Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori



Anno 45 - n. 180

 

22 Ottobre 2003

 

ATTUALITA'

    2003 anno nero per l’ortofrutta: calano produzione e consumi. Prezzi in forte crescita, ma ad ottobre si bloccano i rincari

 

DAL TERRITORIO


•    Reggio Emilia: il settore latte ha voglia di legalità ma la strada è ancora lunga

•   La mobilitazione dei pensionati liguri per uno stato sociale adeguato ed un recupero del potere d'acquisto delle pensioni



 

ATTUALITA'


2003 anno nero per l’ortofrutta: calano produzione e consumi. Prezzi in forte crescita, ma ad ottobre si bloccano i rincari


Un’indagine della Confederazione italiana agricoltori evidenzia un calo negli acquisti dell’11,7 per cento e un taglio produttivo del 30 per cento.


Il 2003 è stato un anno nero per la frutta e la verdura. I consumi sono scesi negli ultimi dieci mesi dell’11,7 per cento, mentre la produzione dell’intero settore ortofrutticolo ha fatto registrare un taglio netto del 30 per cento. I prezzi al consumo hanno avuto vere e proprie impennate, con rincari che hanno superato abbondantemente il 50 per cento, soprattutto nel periodo che va da giugno a settembre. A ottobre, invece, c’è stata una drastica battuta d’arresto e in alcuni casi si sono avute anche diminuzioni. La Cia a questo proposito ha condotto un’indagine dalla quale emerge chiaramente che le avversità atmosferiche, in particolare le gelate di primavera e la persistente siccità dell’estate, hanno stravolto il mercato dei prodotti ortofrutticoli.
Il calo dei consumi ha praticamente interessato tutti i generi di frutta. Pesanti flessioni si sono avute per le mele e le pere, i cui acquisti sono scesi del 15 per cento. In discesa (tra il 5 e l’8 per cento) anche pesche, albicocche, susine e ciliegie. Diminuzioni (3-4 per cento) si sono registrate per angurie, meloni e fragole. Stesso discorso per l’uva che, secondo dati ancora provvisori, dovrebbe far risultare un
calo del 4 per cento.
Nel settore orticolo la situazione dei consumi non è certo migliore. Per la maggior parte delle verdure (spinaci, cavolfiori, cicoria, insalata, radicchio) si sono avuti cali generalizzati che vanno dall’8 al 12 per cento. Forte è stata la contrazione per i pomodori (15 per cento), per le zucchine (10 per cento), per i fagiolini (13 per cento), per i finocchi (9 per cento. Stazionari sono stati, invece, i consumi di melanzane, carote, cetrioli, peperoni, mentre sono aumentati quelli di patate, cipolle e carciofi.
Sempre caldo è stato il fronte prezzi, dove in estate, ma anche nei mesi primaverili, si sono registrati aumenti consistenti e spesso ingiustificati. Calma si è avuta in ottobre quando, pur in presenza di tensioni rispetto allo stesso periodo del 2002, le quotazioni dei prodotti, soprattutto ortaggi, si sono bloccate e per alcuni ci sono state drastiche diminuzioni. E’ il caso dei fagiolini scesi del 13 per cento, della lattuga (16 per cento), dei pomodori (6,5 per cento), delle zucchine (7,2 per cento). Le flessioni più consistenti si sono registrate nella settimana che va dal 13 al 20 ottobre.
Finora, comunque, nelle prime tre settimane del mese il calo dei prezzi degli ortaggi è stato pari a 12 per cento, mentre per la frutta la situazione si mantenuta alquanto fluttuante con cali nei primi giorni e lievi aumenti tra il 10 e il 15 di ottobre.

 

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DAL TERRITORIO




Reggio Emilia: il settore latte ha voglia di legalità ma la strada è ancora lunga


