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Ue:
l’intesa franco-tedesca potrebbe bloccare Pacetti:
il futuro dell’Europa non può “L’intesa
franco-tedesca rappresenta un impedimento al processo di riequilibrio
della spesa agricola tra imprese, settori produttivi e regioni da sempre
rivendicato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori”. A rilevarlo
è il presidente nazionale Massimo Pacetti il quale sottolinea che “tale
intesa, seppur in qualche misura, potrebbe consentire un iter rispettoso
delle scadenze previste dall’allargamento Ue ai Peco, ma, di fatto,
potrebbe comportare un ripensamento circa le modalità della revisione a
medio termine della Politica agricola comune, del suo finanziamento e
dell’estensione delle sue regole ai nuovi Paesi”. “Rispettiamo -ha aggiunto il presidente della Cia- l’importanza e il ruolo che la Francia e la Germania hanno avuto nel processo di unificazione europea, ma il futuro dell’Ue non può essere determinato da intese tra due soli Paesi. La materia in discussione è di grande rilevanza ed è necessario il pieno coinvolgimento di tutti i membri attraverso un confronto serio e approfondito”. “Come Cia -ha sostenuto Pacetti- abbiamo sempre ribadito che il costo di un’Europa più grande, libera e pacifica non dovesse essere sostenuto esclusivamente dagli agricoltori. La stabilizzazione della spesa dal 2007 per la messa a regime dei meccanismi di sostegno agli agricoltori fino al 2013 potrebbe risultare in concreto penalizzante tanto per i produttori agricoli dei Quindici che dei Paesi che aderiranno”. “In particolare -ha affermato il presidente della Cia- l’intesa tra Francia e Germania potrebbe condizionare oggettivamente gli interessi di Paesi che, come il nostro, vedrebbero fortemente ridimensionate le opzioni per una riqualificazione della spesa agricola”. “Gli agricoltori -ha detto ancora Pacetti- non si faranno fare la lezione da nessuno, avendo già dallo scorso mese di settembre siglato a Copenaghen l’ingresso delle organizzazioni agricole più rappresentative dei Peco nel Copa-Cogeca, dove, alla pari, si affrontano i problemi dei produttori agricoli europei”. Convegno
a Cremona sulla tracciabilità, la qualità “La rintracciabilità, la sicurezza alimentare e le strategie per la qualità debbono essere organicamente messe a sistema per dare valide risposte sia ai consumatori che ai produttori agricoli”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti intervenendo oggi a Cremona al convegno promosso dall’Unalat e dall’Ismea sul tema “La tracciabilità, la qualità e la sicurezza alimentare come strumenti per lo sviluppo del sistema lattiero-caseario”. “La rintracciabilità, così come essa è definita dalle norme Ue, è quel complesso di atti e documenti che -ha aggiunto Pacetti- consentono di seguire le varie fasi del processo di produzione agroalimentare, mirata a garantire la sicurezza e la gestione dei rischi. In quanto tale è obbligatoria ed a livello nazionale vanno definiti gli strumenti, le modalità di attuazione, i soggetti incaricati del controllo e le sanzioni. Così determinato diventa uno dei fattori che concorrono al prerequisito essenziale della sicurezza alimentare”. “La qualità, o meglio le qualità, sono -ha rilevato il presidente della Cia- quel plus di comportamenti, volontari, che l’imprenditore mette in opera per qualificare e diversificare sul mercato i propri prodotti: sistemi di controllo, certificazioni e autocertificazioni, firma del prodotto, disciplinari di produzione, etica”. “Riteniamo -ha evidenziato Pacetti- che per lo sviluppo del sistema agricolo italiano siano determinanti l’orientamento alla qualità, la competitività e la riorganizzazione aziendale e territoriale. Le politiche agricole devono creare un ambiente favorevole all’iniziativa imprenditoriale, migliorare le condizioni di competitività, sostenere le azioni di riposizionamento strategico delle imprese. Il fattore centrale, distintivo e qualificante del sistema di qualità italiano è il legame con il territorio. Esso non si configura come un modello rigido, ma come insieme di opportunità diverse, intrecciate in un contesto unitario: dai prodotti di fattoria a quelli tradizionali, dalle denominazioni di origine garantite alle grandi filiere agroalimentare. Il legame con il territorio e la tracciabilità, a partire dall’origine della materia prima, assicurano elevati standard organolettici, nutrizionali e salutistici, evocano la storia e la cultura delle comunità locali, valorizzano un patrimonio di conoscenze evolute nel tempo, favoriscono lo sviluppo delle aree rurali, garantiscono una forte propensione all’esportazione dei prodotti italiani”. “La Cia -ha rilevato Pacetti- ritiene che l’orientamento alla qualità rafforzi l’agricoltura non soltanto come momento di recupero di valore aggiunto e di difesa del reddito, ma quale componente essenziale dei sistemi territoriali, dello sviluppo rurale e della stessa identità delle comunità locali”. Infine, Pacetti si è soffermato sul settore lattiero-caseario, e in particolare sul latte fresco. “L’utilizzo del latte fresco, secondo le regole stabilite dalla legge, significa valorizzare il notevole impegno professionale svolto dagli allevatori italiani che è teso a garantire ai consumatori un prodotto di qualità ad elevato standard organolettico e nutrizionale, assicurando ai produttori il pagamento del latte alla stalla secondo parametri di qualità”. “Come
