Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori


Anno 45 - n. 143

 

1 Settembre 2003

 

ATTUALITA'

   Alimentare: vini, formaggi e insaccati italiani, il “pericolo contraffazioni” verrà dall’ Est asiatico

   Sottoscritto accordo nazionale in tema fondiario

   La Cia sigla con spirito di responsabilità l’intesa sugli Ogm

   Agricoltura: allarme anziani nelle campagne italiane

 

DAL TERRITORIO

•    La Cia Puglia dice "no" alle scorie radioattive

•    Aceti "balsamici" di Modena: la Cia provinciale preoccupata per la situazione di debolezza del settore

•    Zootecnia da latte in emergenza: le richieste della Cia di Mantova

•   Città di Castello: la Cia festeggia i cinquant’anni di attività di un imprenditore agricolo

 

APPUNTAMENTI
•   Pane nostrum: a Senigallia la Festa internazionale del Pane

 


 

ATTUALITA'


Alimentare: vini, formaggi e insaccati italiani, il “pericolo contraffazioni” verrà dall’ Est asiatico


La Confederazione italiana agricoltori plaude alla tutela dei prodotti, che verrà discusso nel Wto, ma avverte: “la lista dei prodotti inseriti dovrà essere, in seguito, integrata”. Oltre all’America preoccupa il fenomeno che potrebbe svilupparsi in Cina e Giappone. La ricotta e molti altre produzioni potrebbero essere interessate da imitazioni illecite. Più di 500 milioni di euro il fatturato annuo di alcuni prodotti, per il momento fuori lista.

La lista dei prodotti agroalimentari italiani, inseriti tra quelli europei, che cercheranno la tutela mondiale nella prossima trattativa Wto di Cancun dovrà essere, una volta varato il registro multilaterale, integrata. Esistono oggi -sostiene la Cia- aziende americane (con nomi di fantasia esempio: ”Belgioioso”) che, esibendo la bandiera italiana sulle confezioni dei prodotti, commercializzano gli improbabili parveggiano, parmesan e romano cheese.
Altro pericolo concreto però è quello che arriva dai nuovi mercati dell’Est Asiatico, Cina e Giappone, dove qualcuno, nei prossimi dieci anni, potrebbe buttare l’occhio su prodotti italiani come la ricotta, il caciocavallo, il provolone ed il vino lambrusco. A rischio imitazioni -rileva la Cia- anche l’aceto balsamico tradizionale, il vino barbera, il salame di Cremona e il radicchio veneto, solo per fare alcuni esempi.
Prodotti questi di rilevante valore economico, muovono, infatti, fatturati annui di oltre 500 milioni di euro.
Alcuni prodotti per esempio la ricotta, non godono ancora dei benefici di tutela a livello europeo, e rischiano di rimanere fuori da ogni registro di garanzia mondiale. Quindi, le ricotte come i provoloni, potrebbero essere appetibili oggetto di azioni di “agropirateria”.
Moltissime altre produzioni in grande ascesa, sui mercati interni ed internazionali, come il vino “primitivo del salento” o il “ciauscolo marchigiano”, potrebbero godere di “attenzioni particolari” dei pirati.
Per arginare questo fenomeno -conclude la Cia- sarà importante per l’Italia, in primis, vincere sul fronte della trattativa del Wto (regole del commercio mondiale) ovvero ottenere il registro multilaterale dei prodotti a marchio tutelato. E garantirsi, contestualmente, la possibilità, in un futuro prossimo, di integrare la lista che oggi include solamente 14 prodotti tipicamente italiani.

Sottoscritto accordo nazionale in tema fondiario

La Confederazione Italiana Agricoltori con la Confagricoltura, la Coldiretti e la Proprietà Fondiaria ha sottoscritto il 23 luglio l’Accordo Nazionale sugli effetti della sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il calcolo dell’equo canone per gli affitti dei fondi rustici.
In tale intesa si conviene di prevenire ogni controversia giudiziaria in merito alla definizione dell’equo canone, al presente priva di riferimento normativo , utilizzando la contrattazione in deroga nell’attualità dei valori di mercato.
L’Accordo ha una forte valenza politica e professionale : esso è stato sottoscritto da tutte le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale , superando le defezioni del passato ; in esso vi è anche e soprattutto l’impegno di aprire un tavolo di lavoro per la stesura di un nuovo Accordo Collettivo Nazionale sull’affitto, nella contestualità della riforma comunitaria , con particolare riferimento ai destinatari del regime unico di pagamento in luogo degli aiuti alle produzioni .
L’Accordo di cui pubblichiamo il testo integrale, favorisce la mobilità fondiaria nello spirito di un’autoregolamentazione intersindacale della contrattazione in deroga.

