Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori


Anno 45 - n. 146

 

4 settembre 2003

 

ATTUALITA'    Conferenza Wto: lavorare perché Cancun sia una svolta positiva
Arrivare ad una disciplina multilaterale e globale degli scambi
DAL TERRITORIO

•   Ravenna: stato di calamità per l'annata 2003

•   Siccità: la Cia di Reggio Emilia sollecita stime dei danni e procedure per lo stato di calamità

•   Radicchio di Treviso: indicazione geografica poco protetta


 

ATTUALITA'


Conferenza Wto: lavorare perché Cancun sia una svolta positiva
Arrivare ad una disciplina multilaterale e globale degli scambi


Secondo la Cia, la riforma della Pac è una base irrinunciabile di discussione. Arrivare ad una posizione d’accordo su biotecnologie, Ogm e brevetti.Tutelare gli interessi dei paesi in via di sviluppo.

La prossima Conferenza ministeriale della Wto costituisce un’incognita che desta non poche preoccupazioni, ma nello stesso tempo propone speranze e opportunità. Molti fattori negativi pesano sugli esiti dell’incontro: la crescente tensione politica internazionale, le difficoltà del ciclo economico ancora in fase di stagnazione, le questioni legate alla definizione degli interessi dei paesi in via di sviluppo. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana in vista della riunione che si terrà a Cancun, in Messico, la settimana entrante.
Nel ribadire la necessità di un concreto impegno per cercare di sciogliere i nodi su alcuni capitoli negoziali, non solo agricoli, la Cia evidenzia che occorre centrare un obiettivo fondamentale relativo alla definizione di un quadro di disciplina multilaterale e globale degli scambi, perché ciò si possa tradurre in un equilibrato sviluppo e in un benessere collettivo.
Relativamente all’agricoltura, la Cia ritiene che l’Unione Europea abbia ben messo in evidenza la propria disponibilità al dialogo. Il compromesso raggiunto a Lussemburgo sulla riforma della politica agricola comune costituisce la base di discussione dalla quale non è possibile far derivare ulteriori concessioni.
Secondo la Cia, l’Unione europea si è mossa secondo le linee direttrici indicate dall’Agenda di Doha: riduzione dei sussidi interni che hanno effetti deleteri sui commerci, disaccoppiamento degli aiuti alla produzione, riduzione progressiva delle sovvenzioni delle esportazioni.
La Cia ribadisce la necessità che tutti i paesi che aderiscono alla Wto riducano i sussidi alle esportazioni, comprendendo in essi anche i crediti all’export, i programmi di assicurazione e riassicurazione del credito all’export e le garanzie di credito, nonché l’utilizzo sleale degli aiuti alimentari anche attraverso imprese commerciali statali.
Per quanto riguarda le biotecnologie e l’utilizzo di Ogm, la Cia sottolinea l’esigenza di affrontare i problemi con spirito propositivo teso alla ricerca di accordi, in particolare con i paesi in via di sviluppo. La posizione negoziale dovrà farsi forte delle recenti decisioni europee in tema di etichettatura e soglie di tolleranza negli alimenti, ma non dimenticare il determinante aspetto legato ai brevetti ed al loro utilizzo nelle agricolture dei paesi più poveri.
Per la Cia, infine, l’Italia, a capo della delegazione Ue nella conferenza di Cancun, avrà un ruolo primario nella ricerca di un compromesso generale, senza tralasciare la necessità di premere perché vengano accettati alcuni punti chiave rilevanti per l’agricoltura italiana, la cui competitività commerciale si traduce in difesa e promozione del made in Italy, fondato sulla qualità e sull’origine geografica. La tutela di Dop e Igp e il divieto di imitazione, allargando anche ai prodotti agricoli la legislazione che regola la proprietà intellettuale (Trips).

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DAL TERRITORIO


Ravenna: stato di calamità per l'annata 2003

Si è riunito nei giorni scorsi il Tavolo verde della provincia di Ravenna, al quale hanno partecipato la Confederazione italiana agricoltori, la Coldiretti, la Copagri. l'Unione provinciale agricoltori, l'Associazione generale cooperative italiane, la Confcooperative e Legacoop. Nel corso della riunione si è discusso dell’andamento climatico che da diversi mesi si riscontra in Provincia di Ravenna, caratterizzato oltre che per l’assenza di precipitazioni anche da temperature molto elevate, hanno penalizzato fortemente le produzioni agricole dell’intero territorio provinciale e le ultime, accompagnate da grandine e dal forte vento, hanno spesso peggiorato la situazione complessiva.
Gli ultimi eventi meteorologici hanno prodotto ulteriori danni da grandine ma soprattutto per effetto del forte vento che ha spazzato la provincia, fra sabato 30 e domenica 31 agosto, con perdite per caduta di prodotto (pere, mele, susine e uva).
Si rilevano nel complesso danni sia come riduzione delle rese sia, in qualche caso, come decadimento qualitativo, nella maggior parte delle coltivazioni erbacee ed arboree che solo parzialmente, ove possibile, sono stati contenuti dal ricorso all’irrigazione.
Con riferimento alle principali colture della Provincia di Ravenna, le Associazioni di categoria hanno già riportato una valutazione degli effetti negativi imputabili alle condizioni climatiche sfavorevoli che, data l’intensità, sono inequivocabilmente una calamità naturale, valutata complessivamente attorno al 40 per cento della Plv provinciale.
A seguito della riunione del 7 agosto scorso, presente l’assessore provinciale all’Agricoltura e le organizzazioni professionali e cooperative agricole, è scaturito l’impegno assunto da parte della Provincia di redigere la relazione per la richiesta dello stato di calamità su tutto il territorio provinciale a seguito della siccità.
E' stata sollecitata pertanto l’attivazione delle procedure atte al riconoscimento di calamità atmosferica su tutto il territorio provinciale nonché il rispetto degli impegni presi nel corso dell’incontro con il presidente della Provincia nel mese di luglio. Si è fatto presente, inoltre, che i danni da siccità si sommano, per molte aziende e in diverse zone del territorio provinciale, a quelli prodotti dalle gelate primaverili, dalle grandinate e dal vento che si sono verificate e non sono più recuperabili.

