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ATTUALITA'
Riforma pensioni: è necessaria una
maggiore gradualità. Risposte più chiare per le imprese
agricole
Il presidente Massimo Pacetti illustra nellincontro
a Palazzo Chigi le proposte della Cia in materia previdenziale.
Prevedere un meccanismo di ulteriore gradualità
rispetto a quello esposto dal governo; per la decontribuzione dei
neoassunti occorre tenere conto non solo dei rapporti a tempo indeterminato
ma anche di quelli determinati, prevalenti nel settore agricolo; per
il Tfr andrebbe preferita ladesione volontaria attraverso la
regola del silenzio-assenso; per rendere più appetibile la
permanenza al lavoro è necessario che sugli incentivi proposti
vi siano interventi di defiscalizzazione o, comunque, di congrui incentivi
fiscali. Queste alcune delle proposte avanzate dalla Confederazione
italiana agricoltori in merito alla riforma delle pensioni e illustrate
ieri dal presidente Massimo Pacetti nel corso dellincontro a
Palazzo Chigi con il governo.
E condivisibile -ha aggiunto Pacetti- il metodo di perseguire
lobiettivo di coniugare lequilibrio sociale con la sostenibilità
a lungo e medio termine del sistema. Quello che però stona
è il fatto che la discussione con le parti sociali è
stata avviata troppo tardi alle scadenze programmate. Una materia
così importante doveva svilupparsi in un confronto più
approfondito e articolato.
Nel sottolineare che la gradualità nella riforma è importante,
in quanto, anche se si intacca parzialmente lefficacia della
manovra, viene evitato un impatto traumatico, il presidente della
Cia ha ribadito la netta contrarietà a qualunque disincentivo
per chi vuole andare in pensione.
Per quanto concerne gli interventi sul Tfr, Pacetti ha evidenziato
lesigenza di prevedere forme di compensazioni per le imprese,
soprattutto quelle medio piccole, che perdono unimportante fonte
di liquidità. Daltra parte, tale eventualità era
già contenuta nella delega previdenziale.
Agricoltura: 10 imprese su 100 sono biologiche.
Nel 2003 consumi in crescita del 21 per cento
Secondo i dati di Cia e Anabio, i prodotti
bio mettono in moto un giro daffari pari a 3 miliardi
di euro. In aumento la superficie coltivata e gli allevamenti
In Italia su 100 imprese agricole 10 praticano agricoltura biologica.
Il settore - sottolinea la Cia e la sua associazione per lagricoltura
biologica (Anabio)- dopo lassestamento registrato nel corso
del 2002, ha ripreso a crescere. Nei primi nove mesi del 2003 è,
infatti, aumentato il numero delle aziende e delle coltivazioni, soprattutto
nel Centro e nel Nord Italia, mentre sono in crescita sia i consumi
delle famiglie che lindustria di trasformazione e la distribuzione.
Il 2003, quindi, ha confermato lattenzione degli italiani nei
confronti dei prodotti bio. Sta di fatto -rilevano Cia
e Anabio- che da gennaio a settembre si è avuto un aumento
del 21 per cento dei consumi. Crescita alla quale ha contribuito anche
il contenimento dei prezzi che è stato agevolato soprattutto
dalla massiccia presenza della grande distribuzione, che ha segnato,
sempre nello stesso periodo, un incremento medio nelle vendite bio
del 24 per cento.
Secondo i dati di Cia e Anabio, oggi nel nostro Paese più di
60 mila imprese sono biologiche e nei primi nove mesi
di questanno si è registrato nel Centro e nel Nord un
aumento, rispettivamente, dell11 per cento e del 27 per cento.
Solo nelle regioni centrali le superfici coltivate con agricoltura
biologica sono cresciute del 18 per cento.
Attualmente, in Italia, un milione e 560 mila ettari di terra vengono
utilizzati per produrre biologico (foraggio, cereali, olivi, viti,
agrumi, frutta, ortaggi e allevamento di bovini, ovini, suini, polli
e conigli), circa l8 per cento dellintera superficie agricola.