ACCORDO NAZIONALE A SEGUITO DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N. 318/2002 IN MATERIA DI EQUO CANONE

Il giorno ventitre del mese di luglio dell’anno 2003,


TRA


- la Confederazione Nazionale Coldiretti con sede a Roma in Via XXIV Maggio n. 43, in Persona del presidente Dott. Paolo Bedoni;
- la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana con sede a Roma, Corso Vittorio Emanuele n. 101, in persona del Presidente Dott. Augusto Bocchini;
- la Confederazione Italiana Agricoltori con sede a Roma in Via Mariano Fortuny n. 20, in persona del Presidente Dott. Massimo Pacetti;

E

- la Federazione Nazionale della Proprietà Fondiaria con sede a Milano in Via Santa Tecla n. 5, in persona del Presidente Avv. Giuseppe Visconti;

PREMESSO CHE


l’art. 45 della legge 203/82 prevede espressamente che le Organizzazioni Professionali Agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale possono stipulare accordi collettivi in materia di contratti agrari;
- la sentenza della Corte Costituzionale n. 318/2002 ha dichiarato la illegittimità costituzionale degli artt. 9 e 62 della citata legge 203/82 sui criteri di determinazione dell’equo canone;
- le Organizzazioni, firmatarie del presente accordo, evidenziano l’importanza dell’art. 45 della legge 203/82 che ha determinato un proficuo rapporto tra proprietari e affittuari ‘nei contratti agrari. Gli accordi in deroga,, con la partecipazione effettiva delle Organizzazioni Professionali Agricole, hanno riportato un rinnovato clima di fiducia e di consenso intorno all’istituto dell’affitto.
- L’autonoma determinazione contrattuale delle parti ha permesso di cogliere le opportunità offerte dalla multifunzionalità dell’agricoltura e ha offerto la possibilità all’impresa agricola di ampliare la maglia poderale aziendale al fine di potersi collocare sul mercato in modo competitivo. Inoltre, la flessibilità del rapporto di affitto consente un migliore utilizzo delle misure previste dalla Politica Agricola Comune, con particolare riferimento agli interventi sullo sviluppo rurale.

TUTTO CIO’ PREMESSO LE PARTI CONCORDANO


1) Il presente accordo si applica esclusivamente alle controversie originate dalla predetta sentenza della Corte Costituzionale n. 318/2002.
2) Le Organizzazioni si impegnano a favorire la stipula di accordi in deroga ex art. 45 L. 203/82 fine di risolvere o di prevenire le controversie di cui al precedente punto 1 relative alla determinazione del canone di affitto.
3) Le Organizzazioni dichiarano la disponibilità a convocare un tavolo finalizzato ai predisposizione di un nuovo Accordo Collettivo Nazionale in materia di contratti agrari.

 

La Cia sigla con spirito di responsabilità l’intesa sugli Ogm


La Confederazione italiana agricoltori ha siglato con spirito di responsabilità, il 18 agosto, il protocollo d’intesa tra il ministero delle Politiche agricole, le Regioni e le ditte sementiere sulla questione Ogm.
L’intesa va nella direzione indicata dalla Cia per ridare credibilità al settore del mais compromessa da atteggiamenti e provvedimenti incauti.
Secondo la Cia, restano però da chiarire a livello generale la compatibilità dell’attuale moratoria in Italia con la normativa europea vigente e in itinere e la destinazione anche ad uso di alimentazione zootecnica per produzioni che dovessero essere riscontrate come esenti da Ogm.
La Cia, infine, evidenzia come in ogni caso deve essere garantito dall’intesa il reddito degli agricoltori.



