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Iniziativa
nazionale a Paestum L’incontro si è articolato in due giornate. Nella prima i lavori sono stati introdotti da una relazione del vicepresidente della Cia Paolo De Carolis. Sono seguiti gli interventi del presidente dell’Inac Alberto Giombetti e dell’amministratore delegato del Caf Angelo Siveri. Nella seconda giornata l’incontro ha centrato l’attenzione sulla fiscalità in agricoltura e sulla legge finanziaria 2002. Sono intervenuti, fra gli altri, gli onorevoli Giorgio Benvenuto e Maurizio Leo, della Commissione Finanze della Camera. Le conclusioni, dopo un ampio e approfondito dibattito, sono state svolte dal presidente della Cia Massimo Pacetti. Nella sua relazione, il vicepresidente De Carolis ha sottolineato, tra l’altro, che “una democrazia viva e diffusa deve fare in modo che il suo tessuto sociale ed economico sia arricchito dalla presenza di libere associazioni professionali sindacali, cooperative e sociali, alle quali spetta la difesa degli interessi legittimi, anche se settoriali, delle categorie rappresentate. Queste associazioni hanno il diritto di essere consultate e di concorrere alle scelte di sviluppo economico e sociale del Paese. Il metodo della concertazione, invece, sembra a volte essere vissuto con fastidio, tanto da trasformarsi nel metodo dell’informazione”. De Carolis, riferendosi ai ritardi (“non casuali”) della legge sui Patronati, ha affermato che “vi sono ancora resistenze che, mettendo in discussione le conquiste del passato, tendono a ridimensionare lo stato sociale o peggio ancora a diminuire il ruolo e la funzione delle organizzazioni professionali, sindacali e sociali nell’economia e nella società. I recenti attacchi alla cooperazione costituiscono, in questo senso, un indicatore preoccupante”. Dopo aver rimarcato che la finanziaria 2002 “è deludente, di basso profilo strategico e non affronta le questioni più urgenti dell’agricoltura”, il vicepresidente della Cia ha ricordato le proposte dell’organizzazione per dare slancio alle imprese agricole e rispondere alle esigenze dei produttori e dei pensionati. Esse sono: 1) aumentare le pensioni minime per assicurare agli anziani, che oggi vivono sotto la soglia di povertà, un’esistenza serena e dignitosa e aumentarle senza limitazioni di reddito di categoria e di età; 2) alleggerire il costo del lavoro ed estendere alle imprese agricole tutti gli strumenti della flessibilità, nonché gli strumenti fiscali che favoriscano la previdenza complementare; 3) estendere alle imprese agricole sommerse e al part-time le facilitazioni previdenziali e contributive necessarie per la loro emersione; 4) ridurre il carico fiscale in agricoltura; 5) attuare un serio snellimento e decentramento amministrativo che favorisca la sussidiarietà tra le istituzioni e una semplificazione burocratica. De Carolis ha rimarcato, inoltre, che la Confederazione chiede “una maggiore attenzione e provvedimenti concreti nei confronti dei problemi vecchi e nuovi che impiombano l’agricoltura italiana e ne falcidiano i redditi”. De Carolis ha evidenziato l’impegno della Cia per migliorare e rendere più efficienti i servizi sociali e fiscali attraverso l’Inac e il Caf, due strutture che hanno accresciuto e consolidato la loro attività. Alcuni dati ne sono la prova tangibile. Il Caf-Cia, anche nell’anno in corso, ha registrato un notevole incremento nelle attività di raccolta, controllo ed elaborazione delle dichiarazioni dei redditi, modello 730, assistendo oltre 596 mila contribuenti, con una crescita di circa il 9 per cento rispetto all’anno precedente. Sul versante dei servizi orientati alla fruizione, da parte dei cittadini, di prestazioni di carattere sociale erogate dalla Stato, dall’Inps, dai Comuni e da altri Enti e Istituzioni, grazie alle sinergie realizzate e all’impegno profuso dall’Inac (che è riuscito a consolidare la sua posizione ponendosi tra i primi patronati in Italia) e dal Caf, il sistema dei servizi della Cia -ha concluso De Carolis-ha assistito oltre 462 mila cittadini nella presentazione delle dichiarazioni Red per l’Inps e il Centro di assistenza fiscale ha rilasciato e trasmesso all’Inps oltre 