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ATTUALITA'
2003 anno nero per lortofrutta: calano
produzione e consumi. Prezzi in forte crescita, ma ad ottobre si bloccano
i rincari
Unindagine della Confederazione italiana
agricoltori evidenzia un calo negli acquisti dell11,7 per cento
e un taglio produttivo del 30 per cento.
Il 2003 è stato un anno nero per la frutta e la verdura. I
consumi sono scesi negli ultimi dieci mesi dell11,7 per cento,
mentre la produzione dellintero settore ortofrutticolo ha fatto
registrare un taglio netto del 30 per cento. I prezzi al consumo hanno
avuto vere e proprie impennate, con rincari che hanno superato abbondantemente
il 50 per cento, soprattutto nel periodo che va da giugno a settembre.
A ottobre, invece, cè stata una drastica battuta darresto
e in alcuni casi si sono avute anche diminuzioni. La Cia a questo
proposito ha condotto unindagine dalla quale emerge chiaramente
che le avversità atmosferiche, in particolare le gelate di
primavera e la persistente siccità dellestate, hanno
stravolto il mercato dei prodotti ortofrutticoli.
Il calo dei consumi ha praticamente interessato tutti i generi di
frutta. Pesanti flessioni si sono avute per le mele e le pere, i cui
acquisti sono scesi del 15 per cento. In discesa (tra il 5 e l8
per cento) anche pesche, albicocche, susine e ciliegie. Diminuzioni
(3-4 per cento) si sono registrate per angurie, meloni e fragole.
Stesso discorso per luva che, secondo dati ancora provvisori,
dovrebbe far risultare un
calo del 4 per cento.
Nel settore orticolo la situazione dei consumi non è certo
migliore. Per la maggior parte delle verdure (spinaci, cavolfiori,
cicoria, insalata, radicchio) si sono avuti cali generalizzati che
vanno dall8 al 12 per cento. Forte è stata la contrazione
per i pomodori (15 per cento), per le zucchine (10 per cento), per
i fagiolini (13 per cento), per i finocchi (9 per cento. Stazionari
sono stati, invece, i consumi di melanzane, carote, cetrioli, peperoni,
mentre sono aumentati quelli di patate, cipolle e carciofi.
Sempre caldo è stato il fronte prezzi, dove in estate, ma anche
nei mesi primaverili, si sono registrati aumenti consistenti e spesso
ingiustificati. Calma si è avuta in ottobre quando, pur in
presenza di tensioni rispetto allo stesso periodo del 2002, le quotazioni
dei prodotti, soprattutto ortaggi, si sono bloccate e per alcuni ci
sono state drastiche diminuzioni. E il caso dei fagiolini scesi
del 13 per cento, della lattuga (16 per cento), dei pomodori (6,5
per cento), delle zucchine (7,2 per cento). Le flessioni più
consistenti si sono registrate nella settimana che va dal 13 al 20
ottobre.
Finora, comunque, nelle prime tre settimane del mese il calo dei prezzi
degli ortaggi è stato pari a 12 per cento, mentre per la frutta
la situazione si mantenuta alquanto fluttuante con cali nei primi
giorni e lievi aumenti tra il 10 e il 15 di ottobre.
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DAL
TERRITORIO
Reggio Emilia: il settore latte ha voglia di
legalità ma la strada è ancora lunga
Le Associazioni agricole e di prodotto
reggiane ieri dal Prefetto Di Pasquale
La grandissima maggioranza del mondo degli allevatori
ha voglia di lasciarsi alle spalle l'infinita questione delle quote
latte: dopo anni di contestazioni, ricorsi alla legge, contenziosi
aperti in tutte le sedi, sembra prevalere la voglia di legalità.
Lo dimostrano i dati sull'ultima campagna lattiera (2002-2003) conclusa
lo scorso aprile: molti sono i produttori che hanno pagato le multe
comunitarie per i superamenti delle quote, il 75% in Italia, quasi
il 95% a Reggio Emilia (solo una trentina su 507 colpiti dalle sanzioni
hanno fatto ricorso). Pagare l'ultima annata costituisce una condizione
indispensabile per accedere alla rateizzazione delle multe relative
alle annate dal 95-96 al 2001-2002, come prevede la riforma del regime
delle quote approvata alcuni mesi fa, con il placet della Ue.