Cia -ha concluso Pacetti- sottolineo che non è sufficiente determinare
l’origine del latte. Ad essa va abbinata la qualità che si può
riscontrare soltanto attraverso la tracciabilità. In questo modo si offre
al consumatore la più completa trasparenza. Sarà poi esso a
scegliere”. Le
proposte della Cia sulla questione In
risposta all’invito dell’on. Teresio Delfino, sottosegretario del
ministero per le Politiche agricole, ad avanzare proposte in merito ai
controlli sulla produzione dei vini di qualità, il presidente della Cia
Massimo Pacetti ha inviato al Mipaf una nota che di seguito pubblichiamo. La Cia, Confederazione italiana agricoltori, ha accolto volentieri l’invito del sottosegretario delegato, On. Delfino, a formulare proposte operative concernenti l’attuazione del D.M. 29 maggio 2001 in materia di controlli sulla produzione dei V.Q.P.R.D. Innanzitutto, la Cia ribadisce i motivi di perplessità, registrati largamente anche nella categoria, sia per l’inopportunità del provvedimento in carenza di fondamentali strumenti attuativi della Legge 164/92 (regolamentazione degli esami chimico - fisico organolettici, ecc.) sia per gli aspetti operativi che caratterizzano il “piano dei controlli” previsto che viene percepito come un ulteriore aggravio organizzativo e finanziario a carico dei produttori. L’ulteriore proroga dei termini, recentemente decisa può e deve servire per un approfondimento delle modalità attuative tra le categorie interessate. Soprattutto i partecipanti alla filiera produttiva, privilegiando la strada dell’interprofessione, vanno messi nelle condizioni più agevoli per aderire attraverso la via dell’autocontrollo al perseguimento dell’obiettivo – che deve essere meglio chiarito – della “utilizzazione della specifica menzione distintiva di qualità e tracciabilità”. I controlli previsti dovrebbero basarsi, a parere della Cia, sulla piena utilizzazione della documentazione presente in azienda, senza prevedere ulteriori adempimenti, compreso l’invio specifico di documentazione a chi è incaricato del controllo. I Consorzi di tutela, al momento attuale, si caratterizzano come strumenti in cui si esprime, seppure in maniera a parere della Cia non soddisfacente, l’interprofessione nel settore vitivinicolo. Non
va sottaciuta, comunque, la disomogeneità di presenza sul territorio e di
funzionalità dei consorzi stessi. Questi dati di fatto rischiano di compromettere l’obiettivo che viene proposto. La
Cia, pur valutando senza pregiudizi l’opportunità di attribuire queste
nuove funzioni ai consorzi, non può non riconfermare tutta la sua
perplessità sullo stato attuale degli stessi, sulla loro reale
rappresentatività e democraticità. Per queste ragioni, mentre evidenziamo l’esigenza di una nuova disciplina delle modalità di determinazione dei voti in assemblea, diversa dal voto ponderale, ci sentiamo di avanzare la proposta di prevedere, per i consorzi che intendono realizzare l’attività di controllo un apposito “comitato di gestione” rappresentativo di tutte le realtà della filiera presenti nella platea consortile. Il comitato proposto dovrebbe governare, in modo indipendente, tutte le attività inerenti la funzione dei controlli. Nelle situazioni in cui l’incarico di controllo non viene esercitato dai Consorzi di tutela, la Cia propone che sia opportuna un’iniziativa pubblica (regioni e province autonome) tesa a favorire la costituzione di un momento interprofessionale capace di governare le modalità di individuazione e la funzionalità dei soggetti idonei a realizzare l’attività di controllo. Infine, a parere della Cia, andrebbe presa in considerazione l’opportunità di prevedere, ad ulteriore garanzia anche verso i consumatori, un momento di terzietà che certifichi l’azione svolta dai soggetti titolari dei controlli. La
Cia partecipa alla terza edizione Promossa dalla Consulta nazionale per le foreste ed il legno si è celebrata la terza edizione della Giornata nazionale del bosco presso la tenuta presidenziale di Castel Porziano. Per la Confederazione italiana agricoltori hanno partecipato il presidente Massimo Pacetti e Domenico Mastrogiovanni. I lavori, presieduti dal presidente della Consulta on. Alfredo Diana, hanno aggiornato le riflessioni sul bosco quale ecosistema complesso delle molteplici funzioni: produttive, protettive e paesaggistiche. Ai presenti il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha riaffermato il sentimento di apprezzamento per la qualificata attività svolta nel corso degli anni in favore del bosco ed ha rimarcato che tutti i livelli della società hanno il dovere e la responsabilità di concorrere alle politiche di tutela e gestione del bosco, promuovendone la gestione, nonché la formazione degli addetti e la necessaria informazione.