1.610.000 certificazioni reddituali per il triennio 1996/1998. Nelle sue conclusioni, il presidente Pacetti ha sostenuto che “la finanziaria 2002 non offre una sponda all’agricoltura. I necessari interventi di carattere fiscale, indispensabili per una riduzione dei pesanti conti sostenuti dalle imprese, non hanno trovato risposta nell’articolato della legge. Il Governo ha annunciato che la fiscalità in agricoltura è stato rimandata ad un collegato. Questo, però, lascia in tutti noi forti dubbi e perplessità”. Pacetti ha evidenziato che la Cia si impegnerà nelle sedi competenti perché, in sede di discussione parlamentare, vengano approvati gli emendamenti necessari per correggere la manovra e ristabilire le condizioni di competitività delle imprese agricole. “La Cia -ha affermato Pacetti- intende aprire un confronto serio e costruttivo con proposte tese a favorire il rilancio di un’agricoltura moderna, capace di stare sul mercato, soprattutto in vista dei nuovi orientamenti della politica agricola Ue del nuovo negoziato Wto”. “D’altra parte, in materia fiscale -ha rilevato il presidente Pacetti nel suo intervento- vi era un’indicazione ben precisa scaturita dal tavolo tecnico istituito presso il ministero delle Politiche agricole di cui fanno parte le organizzazioni professionali. Sono state elaborate proposte condivise da tutti e orientate verso un contenimento dei costi”. Queste, in sintesi, le proposte della Cia in tema fiscale illustrate dal presidente Pacetti: 1) Conferma del regime speciale Iva per le imprese agricole. 2) Aliquota Irap strutturale al 2 per cento, ferme restando le attuali agevolazioni e possibilità di deduzioni di canoni consortili, premi assicurativi e Ici. 3) Messa a regime strutturale delle agevolazioni tributarie per la formazione della proprietà contadina. 4) Messa a regime strutturale della accisa zero sui carburanti per le coltivazioni sotto serra. 5) Riduzione al 10 per cento dell’aliquota per le forniture alle imprese agricole, di energia elettrica e di gas. 6)
Regime fiscale forfettario per le attività connesse a quelle
agricole. I
lavori del Congresso Europeo Le relazioni ed il dibattito, svolti in quattro sessioni, hanno affrontato i temi più svariati: dal partenariato internazionale, i monopoli, i processi di concentrazione alla sicurezza alimentare, alla difesa della multifunzionalità, dell’ambiente rurale, degli ecosistemi. Per la Cia, hanno partecipato ai lavori il vicepresidente della Cea Francesco Serra-Caracciolo, riconfermato nell’incarico, ed il presidente di Milano Dario Olivero il quale, nella sessione dedicata a: “come possono gli agricoltori corrispondere alle attese dei consumatori”, ha svolto il seguente intervento. E’ possibile trovare tra produttori e consumatori terreni comuni di confronto sulla base di tre linee di problemi: - sicurezza alimentare; - qualità; - protezione dell’ambiente. 1) La sicurezza alimentare è obiettivo comune per entrambi. Basti pensare che in presenza di un rischio reale o anche solo della percezione di un potenziale rischio da parte del consumatore si ha una ripercussione immediata sul settore della produzione. Vediamo cosa è successo con la crisi della Bse che ha portato in Italia ad un crollo del consumo di carne bovina interno al 50 per cento e al conseguente crollo dei prezzi. Quindi i produttori hanno un interesse primario ad operare in funzione della sicurezza, in questo coincidendo perfettamente con l’interesse del consumatore che vuole sulla propria tavola dei cibi sani, buoni, convenienti e magari anche eticamente corretti, ecologicamente compatibili e non transgenici. In questi ultimi anni abbiamo fatto sforzi e investimenti giganteschi, non solo economici ma anche di crescita professionale, per adeguare le nostre strutture e i nostri sistemi produttivi ad una serie crescente di norme ambientali, sanitarie ed igieniche, arrivando fino alla applicazione di sistemi per l’individuazione e il controllo dei rischi, di certificazione o di autocertificazione del processo di produzione e del prodotto e sistemi di rintracciabilità nella filiera. Ma purtroppo tutti questi sforzi non sempre sono sufficienti ad arrivare ad una garanzia assoluta