Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori



Anno 45 - n. 163

 

29 Settembre 2003

 

ATTUALITA'

    Pensioni: necessari maggiori approfondimenti. Occorre tenere conto delle esigenze del settore agricolo

    Black out: pesanti danni anche per l’agricoltura

    A Taormina la VI festa dell’Associazione Nazionale Pensionati

DAL TERRITORIO


•    Trentino: la Cimlag pubblica una guida di supporto alla formazione antinfortunistica per lavoratori agricoli stagionali

•    Marche: grande successo di "Scuola in fattoria"

APPUNTAMENTI

•   Treviso. "Missione Tellus": un viaggio alla scoperta dell'agricoltura

•   "La Fattoria nel Castello". In Lombardia proposti al pubblico i prodotti delle aziende agricole gestite da donne  


 

ATTUALITA'


Pensioni: necessari maggiori approfondimenti. Occorre tenere conto delle esigenze del settore agricolo

La scelta di mettere mano alla riforma della previdenza deve perseguire l’obiettivo di coniugare l’equilibrio sociale e la sostenibilità del sistema. In questa logica, il documento presentato alle parti sociali, seppure condivisibile, specie nella scelta di non toccare le pensioni d’anzianità e di innalzare l’età contributiva dal 2008, ha bisogno di approfondimenti mirati e di maggiore coraggio su alcuni interventi. E’ quanto sottolineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori al termine dell’incontro con il governo svoltosi oggi a Palazzo Chigi.
La Cia evidenzia, inoltre, che gli incentivi proposti per favorire la permanenza al lavoro risultano insufficienti per raggiungere l’obiettivo, poiché non prevedono misure di defiscalizzazione (totale o parziale).
La Cia ribadisce anche l’esigenza di maggiore coraggio sulla previdenza complementare, che deve decollare da subito tenendo conto dei problemi legati alla perdita del TFR per le aziende. Allo stesso tempo la confederazione sostiene l’importanza di aprire in maniera chiara il discorso sulla previdenza complementare per i lavoratori autonomi.
Infine, la Cia rileva che eventuali interventi di riduzione della pressione contributiva sui neo-assunti debbano tenere conto anche dei rapporti a tempo determinato, che sono prevalenti nel settore agricolo.

 

Black out: pesanti danni anche per l’agricoltura

Le aziende agricole, secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, hanno subito notevolissimi disagi dall’improvvisa assenza di energia elettrica in molte aree del Paese. Da una prima stima provvisoria della Cia, il danno potrebbe raggiungere qualche milione di euro. Gravi problemi si sono avuti soprattutto nelle operazioni di mungitura del latte, praticamente azzerate a causa del black out. La Cia in tal senso rileva come tali operazioni siano oggi esclusivamente meccanizzate.
Inoltre, la Cia sottolinea che il danno ha riguardato in alcune zone anche la vendemmia che in molti casi è stata rinviata.
Da registrare, infine, i costi aggiuntivi sostenuti dai produttori agricoli, i quali sono stati costretti ad attivare gruppi elettrogeni di emergenza per completare alcune operazioni colturali.

 

A Taormina la VI festa dell’Associazione Nazionale Pensionati

100 assemblee di mobilitazione dell’Anp-Cia per affermare Parità dei diritti. Un’assemblea per ogni provincia per avviare un processo di valorizzazione dell'anziano nella società moderna e per realizzare un nuovo stato sociale nelle nostre campagne. L'intervento del presidente Anp Mario Pretolani