Cia
della Liguria: alcune osservazioni A seguito della presentazione in Regione dei dati relativi al V Censimento generale dell’agricoltura, la Cia della Liguria ha ritenuto opportuno sviluppare alcune osservazioni, partendo dal presupposto che gli stessi confermano come l’agricoltura ligure rappresenti un comparto economico con potenzialità e vitalità significative. I dati rilevati confermano che persiste un tessuto agricolo diversificato e complesso, ma soprattutto elastico e dinamico, come dimostrano le frequenti conversioni produttive e le recenti inchieste ponderose di supporto nelle attività di investimento nel settore da parte delle imprese. Gli stessi evidenziano, in modo netto, come le imprese, in molti casi, si dirigano decisamente verso la scelta della qualità del prodotto, come nel caso della viticoltura per la produzione di vini Doc e Docg, aumentata in dieci anni di più del 50 per cento. E’, altresì, da sottolineare l'irrobustimento delle aziende che tendono ad aumentare le proprie dimensioni, proporzionalmente cresce anche la loro produttività, laddove la produzione lorda vendibile aumenta, anche a fronte di una diminuzione del numero delle imprese. Un rafforzamento si nota anche nel settore professionale, che rimane stabile malgrado le trasformazioni del comparto, con una spiccata tendenza al ricambio che ne garantisce un costante ringiovanimento. Fra i vari dati quello più discusso e controverso, secondo la Cia sembra essere quello relativo al numero delle aziende agricole che, nel confronto con i dati del 2000 rispetto a quelli del 1990, risultano calate del 40 per cento. In realtà, il dato va considerato in relazione alle varie tipologie censite, laddove nel ‘90 sono rientrate nel computo quelle realtà agricole non propriamente imprenditoriali, ma più legate ad attività hobbistiche o di autoconsumo dei prodotti ricavati. Secondo la Cia della Liguria, le rilevazioni dell’Istat appena rese pubbliche non possono, né devono essere causa di una riflessione che distingua nettamente e classifichi realtà produttive e non, con una metodologia che detterebbe politiche economiche ignare dell’eterogeneità del settore nella regione, e quindi di certo dannose. E’ invece opportuno -ribadisce la Cia- desumere che l’agricoltura ligure ha la sua funzione e la sua utilità proprio nel suo strutturarsi tanto nella piccola o piccolissima, quanto nella grande dimensione. La Cia sottolinea la necessità di prendere atto della complessità di tale realtà, facendo di essa un punto di partenza per calibrare politiche adeguate alle differenti e molteplici esigenze del settore agricolo, giungendo così alla individuazione di interventi mirati e funzionali, a partire dal rifinanziamento del Piano di sviluppo rurale.
La
Direzione di
“Donne in campo” E’ convocata il prossimo 29 ottobre alle ore 14.30, a Roma, presso la sede nazionale della Cia, la Direzione dell’Associazione “Donne in campo”. La Direzione, alla quale parteciperà il vicepresidente nazionale Paolo De Carolis, ha all’ordine del giorno come punto di maggior rilievo le iniziative e l’attività dell’Associazione in preparazione del Congresso nazionale della Confederazione. La
Giornata mondiale Il giorno 30 ottobre, a Roma, alle ore 9, presso l’Hotel St. Regis Grand, alla presenza del ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno e dei presidenti nazionali di Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, si celebrerà la giornata mondiale della donna rurale, che quest’anno ha come slogan “La povertà è affare di tutti.Formazione e informazione: strumenti chiave per la lotta alla povertà”. Nell’ambito dell’iniziativa, ci sarà la premiazione delle imprenditrici agricole vincitrici del II Premio “De@ Terra”, che sono: Liliana Bergamini della provincia di Lecco, Rosetta Furfari Sorgonà della provincia di Reggio Calabria, Roberta Giorni della provincia di Arezzo, Anne Marjatta Heliste della provincia di Perugia, tutte queste iscritte alla Cia o all’Associazione “Donne in Campo”, e Maria Caterina Burgarella della provincia di Trapani, imprenditrice e vicepresidente della Confagricoltura. Inoltre, sono iscritte alla Cia anche le due imprenditrici segnalate Rosa Maria Bianco della provincia di Livorno e Maria Chiara Onida della provincia di Pavia. Sarà, dunque, per l’Associazione e per la stessa Confederazione una giornata che vedrà protagoniste donne che si riconoscono nelle politiche e nei valori che in tali strutture si difendono e si portano avanti. Il Premio, istituito dall’Onilfa per dare visibilità all’imprenditorialità e al lavoro femminile in agricoltura, è rivolto a donne la cui storia personale è caratterizzata dalla continuità generazionale oppure dall’utilizzo creativo dei mezzi multimediali, dal rispetto e dalla valorizzazione dell’ambiente o ancora dalla creatività ed originalità dell’idea di impresa. | |
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