Agricoltura: allarme anziani nelle campagne italiane


L’Associazione nazionale pensionati della Cia chiede più attenzione del Governo verso il problema degli anziani in particolare quelli che vivono nelle aree rurali. Occorrerebbero 8,5 miliardi di euro all’anno per migliorare le loro condizioni di vita. Una tragedia per gli anziani agricoltori questa estate straordinariamente afosa.
“L’anziano è una delle figure sociali più deboli, in condizioni di disagio dei periodi di caldo afoso come nel corso dell’estate 2003, il loro disagio si può tramutare in pericolo di vita. Per questo motivo sarebbero necessarie migliori infrastrutture e servizi”.
L’impresa agricola in Italia -sostiene l’Anp della Cia- continua a fondarsi prevalentemente sulla conduzione familiare, infatti, il livello occupazionale della popolazione anziana in agricoltura, anche in età fortemente avanzata, è molto alta.
L’articolo 15 della legge quadro sulle politiche sociali, la 238/2000, prevede -ricorda la Anp- la predisposizione di un piano nazionale per interventi domiciliari a persone in difficoltà. Quindi, anche una serie di interventi a sostegno delle famiglie, in particolare concernenti i servizi sanitari.
Purtroppo -denuncia la Anp- il Governo stanzia solamente 6,5 miliardi di euro all’anno a fronte dei 15 miliardi di euro necessari per garantire assistenza e servizi agli anziani.
L’Associazione nazionale pensionati Cia ritiene fondamentale che le coperture finanziarie siano individuate, perché la salvaguardia e il sostegno degli anziani favorisce la coesione sociale parallelamente all’occupazione dei giovani e contribuisce ad accrescere la convivenza civile del Paese.
E’ necessario -secondo l’Anp- che in particolare nei comuni rurali vengano attivate misure che coinvolgano medici, organizzazioni sociali e volontariato per quegli anziani che abitano lontano dai servizi ed hanno, tra l’altro, oggettive difficoltà logistiche.

 

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DAL TERRITORIO



La Cia Puglia dice "no" alle scorie radioattive

Nei giorni scorsi la Cia Puglia ha espresso la sua netta contrarietà a ogni ipotesi di stoccaggio in Puglia delle scorie radioattive ed ha dichiarato il suo impegno a contrastare ogni decisione che intenda trasformare il territorio regionale in un ricettacolo di rifiuti pericolosi per la salute e l’ambiente.
La Cia Puglia -si legge in un comunicato- considera estremamente preoccupante per l’agricoltura l’eventualità di creare nella regione un deposito di rifiuti radioattivi che rappresenterebbe un colpo durissimo al settore, impegnato in un difficile sforzo di valorizzazione e tutela della tipicità e qualità dei prodotti agricoli-alimentari e agrituristici, costituite soprattutto dal loro legame con il territorio.
Gli agricoltori della Cia Puglia -rileva la Cia regionale- sono mobilitati unitamente a tutte le forze sociali, economiche e culturali che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente rurale, un valore prezioso per le attività agricole e il benessere dei cittadini.


Aceti "balsamici" di Modena: la Cia provinciale preoccupata per la situazione di debolezza del settore

Serve l’Igp (Indicazione geografica protetta) per l’Aceto Balsamico di Modena ed il coinvolgimento di Enti e associazioni per portare valore aggiunto all’agricoltura


La Confederazione Italiana Agricoltori di Modena è seriamente preoccupata per la situazione che si è determinata nel settore produttivo degli aceti balsamici nella provincia.
I recenti sequestri effettuati dai Carabinieri dei Nas nelle acetaie di 57 produttori soci del Consorzio Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (Abtm) presieduto da Claudio Biancardi e la notizia che dall’aprile 2005 l’Aceto Balsamico di Modena (Abm) non potrà più usare il proprio nome -si legge in una nota della Cia- mettono in risalto una situazione di debolezza potenzialmente molto negativa per il futuro di questo settore.
Se non vi saranno provvedimenti decisivi come ad esempio l’attribuzione della Indicazione Geografica Protetta (Igp) all’Aceto Balsamico di Modena, secondo la Cia provinciale si potranno aprire le porte di una crisi che porta al declino del settore e con esso di tutta la filiera a partire dai vigneti fino alla fase industriale e commerciale. Tenendo presente che dei 200 milioni di euro di fatturato dell’Abm, infatti oltre il 70% sono determinati dall’export.
Nell’ambito di una serie di incontri richiesti ai Consorzi del settore per ricercare sinergie in grado di portare valore aggiunto all’agricoltura, Maurizio Filippini e Maurizio Giovanardi, rispettivamente presidente e direttore della Cia modenese, hanno incontrato i produttori ed il presidente del Consorzio Produzione Certificata dell’Aceto Balsamico di Modena.
Dall’incontro è scaturita l’unanime preoccupazione per il destino della filiera e si è deciso di avviare, a partire da settembre, una forte iniziativa al fine di ottenere dalle autorità dell’Unione europea l’Igp in tempi rapidi quale presupposto per la valorizzazione dell’Aceto Balsamico di Modena.
Le iniziative evidenziate comunque ricercheranno prioritariamente il coinvolgimento delle Associazioni degli agricoltori, dei Consorzi dei produttori di Abm e di tutti i produttori anche non associati a Consorzi, della Camera di Commercio, della Confindustria e delle altre Associazioni imprenditoriali dei settori della produzione e del Commercio, degli Assessori all’Agricoltura della Provincia di Modena, della Regione Emilia Romagna e dei Ministri dell’Agricoltura e del Commercio con l’Estero.


