6 agosto 2002


sommario

 

ATTUALITA'

•      Agricoltura del Nord in ginocchio: danni calcolabili in circa 200 milioni di euro
•      Agricoltura: Pacetti; “per fronteggiare i danni della grandine i soldi della 185 non bastano”
•    Frutta in guscio: la Cia scrive al ministro Alemanno sul pericolo di esclusione delle castagne dal regime di sostegno
•    Incontro bilaterale Ue-Turchia per accordo nocciole

 


 

 

In occasione delle ferie estive “Nuova Agricoltura” sospende le pubblicazioni che riprenderanno all’inizio del prossimo mese di settembre. Ai lettori auguriamo buone vacanze.

ATTUALITA'

Le gravi conseguenze delle violente grandinate e delle trombe d’aria

Agricoltura del Nord in ginocchio: danni calcolabili in circa 200 milioni di euro   

Una prima mappa elaborata dalla Cia: distrutti vigneti di alto pregio e oliveti, devastati frutteti, campi di ortaggi e verdure, coltivazioni di mais e colture floricole. Distrutte moltissime serre. In Veneto, Lombardia, Friuli e Liguria le zone più colpite.

Un danno che, secondo i primi accertamenti, si aggira, al momento, intorno ai 200 milioni di euro, con coltivazioni (soprattutto di mais) devastate, con vigneti di alto pregio che non esistono più, con serre completamente distrutte. Questo è il primo bollettino stilato dalla Confederazione italiana agricoltori delle conseguenze disastrose delle violente grandinate e trombe d’aria che si sono abbattute domenica scorsa in Veneto, Lombardia, Friuli e Liguria.

Ecco una sintetica mappa dei danni elaborata dalla Cia.

Veneto

Centinaia di serre danneggiate, vigneti dell’area di Bardolino e di Lazise fortemente colpiti. Il comparto zootecnico in crisi per l’inutilizzabilità del foraggio destinato all’alimentazione animale e conseguente ricerca affannosa, sul mercato di prodotto mangimistico, di diversa provenienza. Gravi i danni anche nelle province di Vicenza, Padova e Verona.

Lombardia

La zona più colpita è quella del Bresciano. L’uva -in uno stato avanzato di maturazione- dei vigneti Franciacorta è irreparabilmente compromessa così come gran parte degli impianti vitivinicoli. Praticamente azzerata la prossima campagna olivicola-olearia 2002/2003 nella zona del Garda, famosa per l’extravergine di pregio. Vanificata, infatti, per il prossimo anno, la commercializzazione dell’extravergine Dop Garda -già caratterizzata in periodi meno avversi da una ridottissima produzione- e danni quantificabili in 750 mila euro. Il maltempo si è spinto anche verso le zone pianeggianti dove, gli agricoltori, stanno facendo ancora la conta delle migliaia di ettari coltivati a mais andati interamente distrutti.

Friuli

La provincia più colpita è quella di Pordenone dove sono andati distrutti interi vigneti, colture di mais e alberi da frutta. Danni si registrano anche nella zona intorno ad Udine nel comparto ortofrutticolo.

Liguria  

Danneggiato il versante Genova-Ventimiglia. Molte serre coltivate a fiori seriamente colpite, oliveti che non arriveranno alla produzione di olive. Sulla riviera occidentale verso la Francia grappoli d’uva in terra nei vigneti colpiti dalla grandine.

 

 

Agricoltura: Pacetti; “per fronteggiare i danni della grandine i soldi della 185 non bastano”

Secondo la Cia ammontano ad almeno 200 milioni di euro le perdite dell’agricoltura degli ultimi giorni e la cifra salirà

“Purtroppo non basterà chiedere lo stato di calamità -spiega Massimo Pacetti presidente della Confederazione italiana agricoltori- i fondi previsti dalla legge 185/92, di fatto, sono stati asciugati con l’emergenza siccità ed il maltempo che hanno imperversato nelle campagne i mesi scorsi”.

In effetti le prime stime dei danni, stilate dalla Cia (circa 200 milioni di euro, per le ultime grandinate al nord Italia) oltre ad essere prudenti sono riferite ai danni alle produzioni e non considerano i danni permanenti alle colture arboree come gli alberi da frutta e vite che, prima di tornare a produrre, pagheranno un dazio di anni se non quando, in alcuni casi, sarà addirittura inevitabile predisporre nuovi impianti. Quindi, ragionevolmente, la perdita complessiva lieviterà almeno del doppio dell’importo stimato.