Nell’ambito della seconda festa dell’agricoltura organizzata dalla Confederazione Italiana Agricoltori che si è tenuta dal 19 al 23 settembre a Taormina, si è svolta la VI festa dell’Associazione Nazionale Pensionati.
Sabato 20, presso il parco della splendida Villa Comunale, si è svolto un bellissimo spettacolo folcloristico siciliano che ha visto la partecipazione di molte delegazioni di pensionati da tutte le regioni italiane. Domenica 21 presso l’Hotel Ramada a Giardini Naxos, si è svolta la manifestazione conclusiva della festa dell’Anp, alla presenza di oltre 1300 pensionati provenienti da tutte le regioni italiane. La manifestazione, dopo un breve saluto di Carmelo Gurrieri Presidente della Cia Siciliana, si è articolata in due iniziative. In primo luogo si è svolta la presentazione del progetto “La sicurezza alimentare degli anziani" predisposto dalla Cia in collaborazione con la Federazione Italiana Medici di Famiglia alla quale hanno partecipato il Dr. Mario Falcone Segretario Nazionale Fimmg; Massimo Pacetti Presidente della Cia; Mario Pretolani Presidente Anp-Cia; Biagio di Bella Vice Presidente Anp-Cia;Dr. Walter Marrocco resp. Simef-Fimmg; Dr. Antonella Covatta responsabile ufficio sicurezza Cia nazionale.
Si è svolta poi la manifestazione di lancio della campagna di mobilitazione dell’Anp-Cia, che si svolgerà nei mesi di ottobre e novembre e si concluderà il 25 novembre con una grande manifestazione nazionale a Roma, per affermare la “Valorizzazione dell'anziano nella società moderna e realizzare la Parità dei diritti dei coltivatori per un nuovo stato sociale”. All'iniziativa hanno partecipato Gaspare Bulgaro Vice Presidente Anp che ha coordinato la manifestazione; Mario Pretolani Presidente Anp che ha svolto la relazione; Giovanna Gazzetta, della presidenza nazionale dell’Anp e Presidente regionale dell’Anp del Veneto; Spatafora Presidente regionale Anp siciliana e Massimo Pacetti Presidente Cia che ha svolto le conclusioni.

Pubblichiamo di seguito la relazione presentata dal Presidente dell’Anp Mario Pretolani:

 

In questi ultimi tempi si è intensificato in tutta Europa il dibattito sul Welfare ed in particolare sui sistemi pensionistici.
La globalizzazione mette in competizione i sistemi economici, sistemi paese.
Le economie più liberiste, che non hanno mai avuto, o lo hanno avuto molto ridotto, un sistema di welfare che tutelasse i più deboli, sono oggi più competitive nella corsa economica internazionale.