Siccità: la Cia di Reggio Emilia sollecita stime dei danni e procedure per lo stato di calamità

Alcuni dati forniti nei giorni scorsi dal Consorzio Parmigiano Reggiano confermano ed arricchiscono il quadro dei danni causati all'agricoltura reggiana dall'eccezionale siccità di quest'estate, situazione purtroppo non ancora superata dalle scarse piogge dell’ultimo periodo. E' quanto si legge in una nota della Cia provinciale di Reggio Emilia.
Il calo consistente della produzione dì latte (-20 per cento in agosto) e di conseguenza dei Parmigiano Reggiano, la minore fertilità dei bovini e la loro maggiore mortalità, si aggiungono alla falcidia delle produzioni foraggiere (dimezzati gli ultimi tagli d'erba e di mais) ed industriali (-30 per cento il pomodoro e la barbabietola), Tutto questo dà ragione della sollecitazione che la Cia ha avanzato al Servizio provinciale agricoltura per aggiornare la 'mappa' dei danni.
I circa 60 milioni di euro, correttamente indicati dalla Provincia, sono una stima che risale infatti ad oltre un mese fa e la situazione, nel frattempo, è ancora peggiorata. Per un quadro completo dei riflessi della siccità sulle aziende agricole c'è poi da considerare l'aumento dei costi. Approvvigionarsi di fieno sul mercato, ad esempio, costa oggi fino al doppio di tre mesi fa.
Non sì tratta, ovviamente, solo di stilare una statistica: per la Cia reggiana è tempo di delimitare le zone più colpite (in alta pianura, collina e montagna) e redigere quindi la relazione per la richiesta dello stato di calamità, attuando le procedure per il riconoscimento di calamità atmosferica e consentendo perciò agli agricoltori di chiedere glì aìuti del fondo di solidarietà.
Nello stesso tempo, dal governo devono venire misure adatte a rispondere alle difficili situazioni di molte aziende: il fondo suddetto dispone infatti di 180 milioni, peraltro destinati quasi tutti a risarcire danni di anni precedenti, mentre i danni calcolati sul territorio nazionale raggiungono i 5,5 miliardì.

Radicchio di Treviso: indicazione geografica poco protetta

Man mano che un prodotto si afferma nei mercati internazionali, man mano cresce l’imitazione dello stesso, la cosiddetta agropirateria.
Oggetti di usurpazione del nome a livello mondiale sono -afferma la Cia di Treviso- i migliori prodotti agroalimentari italiani: dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, che in Canada viene imitato col marchio “Parma Ilani”, con il quale si vende prosciutto canadese. Il fatturato negli Stati Uniti dei prodotti “falsi”, solo nei formaggi tipici, supera di ben 10 volte il valore dell'esportazione italiana dei prodotti veri (2 miliardi di dollari contro 200 milioni di dollari).
Come si può ben capire, sarà, secondo la Cia di Treviso, un duro confronto quello che si aprirà a Cancun, in Messico, dal 10 al 14 settembre, nelle trattative sul commercio mondiale. Il commissario europeo ha dichiarato: “Bloccarsi su posizioni esterne, chiedere tutto e non offrire nulla non porterà lontano”, riferendosi alla posizione degli Stati Uniti e del Canada, che si oppongono a riconoscere i prodotti Doc e le Indicazioni geografiche tipiche. Non a caso insistono con gli Ogm, prodotti standardizzati e di massa, uguali in tutto il mondo e anonimi. Cosa ben diversa dai nostri prodotti tipici, carichi di storia e di identità dei luoghi, con gusti e sapori unici ed irripetibili.
Tra questi, oltre al Prosecco, alla Casatella e a tanti altri, c’è senz’altro, rileva la Cia trevigiana, il Radicchio di Treviso, unico vegetale in tutto il mondo che si forma in acqua corrente. E proprio sul Radicchio di Treviso, in California crescono le imitazioni: abbiamo accertato questo fenomeno comprando a Boston una cicoria chiamata “Treviso”, per l’esattezza "Cycore of Treviso”. Una erbaccia rosso-viola, che non è neanche lontana parente del radicchio di Treviso, cresciuta e maturata in campo, quasi immangiabile.
E quindi, prima che sia tardi, vogliamo sottolineare l'urgenza che, sottolinea la Cia, il Radicchio di Treviso sia inserito nella seconda tranche dei prodotti italiani (oggi soltanto 14: 7 formaggi, 3 prosciutti, 1 mortadella, la grappa, il marsala e il Chianti) che saranno tutelati dalle imitazioni in tutto il mondo, con l'istituzione del “Registro Multilaterale delle Indicazioni Geografiche”. Il fiore d’Inverno, il fiore che si mangia, ne ha ben diritto.

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