“Oggi, emerge con grande chiarezza -continua Pacetti- quanto sia insufficiente il budget finanziario, stanziato dallo Stato,  per il fondo di solidarietà nazionale. Calcoli alla mano -puntualizza Pacetti- credo sia indispensabile provvedere, con la massima urgenza, ad una reintegrazione  del fondo”.

“E comunque si tratterebbe di una misura tampone -dice il presidente- che evidenzia i difetti della legge sul fondo di solidarietà. Una normativa, obsoleta che non risponde alle vere esigenze dell’agricoltura, e che non può limitarsi a misure di credito o ai risarcimenti una tantum”.

“Occorre -conclude Pacetti-, come sollecitiamo da tempo, un moderno sistema assicurativo, lo Stato potrebbe agevolare l’accesso a polizze multi-rischio, prevedendo anche un sistema di gestione misto, delle stesse, tra pubblico e privato”.    

 

 

Frutta in guscio: la Cia scrive al ministro Alemanno sul pericolo di esclusione delle castagne dal regime di sostegno

Secondo la Cia, l’intenzione della Commissione europea di escludere il settore delle castagne dal nuovo regime di aiuto a superficie per la frutta in guscio, se verrà finalizzata, rappresenterà un colpo durissimo per i castanicultori italiani.

Di seguito pubblichiamo il testo della lettera.

Il testo della lettera

Egregio ministro, la Commissione europea ha già comunicato l’intenzione di eliminare il settore delle castagne dal nuovo regime di aiuti per la frutta in guscio, che è in procinto di essere discusso nel prossimo autunno.

Sembra che l’eliminazione delle castagne, produzione che finora è stata oggetto dei piani di miglioramento delle nostre Organizzazioni dei produttori, verrà discussa e posta ad approvazione già nel prossimo settembre, dopo una riunione ad hoc del sotto-gruppo frutta in guscio del Consiglio. L’intenzione della Commissione europea, motivata -sembra- dalla difficoltà ad includere nel nuovo regime di aiuto a superficie gli effettivi ettari a castagneto, data l’esistenza sul territorio comunitario di castagneti cedui, è ovviamente un colpo durissimo per i castanicultori italiani, che sono indubbiamente molto più numerosi e produttivi di quelli spagnoli o francesi.

È inutile ricordare come la castanicoltura sia per l’Italia un’attività tipica dei territori montani e collinari e sia riuscita nel tempo a garantire alle popolazioni di tali aree importanti risposte ad esigenze di carattere produttivo e socio-ambientale. L’attenzione che, spesso, la Commissione pone alle misure di carattere ambientale è stranamente in contrasto con l’attuale volontà di esclusione della castanicoltura dal regime di aiuto, se si pensa proprio al carattere multifunzionale di questa coltivazione e alla sua oggettiva difesa del patrimonio boschivo dai dissesti idrologici e dagli incendi. Le difficoltà di identificazione degli ettari effettivi posti a castanicoltura, possono essere risolte con le aerofotogrammetrie necessarie per una chiara distinzione tra castagni da frutto e castagni cedui.

Vogliamo solo ricordare in questa sede (ma ci ripromettiamo di dettagliare successivamente le nostre critiche e proposte di modifica in occasione dei prossimi incontri presso il ministero) come, più in generale, la cosiddetta semplificazione del nuovo regime di aiuti per la frutta in guscio, così come è stata formulata, avvantaggerebbe soprattutto i produttori di mandorle spagnoli, che hanno molti ettari con rese produttive bassissime. L’esclusione della castanicoltura sarebbe, quindi, un ulteriore e ingiustificato colpo agli interessi italiani.

Nel chiedere un Suo impegno a difesa di queste produzioni italiane, alcune protette a livello comunitario per la loro eccellente qualità, si coglie l’occasione per inviarLe distinti saluti.

 

                                                          

Incontro bilaterale Ue-Turchia per accordo nocciole

Il 30 luglio scorso ha avuto luogo, ad Ackacoka, il settimo incontro bilaterale Ue-Turchia, nel quadro dell’Accordo di associazione tra l’Unione europea e la Turchia (Decisione 1/98, all. II, del Consiglio di Associazione Ce-Turchia del 25/02/’98).

All’incontro hanno partecipato i rappresentanti del settore produttivo e commerciale, sia dell’Ue che della Turchia. In rappresentanza della Commissione europea era presente Helmut Stadler (Dg VI. Accordi internazionali), Eugenio Fernandez Garcia (Dg VI-Ortofrutticoli) e Frank Verstraeta (Dg Sanco). Per la Cia era presenta Giuliana Roncolini, responsabile nazionale per l’ortofrutta.