Nell’ambito europeo ci sono governi come quello francese o tedesco, che tradizionalmente sono paesi con un welfare molto valido ed efficiente, che hanno deciso di intervenire per renderlo maggiormente sopportabile al loro sistema economico.
L’Unione Europea tende a fissare livelli comuni di sopportabilità del sistema sociale, per evitare uno squilibrio economico, che si rifletterebbe negativamente sugli equilibri che reggono la moneta unica, e parallelamente lavora per mantenere competitivo il sistema Europa fissando i principi di adeguatezza e sostenibilità.
Non credo nella possibilità di realizzare un sistema pensionistico europeo unico, perché i punti di partenza sono troppo diversi, ma credo che la fissazione di regole, tetti di spesa, o meccanismi di omogeneizzazione, siano necessari per rafforzare il ruolo dell’Europa nell’azione internazionale che affermi la universalità dei diritti ed inserisca correttivi sociali nell’azione di affermazione di un troppo spinto liberismo in atto nel mondo industrializzato. L’Europa parla di coordinamento aperto.
L’aumento della longevità raggiunta nel ventesimo secolo derivata dal miglioramento delle condizioni generali di vita, dall’evoluzione della ricerca scientifica, dalla maggiore tutela sociale, dalle migliori condizioni di lavoro evidenzia una problematica nuova, sia di carattere economico che sociale, ed implica anche profondi mutamenti nei rapporti familiari, interpersonali, culturali della gestione della “questione” anziani. Anche la forte diminuzione delle nascite contribuisce ad accellerare questa tendenza.
Tutta la società è interessata al fenomeno e tutte le sue articolazioni sono chiamate ad interagire con tale importante evoluzione, a riorganizzarsi sia per rispondere alle nuove esigenze che emergono sia per approfittare delle opportunità e promuovere strutture organizzative e di lavoro che intercettino i bisogni e le correlate opportunità che ne derivano.
Lo scenario che abbiamo di fronte già oggi si evolverà sempre di più in tale tendenza, ciò comporta una legislazione diversa in molti settori dell’organizzazione sociale e soprattutto nella predisposizione di investimenti che devono concretizzare l’attuazione di modelli e momenti funzionali, finalizzati alle aspettative di un numero crescente di anziani, con tipologie differenziate, rispondendo ad un mondo non più omogeneo e tipicizzato come in passato.
Assistiamo ad un radicale mutamento nei rapporti tra durata della vita e tempo di lavoro, tra modalità e ritmi della produzione di reddito, tra capacità lavorativa e dimensione familiare, che si riflettono sulla condizione socio-economica di singoli individui e nuclei familiari, sugli stili di vita e sui modelli di comportamento come sulla struttura stessa delle relazioni interpersonali.
Le politiche sociali, unitamente alle politiche del lavoro e per l’occupazione, sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale per tenere unita la società intorno ai suoi valori fondanti, collegati alla vita democratica ed al diritto di tutti al benessere. Non è solo un problema di quantità di risorse economiche da destinare al settore, ma la delicata situazione economica del Paese, e le modifiche ordinamentali del titolo V della Costituzione, alle politiche sociali, assegnano un ruolo inedito, che implica mutamenti nell’impostazione generale e nelle capacità di implementazione delle misure.
Il modello tradizionale di “Welfare State” ha prodotto in Europa sviluppo economico e coesione sociale all’interno di mercati aperti caratterizzati però da forte controllo nazionale. Modello in crisi soprattutto a causa della forte spesa sociale, che esso comporta, e della sempre più spinta mondializzazione dei mercati. In Europa queste spinte sono accentuate dal fatto che è cresciuta si l’integrazione negativa dei mercati, abbattimento barriere doganali e libertà di concorrenza, ma non è cresciuta in eguale misura l’integrazione positiva, cioè la regolazione comunitaria dell’economia e della politica sociale. Una situazione che richiede una profonda innovazione del welfare, non uno smantellamento.
Per queste ragioni vanno considerate della massima importanza le politiche sociali nell’ambito dell’Unione Europea e va sostenuto l’impegno della CIA affinché presso il COPA venga costituito un organismo sulle politiche degli anziani nelle aree rurali.
Nel nuovo Ordinamento federale dello Stato è assegnato alle Regioni ed agli Enti Locali un nuovo e diverso ruolo, al Comune sono trasferite tutte le funzioni amministrative che interessano la popolazione ed il territorio nei settori dei servizi alla persona ed alla comunità, anche in attuazione della Legge quadro sull’assistenza ed i servizi sociali. Alle Regioni le funzioni di programmazione delle politiche sociali.
Nella nuova articolazione territoriale il tema del federalismo finanziario e fiscale costituisce motivo di grande interesse anche rispetto al ruolo dei piccoli Comuni ubicati in montagna e nelle zone svantaggiate. Per questo l’ “associazionismo” tra piccoli Comuni in grado di garantire una migliore organizzazione amministrativa e programmatrice rappresenta una importante risposta. Vanno quindi assicurate adeguate risorse finanziarie con l’obiettivo di promuovere e realizzare l’effettiva e duratura coesione sociale, garantendo la programmazione e l’erogazione dei servizi.
La riforma del sistema pensionistico realizzata a metà degli anni novanta, la cosi detta riforma Dini, se da un lato ha realizzato un percorso che ha portato in equilibrio il sistema, dall’altro ha reintrodotto meccanismi di discriminazione del sistema pensionistico dei lavoratori autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti.
Infatti la riforma del sistema pensionistico del lavoro autonomo realizzata nel 1990 con la legge n. 233, aveva impostato la parificazione dei meccanismi ed introdotto un percorso che portava al superamento delle discriminazioni presenti fino a quel momento.
Anche la discussione in atto in questa fase all’interno della maggioranza di Governo, per quello che si conosce, sembra reintrodurre elementi che non affrontano i nodi veri del sistema che rischiano di determinare condizioni di precarietà per mantenere in atto un sistema previdenziale significativo per un paese fortemente industrializzato come il nostro.
La riforma del 1995 ha portato in equilibrio il sistema, i dati degli ultimi anni evidenziano che, con una situazione economica stagnante, l’aumento dei costi previdenziali attorno al 2% produce un appesantimento sul PIL che può diventare insostenibile. Ulteriore squilibrio si viene a creare nel breve periodo se l’economia non riparte, e se non ci saranno correttivi.
La discussione sulla sopportabilità del sistema paese di un costo previdenziale agli attuali livelli e che qualcuno vorrebbe rivedere per liberare risorse da trasferire a politiche maggiormente produttive, inserendo un percorso di crescita della previdenza integrativa, non trova nell’attuale situazione possibilità di sviluppo soprattutto perché è venuta meno la possibilità di costruire tale politica facendo perno sui mercati finanziari.
Quindi il disegno pensionistico del nostro paese va riformato inserendo alcuni correttivi strutturali ed eliminando una serie di privilegi costruitisi negli anni.
Anche l’intervento sull’allungamento della vita lavorativa sembra essere necessario soprattutto legato all’aumento della vita ed alla forte diminuzione delle nascite.