Le colture sono così ripartite: 44 per cento foraggere, 22
per cento cerealicole, 10 per cento olivicole, 7 per cento frutticole,
4 per cento viticole, 13 per cento altre coltivazioni. Il tutto per
un giro daffari che si aggira intorno ai 3 miliardi di euro
lanno.
Altro dato significato è la crescita dellindustria di
trasformazione, che ha avuto un aumento del 13,5 per cento del fatturato
complessivo, e della distribuzione, sia nella Gdo (grande distribuzione)
che nelle altre forme (negozi specializzati, vendita diretta), che
ha fatto registrare un incremento del fatturato del 14,6 per cento.
Cia e Anabio mettono in evidenza , inoltre, un incremento delle importazioni
dallestero che è stato favorito da una crescita della
domanda interna e, in particolare, dellofferta di nuovi prodotti,
che nel primo sei mesi del 2003 sono aumentati di oltre il 40 per
cento.
LOrganismo interprofessionale ortofrutticolo
vara il primo codice di disciplina nel settore del kiwi
Il presidente della Cia Massimo Pacetti esprime
soddisfazione
Apprendo con soddisfazione che lOrganismo interprofessionale
ortofrutticolo è diventato finalmente operativo nel vero senso
del termine. Sono state approvate allunanimità, infatti,
le norme di qualità per la commercializzazione del kiwi, in
tempo per fermare i tentativi di speculazione che ogni anno anticipano
di più di un mese leffettivo inizio della campagna.
E quanto ha rilevato il presidente della Cia-Confederazione
italiana agricoltori Massimo Pacetti.
Le norme riguardano approvate i parametri minimi di qualità,
i calibri, la data di immissione sul mercato europeo e quella per
le spedizioni via oltremare. Questo codice di disciplina -ha
aggiunto Pacetti- è il primo passo significativo dellInterprofessione
ortofrutticola, il cui obiettivo strategico è proprio la valorizzazione
dellofferta e la tutela dei consumatori per tutti i prodotti
ortofrutticoli, oltre alle funzioni promozionali e di generale coordinamento
del settore.
Per tale struttura, ormai avviata concretamente, sarà, comunque,
fondamentale un sollecito riconoscimento, in quanto organismo interprofessionale,
sia a livello nazionale che comunitario. In questo senso il presidente
della Cia ha auspicato una pronta firma della bozza di decreto che
permetterà tale procedura.
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DAL
TERRITORIO
Cia del Veneto: il vicepresidente vicario,
Giuseppe Politi, conclude i lavori della Giunta regionale
Si è riunita, nei giorni scorsi, la Giunta
regionale della Cia del Veneto per discutere delle prospettive di
bilancio e rilanciare le iniziative della Confederazione. Ai lavori
ha preso parte il vicepresidente vicario nazionale della Confederazione,
Giuseppe Politi, il quale nel suo intervento conclusivo si è
soffermato sulla necessità di una razionalizzazione delle voci
di bilancio per consentire allorganizzazione di adempiere il
suo ruolo propulsivo nel processo di sviluppo economico e sociale,
senza perdere di vista la valorizzazione del patrimonio umano di cui
la Cia può vantare.
Occorre -ha detto Politi- un impegno maggiore per incrementare
le adesioni con scelte politiche ed organizzative innovative, finalizzate
alla crescita qualitativa dei servizi e ad una presenza esperta e
motivata sul territorio.
Per fare ciò -ha proseguito il vicepresidente vicario-
occorre promuovere una forte collaborazione allinterno del sistema
territoriale, per creare una sinergia e un momento di sintesi delle
capacità operative e degli obiettivi che si intendono perseguire.
Aprendo i lavori della giunta il presidente regionale, Alessandro
Ghiro ha voluto sottolineare la crescita costante dellorganizzazione
veneta e gli obiettivi che essa intende raggiungere nellimmediato.