L’Accordo Ue-Turchia, come è noto, ha l’obiettivo di favorire la stabilità dei prezzi delle nocciole sul mercato mondiale e la continuità degli approvvigionamenti. Si ricorda che la Turchia rappresenta da sola il 75 per cento della produzione mondiale di nocciole e l'Ue ha una quota circa del 20 per cento. All’interno dell'Ue, l’Italia rappresenta una quota dell’80 per cento della produzione comunitaria. Le riunioni bilaterali annuali sono state finora il cardine dell’accordo e sono iniziate dal 1996, anno in cui il prezzo si stabilizzò, anzi recuperò addirittura terreno rispetto al passato.

Purtroppo, già lo scorso anno l’aumento della produzione turca aveva provocato un grave squilibrio tra domanda e offerta mondiale, provocando un forte ribasso dei prezzi e aprendo così una crisi di mercato internazionale che ha comportato notevoli sacrifici per i produttori europei di nocciole.

Il peggioramento della situazione è stato purtroppo confermato in questo incontro, dove le previsioni del raccolto 2002 sono ancora maggiori dello scorso anno. Si prevede, infatti, che verranno raccolte circa 670-700.000 tonnellate di nocciole turche, di cui buona parte si riverseranno sull’export.

D’altro canto, la grave crisi economica che attanaglia la Turchia non rende possibile che il Governo si faccia carico degli oneri necessari per il ritiro delle eccedenze. Lo strumento di intervento da parte dello Stato aveva garantito sino allo scorso anno il mantenimento di adeguati livelli di prezzo. Nel corso della campagna 2000 il prezzo internazionale si era ancora assestato su livelli accettabili (3,8 $/Kg per il prodotto sgusciato), mentre nel 2001 il prezzo è sceso fino a 2,35 $/Kg.

Oggi, questo livello di prezzo -già troppo basso per poter assicurare un reddito soddisfacente ai produttori europei- rischia di scendere ulteriormente (circa 1,6-1,4 $/Kg).

La cooperativa statale Fiskoborlik, che finora aveva conferito una parte della produzione turca all’intervento, attraverso una gestione delle scorte, ivi comprese la loro parziale trasformazione in olio, non è più in grado di garantire tale politica perché è in via di privatizzazione e gode di un minor sostegno statale.

Anche per quest’anno Fiskoborlik ha assicurato che altre 125.000 tonnellate di nocciole verranno trasformate in olio con l’aiuto dello stato, pur se questa misura, destinata ad alleggerire le eccedenze non servirà a contrastare la diminuzione dei prezzi.

Nel corso dell’incontro le autorità turche hanno chiesto un sostegno finanziario da parte dell’Ue come segnale di una collaborazione più concreta nella gestione dei prezzi. Ma questo, ha risposto il rappresentante della Commissione, non è possibile, sia per la riduzione ulteriore degli aiuti Pac, confermata ora dalla revisione di medio termine, sia perché nell’Accordo di cooperazione Ue-Turchia è già previsto un aiuto di tipo finanziario che il Governo turco deve decidere su quale settore convogliare (siderurgia- nocciole - o altro?). È stato, inoltre, ricordato che la Comunità considera già un aiuto indiretto alla Turchia l’abbassamento del dazio, che oggi si assesta sui 3 $.

Spetta, dunque, al Governo turco decidere quali politiche adottare per un riequilibrio tra la domanda e l’offerta. Certamente, se i prezzi quest’anno scenderanno realmente al livello di 1,6-1,2 $/Kg, come indicano alcuni segnali, la Comunità dovrà prendere delle contromisure.

La conclusione della Commissione è stata quella di riconoscere come la politica degli ultimi 6-7 anni, basata su prezzi garantiti, abbia fallito nel suo obiettivo di raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta. Al contrario, è stato stimolato in Turchia un forte aumento della produzione che ha portato oggi a circa 670-700 mila tonnellate di raccolto più 250 mila tonnellate di scorte. I prezzi sono scesi così al livello più basso degli ultimi venti anni. Se effettivamente aumenteranno nella stessa misura le importazioni di nocciole della Turchia, il mercato interno europeo ne sarà stravolto.

L’Unione europea, a questo punto, dovrà nuovamente appellarsi alle autorità turche per ristabilizzare il mercato, usando tutti gli strumenti a disposizione. Non è stato, escluso, tra l’altro, che da parte europea si giunga all’applicazione della “clausola di salvaguardia”, prevista dall’accordo proprio per fronteggiare casi di ingolfamento dei mercati. Ciò potrà comportare un dazio triplicato rispetto ai livelli attuali.

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