Quello che manca nella discussione in atto è il quadro complessivo sul quale lavorare, prima si dice che occorre fare cassa sulle pensioni, poi si lavora per realizzare incentivi a rimanere al lavoro, poi si discute di disincentivi, poi di abolizione di finestre, poi di innalzamento dell’età. Non si capisce con quali finalità si pensano tutte queste cose.
Se il tema riguarda i livelli di spesa complessiva che il paese non è più in grado di sostenere all’ora si lavori per definire strade che costruiscano un percorso che porta in tale direzione.
Per quanto riguarda i coltivatori pensionati i temi sui quali intervenire riguardano:
- L’integrazione al trattamento minimo delle pensioni dei coltivatori modificando i meccanismi che impediscono di realizzare l’adeguamento al milione tanto sbandierato ma che ha raggiunto neanche il 10 per cento dei coltivatori pensionati. Non si può stabilire che la soglia di povertà è di 488,73 euro e si costringono tutti i pensionati al minimo, che sono la gran parte, ad una pensione di 402,12 euro. Poi ancora è politicamente aberrante incoraggiare una logica che chi non ha pagato contributi raggiunge l’aumento del minimo, chi ha regolarmente pagato i contributi non ha nessun aumento. Infine è in atto un forte aumento del costo della vita ed i livelli attuali delle pensioni minime sono assolutamente insufficienti, perché sono stati erosi dall’inflazione;
- Il secondo tema riguarda la rivalutazione dei contributi versati. Con la legge 544 del 1988 si è introdotto una rivalutazione dei contributi per i lavoratori dipendenti che superano i 15 anni di contribuzione perché, pur in presenza di un congruo numero di contributi la pensione rimaneva sempre integrata al minimo. Per lo stesso meccanismo i coltivatori che continuano a lavorare anche dopo i 40 anni di contributi, la prima fascia, non vedrà mai la possibilità di aumentare il minimo pur continuando a versare i contributi;
- Il terzo tema riguarda gli assegni al nucleo familiare. Con la legge n. 153 del 1988 è stato introdotto “l’assegno per il nucleo familiare”, come intervento di sostegno alla famiglia e non ha alcun legame con il reddito. Tale assegno per i lavoratori dipendente è passato a 54,23 euro, per i lavoratori autonomi è ancora fermo a 10,21 euro. La famiglia deve essere sostenuta anche se è di coltivatori;
- Altro tema riguarda due questioni relative alle coltivatrici, una prima è quella dei contributi figurativi delle 104 giornate versate fino agli anni settanta, e la seconda riguarda il recupero dei periodi di maternità pregressa, riconosciuta per i lavoratori dipendenti ma non per gli autonomi, e su questo lanciamo una petizione per estendere anche alle coltivatrici questo diritto.
Restando sul problema pensioni vi è un tema che riguarda il fondo gestione dei coltivatori. Il bilancio consuntivo 2002 ha evidenziato ancora una volta che la gestione del fondo coltivatori necessita di interventi radicali onde evitare un pericoloso avvitamento.
I conti relativi al 2002 riscontrano la seguente situazione: (in milioni)
- Entrate da contributi euro 1.184
- Uscite per prestazioni euro 4.203
- Disavanzo euro 3.019
- Deficit patrimoniale accumulato euro 30.289
- Oneri finanziari euro 1.145
Gli oneri finanziari eguagliano i contributi versati.
Le ragioni di questa situazione vanno ricercate nella storia del paese, cioè il peso della trasformazione dell’economia da agricolo ad industriale e del conseguente invecchiamento della popolazione agricola.
Infatti questo avviene nonostante che i coltivatori pagano i contributi più elevati di tutti i lavoratori autonomi, ed i livelli medi di pensione sono tra i più bassi. Il forte sbilanciamento tra contribuenti e pensionati rappresenta la ragione di tale situazione.
Nei lavoratori dipendenti per ogni pensionato vi è un contribuente, negli artigiani ogni 2 pensioni vi sono tre contribuenti, nei commercianti ogni pensionato vi sono 5 contribuenti.
Nei coltivatori per 100 pensionati ci sono 30 contribuenti.
Occorre inoltre evidenziare che sui 2 milioni delle aziende agricole censite nel censimento del 2000 dall’ISTAT, meno di 500.000 pagano i contributi. Le altre non pagano per una infinità di ragioni.
Gli interventi necessari per sanare questa situazione sono di due ordini:
- Un intervento dello Stato ad azzeramento del deficit della gestione agricola, come previsto dalla legge 233 del 1990, di riforma del sistema pensionistico dei lavoratori autonomi, avvenuto fino alla fine del 1998 e poi interrotto;
- Un intervento di revisione della platea dei contribuenti, attraverso la definizione di un sistema misto, fiscale previdenziale, in grado di portare a contribuzione tutte le aziende agricole, comprese quelle i cui addetti svolgono altre attività, eliminando in questo modo una concorrenza sleale tra aziende che sopportano costi diversi.