per responsabilità che però non sono dei produttori: si pensi per esempio alla difficoltà per una azienda agricola di testare sementi o farine per escludere la presenza di Ogm, o la difficoltà di individuare in modo esaustivo i componenti di un mangime che diamo ai nostri animali. Ci vuole quindi, a mio parere, una assunzione di responsabilità collettiva di filiera, a monte e a valle della produzione. Non solo, ma questo enorme processo che stiamo sostenendo, al momento, non ha nessuna ricaduta sul prezzo finale del prodotto che, non solo non sale, ma spesso diminuisce. Di fatto, l’industria della trasformazione e la distribuzione si trovano in mano un valore aggiunto che non pagano e i cui benefici ricadono solo su di loro. Il disorientamento che ha colpito, negli ultimi tempi, li ha portati verso una maggiore consapevolezza e una maggiore attenzione nelle scelte dei prodotti ma soprattutto di chi li vende Per l’esattezza si è visto che il consumatore tende a dare più fiducia a dei soggetti che lui riterrà più affidabili che non a darla a questo o a quel prodotto. In sostanza si tende a dar fiducia a quel commerciante, a quella catena distributiva, a quel produttore: si personalizza la fiducia. Ed è per questo che alcune grandi catene di distribuzione alimentare hanno aumentato le vendite proprio grazie a questo rapporto fiduciario all’interno del quale il distributore si fa garante della salubrità e della qualità dei prodotti sul banco. Bisogna prendere esempio da questo per recuperare la fiducia. La qualità, è tutto ciò che va oltre al prerequisito della sicurezza. E’ quel valore in più fatto di tradizione, di diversità, di legame con particolari situazioni geografiche e storiche. E’ quel piacere che ci assale quando distinguiamo una buona mela da una mela che non sa di niente. Qualità è tutto ciò che proviene dai circuiti del Dop o dell’Igp o del biologico ma sicuramente non solo questo. Posso tranquillamente affermare che qualità è quello che cerca il consumatore. E allora come possono rispondere i produttori a queste aspettative per porre le basi di quel rapporto di fiducia di cui parlavo prima? Innanzi tutto pensando che sistemi come l’Haccp, la certificazione o la rintracciabilità non sono nemici del gusto, non sono gli “ammazza sapori” dei prodotti tipici. Certo è necessario che nell’ambito del complesso di norme comunitarie che regolano questi aspetti e che li regoleranno sempre più, ci sia la necessaria flessibilità affinché prodotti molto particolari, legati ad una tradizione spesso secolare, come ad esempio il formaggio Castel Magno o il lardo di Colonnata, possano ugualmente a pieno titolo entrare sul mercato. Cito alcuni esempi: in Italia opera già da una decina di anni un’associazione di consumatori denominata “Slow food” che ha il proposito di rivalutare ogni forma di produzione tipica o di lavorazione artigiana, di sapori dimenticati in alternativa al “fast food” e all’appiattimento e standardizzazione del modo di mangiare. Questa associazione è riuscita in pochi anni a creare un’impressionante circuito di ristoranti e di punti vendita che ne hanno condiviso le finalità e che hanno rivitalizzato produttori e produzioni che rischiavano di essere eliminati dal mercato. Hanno creato i cosiddetti “laboratori del gusto” che vengono ospitati in ogni parte d’Italia e nei quali viene trasmessa la capacità di assaggiare, degustare, scegliere, di combinare piatti e bevande. Il “Salone del gusto” di Torino, da loro inventato e che è giunto alla terza edizione, ha avuto l’anno scorso più di un milione di visitatori. Proprio in questi giorni si tiene la manifestazione Cheese (formaggio e sorriso) dove vengono posti in degustazione tutti i formaggi Dop e Igp d’Europa con sei approfondimenti su alcune regioni italiane e francesi. La Confederazione Italiana Agricoltori sta anch’essa facendo la sua parte attraverso il consorzio dei “prodotti tipici di fattoria” che raccoglie e promuove anche all’estero gli alimenti freschi e trasformati prodotti direttamente nelle aziende d’origine, con un notevole successo commerciale. Un altro significativo contributo ci può venire da alcuni settori della Grande distribuzione organizzata (Gdo) e in particolare da quella cooperativa. Queste strutture, oltre ai prodotti di marche diverse, presentano anche sui banchi dei propri supermercati, una vasta gamma di prodotti alimentari che vengono venduti con il marchio proprio della catena distributiva e per i quali essa si fa garante presso i consumatori della qualità di questi prodotti. A propria volta il distributore sottopone i produttori presso i quali si rifornisce di queste derrate alimentari che poi venderà con il proprio marchio, a dei severissimi disciplinari che regolano tutto il processo produttivo, dall’acquisto delle sementi fino al confezionamento finale. Questa strategia ha sortito degli effetti molto positivi sul consumatore e, di riflesso, sui produttori che si sono adeguati velocemente ai disciplinari di produzione, spuntando anche prezzi generalmente superiori a quelli medi di mercato. La protezione dell’ambiente e la coscienza ambientale in Europa è un fatto che coinvolge strati sempre più ampi di popolazione e ha un riflesso diretto anche sui consumi alimentari nei quali il settore del bio nelle sue varie espressioni ha avuto trands di crescita molto elevati. Noi produttori abbiamo risposto a quest’aumento della domanda ma ancora in modo non sufficiente a soddisfarla adeguatamente. Ci sono ancora significativi margini di espansione delle superfici a Bio e un impulso a questo può venire dalle Politiche comunitarie che, attraverso le misure agroambientali e ai finanziamenti che ne conseguono, possono orientare la conversione. Purtroppo gli stanziamenti previsti a tutt’oggi non riescono a soddisfare tutte le domande dei produttori che ne hanno fatto richiesta. Peraltro le misure agroambientali non riguardano soltanto il biologico ma si ripropongono una vasta gamma di interventi atti a diminuire l’impatto chimico sui suoli. E’ ancora presto per dare una valutazione sull’efficacia di questi provvedimenti ma ritengo che questa sia una strada ormai tracciata e dalla quale non si potrà prescindere. Si consideri anche che è ormai finita la sterile contrapposizione che identificava gli agricoltori come degli inquinatori ma, attraverso l’introduzione del concetto di multifunzionalità dell’impresa agricole, le si è riconosciuto il ruolo di presidio e di protezione per l’ambiente contro il degrado e l’abbandono. Un discorso a parte meriterebbero gli Organismi geneticamente modificati sui quali mi permetto soltanto una veloce considerazione. Credo sia del tutto inopportuno inserire in un consumatore già disorientato anche il dubbio sul potenziale rischio per la salute e per l’ambiente derivato dall’uso di Ogm e penso quindi che uno degli elementi che devono caratterizzare la qualità complessiva di un prodotto alimentare sia la sua estraneità alle modificazioni genetiche, fatta salva la sperimentazione ma solo all’interno del più rigoroso “principio di precauzione”. Concludo con una riflessione sui rischi di un certo tipo di globalizzazione. Così come noi produttori per saldare una forte alleanza con il mondo dei consumatori dobbiamo continuare sulla strada della salubrità e della qualità degli alimenti, cui sono parte integrante la diversità dei cibi, la tradizione, l’arte della preparazione e conservazione, il gusto e quant’altro, è necessario che parimenti ci adoperiamo perché le agricolture di tutta quella parte di mondo avviate con difficoltà verso uno sviluppo difficoltoso, mantengano tutte le loro caratteristiche originali, la loro valenza nella organizzazione sociale, il legame con i costumi locali, le biodiversità che le hanno caratterizzate fino ad ora contro quell’appiattimento e standardizzazione dei consumi di cui ho precedentemente parlato. Soltanto così saremo in grado di contribuire a quell’equilibrio nell’uso e nella gestione delle risorse che è il presupposto fondamentale della pace. Nel suo intervento il commissario all’Agricoltura Fischler, ha confermato che l’Unione europea ribadisce il suo impegno ad una ulteriore liberalizzazione, ma che devono anche essere tenute in conto le preoccupazioni in materia di ambiente e tutela dei consumatori e gli interessi dei paesi in via di sviluppo. “Ho l’impressione che i nostri partner commerciali