Sono obiettivi -ha detto- che pongono la nostra organizzazione
di fronte ad impegni che non possono e non debbono escludere una corretta
ed oculata politica di bilancio.
Ai lavori sono intervenuti numerosi dirigenti provinciali che hanno
espresso collaborazione e partecipazione alle iniziative e alle scelte
della Confederazione.
Ogm: la Cia del Piemonte auspica che il Governatore
Ghigo agisca con il dovuto realismo e la giusta moderazione
Una dichiarazione del presidente della Cia
Piemonte Attilio Borroni circa la conferenza di Forza Italia sugli
ogm che si terrà domani a Torino
Il Governatore Ghigo si sta battendo per un
Piemonte Ogm free, perché ritiene che ciò sia indispensabile
per non offuscare limmagine di qualità del Piemonte e
per la tutela dei prodotti tipici.
La difesa dellimmagine di qualità del Piemonte e la tutela
dei prodotti tipici fanno parte da sempre anche del patrimonio politico
e culturale della Cia del Piemonte.
La Cia del Piemonte auspica che il Governatore Ghigo agisca con il
dovuto realismo, tenendo conto del contesto europeo e mondiale entro
cui gli agricoltori operano e non faccia questioni ideologiche.
La Cia del Piemonte auspica soprattutto che venga chiarito una volta
per tutte che cosa si intenda per Regione Ogm free.
Per essere una Regione Ogm free è obbligatoria la tolleranza
zero?
La questione Ogm cambia quando si prendono in considerazione rispettivamente
le colture vegetali o lallevamento ?
La coesistenza tra agricoltura convenzionale ed agricoltura Ogm è
possibile in Piemonte ?
Proviamo a dare delle risposte.
COLTURE VEGETALI
In questo momento gli agricoltori piemontesi possono essere interessati
solo ad alcune varietà autorizzate di mais Ogm, resistenti
contro la piralide.
Il dibattito nei confronti degli Ogm in Piemonte è quindi circoscritto
al mais transgenico.
Non ci sono in questo momento interessi, da parte degli agricoltori,
per le altre colture Ogm autorizzate ed evidentemente non ci può
essere interesse per varietà non autorizzate.
Il mais piemontese è utilizzato in larghissima parte per fare
mangime per animali, è prodotto con sementi eguali a quelle
diffuse in tutto il mondo e quindi una eventuale scelta per gli Ogm,
limitata al mais, non stravolgerebbe e non coinvolgerebbe in alcun
modo i prodotti tipici piemontesi.
Si potrebbe però sostenere, non a torto, che basta scalfire
con una sola coltura limmagine del Piemonte Ogm free per gettare
unombra su tutta la rimanente produzione di qualità.
Una scelta a favore di un Piemonte Ogm free nel campo delle colture
vegetali sarebbe quindi ragionevole, ma che cosa "cazzecca
con la tolleranza zero o la soglia di tolleranza dello 0,1%?
Crediamo proprio nulla.
Innanzitutto non vi è differenza tra tolleranza zero e soglia
dello 0,1%.
Lo 0,1% è la soglia tecnica al di sotto della quale le analisi
non sono più affidabili, tanto che gli stessi produttori biologici
considerano il dato dello 0,1% ancora accettabile per i prodotti biologici.
Tolleranza zero e soglia dello 0,1% sono la stessa cosa.
E noto poi che non esiste una produzione nazionale od europea
di sementi garantite, per cui pare più realistico introdurre
una soglia di tolleranza accettabile per le sementi di mais, almeno
quelle destinate alle produzioni di massa, così come per altro
intende fare la Commissione europea.
Un atteggiamento piemontese intransigente, attestato sulla tolleranza
zero, potrebbe infatti provocare il blackout delle semine di mais.
Avrebbe solo senso per le sementi destinate alle colture biologiche.
Per riassumere: la Cia può essere per un Piemonte Ogm free,
ma a condizione che si adottino soglie di tolleranza ragionevoli per
le sementi, come propone la Commissione Ue.