Il settore non è in condizione di sostenere ulteriori aumenti contributivi, come sta avvenendo automaticamente in questi ultimi anni.
La sanità.
Altro tema di notevole interesse per i pensionati coltivatori riguarda il sistema sanitario.
La tutela della salute è un diritto costituzionale che lo Stato deve garantire, rappresenta, la principale preoccupazione dei pensionati e di tutti i cittadini.
Si assiste al susseguirsi di ogni sorta di allarmismo verso il servizio sanitario pubblico in merito ai costi delle Regioni ritenuti eccessivi, si registrano spesso casi di inefficienza che determinano lunghe liste di attesa, molte regioni hanno ricominciato ad introdurre il sistema dei ticket.
Sono sempre di più i pensionati che rinunciano alle terapie perché troppo costose e non sono in grado di sostenerle.
Dobbiamo su questo essere vigili sia a livello nazionale per sostenere il mantenimento di un livello di spesa che non costringa allo smantellamento del sistema, ed a livello regionale e locale, affinché i livelli di efficienza siano tali da garantire ai cittadini un livello di servizio adeguato.
Soprattutto nel mondo rurale dobbiamo lavorare affinché la lontananza delle aziende dai centri abitati non porti all’azzeramento dei servizi nelle campagne per ragioni di razionalizzazione della spesa.
Quest’estate si è aperta una campagna mediatica del Ministro della salute sull’allarme anziani perché con il caldo i decessi sono stati maggiori degli altri anni puntando il dito sulla solitudine, sulle responsabilità degli enti locali, ma soprattutto per avvalorare la sua tesi di creazione di una forma mutualistica attraverso una nuova tassa di scopo.
Credo che anche il mondo agricolo abbia la necessità di affrontare questo tema con una visione nuova.
Intanto va detto che in agricoltura è largamente diffusa l’impresa familiare e quindi la famiglia ha un ruolo importante, anche nella solidarietà verso gli anziani, dove però non c’è la famiglia la solitudine è maggiore perché si somma alla distanza delle aziende rispetto ai centri abitati.
Quindi anche il mondo agricolo è interessato ad una politica in questa direzione, il sostegno alle famiglie e l’assistenza domiciliare possono essere importanti strumenti.
La legge 328/2000 sulla riforma dei servizi sociali prevede la definizione dei piani zonali da parte dei comuni, la definizione dei programmi regionali e la costruzione di un fondo nazionale per finanziare questa attività.
Purtroppo anche quest’anno all’atto della finanziaria è stata necessaria una forte mobilitazione delle regioni, degli enti locali e delle forze sociali affinché venissero mantenuti gli impegni di spesa definiti.
Noi dobbiamo essere vigili verso lo Stato per i finanziamenti, verso le Regioni affinché definiscano i loro programmi e verso gli enti locali per la definizione dei piani di zona, e in questa sede dobbiamo vigilare affinché nei piani zonali dei servizi il mondo agricolo non sia penalizzato.
E’ già cominciata all’interno del Governo la schermaglia dei tagli a tutti i Ministeri, sostenuta dalla voglia spasmodica di diminuire la pressione fiscale, abbiamo bisogno di sapere quali sono le politiche in questi settori, il vincolo costi è importante ma va adeguato agli obiettivi.
Abbiamo proposto al congresso la convocazione di una conferenza nazionale sui servizi sociali nelle aree rurali con l’obiettivo di definire una strategia in grado di rivedere l’organizzazione dei servizi alla luce delle innovazioni introdotte dalla legge 328 o delle politiche governative che in tale direzione vengono sviluppate.
Credo che su questo vada aperta una discussione con il Governo e con la conferenza dei Presidenti regionali affinché possa essere organizzata congiuntamente tenuto conto che questa è una materia notevolmente delegata.
La nostra organizzazione, essendo non lucrativa, può in quella sede avanzare una proposta di lavoro per le aree rurali, oltre all’azione necessaria di tutela dei diritti dei coltivatori pensionati. La proposta è quella di accreditarsi verso i comuni affinché nell’ambito dell’assistenza domiciliare, nelle aree rurali, possiamo attivare convenzioni e gestire direttamente questa rete di servizi di assistenza domiciliare attraverso la mobilitazione del volontariato.
Rilanciare l’ANP.
E’ in corso un profondo mutamento del ruolo e dell’assetto dei poteri locali e dello Stato determinando, anche per l’associazione, la necessità di una revisione del proprio ruolo ed attività.
Il trasferimento di determinate competenze nazionali al territorio determina uno scenario inedito per le relazioni sindacali. Ma esse non possono considerarsi esaurite con la costituzione delle “consulte degli anziani”.
