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“Fiorentina”:
dall’Ue In questo modo si è dimostrato un atteggiamento a tutela dei consumatori ed anche degli allevatori. La Cia ritiene che se vi sono validi elementi per dimostrare quanto la Ue chiede, essi vadano prontamente ricercati e prodotti. In caso contrario, si rischierebbero confusione tra i consumatori, una non positiva ricaduta di immagine per gli allevatori e probabilmente brutte figure alle nostre Istituzioni. A tal fine la Cia sollecita i ministri interessati ad un esame con tutte le parti in causa per definire i successivi passi. Campagna
cerealicola e Ogm: Ci permettiamo ricordare che mancano a livello europeo e nazionale orientamenti ed indicazioni precisi sulle modalità dei controlli e sui criteri da utilizzare per le importazioni di semi di soia o mais accidentalmente contaminati, anche se l’Unione europea, tramite i propri Comitati scientifici, si è recentemente espressa in modo non vincolante sulle eventuali soglie di tolleranza a cui riferirsi in questi casi. Ti chiediamo dunque, in primo luogo, un Tuo impegno a livello comunitario per raggiungere in breve tempo un accordo provvisorio con gli altri ministri agricoli europei, che possa garantire ordine e trasparenza sui mercati in attesa che entri in vigore la tanto auspicata normativa comunitaria. Se un tale accordo fosse difficilmente raggiungibile nel breve periodo, Ti chiediamo, in alternativa, di adottare provvedimenti nazionali adeguati che diano indicazioni agli operatori del settore, nella loro veste sia di fornitori che di acquirenti del seme, per evitare le spiacevoli conseguenze che si sono verificate nella primavera scorsa, tra cui alcuni sequestri dei lotti di sementi e, di conseguenza, di coltivazioni avviate da ignari agricoltori. Su tutta questa materia dobbiamo rilevare come, a tutt’oggi, peraltro non si è ancora fatta definitiva chiarezza. E’ ormai evidente come il settore dei seminativi sia condizionato da queste forti turbative di mercato, determinate da problematiche di contaminazione accidentale del seme, su cui i Governi sono tenuti, responsabilmente, a dare indicazioni chiare. Ti chiediamo una particolare attenzione al problema e restiamo in attesa della convocazione del tavolo tecnico. La
Conferenza internazionale Obiettivo è stato affrontare il nodo complesso del rapporto acqua-agricoltura-agroambiente e delineare una strategia in grado di portare, attraverso nuove tecnologie, normative adeguate e forme più avanzate di governo e di gestione, ad un uso dell’acqua in sintonia con lo sviluppo dell’agricoltura, con la salvaguardia dell’ambiente e con l’esigenza che il ciclo dell’acqua risponda ai principi di efficienza, di efficacia e di gestione partecipata ed attiva di tutti i soggetti interessati. Per la Confederazione italiana agricoltori ha partecipato alla tavola rotonda, nella quale sono stati affrontati i problemi sul tappeto, il vicepresidente Alfonso Pascale, di cui abbiamo pubblicato una sintesi del suo intervento nell’Agenzia di ieri. Sempre
per la Cia, alla sessione sul tema “Il governo dell’acqua: aspetti
istituzionali ed organizzativi” ha partecipato Nicola Stolfi,
responsabile nazionale dell’Ufficio territorio e ambiente, di cui
riportiamo di seguito la sintesi dell’intervento relativo alla
gestione sostenibile delle risorse idriche in agricoltura. Dal punto di vista gestionale spesso il grande sistema irriguo pubblico (captazione, adduzione, distribuzione) funziona con gravi distorsioni e disfunzioni: le perdite d’acqua nelle condotte di adduzione e di distribuzione di una acquedotto irriguo arrivano mediamente al 40% della quantità dell’acqua in partenza dell’acquedotto (mentre sarebbe “fisiologica” una perdita dell’ordine del 20 per cento. La Cia dunque si batterà perché si attivi un grande programma di manutenzione e di ammodernamento delle infrastrutture irrigue. In sintesi bisognerà dare concreta applicazione ad alcuni principi basilari di salvaguardia sull’uso dell’acqua, e in agricoltura in particolare: ad esempio un articolo della legge 36/94 (legge Galli) definisce “pubbliche” tutte le acque superficiali e sotterranee nel territorio nazionale; un altro articolo stabilisce che in condizioni di siccità o comunque di penuria di acqua, dopo il consumo potabile, venga privilegiato quello per l’irrigazione. Per quanto riguarda invece l’irrigazione privata la situazione è in un certo senso più delicata e complessa. Infatti si tratta di prelievi d’acqua di falda che sfuggono ad un controllo certo e che avvengono in particolare in zone ove manca l’irrigazione pubblica. Ciò comporta dunque spesso gravi problemi di abbassamento della falda freatica, processi di salinizzazione nelle zone costiere e fenomeni sempre più estesi di subsidenza. Per questa ragione la Cia chiede da tempo e con decisione che le Regioni emanino finalmente le procedure di semplificazione per la denuncia dei pozzi; ma poche Regioni hanno provveduto con raziocinio ed efficienza. Così