ALLEVAMENTO
Più complessa è la questione nel settore dellallevamento.
E accertato che gli animali alimentati con mangimi non geneticamente
modificati non possono essere distinti dagli animali alimentati con
organismi geneticamente modificati.
Il consumatore non potrebbe avere garanzie di acquistare carne allevata
senza mangimi contenenti Ogm, perchè, oltre a non esserci metodi
di analisi per verificare la differenza, i nuovi regolamenti Ue su
etichettatura e tracciabilità non prevedono lobbligo
di segnalare alcunché in etichetta.
I mangimi utilizzati dagli allevatori piemontesi sono normalmente
prodotti utilizzando farina di soia ed, in minor misura, mais importati,
provenienti dallAmerica, geneticamente modificati.
Se in nome di un Piemonte Ogm free si volesse impedire in Piemonte
lutilizzo di mangimi che contengano organismi geneticamente
modificati anche in percentuale irrilevante (se si applicasse cioè
la tolleranza zero sui mangimi), si azzererebbe o comunque si ridurrebbe
ai minimi termini lallevamento piemontese (non ci sarebbe mangime
a sufficienza) con un danno economico rilevantissimo.
I consumatori continuerebbero a comprare carne proveniente da fuori
del Piemonte, senza che il venditore abbia lobbligo di segnalare
che si tratta di carne prodotta con mangimi Ogm o senza mangimi Ogm,
perché lUnione Europea non lo impone.
Le regole per lallevamento quindi, anche in Piemonte, a parer
nostro, per essere concorrenziali, non dovrebbero discostarsi da quelle
europee.
Il Piemonte potrebbe eventualmente favorire sistemi di etichettatura
e di tracciabilità volontari per gli allevatori che volessero
distinguersi producendo carne di eccellenza, biologica o tipica, utilizzando
mangimi senza presenza di Ogm.
Si tenga presente che nel dicembre del 2002 unindagine fatta
da Arpa e Istituto Zooprofilattico su più di 500 campioni di
mangimi destinati al biologico, in Piemonte, accertò che nel
40% dei casi erano presenti OGM.
LA COESISTENZA TRA AGRICOLTURA OGM E CONVENZIONALE
Il Governatore Ghigo accusa la Commissione di aver emanato una raccomandazione
sulla coesistenza, incoerente e di difficile applicazione.
La Cia del Piemonte concorda con il Governatore.
La Commissione Ue si è limitata a raccomandazioni pilatesche,
che delegano limpianto normativo agli Stati membri, prefigurando
una vera babele giuridica.
Il dato di fondo, per la scelta su quale agricoltura praticare, deve
essere, secondo la raccomandazione, la volontà del produttore,
ma come conciliare tecnicamente la volontà di chi è
per lagricoltura convenzionale con quella di chi è contro,
in una situazione fondiaria come quella piemontese, caratterizzata
da una notevole frammentazione ?
E una ragione questa che fa sì che anche la Cia del Piemonte
ritenga si debba procedere con cautela prima di fare qualsiasi scelta.
"Giornata dei presìdi del latte":
domani mobilitazione dei produttori a difesa del latte lombardo
La Cia organizza in tutta la Lombardia presidi
a sostegno delle proposte per il comparto lattiero-caseario
Nell'ambito della mobilitazione a sostegno del
latte lombardo, si terrà domani, 3 ottobre, in tutti i capoluoghi
di provincia la "giornata dei presìdi"a sostegno delle
richieste della Confederazione italiana agricoltori della Lombardia
per sbloccare la pesante crisi degli allevamenti da latte.
I presidi degli allevatori si terranno domattina dalle 10 alle 12 di
fronte le sedi periferiche provinciali della Regione Lombardia con la
presenza di trattori. L'iniziativa della Cia Lombardia intende sollecitare
l'impegno della Regione e contestualmente sensibilizzare i cittadini
per consolidare il rapporto produttori-consumatori anche rispetto alla
formazione dei prezzi al consumo.