E quindi necessario che il Governo, le Regioni, e le Autonomie Locali, queste ultime anche in forma associata, ognuno per le proprie competenze e responsabilità, attivino i “tavoli di concertazione” partecipata e di verifica delle politiche a favore degli anziani.
In questa ottica va realizzata una rete di intese e di convergenze tra tutte le Organizzazioni dei pensionati, in modo da influenzare le scelte economiche e sociali che interessano i pensionati e, in merito, valorizza l’attività svolta unitariamente con le Organizzazioni dei pensionati delle Confederazioni professionali dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio. A breve è prevista un’assemblea nazionale di tutti i CUPLA dove affronteremo questi temi.
L’Associazione Nazionale Pensionati rappresenta una grande realtà organizzativa, associa quasi 500.000 pensionati, è la prima organizzazione dei lavoratori autonomi e realizza, attraverso ed in stretto collegamento con le strutture della CIA, Patronato INAC in particolare, ma anche il CAF, un importante lavoro per la tutela degli interessi dei pensionati delle aree rurali.
Importante in questa logica il ruolo che può essere svolto nel campo dei servizi, di tutela e patrocinio, ma anche attraverso lo sviluppo del volontariato, realizzando accordi o convenzioni con gli enti locali, per la gestione dei servizi agli anziani nelle aree rurali.
Per questo l’Associazione deve realizzare, in stretto collegamento con la CIA, la propria struttura organizzativa e costruire l’iniziativa politico-sindacale nell’ambito delle politiche generali della CIA.
Per assolvere ai propri compiti di tutela e di rappresentanza deve disporre di autonomia funzionale e organizzativa.
Per questo occorre che una parte dei proventi delle deleghe siano reinvestiti, da parte delle CIA, nella definizione e consolidamento della struttura nelle singole province. Ciò è tanto necessario non solo per rispondere alle molteplici esigenze degli associati, ma, per confermare ed accrescere la presenza organizzativa della CIA nelle aree rurali.
Vanno tenuti rapporti continui con gli iscritti alla Associazione utilizzando strumenti e opportunità:
a) il tesseramento, quale principale momento di partecipazione alla vita dell’associazione;
b) “Carta Serena”, che riorganizzeremo, per offrire una rete di servizi e di convenienze agli associati ANP;
c) iniziative ricreative, culturali, quali feste, gite o attività culturali varie, anche assieme ai giovani dell’AGIA al fine di costruire un percorso di continuità tra il grande patrimonio di tradizioni contadine rappresentato dalla saggezza contadina riposta negli anziani e lo spirito innovativo dei giovani che si apprestano ad intraprendere l’attività agricola.
Il lavoro da fare è molto, le problematiche degli anziani sono in forte aumento, crescono i pensionati, aumentano i problemi perché il valore d’acquisto delle pensioni cala in continuazione, il potere pubblico tende ad alleggerire l’impegno verso i più deboli.
Dobbiamo intensificare l’azione a tutela dei pensionati coltivatori ed attrezzarci per fornire strumenti di valorizzazione del patrimonio di esperienza rappresentato da questa categoria.
Gli agricoltori rappresentano la struttura di governo di gran parte del territorio coltivato del nostro paese, siamo una grande organizzazione all’interno della Confederazione.
Dobbiamo quindi diventare punto di riferimento indispensabile per tutti i pensionati che abitano nelle zone rurali, per i comuni che programmano i servizi nel territorio, per le unità sanitarie locali che organizzano il sistema sanitario.
Dobbiamo realizzare un lavoro di maggiore collegamento con i problemi dei pensionati, che ne affronta e si fa carico delle loro necessità, è indispensabile per lo sviluppo dell’associazione pensionati.
L’associazione di rappresentanza è tale se coagula attorno ad essa le problematiche della categoria e si attiva per la loro risoluzione.
Per questo dobbiamo realizzare in ogni provincia d’Italia, nei mesi di ottobre e novembre, una forte mobilitazione, contattare i parlamentari di entrambi gli schieramenti, gli enti locali e le regioni in un grande lavoro di iniziativa per la valorizzazione dell’anziano nella società moderna.
Devono arrivare centinaia di ordini del giorno al Governo ed al Parlamento con la nostra piattaforma.
Per poi concludere con una grande assemblea nazionale a Roma il 25 novembre prossimo, accompagnata da un lavoro di pressione sul Parlamento, questa grande campagna di iniziativa.
L’obiettivo sarà: “con la finanziaria 2004 portare i minimi di pensione sopra la soglia di povertà”.

