attività connesse alle politiche agricole regionali.
Le modalità di raccolta dei dati sono riportate nel libretto di Istruzioni per la rilevazione dei dati e responsabili della rilevazione sono, per le fasi di relativa competenza, il Direttore del Dipartimento per la produzione statistica e il coordinamento tecnico scientifico dell'Istituto nazionale di statistica e i responsabili degli Uffici di statistica delle Regioni e Province autonome o i soggetti da esse designati.
La raccolta dei dati verrà effettuata per mezzo di rilevatori selezionati dalle Regioni e Provincie autonome in numero tale da garantire il rispetto dei tempi previsti, tenuto conto del numero di aziende da rilevare e dell'impegno necessario per le altre attività connesse.

 

Convegno Unalat sul settore lattiero caseario

Si è svolto il 23 ottobre, nell'ambito della Fiera di Cremona, un convegno dell'Unalat sul tema "Il settore lattiero-caseario di fronte a nuovi scenari: riforma della Pac e legge 119/03 sulle quote latte". L'iniziativa, molto partecipata, è stata aperta dal presidente di Unalat Mino Rizzioli. Sono intervenuti, inoltre, Fabio Del Bravo dell'Ismea che ha presentato lo studio statistico-economico Ue sul settore lattiero-caseario, Bruno Buffaria della Dg Agricoltura della Commissione europea che ha analizzato il mercato lattiero-caseario comunitario, Ermanno Comegna della Direzione economica e internazionale di Confagricoltura che ha illustrato i riflessi della riforma della Pac sul mercato nazionale e la legge 119/03 sulle quote latte e Paolo Surace dell'Osservatorio economico della Cia in merito agli strumenti di regolazione del mercato del latte.


torna al sommario


DAL TERRITORIO


Cia Toscana: la norma che dal 1 novembre vieta la vedita dell'olio di oliva sfuso è un ulteriore colpo all'olivicoltura della regione

A causa delle gelate e della siccità la produzione di olio toscano di qualità nel 2003 è stimata in 55-60 mila quintali contro una media annuale di oltre 200 mila quintali. La Cia Toscana chiede alla Regione che vengano tempestivamente semplificatele norme di autorizzazione previste per il confezionamento dei prodotti.

Per la Cia della Toscana la norma europea che dal 1 novembre vieta la vendita dell'olio di oliva sfuso porta un danno gravissimo a consumatori e produttori cancellando una consuetudine millenaria da sempre legata alla qualità del prodotto e a un modo di coltivare che tutela il territorio e l'ambiente.
In Toscana questo nuovo obbligo per gli olivicoltori andrà a penalizzare ulteriormente un settore che ha visto quest'anno le produzioni falcidiate e ridotte a livelli minimi. Le previsioni indicano che a causa delle gelate e della siccità la raccolta delle olive sarà ridotta al 25-30% nelle zone interne (soprattutto nelle province di Firenze, Siena, Arezzo, Pistoia) e al 30-40% nelle zone litoranee (Livorno, Grosseto, Lucca, Pisa). La produzione di olio toscano di qualità nel 2003 è stimata in 55-60 mila quintali contro una media annuale di oltre 200 mila quintali.
La Cia Toscana chiede alla Regione che vengano tempestivamente semplificatele norme di autorizzazione previste per il confezionamento dei prodotti. Per discutere le prospettive dell'olivicoltura toscana, alla luce anche dei nuovi orientamenti comunitari la Cia regionale convocherà una grande assemblea regionale coinvolgendo gli amministratori locali, gli operatori della filiera e le organizzazioni dei consumatori.


torna al sommario

 

APPUNTAMENTI


 

Alessandria: la Cia presenta la petizione per la semplificazione burocratica nel settore vitivinicolo


Domani, venerdì 31 ottobre il Presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori di Alessandria, Roberto Ercole, presenterà all’Assessorato all’Agricoltura della Provincia, alle Istituzioni, alla Stampa e ai vitivinicoltori, la petizione promossa dalla Cia del Piemonte da presentare al Consiglio Regionale intitolata “Unicità di modello ed unicità di sportello”.
Hanno garantito la loro presenza Deputati e Senatori, l’assessore provinciale all’Agricoltura Giuseppe Nervo, l’assessore regionale Ugo Cavallera, amministratori Comunali, Provinciali e Regionali, dirigenti delle Cantine Sociali e i giornalisti delle principali testate della provincia.

torna al sommario

 


Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Archivio