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In occasione delle ferie estive “Nuova Agricoltura” sospende le pubblicazioni che riprenderanno all’inizio del prossimo mese di settembre. Ai lettori auguriamo buone vacanze. Le
gravi conseguenze delle violente grandinate Agricoltura
del Nord Una prima mappa elaborata
dalla Cia: distrutti vigneti di alto pregio e oliveti, devastati frutteti,
campi di ortaggi e verdure, coltivazioni di mais e colture floricole.
Distrutte moltissime serre. In Veneto, Lombardia, Friuli e Liguria le zone
più colpite. Un danno che, secondo i
primi accertamenti, si aggira, al momento, intorno ai 200 milioni di euro,
con coltivazioni (soprattutto di mais) devastate, con vigneti di alto
pregio che non esistono più, con serre completamente distrutte. Questo è
il primo bollettino stilato dalla Confederazione italiana agricoltori
delle conseguenze disastrose delle violente grandinate e trombe d’aria
che si sono abbattute domenica scorsa in Veneto, Lombardia, Friuli e
Liguria. Ecco una sintetica mappa
dei danni elaborata dalla Cia. Veneto Centinaia di serre
danneggiate, vigneti dell’area di Bardolino e di Lazise fortemente
colpiti. Il comparto zootecnico in crisi per l’inutilizzabilità del
foraggio destinato all’alimentazione animale e conseguente ricerca
affannosa, sul mercato di prodotto mangimistico, di diversa provenienza.
Gravi i danni anche nelle province di Vicenza, Padova e Verona. Lombardia La
zona più colpita è quella del Bresciano. L’uva -in uno stato avanzato
di maturazione- dei vigneti Franciacorta è irreparabilmente compromessa
così come gran parte degli impianti vitivinicoli. Praticamente azzerata
la prossima campagna olivicola-olearia 2002/2003 nella zona del Garda,
famosa per l’extravergine di pregio. Vanificata, infatti, per il
prossimo anno, la commercializzazione dell’extravergine Dop Garda -già
caratterizzata in periodi meno avversi da una ridottissima produzione- e
danni quantificabili in 750 mila euro. Il maltempo si è spinto anche
verso le zone pianeggianti dove, gli agricoltori, stanno facendo ancora la
conta delle migliaia di ettari coltivati a mais andati interamente
distrutti. Friuli La provincia più colpita
è quella di Pordenone dove sono andati distrutti interi vigneti, colture
di mais e alberi da frutta. Danni si registrano anche nella zona intorno
ad Udine nel comparto ortofrutticolo. Liguria Danneggiato il versante
Genova-Ventimiglia. Molte serre coltivate a fiori seriamente colpite,
oliveti che non arriveranno alla produzione di olive. Sulla riviera
occidentale verso la Francia grappoli d’uva in terra nei vigneti colpiti
dalla grandine. Agricoltura:
Pacetti; “per fronteggiare i danni della grandine i soldi Secondo la Cia ammontano ad
almeno 200 milioni di euro le perdite dell’agricoltura degli ultimi
giorni e la cifra salirà “Purtroppo non basterà
chiedere lo stato di calamità -spiega Massimo Pacetti presidente della
Confederazione italiana agricoltori- i fondi previsti dalla legge 185/92,
di fatto, sono stati asciugati con l’emergenza siccità ed il maltempo
che hanno imperversato nelle campagne i mesi scorsi”. In effetti le prime stime
dei danni, stilate dalla Cia (circa 200 milioni di euro, per le ultime
grandinate al nord Italia) oltre ad essere prudenti sono riferite ai danni
alle produzioni e non considerano i danni permanenti alle colture arboree
come gli alberi da frutta e vite che, prima di tornare a produrre,
pagheranno un dazio di anni se non quando, in alcuni casi, sarà
addirittura inevitabile predisporre nuovi impianti. Quindi,
ragionevolmente, la perdita complessiva lieviterà almeno del doppio