 

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DAL TERRITORIO


 

Trentino: la Cimlag pubblica una guida di supporto alla formazione antinfortunistica per lavoratori agricoli stagionali

La Cimlag -Cassa Integrazione Malattia Lavoratori Agricoli- promossa dalle organizzazioni professionali agricole (Cia del Trentino, Unione Agricoltori, Unione Contadini) e dalle associazioni sindacali dei lavoratori agricoli ( Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil) ha da qualche giorno iniziato la distribuzione della nuova guida 2003 "La raccolta delle mele in Trentino" destinata a tutti coloro che prestano la propria attività lavorativa nella raccolta della frutta.
La pubblicazione, che verrà consegnata a tutti i datori di lavoro agricolo e a tutti i lavoratori assunti, illustra con disegni e testi (in italiano e inglese) i comportamenti da tenere durante le operazioni di raccolta al fine di evitare i maggiori rischi di infortunio.
Fornisce inoltre informazioni sulle procedure di assunzione, sui diritti dei lavoratori stagionali e sulle prestazioni integrative erogate dalla Cassa in caso di malattia, infortunio o prestazioni mediche specialistiche.
I raccoglitori troveranno inoltre indirizzi e recapiti degli sportelli dei Patronati cui rivolgersi per richiedere ulteriori informazioni, chiarimenti, prestazioni erogate da Cimlag.
La pubblicazione edita dalla cassa è, per quanto ci è dato sapere, l'unico strumento di supporto alla formazione antinfortunistica per lavoratori agricoli stagionali, esistente in Italia.

 

Marche: grande successo di "Scuola in fattoria"