stiano ripetendo gli errori che sono stati fatti prima del vertice dell’Omc di Seattle. Mentre l’Unione europea ha presentato una posizione negoziale sull’agricoltura equa e ben bilanciata, molti dei nostri partner sono rimasti sulle loro posizioni estremiste”, ha detto. Fischler si è chiesto perché gli Stati Uniti stiano considerando un altro pacchetto di aiuti agricoli che porterebbe gli agricoltori statunitensi a ricevere tre volte più sussidi di quelli dell’Unione europea. Il commissario ha, comunque, espresso soddisfazione per le recenti indicazioni secondo cui gli Usa potrebbero riorientare parte dei programmi di sostegno dalla produzione alla tutela ambientale. Fischler
ha criticato, infine, il Gruppo di Cairns, di cui fanno parte
Australia e Nuova Zelanda, per l’insistenza sul fatto che
l’agricoltura venga trattata come qualsiasi altro settore
produttivo, mentre è del tutto evidente che è diversa e che ciascun
paese deve tener conto delle condizioni proprie dello sviluppo del
proprio settore primario che, per quanto riguarda l’Ue, è la difesa
del “Modello europeo di agricoltura”. Pubblicata
la legge che modifica Il decreto legge è stato convertito senza modifiche da entrambi i rami del Parlamento. Ricordiamo che limitatamente all’anno 2001 è prorogata al 31 dicembre 2001 la scadenza per la dichiarazione di avvenuto impiego dei carburanti agevolati dell’anno 2000, al 15 ottobre 2001 la scadenza per la richiesta di carburanti per l’anno 2001. Inoltre, sempre limitatamente al 2001 le annotazioni circa l’utilizzo dei carburanti da parte degli agricoltori è facoltativa. Nel frattempo presso il ministero dell’Economia si sta lavorando alla stesura definitiva del decreto 375/2000 che dovrebbe recepire tutte le indicazioni di semplificazione emerse nel tavolo di lavoro costituito presso il Mipaf con le Regioni e le Organizzazioni professionali agricole. Ad oggi lo scoglio da superare è quello della denaturazione del prodotto che incontra ancora riserve da parte degli uffici delle finanze. Riunito
il Consiglio di amministrazione Sono stati nominati i due vicepresidenti, espressione delle parti industriale e commerciale. In particolare, per l’industria è stato nominato Gianni Rossi, presidente di Assitrapa, mentre per il commercio è stato nominato Ottavio Guala, presidente di Fedagro. Sono stati formalizzati altresì i primi cinque Comitati di prodotto, ovvero i Comitati relativi al kiwi, mele, limoni, arance e piccoli agrumi, considerando l’imminente avvio delle rispettive campagne di produzione e commercializzazione. I comitati kiwi ed arance saranno i primi ad essere convocati nei prossimi giorni. In particolare, per il kiwi, è indispensabile riuscire a raggiungere al più presto un accordo della filiera sui tempi di commercializzazioni e sui relativi calibri, data la recente delibera della regione Piemonte che autorizza la raccolta già dal 5 ottobre 2001. Nel corso del Consiglio è stato ricordato che la principale funzione dei comitati sarà appunto quella di introdurre con tempestività regole operative per tutti al fine di avere maggiori strumenti di controllo della filiera e prevenire eventuali crisi di mercato. Si è infine deliberato di accettare la proposta di Ismea, riguardo alla creazione di un tavolo di lavoro nazionale sulla “rintracciabilità della filiera ortofrutticola”, coordinato appunto da Ortofrutta Italia. E’ stata, infatti, riconosciuta da parte di tutti consiglieri l’esigenza di aprire una discussione la più ampia possibile sull’argomento affinché la definizione del processo di rintracciabilità coinvolga tutti gli operatori della filiera. Il primo obiettivo sarà la definizione di processi standardizzati ed identificabili nelle fasi della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti. (Politiche produzione e mercato)
Patti
territoriali:approvato Tale progetto, che è quinquennale, è stato finanziato per l’importo di un miliardo di lire e la sua eleborazione è stata curata dal vicepresidente della Confederazione provinciale Eligio Troisi, responsabile delle Politiche di sviluppo locale e programmazione negoziata e presidente del Gal Cilento. |
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