dell’importo stimato. “Oggi, emerge con grande
chiarezza -continua Pacetti- quanto sia insufficiente il budget
finanziario, stanziato dallo Stato, per
il fondo di solidarietà nazionale. Calcoli alla mano -puntualizza
Pacetti- credo sia indispensabile provvedere, con la massima urgenza, ad
una reintegrazione del
fondo”. “E comunque si
tratterebbe di una misura tampone -dice il presidente- che evidenzia i
difetti della legge sul fondo di solidarietà. Una normativa, obsoleta che
non risponde alle vere esigenze dell’agricoltura, e che non può
limitarsi a misure di credito o ai risarcimenti una tantum”. “Occorre -conclude
Pacetti-, come sollecitiamo da tempo, un moderno sistema assicurativo, lo
Stato potrebbe agevolare l’accesso a polizze multi-rischio, prevedendo
anche un sistema di gestione misto, delle stesse, tra pubblico e
privato”. Frutta
in guscio: la Cia scrive Secondo la Cia,
l’intenzione della Commissione europea di escludere il settore delle
castagne dal nuovo regime di aiuto a superficie per la frutta in guscio,
se verrà finalizzata, rappresenterà un colpo durissimo per i
castanicultori italiani. Di seguito pubblichiamo il testo della lettera. Il
testo della lettera Egregio
ministro, la Commissione europea ha già comunicato l’intenzione di
eliminare il settore delle castagne dal nuovo regime di aiuti per la
frutta in guscio, che è in procinto di essere discusso nel prossimo
autunno. Sembra
che l’eliminazione delle castagne, produzione che finora è stata
oggetto dei piani di miglioramento delle nostre Organizzazioni dei
produttori, verrà discussa e posta ad approvazione già nel prossimo
settembre, dopo una riunione ad hoc del sotto-gruppo frutta in guscio del
Consiglio. L’intenzione della Commissione europea, motivata -sembra-
dalla difficoltà ad includere nel nuovo regime di aiuto a superficie gli
effettivi ettari a castagneto, data l’esistenza sul territorio
comunitario di castagneti cedui, è ovviamente un colpo durissimo per i
castanicultori italiani, che sono indubbiamente molto più numerosi e
produttivi di quelli spagnoli o francesi. È
inutile ricordare come la castanicoltura sia per l’Italia un’attività
tipica dei territori montani e collinari e sia riuscita nel tempo a
garantire alle popolazioni di tali aree importanti risposte ad esigenze di
carattere produttivo e socio-ambientale. L’attenzione che, spesso, la
Commissione pone alle misure di carattere ambientale è stranamente in
contrasto con l’attuale volontà di esclusione della castanicoltura dal
regime di aiuto, se si pensa proprio al carattere multifunzionale di
questa coltivazione e alla sua oggettiva difesa del patrimonio boschivo
dai dissesti idrologici e dagli incendi. Le difficoltà di identificazione
degli ettari effettivi posti a castanicoltura, possono essere risolte con
le aerofotogrammetrie necessarie per una chiara distinzione tra castagni
da frutto e castagni cedui. Vogliamo
solo ricordare in questa sede (ma ci ripromettiamo di dettagliare
successivamente le nostre critiche e proposte di modifica in occasione dei
prossimi incontri presso il ministero) come, più in generale, la
cosiddetta semplificazione del nuovo regime di aiuti per la frutta in
guscio, così come è stata formulata, avvantaggerebbe soprattutto i
produttori di mandorle spagnoli, che hanno molti ettari con rese
produttive bassissime. L’esclusione della castanicoltura sarebbe,
quindi, un ulteriore e ingiustificato colpo agli interessi italiani. Nel
chiedere un Suo impegno a difesa di queste produzioni italiane, alcune
protette a livello comunitario per la loro eccellente qualità, si coglie
l’occasione per inviarLe distinti saluti.