Nella giornata di domani si terranno inoltre numerose iniziative di
sensibilizzazione verso le amministrazioni pubbliche locali (Amministrazioni
provinciali, Camere di commercio, Prefetture), conferenze stampa, assemblee
e presenze sui mercati.
Continua la raccolta delle firme, avviata nell'assemblea regionale,
tenuta nei giorni scorsi a Orzinuovi che ha dato via alla mobilitazione,
sul documento che verrà consegnato a presidente della giunta
regionale lombarda Formigoni e all'assessore e vicepresidente Beccalossi.
La mobilitazione intrapresa intende focalizzare l'attenzione sui tre
obiettivi centrali della posizione sindacale della Cia lombarda, ossia:
convocazione da parte del presidente Formigoni di un tavolo interprofessionale
sulla trattativa del prezzo industriale; richiesta di aumento della
quota nazionale per recuperare lo spazio produttivo della quota B tagliata
e delle aziende che hanno fatto investimenti di quota e la semplificazione
burocratica per gli adempimenti normativi previsti dalla legge 119/2003
di riforma del settore.
Arezzo: 5° Festa Provinciale del Pensionato
Dibattito suNuovo welfare e riforma
del sistema pensionistico
Il 28 Settembre scorso nel suggesttivo centro
storico di Civitella della Chiana, città martire della resistenza
in provincia di Arezzo, si è data appuntamento lAssociazione
Pensionati della Cia di Arezzo per celebrare la propria 5° festa
del Pensionato provinciale.
Più di cento pensionati hanno goduto della giornata: dalla
mattina, momento in cui si è svolto un efficace dibattito su
Welfare e pensioni e che ha coinvolto almeno 130 presenti, al pranzo
sociale offerto dalla Ap aretina ed, infine, nel pomeriggio, al ballo
liscio e lestrazione di una piccola sottoscrizione a premi.
Raramente argomento ha captato lattenzione dei presenti come
in questo caso. Infatti il riuscitissimo dibattito della mattina ha
visto succedersi al tavolo degli oratori le maggiori cariche locali
della Cia e dellAssociazione Pensionati, nonché Alberto
Giombetti, responsabile delle politiche sociali della Cia e presidente
dellInac nazionale e la Senatrice Monica Bettoni ex Sottosegretario
alla sanità ed attuale membro della medesima commissione parlamentare.
Sia lintroduzione di Paolo Tamburini, Presidente provinciale
della Cia aretina, che la relazione di Giorgio Del Pace Presidente
della Ap di Arezzo, hanno efficacemente illustrato la situazione locale
sullattuazione delle politiche legate al welfare, che vede un
buon livello di concertazione con i comuni e le altre associazioni
di Categoria. Per quello che concerne lattuale sistema pensionistico
Del Pace ha illustrato le principali rivendicazioni che lAp
della Cia pone in merito alla revisione ed adeguamento del trattamento
pensionistico dei lavoratori autonomi, che su molti punti sembrano
avere minori diritti rispetto ai pensionati del lavoro dipendente.
La senatrice Monica Bettoni ha sottolineato il livello di allarme
che si verifica, tra le opposizioni allattuale governo, sui
temi della finanziaria 2004 e sulla delega sulla riforma delle pensioni;
purtroppo è mancato in questo caso il necessario contraddittorio
con il sottosegretario al Welfare Maria Grazia Sestini invitata, ma
che allultimo istante non ha potuto essere presente per motivi
personali.
Protagonista del dibattito, che ha raggiunto un ottimo livello, soprattutto
largomento riforma del sistema pensionistico a cui hanno seguito
le conclusioni di Alberto Giombetti che ha sottolineato la necessità
di strutturare un adeguato stato sociale se si vuol mettere mano alla
revisione del sistema pensionistico in Italia, illustrando poi le
principali richieste che la Cia avrebbe portato al tavolo della concertazione
con il governo per la finanziaria e la riforma delle pensioni.
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