La scuola ha preso il via e in concomitanza all’avvio delle lezioni, ha preso il largo ancheil terzo anno di “Scuola in Fattoria” il progetto della Confederazione Italiana Agricoltori, che ad Ascoli ha visto la luce sotto una buonissima stella e sembra debba proseguire con grande successo.
Il Presidente della Cia. ascolana Dante Teodori, quando con grande determinazione ha fatto partire il progetto, convinto della grande importanza che ha la scoperta del mondo agricolo per i giovani e di quale interesse avrebbe suscitato in loro, aveva visto giusto. Moltissimi studenti, dopo la lezione didattica con la scuola nelle aziende agricole, hanno più volte fatto ritorno nelle stesse con la famiglia, trascinando per un giorno anche i genitori nel bellissimo spaccato di ruralità che offrono i nostri agricoltori.
Quest’anno e con grande anticipo dal riavvio del progetto, sono state le stesse scuole a contattare l’ufficio di valorizzazione della Cia ascolana, dove Sabrina Ferretti in stretta collaborazione con Franca Ciabò ha creato circuiti didattici di sicuro interesse, adatti alle scuole di ogni ordine e grado.
Come per le passate “edizioni” di questo interessantissimo progetto, moltissime sono le aziende agricole che hanno dato la loro disponibilità ad ospitare le scolaresche.
Ben disposti, come in passato, e tutti con grande preparazione e serietà, gli agricoltori tengono una lezione tecnico-pratica dell’attività agricola, facendo diventare per un giorno tutti gli intervenuti, dei veri e propri operatori del settore agricolo.
Le scuole che aderiscono al progetto, arrivano nelle aziende agricole nella prima mattinata.
Vengono accolte solitamente sull’aia dove viene data loro una delucidazione generale sull’attività agricola nel territorio piceno. Successivamente si passa a visitare tutta l’azienda agricola e si tiene una lezione didattica sull’attività specifica che viene svolta.
Il momento più bello è quando si passa alle vie di fatto…tutti diventano agricoltori e si cimentano a piantare, seminare, trasformare e produrre a seconda del tipo di attività svolta in azienda, con grande soddisfazione e gioia degli studenti, che poi, prima di ripartire alla volta della loro scuola, deliziano il palato con i prodotti sani e genuini che spesso hanno preparato anche da soli e che lasceranno in bocca il sapore di buono e nel cuore il ricordo di una giornata speciale di impegno, di studio, di scoperta e di tradizioni.
I numeri delle passate edizioni parlano chiaro: circa 2.000 nel primo anno e circa 3.000 nel secondo, gli studenti che hanno partecipato a “Scuola in Fattoria” grazie alla sensibilità e all’interesse mostrato dagli insegnanti di molte scuola della provincia, e per quest’anno l’aupiscio è che il numero continui a salire, sinonimo di interesse verso uno dei più importanti comparti dell’economia picena.


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APPUNTAMENTI


Treviso. "Missione Tellus": un viaggio alla scoperta dell'agricoltura

Si svolgerà il 3 ottobre a S. Angelo sul Sile in provincia di Treviso, nell'ambito della "Missione Tellus" una giornata dimostrativa, rivolta agli alunni delle scuole, denominata 'un viaggio alla scoperta dell'agricoltura' in cui saranno esposti stand con prodotti tipici trevigiani, animali della fattoria, un'aula didattica mobile della Regione Veneto e una degustazione di frutta autunnale.

"La Fattoria nel Castello". In Lombardia proposti al pubblico i prodotti delle aziende agricole gestite da donne

Il 5 ottobre prossimo si terrà a San Colombano al Lambro, (Mi) Castello Belgioioso, per il quarto anno consecutivo, la manifestazione “La Fattoria nel Castello” dedicata alla esposizione, degustazione e vendita dei prodotti di aziende agricole lombarde gestite da donne.
La giornata, promossa unitariamente da tutte le Associazioni femminili agricole in Lombardia -Associazione Donne in Campo Cia Lombardia, Coordinamento Imprenditoria Femminile Coldiretti e Imprenditrici femminili Federlombarda-Confagricoltura- con il patrocinio della Provincia di Milano, della Camera di Commercio di Milano e del Comune di San Colombano al Lambro, sarà occasione di incontro tra le imprenditrici e i consumatori sui temi che vedono impegnate le donne nell’agricoltura lombarda: qualità e tipicità delle produzioni agricole, valorizzazione e promozione del paesaggio agricolo, dell’ambiente e del territorio.
La manifestazione “La Fattoria nel Castello”, che prevede anche degustazioni guidate da esperti e giochi a tema per bambini, verrà presentata alla stampa, con particolare attenzione al significato della presenza femminile in agricoltura e ai percorsi professionali e personali delle partecipanti, mercoledì 1 ottobre 2003, ore 11,30 presso il Castello Belgioioso a San Colombano al Lambro - Milano.

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Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

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