Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori



Anno 45 - n. 150

 

10 Settembre 2003

 

ATTUALITA' •    L’agricoltura biologica in Italia non è in crisi
Mostra invece evidenti segni di consolidamento
DAL TERRITORIO

•    Taranto: piogge alluvionali. La Cia chiede al Governo interventi urgenti e straordinari

•   Reggio Emilia: per la brucellosi misure più favorevoli per gli allevamenti colpiti


 

ATTUALITA'


L’agricoltura biologica in Italia non è in crisi
Mostra invece evidenti segni di consolidamento


Secondo Cia e Anabio, sono in aumento le aziende e le coltivazioni biologiche nel Centro e nel Nord del Paese.
In crescita nel 2003 sia i consumi delle famiglie che l’industria di trasformazione e la distribuzione.
Da domani il Sana di Bologna.

 

Il biologico nel nostro Paese non è in crisi, anzi continua a mostrare evidenti segni di consolidamento. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori e la sua associazione per l’agricoltura biologica (Anabio) che evidenziano come il settore è in buona salute. Sta di fatto che nei primi otto mesi del 2003 è aumentato il numero delle aziende e delle coltivazioni nel Centro e nel Nord Italia e sono in crescita sia i consumi delle famiglie che l’industria di trasformazione e la distribuzione.
Alla vigilia del Salone del biologico (Sana) di Bologna, che apre i battenti domani, Cia e Anabio sostengono che il settore dell’agricoltura biologica registra ogni anno un crescente successo, con una sempre maggiore richiesta da parte delle famiglie italiane. Secondo gli ultimi dati aggiornati, nei primi otto mesi del 2003 si è avuto un aumento del 20,7 per cento dei consumi, anche favoriti, nonostante la difficile congiuntura economica, da un contenimento dei prezzi dei prodotti biologici. Contenimento agevolato soprattutto dalla massiccia presenza della grande distribuzione, che ha segnato negli ultimi mesi un incremento medio nelle vendite “bio” del 23 per cento
Circa le notizie circolate nei giorni scorsi che segnalavano una contrazione del numero di aziende italiane, Cia e Anabio affermano che i dati non sono aggiornati e risultano incompleti. Infatti, nel 2002, pur registrando un calo del numero delle aziende del 5 per cento (il fenomeno è comunque limitato a Sicilia, Sardegna e Calabria), nel Centro e nel Nord si è avuto un aumento, rispettivamente, dell’11 per cento e del 27 per cento. Nelle regioni del Centro le superfici coltivate sono cresciute del 18 per cento. Inoltre, si è sviluppata ovunque l’industria di trasformazione (con un incremento del 13 per cento del fatturato complessivo) e la stessa distribuzione sia nella Gdo (grande distribuzione) che nelle altre forme (negozi specializzati, vendita diretta).
Cia e Anabio rilevano che la contrazione del numero di aziende biologiche registrata nello scorso anno è dovuta sostanzialmente al fatto che sono uscite dal “sistema di controllo e certificazione” quelle imprese che non sono riuscite a trovare, per collocazione marginale o per scarsità di produzione, un loro mercato.
Tra l’altro, queste aziende, come risulta da un’indagine condotta dalla Cia tra i suoi associati, pur uscendo dal sistema, nel 90 per cento dei casi continuano a praticare l’agricoltura biologica. E questo perché il sistema di controllo è oneroso e totalmente a carico dell’impresa.
C’è da rilevare, infine, che l’aumento delle importazioni deriva -sostengono Cia e Anabio- da una crescita della domanda interna e dell’offerta di nuovi prodotti, che nel primo semestre 2003 sono aumentati del 40 per cento.

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DAL TERRITORIO


Taranto: piogge alluvionali. La Cia chiede al Governo interventi urgenti e straordinari

Alla luce del devastante nubifragio che nella giornata di Lunedì 8 Settembre si è abbattuto sui comuni della zona occidentale della provincia di Taranto e preso atto dei danni incalcolabili causati alle colture agricole e quindi all’economia dell’intera zona, la Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto chiede l’intervento del Governo perché si predispongano interventi urgenti e di carattere straordinario, così come si è proceduto per altre zone dell’Italia colpite da eventi di natura ed intensità simili. Il Presidente provinciale della Cia dott. Nicola Spagnuolo dopo aver constatato con sgomento l’eccezionalità dei danni causati da questo terribile evento ha dichiarato che se gli avversi eventi atmosferici delle ultime annate agrarie avevano minato la stabilità economica delle aziende agricole della nostra provincia, una calamità di tale portata si abbatte come un colpo di scure sulla loro stessa sopravvivenza, ed ha poi osservato che gli effetti di questa alluvione non sono solo quelli che, con effetto immediato ed incalcolabile, si riversano sull’annata in corso ma essi si ripercuoteranno pesantemente sulle pregiate colture di questa zona anche per molti anni a venire. Pertanto la Confederazione Italiana Agricoltori, oltre agli interventi ovvi e doverosi a valere sul “Fondo di Solidarietà Nazionale” così come previsto dalla legge sulle calamità naturali, ritiene imprescindibile e doveroso un interessamento del Governo nazionale affinché un’intera zona non venga abbandonata alla disperazione. A tal fine si fa appello a tutti i parlamentari regionali e nazionali del territorio Jonico perché si attivino sinergicamente e facciano pressione sui Ministeri competenti al fine di ottenere un provvedimento straordinario ed urgentissimo a sostegno delle aziende colpite.


Reggio Emilia: per la brucellosi misure più favorevoli per gli allevamenti colpiti

Le stalle reggiane colpite da brucellosi alcuni mesi fa, potranno presto tornare alla piena attività e redditività.
La Cia di Reggio Emilia accoglie con favore la disposizione emanata nei giorni scorsi dai Servizi veterinari dell'Ausl, che dimezza i tempi di uscita da alcune delle misure di prevenzione sanitaria per le stalle colpite dalla brucellosi. "Questo corrisponde a quanto chiesto dalla nostra Associazione ai servizi veterinari" afferma il presidente dell'organizzazione provinciale, Ivan Bertolini.
Il regolamento di Polizia veterinaria prevede che il latte prodotto in stalle colpite da brucellosi, dove non si è effettuato l'abbattimento della mandria per la presenza solo di casi sporadici (tre allevamenti reggiani copiti nei mesi scorsi rientrano in questa casistica), sia sottoposto per sei mesi a trattamenti termici tali da pregiudicarne l'utilizzo nelle lavorazioni più pregiate, di conseguenza riducendone il valore commerciale.
Un Decreto legislativo
(il n. 169 del 22 maggio '99) concede però alle Regioni riconosciute ufficialmente indenni da brucellosi dall'Unione Europea (come l'Emilia Romagna), di poter dimezzare i tempi di applicazione di queste misure.
Dopo un'ampia discussione, Regione e Ausl hanno ritenuto di poter applicare la riduzione a tre mesi di queste misure nelle stalle in questione, mentre la brucellosi nella provincia sembra rientrare nella normalità; proseguiranno però nele stalle in questione le analisi di controllo del latte, per verificare che resti indenne. "Questo rappresenta una giusta tutela nei confronti del consumatore, come della salute degli operatori -afferma Bertolini-. Questa decisione rappresenta un grosso sollievo per i produttori che in questo modo rientrano più rapidamente nella normalità e riducono le perdite".


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