Zootecnia da latte in emergenza: le richieste della Cia di Mantova

L’agricoltura mantovana sta attraversando uno dei momenti più difficili degli ultimi anni: l’emergenza idrica, la siccità e le alte temperature di questi giorni hanno messo a repentaglio seriamente le produzioni vegetali e animali. Le nostre aziende hanno fatto tutto il possibile per salvare i prodotti, anche sostenendo costi elevatissimi, che non potranno risarcire il lavoro svolto.
A fianco di questi problemi, comuni a tutto il mondo agricolo, sulla zootecnia da latte gravano il mancato accordo sul prezzo del latte industriale per il 2003, l’onerosa applicazione dei regolamenti sulle quote latte e il mancato riconoscimento dei diritti storici di produzione.
La Confederazione italiana agricoltori di Mantova esprime una forte preoccupazione per quanto riguarda la gestione dei regolamenti nazionali e comunitari, sulle ripercussioni che essi avranno nelle aziende mantovane che producono latte.
E’ necessaria una riflessione in particolare sui dati relativi alla campagna lattiero casearia 2002/2003, i quali confermano che il mancato aumento della quota nazionale e le colpevoli sottovalutazioni del sistema di compensazione hanno reso per i produttori la situazione ancora più difficile.
Oggi stanno sorgendo emergenze che devono essere affrontate e risolte in tempi stretti.
Le comunicazioni relative al prelievo supplementare 2002/2003 consegnate pochi giorni fa e con l’obbligo di regolarizzare la propria situazione entro il 31 agosto hanno messo in crisi gli allevatori che devono trovare in così poco tempo le risorse economiche per saldare le somme imputate.
Non va sottovalutato che questa volta i calcoli sulla compensazione non hanno consentito di mantenere la quota B intera, che vogliamo ricordare, corrisponde alla differenza del latte prodotto fra le annate 1988/1999 e 1991/1992, quota che ha consentito alle aziende agricole e alle cooperative di reggere con fatica un mercato difficile com’è stato quello lattiero caseario negli ultimi periodi e di attenuare le tensioni nella base sociale delle cooperative.
Pertanto chiediamo al Governo Italiano di intervenire per cogliere le preoccupazioni dei produttori e di considerare le nostre richieste che sintetizziamo in:
- riconsiderare i tempi di calcolo per le compensazioni attraverso un monitoraggio continuo delle produzioni per evitare che i produttori si trovino nelle difficoltà emerse nell’ultima annata produttiva;
- snellire la fase burocratica per le aziende che intendono regolarizzare attraverso la sanatoria la loro posizione per il periodo 1995-2002;
- intraprendere tutte le iniziative necessarie al consolidamento dei livelli produttivi storici, fondamentali per consentire agli imprenditori mantovani di avere le garanzie per operare scelte consapevoli per il proprio futuro;
- riaprire le trattative per l’aumento della quota confacente alla produzione nazionale e di rivedere i meccanismi di compensazione che colpiscono le aziende collocate nelle zone più vocate del nostro paese.
La zootecnia rappresenta una componente fondamentale per l’agricoltura e l’economia mantovana, una ricchezza per tutta la società. Perdere valore e prospettive per il futuro delle aziende e delle famiglie agricole sarebbe un grave danno per l’intero sistema mantovano.
La Confederazione italiana agricoltori di Mantova, nel ribadire il suo impegno e la mobilitazione per lo sviluppo del settore e il mantenimento dei redditi degli agricoltori, invita tutte le Istituzioni e la comunità mantovana a sostenere il mondo agricolo.


