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ATTUALITA'
Lagricoltura biologica in Italia
non è in crisi
Mostra invece evidenti segni di consolidamento
Secondo Cia e Anabio, sono in aumento le
aziende e le coltivazioni biologiche nel Centro e nel Nord del Paese.
In crescita nel 2003 sia i consumi delle famiglie che lindustria
di trasformazione e la distribuzione.
Da domani il Sana di Bologna.
Il biologico nel nostro
Paese non è in crisi, anzi continua a mostrare evidenti segni
di consolidamento. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione
italiana agricoltori e la sua associazione per lagricoltura
biologica (Anabio) che evidenziano come il settore è in buona
salute. Sta di fatto che nei primi otto mesi del 2003 è aumentato
il numero delle aziende e delle coltivazioni nel Centro e nel Nord
Italia e sono in crescita sia i consumi delle famiglie che lindustria
di trasformazione e la distribuzione.
Alla vigilia del Salone del biologico (Sana)
di Bologna, che apre i battenti domani, Cia e Anabio sostengono che
il settore dellagricoltura biologica registra ogni anno un crescente
successo, con una sempre maggiore richiesta da parte delle famiglie
italiane. Secondo gli ultimi dati aggiornati, nei primi otto mesi
del 2003 si è avuto un aumento del 20,7 per cento dei consumi,
anche favoriti, nonostante la difficile congiuntura economica, da
un contenimento dei prezzi dei prodotti biologici. Contenimento agevolato
soprattutto dalla massiccia presenza della grande distribuzione, che
ha segnato negli ultimi mesi un incremento medio nelle vendite bio
del 23 per cento
Circa le notizie circolate nei giorni scorsi che segnalavano una contrazione
del numero di aziende italiane, Cia e Anabio affermano che i dati
non sono aggiornati e risultano incompleti. Infatti, nel 2002, pur
registrando un calo del numero delle aziende del 5 per cento (il fenomeno
è comunque limitato a Sicilia, Sardegna e Calabria), nel Centro
e nel Nord si è avuto un aumento, rispettivamente, dell11
per cento e del 27 per cento. Nelle regioni del Centro le superfici
coltivate sono cresciute del 18 per cento. Inoltre, si è sviluppata
ovunque lindustria di trasformazione (con un incremento del
13 per cento del fatturato complessivo) e la stessa distribuzione
sia nella Gdo (grande distribuzione) che nelle altre forme (negozi
specializzati, vendita diretta).
Cia e Anabio rilevano che la contrazione del numero di aziende biologiche
registrata nello scorso anno è dovuta sostanzialmente al fatto
che sono uscite dal sistema di controllo e certificazione
quelle imprese che non sono riuscite a trovare, per collocazione marginale
o per scarsità di produzione, un loro mercato.
Tra laltro, queste aziende, come risulta da unindagine
condotta dalla Cia tra i suoi associati, pur uscendo dal sistema,
nel 90 per cento dei casi continuano a praticare lagricoltura
biologica. E questo perché il sistema di controllo è
oneroso e totalmente a carico dellimpresa.
Cè da rilevare, infine, che laumento delle importazioni
deriva -sostengono Cia e Anabio- da una crescita della domanda interna
e dellofferta di nuovi prodotti, che nel primo semestre 2003
sono aumentati del 40 per cento.
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DAL
TERRITORIO
Taranto: piogge alluvionali. La Cia chiede
al Governo interventi urgenti e straordinari
Alla luce del devastante nubifragio che nella
giornata di Lunedì 8 Settembre si è abbattuto sui comuni
della zona occidentale della provincia di Taranto e preso atto dei
danni incalcolabili causati alle colture agricole e quindi alleconomia
dellintera zona, la Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto
chiede lintervento del Governo perché si predispongano
interventi urgenti e di carattere straordinario, così come
si è proceduto per altre zone dellItalia colpite da eventi
di natura ed intensità simili. Il Presidente provinciale della
Cia dott. Nicola Spagnuolo dopo aver constatato con sgomento leccezionalità
dei danni causati da questo terribile evento ha dichiarato che se
gli avversi eventi atmosferici delle ultime annate agrarie avevano
minato la stabilità economica delle aziende agricole della
nostra provincia, una calamità di tale portata si abbatte come
un colpo di scure sulla loro stessa sopravvivenza, ed ha poi osservato
che gli effetti di questa alluvione non sono solo quelli che, con
effetto immediato ed incalcolabile, si riversano sullannata
in corso ma essi si ripercuoteranno pesantemente sulle pregiate colture
di questa zona anche per molti anni a venire. Pertanto la Confederazione
Italiana Agricoltori, oltre agli interventi ovvi e doverosi a valere
sul Fondo di Solidarietà Nazionale così
come previsto dalla legge sulle calamità naturali, ritiene
imprescindibile e doveroso un interessamento del Governo nazionale
affinché unintera zona non venga abbandonata alla disperazione.
A tal fine si fa appello a tutti i parlamentari regionali e nazionali
del territorio Jonico perché si attivino sinergicamente e facciano
pressione sui Ministeri competenti al fine di ottenere un provvedimento
straordinario ed urgentissimo a sostegno delle aziende colpite.
Reggio Emilia: per la brucellosi misure più
favorevoli per gli allevamenti colpiti
Le stalle reggiane colpite da brucellosi alcuni
mesi fa, potranno presto tornare alla piena attività e redditività.
La Cia di Reggio Emilia accoglie con favore la disposizione emanata
nei giorni scorsi dai Servizi veterinari dell'Ausl, che dimezza i
tempi di uscita da alcune delle misure di prevenzione sanitaria per
le stalle colpite dalla brucellosi. "Questo corrisponde a quanto
chiesto dalla nostra Associazione ai servizi veterinari" afferma
il presidente dell'organizzazione provinciale, Ivan Bertolini.
Il regolamento di Polizia veterinaria prevede che il latte prodotto
in stalle colpite da brucellosi, dove non si è effettuato l'abbattimento
della mandria per la presenza solo di casi sporadici (tre allevamenti
reggiani copiti nei mesi scorsi rientrano in questa casistica), sia
sottoposto per sei mesi a trattamenti termici tali da pregiudicarne
l'utilizzo nelle lavorazioni più pregiate, di conseguenza riducendone
il valore commerciale.
Un Decreto legislativo (il n. 169 del
22 maggio '99) concede però alle Regioni riconosciute ufficialmente
indenni da brucellosi dall'Unione Europea (come l'Emilia Romagna),
di poter dimezzare i tempi di applicazione di queste misure.
Dopo un'ampia discussione, Regione e Ausl hanno ritenuto di poter
applicare la riduzione a tre mesi di queste misure nelle stalle in
questione, mentre la brucellosi nella provincia sembra rientrare nella
normalità; proseguiranno però nele stalle in questione
le analisi di controllo del latte, per verificare che resti indenne.
"Questo rappresenta una giusta tutela nei confronti del consumatore,
come della salute degli operatori -afferma Bertolini-. Questa decisione
rappresenta un grosso sollievo per i produttori che in questo modo
rientrano più rapidamente nella normalità e riducono
le perdite".
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