Le Associazioni agricole e di prodotto reggiane ieri dal Prefetto Di Pasquale


La grandissima maggioranza del mondo degli allevatori ha voglia di lasciarsi alle spalle l'infinita questione delle quote latte: dopo anni di contestazioni, ricorsi alla legge, contenziosi aperti in tutte le sedi, sembra prevalere la voglia di legalità. Lo dimostrano i dati sull'ultima campagna lattiera (2002-2003) conclusa lo scorso aprile: molti sono i produttori che hanno pagato le multe comunitarie per i superamenti delle quote, il 75% in Italia, quasi il 95% a Reggio Emilia (solo una trentina su 507 colpiti dalle sanzioni hanno fatto ricorso). Pagare l'ultima annata costituisce una condizione indispensabile per accedere alla rateizzazione delle multe relative alle annate dal 95-96 al 2001-2002, come prevede la riforma del regime delle quote approvata alcuni mesi fa, con il placet della Ue.
Altra condizione per aderire alla sanatoria è la rinuncia ad ogni contenzioso, e qui nascono numerose complicazioni, come hanno sottolineato al Prefetto di Reggio, dott. Maurizio Di Pasquale, i rappresentanti del mondo agricolo reggiano che sono stati ricevuti questa mattina in prefettura. Aiple, Cia, Coldiretti, Copagri e Upa, hanno chiesto al rappresentante dello Stato di farsi interprete dei problemi legati alla riforma: chiedono una proroga della scadenza per aderire alla rateizzazione (è prevista al 15 novembre prossimo), chiedono la semplificazione delle procedure per le notifiche di rinuncia al contenzioso, chiedono anche di cambiare le norme per la "rottamazione delle stalle", che rischiano di creare (a causa del valore che sarebbe pagato per il ritiro) uno spostamento delle quote dalla montagna alla pianura, azzerando la zootecnia montana, zona fragile che va invece salvaguardata.
La rinuncia al contenzioso è un problema complesso: negli anni in questione sono stati presentati ricorsi a pacchi, individuali e collettivi, da singoli ed associazioni a valere "erga omnes", ai Tar come ai vari gradi di giudizio civile. Aiple, che è la più grande associazione produttori d'Italia, conta 4185 ricorrenti su ricorsi collettivi, ma ci sono anche circa 3500 ricorsi personali. Uscirne richiede tempo, oppure una misura che tagli la testa al toro: la firma d'adesione alla sanatoria costituisca essa stessa documento di rinuncia ad ogni ricorso, ma dovrebbe stabilirlo un decreto o qualcosa di simile.
All'incontro in Prefettura hanno preso parte Lamberto Colla (Aiple), Ivan Bertolini e Renzo Zaldini (Cia), Angelo Nazzari (Coldiretti) Giuseppe Carini (Copagri), Daniele Sfulcini (Upa - Unione agricoltori).

 

La mobilitazione dei pensionati liguri per uno stato sociale adeguato ed il recupero del potere d'acquisto delle pensioni

Il Cupla denuncia l'indifferenza delle istituzioni regionali

L'ormai innegabile aumento spropositato dei prezzi ha divorato buona parte della capacità d'acquisto delle risorse concesse a chi è a riposo permanente dal lavoro, in un contesto generale dove il livello medio delle pensioni rimane basso.
Alla luce di questa situazione, il Cupla -Comitato unitario dei pensionati del lavoro autonomo- che raccoglie otto sigle sindacali dei settori commercio, artigianato e agricoltura, e ha la rappresentanza di circa 90.000 pensionati in Liguria, ha più volte chiesto di ottenere incontri e colloqui coni capigruppo del Consiglio Regionale, con gli assessori regionali competenti per materia di assistenza sociale e sanità e con il presidente della Giunta Sandro Biasotti, per affrontare le ripercussioni della situazione a livello locale. Alle richieste non c'è stata risposta alcuna, se non da parte di un solo gruppo consiliare appartenente all'opposizione.
Il Cupla a maggioranza, con l'unica eccezione dell'Anap-Confartigianato Liguria, denuncia con forza questa indifferenza sia verso i rappresentanti di una larga e significativa parte dei pensionati della Liguria, sia verso problematiche sempre più pressanti e pesantin da affrontare in fretta in una regione popolata in gran parte da anziani come la Liguria. In questo senso, il Comitato unitario intende portare le proprie proposte, ignorate dalle istituzioni regionali, alla conoscenza dell'opinione pubblica.
Nel 1996 la Regione firmava con le forze sociali un protocollo d'intesa riconfermato un anno e mezzo fa circa; indirizzato al miglioramento dei servizi socio-assistenziali. Alla luce della sostanziale non attuazione del suddetto protocollo d'intesa, il Cupla chiede anzitutto il suo recupero e la sua realizzazione concreta, dando seguito a impegni condivisi e donfamentali.
In secondo luogo, il comitato unitario chiede alla Regione che venga aperto; a livello regionale; un "tavolo sociale permanente" dove discutere con le forze sociali, in via preliminare, ogni provvedimento che possa avere effetti nella sua applicazione sull'esistenza e sulla qualità della vita di pensionati e anziani in Liguria.
In terzo luogo, preso atto che il provvedimento dei ticket sui farmaci è stato strutturato in modo profondamente iniquo, andando a pesare sulle fasce più deboli, il Cupla propone di strutturare il sistema delle esenzioni dal ticket sulla base del reddito, certificato tramite l'ormai diffusa procedure Isee (il cosiddetto redditometro) ideata dall'Inps.
Se l'istituzione regionale non saprà o non vorrà ascoltare e prendere in considerazione questi temi e queste proposte, avanzata da una forza sociale rappresentante una larga fascia di persone in Liguria, il Cupla si riserverà nell'immediato futuro di intraprendere una serie di iniziative di protesta, fra cui una manifestazione presso il Consiglio Regionale.



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