Città di Castello: la Cia festeggia i cinquant’anni di attività di un imprenditore agricolo


Cinquant’anni di duro lavoro a drenare, zappare, coltivare quei campi che oggi sono divenuti una delle aziende più floride di Città di Castello. Questa la storia di Antonio Bambagiotti, associato della Confederazione Italiana Agricoltori dal 1953, anno in cui, con solo due ettari di terra, ha iniziato a lavorare in agricoltura.
Per festeggiare l’avvenimento il 1° agosto si è tenuto un incontro conviviale presso l’azienda agrituristica le Burnie di Città di Castello. Con Antonio oltre ad amici, collaboratori di vecchia data e parenti, anche una folta rappresentanza della Cia, tra cui il Presidente Nazionale Massimo Pacetti, il Presidente ed il Vice Presidente regionale Walter Trivellizzi e Giuseppe Natale, Daniela Sarnari ed Alfio Casagrande della presidenza regionale; il Presidente della Comunità Montana dell’Alto Tevere Vincenzo Bucci, il Segretario generale dell’Unima (unione nazionale imprenditori macchine agricole) Alberto Tellini e Laura Boni direttrice Aiapp (associazione imprese agromeccaniche della provincia di Perugia).
“Un traguardo questo – ha detto Massimo Pacetti – importante per l’agricoltura perché siamo abituati a ricordare i cinquant’anni delle industrie, di altre attività economiche, ma raramente si festeggiano i cinquant’anni di un agricoltore. Invece l’azienda di Antonio Bambagiotti deve essere presa come modello perché anche questo settore, con l’impegno ed il duro lavoro, può dare grandi soddisfazioni. Antonio ha iniziato a lavorare la terra nel 1953, era un contadino solo sopra un campo con il suo trattore, oggi l’azienda Bambagiotti conta 108 ettari di terra che lavora sia in proprio che per conto terzi”.

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APPUNTAMENTI



Pane nostrum: a Senigallia la Festa internazionale del Pane

Dal 19 al 21 settembre 2003 nella splendida cornice di Senigallia si terrà la terza edizione di “Pane Nostrum”, festa internazionale del pane. Appuntamento con la qualità, la tipicità ed i sapori delle tradizioni panificatorie delle varie regioni d’Italia e del mondo.
Senigallia torna ad aprire i suoi forni a cielo aperto, dove si potranno gustare pani di ogni tipo, dai più conosciuti alle specialità realizzate dai panificatori dell’area marchigiana, i panificatori di una regione d’Italia ogni anno diversa (quest’anno è la volta della Liguria che proporrà la Focaccia Ligure), ed i panificatori d’Europa (Chester - Inghilterra, Lorrach – Germania e Sens – Francia), assaporandone le diverse fragranze e sentendo in ogni angolo della città il profumo di pane appena sfornato.
Ci saranno inoltre convegni ed iniziative culturali come il villaggio storico, allestito nei giardini della Rocca Roveresca, che ripercorre la storia della nascita del pane. Dopo la Mesopotamia e l’Antico Egitto, quest’anno sarà la volta dell’Antica Grecia.
Una sezione particolare della manifestazione sarà dedicata al “Pane in Cucina”. Con il pane raffermo si può infatti realizzare un pasto completo: dall’antipasto di crostini al dolce (torte e soufflé), la nostra fantasia si può sbizzarrire. Un’area di ristorazione specializzata con cuochi, spuntini e ricette da copiare..
Pane Nostrum si svolgerà nella Piazza del Duca e nei giardini della Rocca Roveresca.
Tra i temi fondamentali dell’evento, quello intrapreso nel 2001 con il Filone Marchigiano di Filiera. Un pane realizzato secondo le regole della “tracciabilità”.
Da visitare il percorso Cia della “Strada delle Fattorie” con le eccellenze enogastronomiche della Marca di Ancona e l’enoteca dei vini marchigiani. Venerdì 19 alle ore 16,30 dopo l’inaugurazione si svolgerà il primo convegno promosso dalla Cia dal titolo: “I nostri semi per un pane più buono”.
Parteciperanno: Amministratori Locali, Provinciali e Regionali, esperti del settore ed il Prof. Santilocchi della facoltà di Agraria di Ancona. I lavori saranno presieduti dal Presidente Provinciale della Cia di Ancona Marco Giardini, mentre al Presidente della Provincia il compito di concludere.
Pane Nostrum è una manifestazione del Comune di Senigallia, Cia, Assipan, Confcommercio, con la collaborazione della Provincia di Ancona, della Camera di Commercio di Ancona e della Regione Marche.


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Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

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