Altra condizione per aderire alla sanatoria è la rinuncia ad
ogni contenzioso, e qui nascono numerose complicazioni, come hanno
sottolineato al Prefetto di Reggio, dott. Maurizio Di Pasquale, i
rappresentanti del mondo agricolo reggiano che sono stati ricevuti
questa mattina in prefettura. Aiple, Cia, Coldiretti, Copagri e Upa,
hanno chiesto al rappresentante dello Stato di farsi interprete dei
problemi legati alla riforma: chiedono una proroga della scadenza
per aderire alla rateizzazione (è prevista al 15 novembre prossimo),
chiedono la semplificazione delle procedure per le notifiche di rinuncia
al contenzioso, chiedono anche di cambiare le norme per la "rottamazione
delle stalle", che rischiano di creare (a causa del valore che
sarebbe pagato per il ritiro) uno spostamento delle quote dalla montagna
alla pianura, azzerando la zootecnia montana, zona fragile che va
invece salvaguardata.
La rinuncia al contenzioso è un problema complesso: negli anni
in questione sono stati presentati ricorsi a pacchi, individuali e
collettivi, da singoli ed associazioni a valere "erga omnes",
ai Tar come ai vari gradi di giudizio civile. Aiple, che è
la più grande associazione produttori d'Italia, conta 4185
ricorrenti su ricorsi collettivi, ma ci sono anche circa 3500 ricorsi
personali. Uscirne richiede tempo, oppure una misura che tagli la
testa al toro: la firma d'adesione alla sanatoria costituisca essa
stessa documento di rinuncia ad ogni ricorso, ma dovrebbe stabilirlo
un decreto o qualcosa di simile.
All'incontro in Prefettura hanno preso parte Lamberto Colla (Aiple),
Ivan Bertolini e Renzo Zaldini (Cia), Angelo Nazzari (Coldiretti)
Giuseppe Carini (Copagri), Daniele Sfulcini (Upa - Unione agricoltori).
La mobilitazione dei pensionati liguri per uno stato
sociale adeguato ed il recupero del potere d'acquisto delle pensioni
Il Cupla denuncia l'indifferenza delle istituzioni
regionali
L'ormai innegabile aumento spropositato dei
prezzi ha divorato buona parte della capacità d'acquisto delle
risorse concesse a chi è a riposo permanente dal lavoro, in
un contesto generale dove il livello medio delle pensioni rimane basso.
Alla luce di questa situazione, il Cupla -Comitato unitario dei pensionati
del lavoro autonomo- che raccoglie otto sigle sindacali dei settori
commercio, artigianato e agricoltura, e ha la rappresentanza di circa
90.000 pensionati in Liguria, ha più volte chiesto di ottenere
incontri e colloqui coni capigruppo del Consiglio Regionale, con gli
assessori regionali competenti per materia di assistenza sociale e
sanità e con il presidente della Giunta Sandro Biasotti, per
affrontare le ripercussioni della situazione a livello locale. Alle
richieste non c'è stata risposta alcuna, se non da parte di
un solo gruppo consiliare appartenente all'opposizione.
Il Cupla a maggioranza, con l'unica eccezione dell'Anap-Confartigianato
Liguria, denuncia con forza questa indifferenza sia verso i rappresentanti
di una larga e significativa parte dei pensionati della Liguria, sia
verso problematiche sempre più pressanti e pesantin da affrontare
in fretta in una regione popolata in gran parte da anziani come la
Liguria. In questo senso, il Comitato unitario intende portare le
proprie proposte, ignorate dalle istituzioni regionali, alla conoscenza
dell'opinione pubblica.
Nel 1996 la Regione firmava con le forze sociali un protocollo d'intesa
riconfermato un anno e mezzo fa circa; indirizzato al miglioramento
dei servizi socio-assistenziali. Alla luce della sostanziale non attuazione
del suddetto protocollo d'intesa, il Cupla chiede anzitutto il suo
recupero e la sua realizzazione concreta, dando seguito a impegni
condivisi e donfamentali.
In secondo luogo, il comitato unitario chiede alla Regione che venga
aperto; a livello regionale; un "tavolo sociale permanente"
dove discutere con le forze sociali, in via preliminare, ogni provvedimento
che possa avere effetti nella sua applicazione sull'esistenza e sulla
qualità della vita di pensionati e anziani in Liguria.
In terzo luogo, preso atto che il provvedimento dei ticket sui farmaci
è stato strutturato in modo profondamente iniquo, andando a
pesare sulle fasce più deboli, il Cupla propone di strutturare
il sistema delle esenzioni dal ticket sulla base del reddito, certificato
tramite l'ormai diffusa procedure Isee (il cosiddetto redditometro)
ideata dall'Inps.
Se l'istituzione regionale non saprà o non vorrà ascoltare
e prendere in considerazione questi temi e queste proposte, avanzata
da una forza sociale rappresentante una larga fascia di persone in
Liguria, il Cupla si riserverà nell'immediato futuro di intraprendere
una serie di iniziative di protesta, fra cui una manifestazione presso
il Consiglio Regionale.
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