Incontro
bilaterale Ue-Turchia Il
30 luglio scorso ha avuto luogo, ad Ackacoka, il settimo incontro
bilaterale Ue-Turchia, nel quadro dell’Accordo di associazione tra
l’Unione europea e la Turchia (Decisione 1/98, all. II, del Consiglio di
Associazione Ce-Turchia del 25/02/’98). All’incontro
hanno partecipato i rappresentanti del settore produttivo e commerciale,
sia dell’Ue che della Turchia. In rappresentanza della Commissione
europea era presente Helmut Stadler (Dg VI. Accordi internazionali),
Eugenio Fernandez Garcia (Dg VI-Ortofrutticoli) e Frank Verstraeta (Dg
Sanco). Per la Cia era presenta Giuliana Roncolini, responsabile nazionale
per l’ortofrutta. L’Accordo
Ue-Turchia, come è noto, ha l’obiettivo di favorire la stabilità dei
prezzi delle nocciole sul mercato mondiale e la continuità degli
approvvigionamenti. Si ricorda che la Turchia rappresenta da sola il 75
per cento della produzione mondiale di nocciole e l'Ue ha una quota circa
del 20 per cento. All’interno dell'Ue, l’Italia rappresenta una quota
dell’80 per cento della produzione comunitaria. Le riunioni bilaterali
annuali sono state finora il cardine dell’accordo e sono iniziate dal
1996, anno in cui il prezzo si stabilizzò, anzi recuperò addirittura
terreno rispetto al passato. Purtroppo,
già lo scorso anno l’aumento della produzione turca aveva provocato un
grave squilibrio tra domanda e offerta mondiale, provocando un forte
ribasso dei prezzi e aprendo così una crisi di mercato internazionale che
ha comportato notevoli sacrifici per i produttori europei di nocciole. Il
peggioramento della situazione è stato purtroppo confermato in questo
incontro, dove le previsioni del raccolto 2002 sono ancora maggiori dello
scorso anno. Si prevede, infatti, che verranno raccolte circa 670-700.000
tonnellate di nocciole turche, di cui buona parte si riverseranno
sull’export. D’altro
canto, la grave crisi economica che attanaglia la Turchia non rende
possibile che il Governo si faccia carico degli oneri necessari per il
ritiro delle eccedenze. Lo strumento di intervento da parte dello Stato
aveva garantito sino allo scorso anno il mantenimento di adeguati livelli
di prezzo. Nel corso della campagna 2000 il prezzo internazionale si era
ancora assestato su livelli accettabili (3,8 $/Kg per il prodotto
sgusciato), mentre nel 2001 il prezzo è sceso fino a 2,35 $/Kg. Oggi,
questo livello di prezzo -già troppo basso per poter assicurare un
reddito soddisfacente ai produttori europei- rischia di scendere
ulteriormente (circa 1,6-1,4 $/Kg). La
cooperativa statale Fiskoborlik, che finora aveva conferito una parte
della produzione turca all’intervento, attraverso una gestione delle
scorte, ivi comprese la loro parziale trasformazione in olio, non è più
in grado di garantire tale politica perché è in via di privatizzazione e
gode di un minor sostegno statale. Anche
per quest’anno Fiskoborlik ha assicurato che altre 125.000 tonnellate di
nocciole verranno trasformate in olio con l’aiuto dello stato, pur se
questa misura, destinata ad alleggerire le eccedenze non servirà a
contrastare la diminuzione dei prezzi. Nel
corso dell’incontro le autorità turche hanno chiesto un sostegno
finanziario da parte dell’Ue come segnale di una collaborazione più
concreta nella gestione dei prezzi. Ma questo, ha risposto il
rappresentante della Commissione, non è possibile, sia per la riduzione
ulteriore degli aiuti Pac, confermata ora dalla revisione di medio
termine, sia perché nell’Accordo di cooperazione Ue-Turchia è già
previsto un aiuto di tipo finanziario che il Governo turco deve decidere
su quale settore convogliare (siderurgia- nocciole - o altro?). È stato,
inoltre, ricordato che la Comunità considera già un aiuto indiretto alla
Turchia l’abbassamento del dazio, che oggi si assesta sui 3 $. Spetta,
dunque, al Governo turco decidere quali politiche adottare per un
riequilibrio tra la domanda e l’offerta. Certamente, se i prezzi
quest’anno scenderanno realmente al livello di 1,6-1,2 $/Kg, come
indicano alcuni segnali, la Comunità dovrà prendere delle contromisure. La
conclusione della Commissione è stata quella di riconoscere come la
politica degli ultimi 6-7 anni, basata su prezzi garantiti, abbia fallito
nel suo obiettivo di raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta. Al
contrario, è stato stimolato in Turchia un forte aumento della produzione
che ha portato oggi a circa 670-700 mila tonnellate di raccolto più 250
mila tonnellate di scorte. I prezzi sono scesi così al livello più basso
degli ultimi venti anni. Se effettivamente aumenteranno nella stessa
misura le importazioni di nocciole della Turchia, il mercato interno
europeo ne sarà stravolto. L’Unione
europea, a questo punto, dovrà nuovamente appellarsi alle autorità
turche per ristabilizzare il mercato, usando tutti gli strumenti a
disposizione. Non è stato, escluso, tra l’altro, che da parte europea
si giunga all’applicazione della “clausola di salvaguardia”,
prevista dall’accordo proprio per fronteggiare casi di ingolfamento dei
mercati. Ciò potrà comportare un dazio triplicato rispetto ai livelli
attuali. | |
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