il fatto che la legge 36/94 abbia voluto rendere pubbliche tutte le
acque, razionalizzare gli interventi di gestione per Ambiti
territoriali ottimali delle infrastrutture di adduzione, fognatura e
disinquinamento e riconfermare i Consorzi di bonifica quali soggetti
realizzatori e gestori delle reti a prevalente scopo irriguo, vuole
significare al tempo stesso aprire
alla privatizzazione dei servizi idrici, salvaguardando la funzione
pubblica del bene. Nel considerare la partecipazione attiva delle forze sociali ed economiche quale condizione determinante per attuare la tutela e la valorizzazione del territorio e delle acque, la Cia ribadisce il ruolo irrinunciabile dei Consorzi di Bonifica quali strumenti di autogoverno e sollecita il loro impegno a rinnovarsi per rispondere in modo soddisfacente alle esigenze dei consorziati, collegando correttamente le proprie attività con quelle più generali della programmazione territoriale spettanti alle Regioni e agli Enti locali. Ma in zone sempre più diffuse del paese il problema idrico più impellente inizia ad essere quello della “qualità”. Il problema è tanto grave da condizionare lo stesso uso dell’acqua e di fatto diventa un fattore limitante anche della quantità. Sostanzialmente per questa ragione la Unione europea ha emesso la Direttiva 2000/60 sulla regolazione della quantità e della qualità delle acque. In questa materia può svolgere il ruolo determinante la ricerca scientifica. Si tratta infatti, di intervenire da una parte sul miglioramento della qualità delle acque e del recupero di fonti idriche non convenzionali o di riciclo (dissalazione dell’acqua marina o recupero delle acque di scarico civile attraverso impianti di depurazione); dall’altra su innovazioni agronomiche ad esempio ricerche, anche biotecnologiche, finalizzate alla diffusione di quei tipi di cultivar a minor richiesta di acqua o maggiormente resistenti alla salinizzazione dell’acqua. Così, trattandosi di una tecnologia ad alto contenuto innovativo rispetto all’agricoltura tradizionale in asciutto diventa determinante la questione relativa all’assistenza tecnica e all’aggiornamento professionale degli agricoltori.
La
seconda festa
dell’Agia della Toscana “La Cia conferma il proprio impegno contro la burocrazia inutile e ripetitiva -ha affermato, aprendo i lavori, Valentino Vannelli della Presidenza regionale della Cia della Toscana- e continuerà ad incalzare gli organi comunitari affinché siano portati a compimento tutti i provvedimenti di snellimento e semplificazione allo studio in sede europea”. “Occorre che il governo rispetti gli impegni presi -ha proseguito Vannelli- e metta mano, senza ulteriori rinvii, alla stesura dei testi unici, in rispetto delle deleghe concesse dal Parlamento”. E’, inoltre, emerso dall’incontro che la Confederazione, pur apprezzando il lavoro svolto attorno alla costruzione del sistema dei Caap e dell’Organismo pagatore regionale, ritiene non più dilazionabile la stesura di un provvedimento di riordino della legislazione della Regione in materia di agricoltura, così come rileva la necessità di riprendere la discussione attorno al progetto della Giunta “Per una Toscana più efficiente e meno burocratica” e sollecita la Giunta stessa a programmare momenti di verifica con le parti sociali. La relazione al seminario è stata svolta da Roberto Scalacci, presidente regionale dell’Agia della Toscana. Le
conclusioni sono state svolte da Massimo Pacetti, presidente nazionale
della Confederazione italiana agricoltori. Cia
di Crotone: convegno L’iniziativa, patrocinata dalla provincia di Crotone, è stata organizzata dall’Agia provinciale e dall’Apz, con lo scopo di proporre mezzi e strumenti idonei alla soluzione delle problematiche che affliggono il comparto zootecnico. I lavori sono stati aperti dalle relazioni di Franco Barretta, presidente della Cia di Crotone, e di Salvatore Nicosia, presidente dell’Agia provinciale, i quali hanno ribadito una serie di progetti e proposte per il rilancio dell’intero settore. Entrambi, inoltre, hanno ribadito la necessità di una effettiva applicazione delle normative, peraltro valide, sulla tracciabilità, l’etichettatura e la certificazione. Barretta, infine, rivolgendosi alle istituzioni regionali ha auspicato maggiore sostegno per la zootecnia del crotonese “perché -ha sottolineato- è un patrimonio della nostra provincia, in grado di garantire i consumatori con prodotti di qualità e nel pieno rispetto dell’ambiente e del paesaggio da parte dei nostri allevatori. Occorre, allora, uno sforzo comune, affinché le soluzioni possibili si concretizzino ”.
Cia
di Ancona: convegno Un notevole contributo ai lavori del convegno è stato apportato da una ricerca svolta dalla scuola media ed elementare del comune stesso. Parteciperà Dimitri Giardini della Confederazione italiana agricoltori regionale. |
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